08/03/10

Credere in quello che scrivo.

Mi hanno detto.

Cioè, intendo quello che dico nel titolo: se voglio arrivare da qualche parte, come scrittore, mi hanno detto di credere in quello che scrivo.

Non persone da due soldi, eh! Gente che insomma di editoria ci capisce. Parlo di editor e di scrittori famosi. Ogni tanto ne becco qualcuno online, e allora glielo chiedo sempre: senti, scrittore famoso. Come faccio a pubblicare un romanzo con un editore decente? Qua non mi si fila nessuno!

E loro, tante volte, insieme a tanti consigli generalmente poco efficaci (visto che di romanzi, al momento, ne ho pubblicati zero) mi dicono appunto di credere io per primo nei miei lavori, e andare avanti.

Ma, ecco, io mi sono chiesto: che cavolo significa 'sto consiglio qua? Se ho scritto una cosa è ovvio che ci credo. O forse non è ovvio, ma se pure non ci credo e penso che sia una vera minchiata, che cosa cambia quando la spedisco a qualcuno? Non è che ci sia un legame empatico tra me e gli editori: loro mi buttano sempre nel secchio senza passare dal via, che io come autore ci creda oppure no.

Eppure avrà un senso, 'sta cosa. Come si crede in quello che uno scrive? Vediamo, non lo so, le prime cose che mi vengono in mente:

- Spedire il proprio manoscritto a milioni di editori. Fatto.

- Rompere l'anima alla gente online, chiedendogli di potergli mandare qualcosa da leggere. Fatto.

- Partecipare a eventi, manifestazioni e rotture di coglioni varie, solo per farsi conoscere.

- Pensare che i miei romanzi siano così fighi da metterli online autoeditati e impaginati e copertinati, così che li leggano tutti e possano insultarmi a piacere. Fatto.

- Telefonare alle case editrici e chiedere: va bene se vi mando questo romanzo? Fatto.

- Rileggere i miei stessi libri di tanto in tanto, e pensare che sono ancora meglio di come li ricordavo. Fatto.

- Continuare a scrivere, anche dopo l'ennesimo rifiuto. Fatto.

- Leggere i libri degli altri, e pensare che scrivono tutti peggio di me. E sì, ok, lo ammetto: fatto.

- Pagare qualcuno per pubblicare il mio libro, visto che tanto è così bello che avrà sicuramente successo. Fatto anche questo, ma qui forse era meglio se ci credevo di meno.

- Aprire un blog per pubblicizzare la mia scrittura, e ripetere fino allo sfinimento che ho scritto tanti libri ma che nessuno me li pubblica perché il mondo è corrotto e crudele. Questo l'ho fatto, fatto, fatto. Tre volte.

E ok, che altro posso inventarmi? Cioè, come si crede più di così in quello che uno ha scritto? Se ero qualcun altro, magari a quest'ora mi ero anche rotto le palle, ma invece sto ancora qui che scrivo.

Lo sapete che c'è, alla fine? Mi sa tanto che io in quello che ho scritto ci credo, e magari pure un po' troppo.

Il problema, forse, è farlo credere anche alle persone giuste.

Simone

17 commenti:

Valerio ha detto...

Simone conosco un detto.
Chi nella lotta desiste è persona molto triste... ma chi desiste dalla lotta..... E UN GRAN FIJO DE NA MIGNOTTA....
Continua. Che tanto io ti leggo.

Valerio.

ps. Ho cambiato indirizzo del mio blog, se ti fa piacere puoi cambiarlo nei link a bordo pagina. il nuovo è www.valeriorenzaglia.altervista.org

Ariano Geta ha detto...

Infatti sono solo belle parole.
"Credi in quello che scrivi" é un'ottima frase da rivolgere a un diciassettenne che scrive le sue prime cose, non più lunghe di un tema scolastico, e gli pare di aver fatto chissà che.
Ma un trentenne che ha scritto romanzi completi, magari migliori di altri che - per varie ragioni - sono invece stati pubblicati senza problemi, cosa altro può fare se non credere in ciò che scrive?
Magari ha SMESSO DI CREDERE nell'editoria, questo si...

TIM ha detto...

Sono egoista, e spero che tu non trovi mai un editore, così da avere io la fortuna di poter continuare a leggerti gratis sugli ebook!! Scherzi a parte, non posso che farti un grosso augurio di non mollare mai, perché se è destino che dovrai vedere il tuo nome sulla copertina di un libro ... di carta, alla fine sarà così!
Temistocle

Mirco ha detto...

io direi di semplificare tutto questo e pensare soltanto a scrivere e migliorarsi. Poi se viene la pubblicazione meglio ancora. A me, adesso, è sufficiente rileggere quello che scrivere e pensare: non male, meglio del precedente.

keypaxx ha detto...

Ahah... molto vero. Occorre trasmettere il proprio credo anche agli altri... basta trovare il metodo giusto tra... centomila.
:)

CyberLuke ha detto...

Io, le frasi fatte e le espressioni preconfezionate, le ho sempre odiate.
La più detestata di tutte: "dobbiamo costruire un rapporto serio, tu e io".
Costruire?
Credere in quello che si scrive?

Sarà.

Simone ha detto...

Valerio: sì, avevo già sentito qualcosa di analogo... ^^ E adesso aggiorno il link!

Ariano: mi sa che hai ragione. Comunque c'è editoria ed editoria... anche se mi capita di incontrare sempre la stessa ^^.

TIM: grazie dell'augurio. E comunque qualche ebook ci sarà sempre, in un modo o nell'altro.

Mirco: in effetti non si devono perdere di vista anche gli altri obiettivi della nostra scrittura, hai ragione. Poi le mie cose migliorano ogni volta che le rileggo... o saranno i miei gusti che peggiorano? ^^

Keypaxx: eh, davvero. A trovarlo!

Cyber: dovrei fare un elenco di frasi fatte con commenti ironici o puramente offensivi. Verrebbe un bel libro! ^^

Simone

Dilva ha detto...

hai mai pensato di accontentarti di tutto quello che hai "FATTO"?

insomma caro tu scrivi, e l'hai pubblicato il libro, e c'è gente che ti conosce...
nella rete è famoso il tuo blog...
Questo è quello ti vogliono dire gli "Scrittori Famosi" come li chiami tu...
credi in ciò che fai, credici e non arrenderti, e accontentati di quella piccola cerchia di persone che ti leggono. Se non sei famoso non è perchè non scrivi bene o che altro, se non sei famoso è perchè magari non scrivi quello che piace alla "massa", non scrivi quello che piace ad una percentuale altissima di persone in italia, in europa e così via...
smettila di dannarti per sta cosa!
Accontentati di quello che hai,
perchè purtroppo sono solo quelle le persone a cui piace quello che scrivi.
Sappi che l'editore pubblica in base a ciò che i lettori richiedono, e se non richiedono ciò che scrivi tu che ci vuoi fare?
Devi scrivere quello che piace alla massa?
NO!
Dunque scrivi quello che ti piace scrivere, e manda pure i tuoi racconti agli editori, ma piantala di dannarti per essere pubblicato...
Questo vuol dire credi in ciò che fai, e senza pensare di dover piacere ad altri o di essere pubblicato. Ciò che conta è lo scrivere in se, e se ti leggeranno 100 persone invece che 4 milioni, cosa cambia?
Soldi?
Fama?
Cosa?
Dimmi.
Devi crederci ed essere sicuro di te e non pensare a quello che sarà, tu fallo, se funziona ok se no, fregatene.
Facendo così esalti solamente la tua insicurezza, devi essere sicuro di te, e devi piantarla di scrivere post del genere, sul problema che non ti pubblicano. Altrimenti i lettori non leggeranno neanche più il blog capisci?
Ciò che conta è lo scrivere in se, il resto è letteratura :)

ciao e rifletti...

Simone ha detto...

Dilva: ci avevo pensato. Cioè, immaginavo che qualcuno mi avrebbe cazziato perché (anche se non era quella l'idea) in questo post sembra che mi stia ancora lamentando perché non mi pubblicano, eccetera eccetera.

Il fatto è che c'è una serie di incomprensioni di fondo:

Prima di tutto, non voglio diventare famoso. Dico che voglio pubblicare i miei romanzi, e tanti mi rispondono che sono un montato a voler diventare famoso e tutto il resto.

Io voglio pubblicare i miei stupidi romanzi, punto. Poi venderò come vendono tutti gli scrittori che pubblicano i libri e che non si fila molto nessuno, ma di diventare conosciuto e noto non è che non me lo aspetto, ma non ci tengo proprio perché la gente famosa è spesso infelice e depressa e stanno tutti a rompergli le scatole.

Poi questo è un blog ANCHE su uno scrittore. Conosco scrittori che hanno blog pure loro, e sui loro blog scrivono le cose che fanno.

Uno ci racconta che sta presentando un libro.

Uno ci racconta che il suo libro vende bene.

Uno ci racconta che odia gli scrittori emergenti, e che l'editoria italiana fa schifo.

Uno ci racconta che ha mandato dei manoscritti, e che sta chiedendo in giro qualche consiglio, che però non capisce tanto. E questo sono io.

Non capisco che c'è di strano. Cioè, dovrei mandare i manoscritti e non dirlo? Dovrei affrontare delle difficoltà e tenermelo per me?

Quando ho pubblicato Io scrivo l'ho detto a tutti e ho postato anteprime e informazioni varie. Ora parlo di quello che faccio adesso, che è l'università, lo studio, le storie che sto leggendo e anche il lavoro di manoscrittura che alle volte è faticoso.

Quello che noto è come una sorta di repulsione, da parte di molti. Visto che è un casino pubblicare i romanzi dovrei semplicemente arrendermi come hanno fatto un po' tutti, e non sforzarmi di raggiungere un obiettivo.

Davvero, credete che per altri sia stato diverso? Adesso uno della Delos ha avuto un successo enorme, ma non v'immaginate del culo che s'è fatto per anni? Le litigate, le porte in faccia, i libri scritti sotto pseudonimo per vendere di più e tutta la trafila di rito?

Io lo faccio perché lo voglio fare, perché non vedo il senso di fermarsi a metà senza spingere un altro po' sull'acceleratore. E no, non ci vedo questa fatica indicibile e stressante che vede qualcuno. Per me la scrittura è sempre e comunque fatica, non è un gioco ma è una parte della vita e nella vita io cerco di ottenere certe cose. Poi che non arrivino può accadere, ma chissene frega scrivere non è l'unica cosa importante che faccio, e questa è solo una fase della scrittura che magari presto o tardi passerà pure.

Poi grazie per il tuo intervento. Ti dispiace se lo "riciclo" insieme alla mia risposta, e magari ci faccio un post?

Simone

شجاع ∂i∂i شجاع ha detto...

Simone: Certo che puoi Simone :D

comunque pure se sono tosta nelle mie risposte, sappi che io ti leggo...e leggo anche il tuo blog tutti i giorni e già lo sai cosa penso di te e di tutto quello che fai, università ecc.. :)
Ciao!

Luca Lorenzetti ha detto...

Simone,
questa è proprio per te:
http://secondopiano.altervista.org/2010/03/10/tre-motivi/

;)

Ciao
Luca

Yeeshaval ha detto...

La butto là: forse nessuno ti pubblica perché non scrivi poi così bene.
Ho letto solo Primo Mazzini, ma non mi ha fatto voglia di dirti: bravo, continua così.
Scusa la franchezza, eh.
Buona continuazione.

Anonimo ha detto...

Ogni 2x3 su questo blog affronti il trito e ritrito tema della "non pubblicazione" dei tuoi testi, fino ad arrivare al parossismo della lagna.
Pare sempre che ti domandi "cos'ho fatto di male perché non mi prendono in considerazione"". Ti sei invece mai chiesto: "cos'ho fatto di bene perché mi prendano in considerazione?". Non ho letto i tuoi ebook, ma certo che se scivolano nello stile del "piagnisteo ammiccante" - colpo di gomito furbetto al lettore – del blog, io personalmente non li leggerei mai.
Scusa la franchezza ma dopo un po' che ripetevi la domanda, mi sono permesso di risponderti.

Matteo

Simone ha detto...

Luca: sì, ho visto ^^.

Yeeshaval: ripeto che, anche se non s'è capito, il post non voleva essere il solito piagnisteo che nessuno mi pubblica ecc ecc ma effettivamente una riflessione se si possa o meno "credere" in quello che si è scritto.

In ogni caso, se fosse come dici tu allora vorrebbe dire che scrivo bene, visto che un libro l'ho pubblicato. Ma sinceramente non credo sia la qualità il problema, almeno non quanto quello di non rientrare in determinati "target".

Simone

Simone ha detto...

Matteo: ho già detto a 3 persone che il tema non voleva essere quello, anche se probabilmente ci sono andato troppo vicino e ok: colpa mia.

Comunque, lo ripeto anche a te: se parlo di scrittura, di che accidenti dovrei parlare ora che sto mandando solo manoscritti? L'idea dei miei blog è di dire quello che faccio come scrittore, e ora faccio quello che spedisce e aspetta e spera che gli rispondano e le sensazioni e le vicende sono probabilmente le stesse che attraversano tutti in una situazione analoga.

Quello che torno a domandarmi, e che chiedo anche a te, è perché il fatto che ci sia anche un aspetto umano nella scrittura vi infastidisce così tanto? Uno dovrebbe solo imbrodarsi e scrivere stronzate sui film in 3d come fanno tanti altri? Ok, infatti dei film in 3D ho parlato pure io, quello ci sta.

Però nel momento in cui punto a raggiungere qualcosa è normale che arrivi anche non solo l'autocompiacimento, ma una semplice rappresentazione di quello che potrei provare in un dato momento.

Come già detto (ancora!) io sono una persona estremamente fortunata e soddisfatta, e non ho particolari bisogni. Se guardiamo solo il lato della scrittura, però, in questo periodo va così e semplicemente ritengo che sia normale anche parlarne.

Poi ognuno è libero di scassarsi le palle e di cercare altro, e pure io (ancora!) ripeto che quando ci sarà altro da dire cambierò argomento anche io.

Simone

شجاع ∂i∂i شجاع ha detto...

Si, in effetti ognuno può parlare di ciò che vuole sul blog, identico discorso quando si tratta di scrivere un romanzo.
Come dicevo io non te ne deve importare se scrivi per te stesso.
Ma se vuoi essere pubblicato, se vuoi essere letto secondo me devi scrivere quello che vogliono gli altri e devi cercare di fartelo piacere. E' come un compromesso: Scrivi ciò che i lettori vogliono ma senza farla sembrare una cosa forzata.
Se scrivi quello che non ti piace il lettore se ne accorge.
Quindi dovresti raccontare qualcosa che attiri il pubblico plasmandola a tuo piacimento, e secondo me così hai una piccola possibilità in più di essere pubblicato.

MA se vuoi scrivere per te scrivi pure tutto quello che ti passa per la testa anche se sono cazzate o cose folli, anche le cazzate prima o poi ti faranno diventare famoso, e verrai pubblicato...
tutto questo una volta morto però...
^_^

Anonimo ha detto...

imparato molto