26/10/09

Tutti odiano Capocciona.


Se non ricordo male si chiamava Annapaola, e si era trasferita a Roma Tre dopo aver dato 5 esami in 5 anni in non so quale altra facoltà d'Ingegneria di non so quale altra città italiana, credo Bologna o Milano.

«Certo che voi qui a Roma Tre siete proprio fortunati» sentenziò al suo primo approccio con noi altri studenti, i suoi nuovi compagni di corso. «Qui gli esami sono facilissimi. Mica come all'altra università dove stavo io, che invece era difficile!»

Dall'istante immediatamente successivo è stata ovviamente sulle palle a tutti, e fu subito ribattezzata in maniera tale da sottolineare il testone enorme che - a detta di alcuni (visto che a me sembrava nella media) - pareva avere.

Altra cosa degna di nota, riguardo a Capocciona, è che non gli bastava essere odiata dai compagni di corso, ma aveva deciso di farsi detestare anche dai professori.

Primo giorno di Ingegneria, prima lezione: se fai una domanda, il professore ti farà a pezzi. Se gli chiedi una cosa difficile, vorrà annientarti perché lo stai mettendo in difficoltà. Se invece gli domandi una cosa facile, ti tratterà come un peso inutile e sgradevole che gli fa perdere tempo e danneggia l'intero corso. In entrambi i casi, potevi aspettarti una risposta del tipo: lei è iscritto all'anno X di Ingegneria (ovviamente l'anno X corrisponde a quello che si sta seguendo in quel momento) e non conosce queste cose?

Da quel momento in poi eri etichettato come quello che non capisce niente, e all'esame erano cavoli tuoi.

Ma evidentemente nell'ateneo superdifficile da cui era fuggita Capocciona i professori s'incazzavano se le domande non le facevi, perché lei non stava zitta un istante nell'arco di tutta la lezione. Chiedeva al professore di ripetere le proprie ultime parole (ha detto che adesso scriverà alla lavagna col gessetto?) apriva interrogativi altrimenti ovvi (ma la forza di gravità agisce verso il basso?) ed esprimeva concetti banali al solo scopo di farsi vedere o sentire e soprattutto detestare dal docente e dal resto degli studenti.

Poi, come a concludere l'opera, faceva la cosa per cui un alunno del primo anno è stato quasi malmenato dal docente di chimica e che - ovviamente - arrivati al terzo non si era più azzardato a fare nessuno: finita la lezione, placcava il professore prima che riuscisse a sgattaiolare fuori dall'aula, e gli faceva altre domande su quello che aveva appena spiegato. Parlare a tu per tu con un docente d'ingegneria, magari uno di quelli laureati in Fisica e che detestavano l'umanità. Vi rendete conto? Roba da pazzi.

E insomma, le cose proseguirono con Capocciona che rompeva i coglioni a lezione e tutto il mondo che la odiava in silenzio, fin quando non giunse il fatidico momento degli esami. La nostra eroina aveva puntato tutto su una materia di quelle da me considerate bonus o salva-militare (all'epoca si poteva chiedere il rinvio solo avendo sostenuto un certo numero di esami). Ovviamente essendo uno studente di Ingegneria femmina (insieme molto limitato e che non necessariamente ricade in quello delle donne) per lei il problema del rinvio non si poneva neanche, ma a vedere il suo comportamento si trattava dell'esame più difficile al mondo e per questo meritevole di uno studio 10 volte superiore a quanto effettivamente necessario.

Preferisco non dirvi di che esame si trattasse (anche se potreste intuirlo), più che altro perché lo teneva uno dei pochi professori che non detestavo e non vorrei dare di lui una cattiva impressione. Vi dico comunque che, quello in questione, era uno di quei corsi del genere progettuale: bisognava cioè realizzare prima una sorta di tesina, e solo successivamente si poteva sotenere l'esame vero e proprio.

Adesso io non ricordo tanto bene che cosa ho combinato in quel particolare semestre: probabilmente stavo dando Meccanica Razionale per la terza volta, o forse era Scienza delle Costruzioni, o non so che altro. Fatto sta che non avevo neanche preso in considerazione l'idea di preparare l'esame di cui sto parlando, e non avevo nemmeno aperto il libro. Solo che poi, per qualche congiunzione di colpi di culo astrali, i primi esami mi sono andati bene (dopo 3 volte che ti bocciano, alla quarta può anche accadere di prendere un 18) e a quel punto ho preso la drammatica decisione: adesso provo a dare anche quello che avevo deciso di accantonare, così magari mi rimetto in paro con gli esami.

Il problema è che mancano 4 giorni all'ultimo appello della sessione, non ho aperto libro e soprattutto non ho nemmeno fatto la tesina. E adesso? Ok, ovvio: non resta che andare a piangere dal professore.

Mi presento insomma davanti all'ufficio del docente, convinto che mi avrebbe mandato affanculo (e non in maniera figurata, mi avrebbe detto proprio: Navarra, la invito ad andare a fare in culo!). Busso alla porta, apro, entro, e chi ti trovo? Capocciona, che stava rompendo i coglioni al professore col suo progetto.

Ma descriviamo meglio la scena: questo poveraccio del docente era un signore vicino credo alla pensione. Era bassetto, mezzo pelato, dall'aspetto da persona che godeva solo marginalmente della sofferenza degli studenti. Un uomo tutto sommato buono, insomma, e che in quel momento appariva sull'orlo della disperazione.

Capocciona infatti gli stava mostrando il suo progetto, ma era evidente che non era la prima, nemmeno la seconda e probabilmente neanche la quindicesima volta che gli si piazzava nello studio. In genere ci veniva richiesto un disegnino con un paio di sezioni e qualche conto da una parte, ma il progetto di Capocciona assomigliava più al tunnel della Manica che - all'occorrenza - poteva emergere dall'acqua per trasformarsi nel ponte sullo stretto di Messina.

«Ho rifatto tutti i disegni in maniera tale da rappresentare alla lettera qualsiasi cosa lei mi abbia detto» diceva, sfogliando sotto gli occhi del professore una serie di tavole rilegate in un tomo grosso il doppio di quella che poi sarebbe stata la mia futura tesi. «Volevo sapere se è tutto a posto, oppure se vuole che rifaccio di nuovo tutto da capo. Sa, io a questo esame ci tengo molto, vorrei fare una bella impressione, la sua materia mi piace tantissimo e dopo la laurea stavo pensando di fare il dottorato con lei».

«Ti ho già detto che va bene!» quell'altro poveraccio era un uomo devastato. Stava chino sulla scrivania, la testa abbandonata su una mano, il volto rosso e zuppo di sudore. «Quante volte devo ripetertelo? Ti prego, vieni a fare l'esame... così finalmente mi ti sarò levata dai coglioni!» L'ultima frase l'ho aggiunta io, ma sono convinto che fosse proprio quello che pensava.

«E tu, che stracavolo di accidenti vuoi?» aggiunse il professore - questa volta per davvero - a me, che intanto mi ero fatto avanti.

«Ecco, professore» spiegai, in tono moderatamente servile. «Avrei tanto voluto sostenere il suo l'esame la prossima settimana, ma però infatti no insomma cioè (avevo già la stoffa del grande scrittore che si esprime benissimo, vero?) non le ho ancora nemmeno chiesto la tesina».

Il professore fece un verso come se uno per strada gli avesse chiesto di donargli un rene.

«Come fai a preparare il progetto in quattro giorni? Non c'è abbastanza tempo».

Ma un attimo dopo, la sua espressione da omino buono e affaticato si fece di colpo maligna. Si voltò verso il suo intollerabile studente leccaculo (non io, parlo dello studente femmina che andava sempre a rompergli le palle!) e nei suoi occhi vidi accendersi il fuoco della rivalsa.

«Si vede che ti chiederò qualche cosina a voce durante l'esame» concluse, in un tono che diceva, più che altro: tanto della tesina non me ne frega 'ncazzo, e spero che adesso quest'altro qui schiatti.

Ed è così che alla fine passai l'esame dopo pochi giorni, senza praticamente aver fatto nulla. A Capocciona invece il professore domandò tutto il programma, fino a che non trovò un singolo dettaglio che non ricordava alla perfezione e per il quale la trattò malissimo. Tuttavia non se la sentì di bocciarla (vi avevo detto che era buono... e se bocciava lei, a me avrebbe dovuto ritirare il diploma del Liceo) e mi pare che le diede addirittura un voto alto, così da non rischiare che rifiutasse e ritrovarsela tra le scatole ancora per mesi.

E lo so che cosa penserete, adesso: che mi sono approfittato di una situazione, che non è giusto che i volenterosi vengano in qualche modo mortificati e che ogni docente dovrebbe usare per tutti lo stesso peso e la stessa misura.

Tutto vero! Però non è nemmeno giusto torturare i pochi professori che non ti mandano a quel paese come gli rivolgi la parola, rendersi antipatici agli altri e soprattutto perdere tutto quel tempo per dare un singolo esame quando ancora te ne mancano altri 20, che tra l'altro una volta laureata non ti serviranno a nulla: tanto come ingegnere finirai a fare marketing, o gestione del personale.

Mi dispiaceva comunque un po' per Capocciona, a cui auguro davvero di essersi laureata col massimo dei voti, per poi diventare una stimata dirigentessa nel settore della colorazione a matita delle cartine geografiche (punto fondamentale di qualsiasi progetto assegnato agli studenti di Ingegneria Civile). Anche se, se tanto mi dà tanto, temo che stia ancora lì all'università, magari in attesa di fare domanda per una tesi sperimentale che consegnerà dopo cinque o sei anni.

Che poi - a pensarci bene - è la stessa identica situazione nella quale mi trovo io, visto che in questo preciso momento sono iscritto al secondo anno di Medicina.

E pensare che, per un po', sono stato convinto di averla scampata!

Simone

2 commenti:

Fra ha detto...

Oltre che marketing (o operatori di call center... OUTBOUND, la cosa più terribile), gli ingegneri finiscono a fare i consulenti per la certificazione di qualità (che poi è anche il mio lavoro anche se sono biologa, anzi laureata in biologia, dato che non sono abilitata alla professione... perché già avevo capito, TANTI anni fa, che tanto sarei finita a fare la consulente, dopo aver fatto l'operatrice di call center e tante altre cose che non c'entrano niente). Ti auguro che a medicina vada meglio... che almeno tu possa, un giorno, fare il medico e non il muratore o qualcosa del genere! :))

Ciao

Simone ha detto...

Fra: grazie! Sono abbastanza convinto che farò più il medico di quanto non abbia fatto l'ingegnere... o l'ingegnere-medico, magari! Il problema ora sono i 100 mila esami che mi separano dalla laurea ^^.

Simone