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25/06/14

Da ingegnere a medico.

Strumento magico costruito da ingegneri NON civili.
Nel 2007, come ingegnere, mi occupavo di prevenzione incendi e di pratiche relative all'isolamento termico di appartamenti e villini.

Detto in soldoni prendevo delle fotocopie, compilavo tabulati standard al PC, realizzavo disegni così come da normativa, firmavo moduli prestampati e rilasciavo "documentazioni richieste" all'ufficio competente del caso.

Come ingegnere avevo provato un paio di volte il concorso per i Vigili del Fuoco, non riuscendo però a entrare.

Una delle prove classiche del concorso prevedeva il progetto di un edificio in cemento armato, e ricordo benissimo un momento particolare mentre scartabellavo come un forsennato sul prontuario dell'ingegnere in cerca del giusto quantitativo di ferri da inserire in una trave:

La scena che si allarga, centinaia di candidati tra fogli, libri, calcolatrici e documenti. Io che sono 8 ore che faccio calcoli astratti per il progetto irreale di una struttura inesistente e che d'improvviso, mi chiedo: ma che cazzo ci faccio, qui?!

Il colpo finale l'ho avuto dopo aver preso la qualifica di tecnico antincendi: 5 anni di università, 2 anni di iscrizione all'albo, 120 ore di corso post laurea con tanto di esame dato due volte perché mi avevano pure segato visto che - diciamo la verità - non avevo studiato un accidenti.

Convintissimo che il mio percorso di studi mi avesse dato accesso a chissà quali elitarie vette professionali, vado al mio primo convegno e mi ritrovo circondato da scolaresche degli istituti tecnici - presto abilitati a svolgere il mio stesso e identico lavoro di scartabellatore di pratiche - e giusto qualche collega anziano che si litigava con i ragazzini i gadget che regalavano agli stand.

Fare l'ingegnere civile, nel 2007, per me era semplicemente questo: tanta frustrazione, e la sensazione che quello non fosse il mio posto.

Nel 2007 facevo anche il volontario della Croce Rossa. Andavo un po' con il 118, ero istruttore di rianimazione cardiopolmonare, ho tenuto qualche lezione di primo soccorso e insegnavo - nei limiti delle mie capacità - agli altri volontari come si va in ambulanza.

Che poi non voglio passare per quello con chissà quale spirito altruista, e non è neppure che avessi tutta questa passione per il mondo della sanità e del soccorso: quando sono entrato in Croce Rossa, l'ho fatto solo perché avevo un sacco di tempo libero. Perché cercavo qualcosa che mi gratificasse più del mio normale lavoro, e anche perché non ero entrato nei pompieri, ma mi piaceva troppo quella sensazione di quando succede qualche casino, ti chiamano, e tu arrivi di corsa a sirene spiegate e pregando che non sia proprio quella la volta buona che ti fai male.

Per cui, insomma, potremmo suddividere il mio percorso pseudopatologico in una serie di tappe fondamentali:

1) Laurea in ingegneria con relative esperienze professionali generalmente deludenti.

2) Servizio militare nei vigili del fuoco, dove scopro che un lavoro un pochettino più movimentato dell'ingegnere seduto davanti al PC - tutto sommato - mi piace.

3) Ingresso in Croce Rossa dopo la fine del militare.

E fin qua, e in tutto questo, sottolineerei come non fossi contento per niente. Non stavo bene, non ero sereno, stavo sempre incazzato, ero scontroso e - diciamolo - con quel caratteraccio, iniziavo pure a stare sui coglioni un po' a tutti.

A 27 anni non avevo fatto altro che farmi un mazzo così appresso a cose che non mi avevano realizzato minimamente per niente, e stavo - lentamente - iniziando a capire che avevo assolutamente toppato tutto e su tutta la linea.

A parte, dicevamo, la Croce Rossa.

Entrato - credo - nel 2003, tanto per e tanto per fare qualcosa, alla fine ho iniziato a ri-trovarmi. Facevo un turno in ambulanza, e tornavo a casa contento. Tenevo una lezione a un corso, e mi piaceva. Seguivo un aggiornamento e - per quanto stancante - mi trovavo interessato. Per la prima volta nella mia vita, scoprivo di avere un impegno che arrivavo addirittura a trovare divertente.

E così ho iniziato a trovarmi a contatto con i dottori. Vedevo quello che facevano, e tutto quel mondo fatto di scienza/non scienza, matematica senza numeri, fiale, alambicchi, tubi, marchingegni elettrici e strumenti pseudo-magici mi affascinava.

Mi affascinava, e col tempo ho iniziato a pensare che mi sarebbe piaciuto avere il loro stesso ruolo, trovarmi al loro posto. In fin dei conti, avrei potuto studiare anche io per fare le loro stesse cose: perché non lo avevo fatto? Ero un ingegnere che si ritrovava ad appassionarsi per la medicina, ma che non aveva le qualifiche e le conoscenze e i titoli per andare oltre il proprio ruolo.

Ma adesso spezziamo una lancia a nostro favore: gli ingegneri, una cosa - almeno una - la sanno fare meglio di tutti. Perché l'idea dell'ingegnere, tutto sommato, è solo quello: trovare delle soluzioni.

Volevo più qualifiche di tipo sanitario, e la soluzione - ai miei occhi - era la più semplice del mondo: acquisire altre qualifiche di tipo sanitario. Che pare una stronzata, ma prima di realizzare che l'unica soluzione era rimettersi a studiare, mi ci sono voluti degli anni.

È iniziato così un percorso in cui cercavo ovunque idee per master, corsi, certificazioni, abilitazioni e chi più ne ha più ne metta. L'idea era di imparare a fare qualcosa da applicare in campo sanitario, e allora c'era il master in Ingegneria Clinica di qui, la scuola di Ingegneria Biomedica dall'altra parte, l'idea di studiare elettronica da solo... insomma, un po' di tutto. Dubbi, incertezze, perplessità, intanto che il tempo passava.

C'è voluto l'unico parente medico della famiglia per puntualizzare e chiarire - finalmente - la questione: io ero andato lì a mostrargli i volantini di non so che corso noioso e inutile sulla gestione dei macchinari ospedalieri. E lui: "se vuoi fare il dottore", mi ha detto, "l'unico sistema al mondo, è quello di laurearti in medicina".

Né più, né meno. Dal problema, alla soluzione. Da una vita da persona disillusa, scontenta e sconfitta, al sogno - perché un sogno era, visto il terrore che avevo di fare questa scelta - al sogno dicevo di un nuovo percorso, gratificante e pieno di soddisfazioni.

Sono andato a parlare con un primario dell'università, e lui mi ha detto: "se lo vuoi fare, fallo. Ma pensa che i 6 anni saranno 6 anni completi, perché con la laurea in ingegneria non ti riconoscerano praticamente nulla".

Sono andato a parlare con un professore di Ingegneria Biomedica, e lui mi ha detto: "sei già ingegnere: ti iscrivi alla specialistica, per i crediti che ti mancano vieni da me e ti dico cosa studiare. Ci metterai un 3 anni in totale, ma scoprirari che ingegneria - adesso - è più facile di quando l'hai fatta tu".

Dopo tutti questi incontri e queste discussioni, ho passato intere nottate insonni a pensare a 6 anni di studio completamente da zero, contro solo 3. Un'intera - interminabile - laurea da medico, oppure solo mezza laurea da ingegnere, con tanto di professori/colleghi dalla mia parte.

Notti insonni al termine delle quali - grazie a Dio - ho realizzato quale immensa stronzata stavo facendo soltanto a voler pensare di potermi iscrivere a ingegneria di nuovo... e alla fine, insomma, ho deciso: avrei provato a diventare un dottore.

In questo presupposto, ero a dir poco oberato da una quantità incalcolabile di paure, dubbi, incertezze. C'erano 10000 incognite da affrontare, a partire dal riuscire in qualche modo a dirlo ai miei senza fargli venire un infarto, dal riuscire a entrare e dal trovare la forza di rimettersi sui libri.

E a quel punto ho affrontato la cosa - di nuovo - con un approccio ingegneristico, scindendo il problema in tanti piccoli sotto-problemi più semplici: prima di tutto avrei provato il test di ammissione. Poi avrei provato a seguire i primi corsi. Poi avrei tentato o primi esami. Poi avrei cercato di prendere in mano un ago senza svenire... e così via, un pezzo alla volta, per 6 anni, e possibilmente fino alla fine.

Di quei giorni, ricordo quel senso di anticipazione. Quel "chissà come andranno le cose". Quel brividino sopra lo stomaco e dietro la schiena che ti ricorda che domani non sai bene cosa ti aspetta, ma che sei comunque curioso e con la testa piena di possibilità, e non vedi l'ora che quel domani - finalmente - arrivi.

C'era tanta incertezza, quando sono andato sul sito dell'università a iscrivermi al test. Ma in quella incertezza ero già più sereno, e nel dubbio più tranquillo. E da quel punto in poi - piano piano e senza quasi rendermene conto conto - ho rimesso in moto la mia vita. E dopo di quello, è stato tutto già un po' in discesa.

Simone

25/09/13

Il sesto anno di Medicina.

Tirocinio a chirurgia: io sono quello che fa la foto.
Ieri... no: l'altro-ieri, sono iniziate le lezioni del sesto anno.

Ci sarebbero un'infinità di cose da dire, ma insomma vediamo cosa viene fuori senza dilungarsi troppo.

Intanto, i corsi di questo semestre sono:

- Medicina e chirurgia 2.

- Ginecologia.

- Pediatria.

- Medicina del lavoro.

Ai quali si aggiunge qualche lezione di Emergenze medico chirurgiche, che però continuerà anche il semestre prossimo.

Sulle lezioni non c'è molto di nuovo, e c'è poco da dire: vai in aula, ti siedi e cerchi di fartela passare in qualche modo... magari leggendoti il libro di ecografia d'urgenza. Che nessuno mi chiederà mai niente del genere in nessun esame, ma sarà lo stesso uno degli elementi principali di un mio qualunque eventuale futuro lavoro.

Un piccolo problema (ma mica tanto piccolo) è che le lezioni iniziano all'una. Io insomma a mezzogiorno non ho fame e non ho voglia di mangiare, mentre alle due mi viene una fame mostruosa e sto lì a seguire con lo stomaco che borbotta.

Mangiare un panino al volo nei momenti di pausa è il modo migliore per mettere su 10 Kg e farsi venire la gastrite, per cui insomma bo': prima ancora di fare il pediatra o diventare un esperto ginecologo, devo cercare di capire anche solo come nutrirmi.

Dalla prossima settimana, iniziano pure i tirocini. E quest'anno sembra che si farà - finalmente - molto di più: abbiamo tirocinio la mattina, una settimana per materia, 8-9 settimane a semestre in tutto più o meno.

E se da un lato è bello potersi finalmente concentrare un po' sui reparti, dall'altro viene da chiedersi se abbia senso - dopo un anno di medicina d'urgenza - passare una settimana con altri 10 studenti in un reparto che non conosco a fare non si sa tanto bene cosa.

C'è un po' il rischio che sia il classico troppo poco, troppo tardi: io avrei fatto più tirocini negli anni passati, e al sesto avrei semplicemente lasciato che gli studenti si concentrassero sul reparto scelto da loro per preparare la tesi. Comunque sia non sembra che avrò il tempo per annoiarmi, e questo è di sicuro un aspetto positivo.

Piccola nota, forse collegata o forse no: l'altro giorno c'era il corso di aggiornamento della Croce Rossa per il personale di ambulanza.

Io sono rimasto fino alle 8 in reparto, e insomma il corso me lo sono perso. Questo vuol dire che tra un mese mi scade il brevetto e dovrò aspettare il prossimo anno per ripetere l'aggiornamento... ma visto che il prossimo anno mi laureo e i laureati in medicina (per una serie di problemi burocratici) non possono andare sull'ambulanza dei volontari, insomma, mi pare chiaro: venerdì mi faccio un turno di 118 in ambulanza, e ci sono ottime possibilità che sia l'ultimo della mia carriera di volontario.

Visto di quante cose devo parlare, quest'anno? E non sarebbero nemmeno finite... però tra poco ho lezione, per cui devo andare e vi lascio.

Simone

12/07/13

Studiare dopo i 30 anni: un posto come dottore.

Il mio primo lavoro, a 70 anni: costruire bambine robot!
Cena con amici e parenti, non ricordo più per quale motivo.

«Ma poi, dopo la laurea, che fai?» mi chiede qualcuno. «Vuoi lavorare in ospedale?»

Le solite domande alle quali non so rispondere manco a me stesso: tra la specializzazione impossibile, la crisi e tutti i centomila imprevisti, secondo voi - per lavorare in ospedale - basterebbe, semplicemente, volerlo?

«Pensavo di fare un master». Rispondo, proponendo l'ultima versione giustappena aggiornata dei miei dubbiosi progetti per il futuro prossimo venturo. «Poi i corsi da ecografista e qualcos'altro... ma a lungo termine, vorrei avere uno studio con dei pazienti miei».

Risate generali:

«Ma uno va a farsi visitare dall'urgentista? Non fa prima a chiamare l'ambulanza?»

Che palle. Provo a spiegare quel solito discorso di stare in pronto soccorso per fare pratica, e che la medicina di base la dovrebbero fare tutti e che magari vai dallo specialista sbagliato e butti i soldi, eccetera eccetera, ma niente. Medicina d'urgenza = pronto soccorso = tipologia di medico che visita solo chi sta per morire. Che è sempre meglio della tipologia di medico che stai per morire DOPO che ti ha visitato, secondo me... ma vaglielo a far capire.

Altra situazione: notte in Pronto Soccorso.

Aiuto con un paziente che definire urgente vuol dire sottodimensionare molto il problema. Ne accompagno un altro in reparto, che i portantini stanno sovraccarichi ma serve la barella e non possiamo aspettare. Aiuto un'infermiera a fare i prelievi, poi leggo i risultati delle analisi e in linea di massima li capisco pure.

Dopo un po' faccio un elettrocardiogramma a un signore con un infarto. Riconosco sopraslivellamento, segni di ischemia e forse già anche di necrosi, e grazie al fogliettone che ho sempre in tasca so risalire alla coronaria interessata.

Ma saprei fare lo stesso anche da solo, senza sbagliare e senza combinare casini?

Mi rispondo di no, e visto che non riesco a immaginare di laurearmi senza saper riconoscere un infarto non mi resta che tornare lì finché non ne leggo altri dieci, cento, cinquecentomila anche... finché alla fine insomma non ho imparato meglio.

Qualcuno dice che in reparto ti sfruttano solo, e non impari nulla. Eppure io invece ho imparato tantissimo, anche se un reparto solo non basta e mi toccherà cercarmi per conto mio altri turni e altri impegni oltre allo studio e alle lezioni e a tutto il resto di roba obbligatoria che sta lì quasi a volerti impedire di diventare dottore per davvero.

Mi chiedo se questo lavoro varrà qualcosa quando si tratterà di cercare uno spazio, un minimo di autorevolezza, una qualunque forma di retribuzione. Vorrei rispondermi di sì, convinto, e invece non lo so.

Credo che - prima o poi - sarò bravo almeno quanto qualsiasi altro dottore in grado di fare il suo lavoro. Eppure so già che dovrò arrangiarmi a destra e sinistra, passando per quello in debito e per quello che ha sempre qualcosa da dimostrare o per quello che ha iniziato da vecchio e non ce l'ha fatta a stare al passo con gli altri.

Terza scena, per concludere:

La Croce Rossa fa assistenza a un'associazione che segue bambini e famiglie con problemi di vario tipo. Che poi non è proprio la descrizione migliore della cosa, però va bene così e accontentatevi, che più o meno ci siamo.

Io chiedo di poter seguire le visite. Mi dicono di sì, e mi ritrovo a guardare qualche bimbo con l'otite, qualcun altro con le tonsille ingrossate, e altre cose forse anche un po' troppo banali ma che - insomma - in ospedale non si vedono mai.

Faccio la mia parte senza problemi: agli amici volontari viene da ridere a vedermi in questo ruolo un po' strano. Il dottore dell'associazione mi spiega le cose cazziandomi come se non sapessi una sega di niente (cosa che a tutti gli effetti non posso confutare) e nessuno dei pazienti si sogna di chiedermi in cosa voglio specializzarmi, quanto ho preso a Biochimica o in che reparto sto facendo la tesi.

Finito il turno mi ritrovo con i miei compagni della Croce Rossa. Un po' stanchi ma soddisfatti, che il servizio è andato bene. Saluto tutti. Baci, abbracci, sorrisi e qualche risata.

Monto in macchina e guido verso casa, tranquillo: almeno per oggi, il mio posto l'ho trovato.

Simone

27/04/13

Ritorno in ambulanza.

L'ultima volta che ero stato in ambulanza... era questa.
L'altro giorno c'è stato il ponte del 25 Aprile senza lezioni da seguire, senza il mio professore in reparto per frequentare, senza la benché minima voglia di studiare quello schifo di neurologia, e senza neppure aver organizzato nulla con parenti e amici vari.

E allora, visto che sono mezzo scemo, ho avuto la bella pensata di prendermi un turno in ambulanza e via: a sirene spiegate verso il popolo degli afflitti bisognosi e doloranti. Non per spirito umanitario. Non per anelito assistenziale. Non per imparare e nemmeno per fare pratica ma - semplicemente - perché se no mi annoiavo.

La non-noia (che qualcuno chiamerebbe divertimento) è una buona motivazione per fare volontariato? Io direi di sì. Direi anzi che è una motivazione salubre e condivisibile (non per niente: era la mia!) mentre se mi leggete da un po' avrete già intuito l'idea che quelli che si credono di salvare il mondo mi stanno leggermente un po' sulle scatole... e ancor leggermente un pochino di più se sono ingegneri o dottori o - peggio che peggio che mai - tutte e due le cose assieme.

Dopo questo interminabile preambolo, la prima cosa vagamente interessante è che era molto tempo che non facevo un turno di 118 con l'ambulanza. Saranno almeno quattro o cinque mesi, ma forse addirittura anche di più. Mi sa che era tipo un anno, se faccio i conti bene.

Ed ero un pochino abbastanza curioso di vedere un po' se tutta la frequenza in reparto di questi ultimi mesi si sarebbe vista, oppure no. Voglio dire: aver fatto un bel po' di esperienza come aspirante dottore, avrebbe cambiato il mio modo di comportarmi anche in divisa?

In fondo il ruolo del volontario è molto semplice: segui i consigli dell'infermiere di turno (parlare di "ordini" suona proprio brutto). Conforti i pazienti, porti la barella, litighi con chi c'ha voglia di litigare, utilizzi spinale, collari e altri presidi... io nemmeno sono autista, per cui di quella parte nemmeno mi occupo.

Che poi ora arrivano i volontari e ci restano pure male, per cui fammi elaborare meglio: il ruolo del Volontario del Soccorso (che neanche esiste più, come figura, ma lasciamo perdere) è impegnativo e richiede molte capacità. Ma non richiede di fare 5 anni di medicina, grazie al Cielo... a parte nel mio caso che invece evidentemente li ha richiesti, ma ok io sono una roba a parte.

E insomma, ero curioso di questo mio nuovo ruolo di semi-medico nei panni di un volontario. Soltanto che mannaggia alla miseria, ma io c'ho questa cosa che vorrei dire le cose ma poi mi pare di vantarmi e mi dà molto fastidio fare quello vanitoso, e sono 200 righe che ci giro attorno dicendo boiate... e allora non le dico, e basta.

Fine del post.

Simone

P.S.

Comunque sia, al di fuori del post, devo dire che sono molto contento di come è andata.

Mi è sembrato di avere sempre le idee chiare su quello che succedeva e sui pazienti. Ho fatto (credo) le giuste domande, conoscevo qualcosina sulle patologie... soprattutto, e questo è pesato tanto, l'esperienza che inizio a maturare mi ha dato molta più sicurezza di quella che avevo prima. Che poi magari prima ero uno particolarmente insicuro, e ci può stare che adesso sia semplicemente andato in pari... ma intanto, per dire:

C'è il paziente con un'emorragia, e chiedi se ha preso qualche anticoagulante. Coumadin? Aspirina? È in terapia per l'INR? Fibrillazione atriale?

C'è il paziente che ha febbre e dolore al collo, ma fai una manovra di Lasegue (o Làsegue, Lasègue o Laseguè. Dove si mette l'accento al concorso lo chiedono sempre e sì: quesa battuta l'avevo già fatta, ma in quel caso la manovra me la stavano insegnando!) e visto che è negativa forse non ci siamo presi tutti la meningite... almeno, a detta della semeiotica.

C'era una roba tutta sanguinolenta e schifosa. E tu la guardi per capire com'è e come non è e che alla fine, niente, non è che ti faccia più tutto questo effetto: è solo la centomilionesima cosa sanguinolenta e schifosa che vedi.

C'è quello che devi portare in ospedale dove pensi che gli faranno un ECG, delle analisi e magari una lastra del torace, e davanti ai parenti dici: dovrebbe venire in ospedale, dove probabilmente gli faranno un ECG, delle analisi e una lastra del torace.

E c'è l'infermiere che ti chiede se vuoi mettere un'agocannula... e tu tranquillo prendi e la metti senza fare casini e senza nemmeno troppo terrore.

Cacchio, regà: ve lo giuro, a me non piace dire cose che poi sembra che mi vanto e magari domani vado in reparto e mi cacciano e scopro che leggevano il blog e faccio pure doppia figura del piffero.

Però la differenza l'ho sentita davvero, sta cambiando veramente tutto. Speriamo di continuare su questa strada.

15/04/13

Seconda laurea in medicina: Aprile, dolce... non dormire ma studiare, tirocinio, ospedale, lettera, testamento e futuro professionale.

Terapia intensiva: il reparto dove NON mi specializzerò.
Ok, da oggi in poi basta lamentele su tirocini pallosi, lezioni infinite, studenti insoddisfatti e piagnistei vari: sto alla (quasi) fine del quinto anno di Medicina, e se non prendiamo la cosa con il giusto entusiasmo qua finisce che al sesto ci arrivo che sono bello che schiattato.

Per cui vi elenco una serie di (spero) buone notizie e calorose novità del momento:

1) Abbiamo quasi definito l'argomento della tesi.

Praticamente mi sono sfogliato un po' di riviste di medicina d'urgenza. Poi ho scelto un po' di articoli che mi piacevano e li ho mostrati al professore... e insomma è venuto fuori che potrebbe andare una tesi sul confronto tra due diverse metodiche diagnostiche in una qualche procedura o patologia.

Ok, lo ripeto in Italiano: c'hai il mal di pancia. Ti studiamo il mal di pancia con i raggi X e con la risonanza magnetica, e poi vediamo quale delle due cose ha funzionato meglio. Facile, no?

Se poi consideriamo che - per ragioni a me oscure - nella medicina d'urgenza c'è questa passione insuperabile per l'utilizzo ovunque e in qualsiasi momento dell'ecografia, è probabile che la tesi richiederà l'uso dell'ecografo.

E saper utilizzare un ecografo, per un dottore, non è male. Almeno dicono.

2) Sto iniziando tipo a studiare.

Ve l'ho detto che ho dato Farmacologia? Sì. Ecco, orfano degli esoneri di farmaco da studiare praticamente sempre nel corso dei passati 2 anni e mezzo quasi tre, mi sono sentito pronto a intraprendere lo studio di una delle materie da dare a giugno.

Alla fine sto studiando Neurologia (che è BELLISSIMA), e poi farò credo Organi di senso (che è BELLISSIMISSIMA). Visto, non mi lamento più, fedele ai presupposti del post: queste materie mi fanno veramente c@g@r€, eppure dico che sono bellissime lo stesso.

3) Ho fatto il corso per la rianimazione pediatrica alla Croce Rossa.

Ora insomma sono abilitato all'uso del defibrillatore su emergenze pediatriche. Che però speriamo di non incrociare mai e stramai manco una mezza volta nella vita, ovviamente.

4) In reparto ho rianimato un paziente.

Cioè, ho aiutato a rianimare un paziente, ovvio che non ho fatto niente per conto mio.

Ho massaggiato, ventilato, hanno dato un paio di fiale di adrenalina e il cuore è ripartito. Poi l'hanno intubato e portato in rianimazione, e vorrei dirvi che sta bene ma la situazione non pareva proprio delle più rosee e insomma alla fine chi lo sa... intanto abbiamo fatto quello che bisognava fare.

Tutto sommato penso di aver fatto un buon lavoro, e l'anestesista che era lì me l'ha pure detto. Certo è strano che la cosa che forse mi riesce meglio come aspirante dottore sia una cosa che ho imparato con la Croce Rossa, del tutto fuori dall'ambiente universitario, medico e ospedaliero. Mi è già capitato di dire che la laurea ti dà una abilitazione professionale, ma che poi come si fa il dottore devi imparartelo un po' per conto tuo e arrangiarti. E non so se è del tutto vero, ma comunque in questo caso è andata un po' così.

Devo anche dire che non è che mi sia sentito particolarmente realizzato dalla cosa. Cioè è stato bello mettere in pratica tutti quei corsi fatti, e capire di aver fatto un buon lavoro, ma non è quello il genere di realizzazione che cerco. Arrivo a dire che non mi piace molto lavorare con pazienti non coscienti e in condizioni particolarmente critiche, intubati e non "collaboranti", come si dice in gergo medichese. Per cui insomma credo di aver capito che - dopo la laurea - non mi piacerebbe fare l'anestesista-rianimatore, come invece era tra le varie ipotesi che valutavo tempo addietro.

Sono personalmente convinto che certe manovre facciano parte del bagaglio indispensabile di qualsiasi medico (anche se nella realtà raramente è così, purtroppo) e che ancora di più nella medicina di urgenza capiti e sia necessario lavorare su pazienti incoscienti e che hanno bisogno di essere completamente gestiti dal personale sanitario. Ma inserirmi in una specialità che si occupa principalmente di quello, proprio come sua concezione, non penso sia la mia aspirazione principale.

Come ho detto tante volte, mi piacerebbe utilizzare il pronto soccorso e la medicina di urgenza per entrare in contatto con un grande numero di malati, di patologie e di possibilità per imparare e fare pratica. E poi mi piacerebbe avere i miei pazienti e gestire condizioni non necessariamente al limite della criticità e non per forza in una situazione di emergenza.

Io mi "vedo" come un incrocio tra uno specialista molto specifico, un internista e un medico generale.

E non è che questa cosa esista davvero, nella struttura molto rigida della medicina attuale. Però non esistono manco tanti ingegneri che diventano medici, e se continuerò sempre a sentirmi ovunque un po' un caso a parte (se non proprio un pesce fuor d'acqua) credo che farà sempre un po' parte del mio percorso personale.

Simone

13/11/12

Seconda laurea a 30 anni: punto della situazione a Novembre 2012.

Non sarà ora di studiare?! Naaaaaa.... :)
Rapido aggiornamento che non facevo da un po', su tutte le varie ed eventuali.

Croce Rossa: oggi comincio con questa! Ho fatto l'aggiornamento (loro la chiamano riqualificazione) per andare in ambulanza. Adesso sono pronto e preparato - o così dicono - per riprendere il servizio col 118, e potrei insomma ricominciare a fare qualche turno.

L'ambulanza dei volontari è una cosiddetta BLS, che ha un infermiere e non un medico. Questo per assurdo vuol dire che nel momento in cui dovessi laurearmi non potrei neanche più salirci sopra, perché per motivi legali su quel tipo di ambulanza un dottore non può in nessun caso svolgere servizio.

Sarebbe da trovare qualche altro posto di Croce Rossa come ambulatori o qualcosa del genere dove imparare a fare un po' più il dottore... ma che io sappia ora come ora non ce ne sono. O forse sono solo informato male? Vedremo.

Medicina d'urgenza: l'internato prosegue a gonfie vele. Sono assegnato a un professore, e quando lui è di turno e io posso andarci (tipo la Domenica mattina!) mi faccio le mie 3-4 ore in reparto.

In poco tempo ho visto un sacco di cose e imparato (o ri-studiato) veramente molto. È che il reparto mal si sposa con gli esami universitari: se devo studiare 2000 pagine di anatomia patologica secondo me sono un pazzo a rileggermi tutto il libro di ematologia. E se hai turni, lezioni, tirocini, seminari eccetera non andarci per seguire il reparto finisce che ti danneggia quando poi devi fare gli esami. Vabbe', è la vita degli studenti di medicina. Credo.

Il blog: il blog riceve ultimamente circa 200 accessi (lettori unici) al giorno. Il vecchio blog sulla scrittura - nei momenti di maggiore successo - arrivava più o meno a 300.

Questo vuol dire che parlando di tutt'altro sono riuscito bene o male ad attirare un numero simile di persone. Per come la vedo io, sono molto più scrittore adesso di quanto non lo fossi prima... se ovviamente pensiamo agli scrittori come persone che scrivono cose degne di essere lette e non di gente (io) che passa la vita a parlare di libri sui gatti o a informare la comunità sulle buffe contraddizioni del meraviglioso mondo dell'editoria.

Penso anche che sia un po' una sorta di meccanismo intrinseco ai blog: dopo un po' arrivi a una certa saturazione che sta sui 300-500 lettori, qualsiasi cosa tu dica o faccia. Cioè è che google alla fine i lettori te li manda per forza a causa delle innumerevoli parole chiave che hai sparpagliato per la rete, e tutto sommato quello che scrivi o racconti in realtà ha un valore davvero bassino.

Penso anche che questa forma di espressione sia molto limitata e abbia già fatto il suo tempo. I blog sono spazi molto personali dove chiunque arriva può giudicarti o mandarti a quel paese e prenderti per il culo da dietro un soprannome inventato, mentre se scrivi una cosa davvero buona molto facilmente affonda giù tra i vecchi post e si perde rapidamente.

Avere un blog col proprio nome e cognome è un po' come mettersi in balcone con le braghe calate e pensare che sia una cosa da artisti, ecco. Credo però che sia importante portare le cose fino alla loro naturale conclusione, e che tanta gente arrivi qui con delle esigenze reali. Penso insomma di chiudere questo blog il giorno della laurea, e tra l'altro questo è un buon motivo per spingermi a finire il prima possibile :)

Esami: i prossimi esami iniziano a gennaio. Sono tutti appiccicati in pochi appelli, i prof non hanno messo sessioni straordinarie o anticipate e alla fine fare 3 materie in un mese e mezzo (sarebbero 5 ma inglese e gli esoneri di farmacologia non li conto nemmeno) sarà un bel casino. Sembra che la burocrazia conti di più delle capacità personali e dell'interesse nel consentire a un futuro dottore di imparare le cose con la dovuta tranquillità. Siamo schiacciati da lezioni obbligatorie, tirocini, prove pratiche, scritti, controscritti e orali vari, e come si chiede un po' di elasticità ci viene risposto che non è possibile e dobbiamo attaccarci al piffero.

La cosa buona è che tutto sommato questi esami non sembrano troppo difficili. La cosa cattiva è che in questo attuale momento non so ancora niente di niente e non ho toccato libro, per cui potrei anche semplicemente aver sottovalutato qualcosa :)

Simone

12/07/12

Dalle ONG alla Croce Rossa... passando per l'esame dove mi bocciano domani.

La Croce Rossa Italiana. Comunque c'era scritto anche sotto.
Domani mattina devo dare Igiene e Sanità pubblica.

Che non è proprio il massimo della difficoltà e della mole di pagine da studiare - come esame - ma è tutto un bla bla bla su robe politiche di cui non mi frega niente e discorsi socio-sanitari di cui non me ne potrebbe fregare niente ancora di meno.

Come da copione, più un esame è semplice e meno uno ci si impegna. E poi insomma, lo posso dire? In 9 anni di università (5 a ingegneria e 4 a medicina) è il primo esame della mia vita per il quale posso dire che non ci ho capito veramente un cazzo.

No: forse a teoria delle strutture ero messo ancora peggio, ma lì non avevo davvero studiato niente e c'ero solo andato a provare. Ma insomma: stiamo più o meno lì, da quelle parti.

E pensare che, dopo ingegneria, finito il militare (l'ho fatto nei pompieri) volevo andare in Africa a fare le cose scritte in politichese sulle dispense di Igiene.

Volevo andare nel deserto a fare le buche per tirare fuori l'acqua e farla bere ai ragazzini, con loro che poi magari crescevano pure e nemmeno morivano di malattie terribili. Magari non proprio tutti quanti, ecco.

Viviamo in un mondo un po' di merda, ecco. Ma io insomma il mondo lo volevo cambiare. C'avevo 'sta fissazione, 20 anni, una laurea figa (credevo) ed ero totalmente rincoglionito da credere ancora che al mondo - a sua volta - fregasse qualcosa di me.

E allora ho mandato curriculum a tipo tutte le ONG della Terra, e a tutte le istituzioni del caso e a tutti gli enti e i nomi strambi che lavorano nel sociale con i loro acronimi impronunciabili.

ONU, UNICEF, FAO... poi CESVI, FOCSIV, MSF. Forse a Emergency no, non mi ricordo. In ogni caso tutta roba coi nomi fatti a sigle, che c'è la miseria cazzo non possiamo stampare il nome tutto per intero... e poi uno risparmia pure un sacco di tempo per scrivere le buste.

Ho fatto domanda per Internship, partnership, fellowship, tutorship e tutti gli ship programs di sto mondo. Dove trovavi un form online, lì ci cliccavo io e mettevo nome e dati e tutto quanto.

E mi rendo conto di non essere stato questo gran che, come candidato: sapevo l'inglese, ero un ingegnere laureato giovanissimo, ma con una valutazione bassa. Poi ho fatto il pompiere, sapevo usare PC e programmi vari e Internet e tutto quanto.

Però non avevo esperienze nei paesi in via di sviluppo, non conoscevo le leggi e le cose burocratiche internazionali che magari cercavano... ma che ci potevo fare? Alla fine mica potevo saper fare tutto io, e se ti laurei a 23 anni per forza di cose alcuni aspetti dello scibile umano potresti averli trascurati.

Eppure c'era anche un'età massima entro la quale fare certe domande, almeno per le istituzioni internazionali, e piano piano sono finito oltre e allora ciao. Fine dei giochi. Sei troppo vecchio, e nessuno ti vuole più. Hai 27 anni: muori.

Ho fatto un colloquio solo una volta - gli unici che mi abbiano mai richiamato - con un tizio di una ONG con sede qui a Roma.

Abbiamo parlato un po' e alla fine mi ha detto che non avevo abbastanza esperienza, e di ripassare più avanti. Magari studiando prima un po' di francese, un corso di primo soccorso... come si effettua la costruzione di un ospedale nel deserto. Insomma, quella roba lì.

Alla fine - insomma - non mi ha voluto nessuno. Qualcuno mi direbbe: riprovaci. Ora hai studiato medicina e tutto il resto, magari cambieranno le cose.

Però, davvero, se me lo chiedete adesso, mi viene da rispondere: ma in Africa, che minchia ci vado a fare? È venuta tutta qui, l'Africa. Siamo noi l'Africa, e il paese da sviluppare è l'Italia.

Questo gli direi, oggi, ai tizi delle ONG e acronimi uniti: ma dove cacchio vuoi andare a salvare la gente nei posti in culo alla Luna, se esco di casa e per strada trovo l'Apocalisse?

E vi confesso anche che non c'ho più 25 anni, e non mi sento più troppo immortale: come parte un mezzo fischiabbotto, sono il primo che fa una brutta fine. Non me la sento semplicemente più.

Che poi in realtà un posto l'ho trovato dove non mi hanno sfanculato subito. L'avrete letto nel titolo e magari pensavate: ma quand'è che ci arriviamo? E finalmente eccoci.

Tra decine di lettere, mail, curriculum e colloqui mai arrivati, quelli della Croce Rossa sono gli unici che mi hanno fatto entrare. Che non volevano magari uno che già sapeva fare tutto da sé, con 20 anni di esperienza sulle ambulanze, 3 laure e il giubbotto antiproiettili incorporato, che loro non c'hanno i soldi e se non c'hai il tuo e ti sparano amen: potevi prenderlo in leasing.

I Volontari, della Croce Rossa. I Volontari del Soccorso, o i vudiesse, o chiamateli come vi pare. Con loro, stranamente, ho firmato un foglio e dopo mi hanno chiamato a fare il corso ed è finità così: ero uno del gruppo.

Che poi se pensi che i volontari non li pagano, sembra improvvisamente tutto così lapalissiano e ovvio ed evidente che ero un coglione a non esserci arrivato già prima, 12 anni fa.

E un po' mi dispiace che ultimamente lo trascuro tanto, il volontariato, e faccio un turno ogni morte di papa. Solo che devo studiare per sti benedetti esami che non mi lasciano un cavolo di tempo libero.

Esami come quello che c'ho domani, con tanti bei discorsi sui diritti dell'Uomo, sulla sanità, sulla prevenzione e protezione e promozione della salute. Su quanto è brutto che la gente muore tipo a gratis ogni microsecondo, mentre i nostri politici in triplo petto propongono soluzioni fantasmagoriche senza combinare mai realmente un cazzo.

Ma meno male che sono entrato alla Croce Rossa. E meno male che ci stanno i volontari. Almeno alcuni di loro. Che magari non sanno mettere insieme tante parolone difficili, ma hanno almeno un paio di mani per incollarsi le barelle e quando c'è qualcosa da sistemare muvono il culo e la sistemano loro, senza giri di parole retorici per appioppare il lavoro agli altri.

Sono contento, nel mio piccolo, di aver passato un po' di tempo accanto a loro.

Simone

15/04/12

La fototessera per il reparto.

E adesso chi mi cercherà su Internet troverà questo...
Sono cambiate un po' di regole, e adesso in reparto dovremo portare anche noi studenti un tesserino di riconoscimento con foto, nome e cognome e numero di matricola.

La cosa non mi fa particolarmente impazzire: durante il servizio militare che ho fatto nei Vigili del Fuoco, attaccarsi il nome sulla divisa era una pratica fortemente sconsigliata, e anche in ambulanza o al pronto soccorso potresti non desiderare che chiunque incontri abbia modo di ricordarsi di te e di identificarti in maniera troppo precisa.

Non è ovviamente una questione di voler coprire eventuali miei errori o mancanze (ed essendo uno studente non vedo sinceramente quali potrebbero essere) ma un semplice fatto di sicurezza in ambienti dove non è detto che tutte le persone siano sempre socievoli e rispettose e felici di vederti mentre si sentono male.

Ma va bene, sono le regole e bisogna rispettarle e insomma come avrete visto ho già fatto le due bellissime foto che vedete qui sopra, in allegato.

In quella di sinistra sembra che i farmaci che dovrei prescrivere me li sono presi prima io, mentre in quella a destra ho l'aria di uno che pensa "ma come cavolo ci sono finito, io, qui?". L'alternativa è rifare la foto tagliandomi magari prima la barba... ma quella della barba - come dicevo anche sui vari social network (che blogger professionale, vero? :) - è anche una bellissima scusa per tutti i commenti che mi faranno in futuro, guardando il tesserino.

Cioè - voglio dire - sono venuto veramente, veramente male? Ma certo, è solo perché non mi ero fatto la barba!

Non sono mica sono così brutto davvero.

Simone

23/02/12

Le regole della salute.

Turno in ambulanza con la Croce Rossa.

Dopo un inizio di giornata non proprio esaltante, finalmente ci chiamano su un intervento vero e proprio: all'interno di un ambulatorio, un signore anziano è caduto e si è fatto male.

Arrivati sul posto, ci accoglie una dottoressa della mia età.

«Normalmente non chiamerei l'ambulanza per così poco» ci spiega. «Ma visto che il paziente è un po' particolare, ho pensato che questa volta fosse il caso di farlo».

Entriamo dentro, e troviamo un signore di 80 anni seduto nella sala d'attesa. È piccolino e curvo sotto un cappotto pesantissimo, che oggi fa freddo. Accanto a lui c'è la moglie, che più o meno ha lo stesso aspetto: anziana, minuta, impaurita e con la sensazione che ogni piccolo gesto le costi fatica.

Il signore è un tipico paziente della sua età: non ha cioè una singola malattia di cui preoccuparsi, ma al contrario è afflitto da un insieme di patologie che singolarmente si potrebbero pure seguire senza tante difficoltà, ma tutte insieme diventano un casino. Parkinson, artrosi, aterosclerosi, problemi alle gambe e alla schiena. Non vede bene e non ci sente, e prende tanti di quei farmaci che solo con gli effetti collaterali potremmo riempirci un libro. Gli controllo la glicemia e... tombola! C'ha pure il diabete, che con tutti quegli acciacchi si era scordato di dircelo.

Dice che è caduto perché è semplicemente scivolato. Niente malori o giramenti di testa, e per fortuna non s'è fatto troppo male. Ha preso però una bella botta a un braccio, e magari una lastra in ospedale sarebbe il caso di farla per cui insomma lo invitiamo a venire con noi.

«Andiamo all'ospedale vicino, o a quello lontano?» ci chiede la moglie.

All'ospedale vicino purtroppo c'è un problema e lì oggi non ci mandano. Non è una cosa che possiamo decidere noi dell'ambulanza, ma decide la Sala Operativa e secondo la Sala Operativa all'ospedale vicino adesso proprio non si può. Non ci possiamo andare.

«A quello lontano» spiega il nostro infermiere. «Poi telefona a suo figlio, e si fa venire a prendere».

Sembra tutto troppo facile, vero? E infatti la signora fa di no con la testa.

«Mio figlio è fuori per lavoro. E noi a casa dall'ospedale come ci torniamo? Allora non fa niente. Voi andate via, e noi ci facciamo accompagnare in ospedale domani mattina».

Proviamo più volte a convincerli, ma non c'è nulla da fare: in ambulanza con noi non ci vengono, punto e basta e arrivederci e grazie. Loro hanno ragione per via delle distanze, noi abbiamo ragione perché se ti dicono di fare una cosa evidentemente c'è un motivo, per cui quando è no è no.

Ma domani mattina, per un signore di 80 anni che si è fatto male, magari è un po' troppo tardi. E allora come facciamo? Qualcuno dirà che potevano venire con noi e poi tornare a casa con un taxi. Ma parliamo di pensionati: forse è già tanto se riescono a pagarsi la tessera dell'autobus, e chissà se questo figlio che lavora poi viene fuori per davvero, oppure no.

A un certo punto, io me ne esco con una specie di idea.

«Se anche rifiutano di farsi trasportare» propongo ai miei colleghi «noi gli diamo uno strappo lo stesso fino a davanti all'ospedale. Poi scendono, ed entrano da soli».

Ma ok, ho detto una stupidaggine: non è che puoi far salire e scendere la gente dall'ambulanza come ti pare a te. O li porti tu o non li porti proprio, e una via di mezzo è scorretta perché se nel tragitto succede qualcosa o ti chiamano su un intervento grave finisce che è una specie di reato penale, e vai tipo vabbe' in prigione se magari forse ti ci mandano... o almeno questa è la voce che gira.

E io m'immagino tutta la scena di me che finisco in galera con l'infame verdetto: utilizzo improprio di pubblico servizio per aiutare una coppia di anziani. Con l'aggravante del volontariato e dello scopo umanitario.

Poi vado in carcere e mi mettono in isolamento per separarmi dagli altri detenuti. Però poi a un certo punto succede che qualcuno mi becca lo stesso, e in una scena stile Romanzo Criminale me la fa pagare pugnalandomi 10-12 volte con un oggetto di uso comune che ha reso tremendamente affilato, tipo una sedia o la tavoletta del water.

«Te insegno io a portà a spasso li vecchietti» mi dice, con l'accento più da romano di un quartiere brutto che voce umana possa produrre. «'Sto fijo de na mignotta!»

Ma insomma io vi giuro che sul momento non c'avevo proprio pensato, ma non farei mai nulla in servizio che non fosse al 100% corretto per i colleghi e per i nostri pazienti. Eppure una sensazione un po' strana nello stomaco mi sale lo stesso: certe volte mi sembra quasi che le persone cadano in secondo piano rispetto a procedure e protocolli. E mi chiedo se un domani sarò un dottore che aiuta gli altri a scapito di tutto, oppure uno che protegge se stesso anche quando l'umanità e le regole non vanno nella stessa direzione.

Per fortuna, alla fine, la dottoressa dell'ambulatorio salva la vita a tutti.

«Ce li accompagno io»  dice, non proprio con tutta la felicità e trasporto di questo mondo ma insomma: l'ha detto. «Ora smonto, e li porto all'ospedale vicino con la mia macchina».

E va bene: non sarà la soluzione migliore del mondo, ma almeno la cosa l'abbiamo risolta. Il signore anziano sarà visitato, lui e sua moglie potranno tornare a casa da soli, la dottoressa se l'è presa nel secchio e io non sconterò il resto della vita in carcere.

O - per lo meno - non per questa volta.

Simone

19/10/11

Università, scrittura e Croce Rossa. Alcune novità.

In queste settimane sto seguendo il corso di Gastroenterologia/Endocrinologia.

Endocrinologia - in particolare - è la materia più noiosa del mondo, ma almeno il libro non è troppo enorme. In ospedale invece proseguono i tirocini, e magari quando avrò l'ispirazione vi metterò online uno dei soliti racconti associati.

Che poi, a questo punto mi domando: scrivere il racconto dei miei tirocini vale come scrittura? Cioè sono ancora uno scrittore, e quella è narrativa? Ed è narrativa che vale qualcosa? La risposta - secondo me - è che sì: sono ancora uno scrittore, anche se forse con risultati essenzialmente mediocri.

A ben vedere - dal punto di vista della scrittura - forse in tutti questi anni non è cambiato un bel niente ^^.

Ci sono invece alcune novità per quanto riguarda la Croce Rossa. Non ve ne ho parlato mai, ma negli ultimi tempi - nel mio gruppo di volontari - c'è stata un'aria che non mi è piaciuta troppo. La Croce Rossa sta cambiando, e a molti di noi alcuni cambiamenti non piacciono. C'è un po' di scoraggiamento per i vecchi problemi che rimangono invariati, fare le cose che ho fatto finora iniziava a stancarmi... e insomma, ho meditato un po' l'idea di lasciar perdere e cercare altre realtà con meno complicazioni.

Poi però mi sono un po' tirato su: ho fatto un corso di BLS-D ed è andato (come sempre) bene. Ho fatto un turno in ambulanza particolarmente interessante, e ho iniziato anche a smuovere le acque: questa sera devo seguire un corso sulla Protezione Civile, e Sabato parteciperò a un'esercitazione importante. L'idea è quella di iniziare a partecipare alle attività della Croce Rossa cercando di seguire il lavoro dei dottori e degli altri operatori sanitari.

Ho deciso insomma che mi piacerebbe - un giorno che sarò laureato e avendone la possibilità - fare il medico per la Croce Rossa. Che poi è un'idea che ho da anni, ma solo adesso riesco ad averne una visione più chiara e ho anche la possibilità di iniziare a muovermi in quel senso. La cosa che mi ha fatto più piacere, è aver visto che alcuni colleghi volontari stanno appoggiando questa scelta... e insomma dopo un momento di dubbio anche forte mi sembra che anche in questo senso stia nascendo un nuovo entusiasmo.

E anche in questo senso, come sempre, continuerò a tenervi informati.

Simone

02/09/11

Cose fatte, e da fare. Tempo permettendo.

Ho appena finito di rivedere il vecchio ebook da ri-pubblicare con un nuovo editore (sempre in formato ebook). Nel rileggerlo mi sono detto che come autore - probabilmente - avrei meritato di più. Non di più in questo momento, quando ormai faccio tutt'altro e questo piccolo editore sta aprendo una nuova attività puntando anche su di me (e direi che non è affatto un "complimento" di poco conto).

Però di più sicuramente meritavo nel momento in cui ho mandato i miei testi a decine di professionisti del settore, con risultati variabili dal silenzio agli insulti, rendendomi conto lentamente che forse era meglio scappare da questo mondo dei libri prima di dedicargli così tanto di me stesso da non poterne sfuggire più.

Oltre a questo, tra un'ora attacco in ambulanza e così devo pure sbrigarmi a scrivere questo post. La cosa drammatica è che avevo accettato un invito al mare più cena serale da dei carissimi amici (che tra l'altro spesso leggono il blog: ciao Nick! ^^) per poi ricordarmi che mi ero segnato il turno la settimana scorsa. Una volta mi è successo di prendere l'impegno per un servizio, ma quando mi hanno chiamato per chiedermi "ma allora, perché ancora non arrivi?" me ne ero completamente scordato e stavo tipo a Perugia. Si sono vagamente incazzati e ora avrò per sempre la fama di quello inaffidabile che dà le "sole" anche se è successo una volta sola in 10 anni e che poi era colpa pure loro perché nessuno me l'aveva ricordato. E vabbè: così è la vita, come diceva Vonnegut.

Poi il 6 Settembre ho un esonero di Farmacologia. Che visto che sto correggendo libri e dando le sole agli amici del mare al momento non è che l'abbia proprio preparato benissimo. Prevedo le solite nottate sui libri e serate sui libri nonché - volendo - anche mattinate e pomeriggi sui libri, specie questo fine settimana. La mia vita è troppo eccitante, vero? ^^

Ora poi sto in ufficio che aspetto una persona per una cosa di lavoro, e se tra un'ora devo stare in divisa con l'ambulanza e tutto l'armamentario fatevi voi i conti di quanto tempo mi resta per mangiare. Quando però facevo l'ingegnere a tempo pieno era molto peggio, del tipo che mi è capitato di mangiare un pezzo di pizza mentre guidavo da un posto all'altro... per cui adesso non posso proprio lamentarmi.

Continuano ad arrivarmi poi lettere di aspiranti studenti universitari anziani, nonché di scrittori emergenti che mi chiedono spiegazioni e consigli. Cioè, perché uno scrittore debba chiedere a me come comportarsi nel mondo editoriale è un bel mistero, a meno che non ci tengano a finire sotto un ponte o a scrivere un blog su quanto sia triste e infelice la vita dello scrittore (come se ce ne servisse un altro!) Riguardo agli studenti, visto che i test di ammissione sono imminenti mi pare invece più normale che trovino il mio blog, e che si rivolgano a me con qualche domanda. Io faccio il possibile per raccontare la mia esperienza con la maggiore sincerità possibile e per capire le varie situazioni. Ma poi, ovviamente, ognuno deve decidere da sé.

E insomma, che c'è rimasto? Ah sì: le lezioni ricominciano il 19 Settembre, e penso che dalla prossima settimana riprenderò a fare qualche turno anche in ospedale. Un turno ogni tanto. Quando capita.

Che se no ho troppo tempo libero!



Simone

29/08/11

Appena tornato!

Sono tornato ieri sera, sul tardi, e già oggi sto nel pieno di 200 attività.

C'è l'ufficio da riprendere, ci sono i nipotini da andare a trovare, c'è un ebook da finire di rivedere per poi inviarlo all'editore di ebook che poi lo dovrebbe mettere in vendita come ebook (tanto per chiarire che c'è in ballo un nuovo ebook di un libro vecchio) c'è una prova di esonero di farmacologia da iniziare a preparare per il 9 Settembre e c'è forse magari se va tutto bene ancora un po' di sole da sfruttare per qualche ultima capatina in spiaggia.

Ah, mi sono anche segnato un altro turno in ambulanza, così se poi succede qualcosa di interessante ve lo racconto pure... ma speriamo di no e che non usciamo manco una volta così dormo e mi riposo, che manco sono tornato che già so' stanco. ^^

A presto per i prossimi aggiornamenti, magari un po' più sostanziosi!

Simone

20/08/11

Un turno estivo in ambulanza.

Ieri ho fatto un turno in ambulanza.

Era un sacco che non ne facevo uno, ero un po' preoccupato ma alla fine è andata anche meglio del previsto. Sarà che è stata una giornata tranquilla, per fortuna, ed è andato tutto senza intoppi o problemi.

Comunque sia, durante il servizio è successa una cosa che mi ha fatto riflettere: andiamo a casa di un paziente, per una chiamata, e troviamo questo signore con un problema sanitario tutto sommato non grave (senza stare a spiegare ogni dettaglio, che non affitto più!) ma che ha comunque richiesto il ricovero.

Essendo io un semplice soccorritore non potevo mettermi lì a toccare e visitare questa persona più di tanto (e non ne sarei nemmeno capace, sinceramente) e di cartelle cliniche o vecchi esami a disposizione non c'era nulla.

Insomma eravamo con un paziente, ma io non ero né abbastanza bravo da capire da me che cosa avesse, e né avevo a disposizione esami e test fatti da altri per chiarirmi le idee. L'unica opzione è stata quella di aspettare la decisione dell'infermiere (sull'ambulanza c'è sempre un sanitario, e ovviamente è lui che dà le indicazioni a noi volontari) caricare il paziente in barella e portarlo in ospedale.

E non è che io pretenda di curare le persone per strada, fare il medico figo tipo ER o chissà che. Solo che stare lì a guardare senza capire una mazza non è comunque il massimo della mia aspirazione, e - almeno in questo momento - trovo che il soccorso in ambulanza non sia forse il settore più adatto per imparare a fare il medico.

Durante i primi tirocini, la professoressa del reparto di Medicina Interna ci faceva studiare le cartelle cliniche dei pazienti. Stare lì a leggersi analisi e visite specialistiche scritte nella calligrafia indecifrabile dei dottori è in effetti decisamente meno eccitante rispetto a salire su un'ambulanza in sirena... ma credo che per imparare sia a tutti gli effetti il sistema migliore.

Detto questo, penso che riprenderò comunque a fare servizio di 118 con più frequenza: mi piace andare in ambulanza, tutto sommato mi diverto anche in compagnia dei colleghi volontari e infermieri, e rimane comunque una possibilità per stare a contatto con i pazienti e con l'ambiente medico e ospedaliero.

Resta sempre il problema di trovare una situazione più adeguata dove riuscire ad acquistare l'esperienza pratica che al momento mi manca quasi completamente, e a Settembre insomma ricomincerà la ricerca di un reparto o di un servizio di Croce Rossa che mi offra questo tipo di possibilità. Tutto sommato il reparto di Medicina Interna che ho frequentato va già abbastanza bene... ma vorrei guardarmi ancora un po' intorno e magari andare in più posti differenti. Oltre a questo devo dare 3 esoneri di Farmacologia, e credo intorno al 16 Settembre inizieranno le lezioni del quarto anno... e insomma adesso sparirò per un'altra settimana di vacanza, ma poi mi toccherà rimboccarmi di nuovo le maniche.

Da lato libri e scrittura vi informo che c'è in ballo una ri-edizione digitale (cioè sempre in formato elettronico, e non cartaceo) di uno dei miei libri con un piccolo - ma agguerrito - editore. Ora gli ebook da questo blog già li ho tolti e anzi mi ero già quasi scordato di averceli, ma quell'ebook in particolare l'ho tolto anche da tutti gli altri miei siti link blog facebook e robe internettiane varie, visto che magari poi l'editore ci rimaneva male.

In ogni caso la versione ri-editata sarà (appunto) ri-editata per cui dovrebbe essere anche più pulita, leggibile e tutto il resto. Riguardo al titolo non vi dico qual è così rimane l'effetto sorpresa... anche se a capire quello che manca ci metterete un secondo.

Ma scommetto che sarà un secondo di grande tensione.

Simone

11/07/11

Il BLS, la rianimazione cardio polmonare, e la sopravvivenza dopo un arresto cardiaco.

Mi permetto di condividere con voi una piccola considerazione che forse qualcuno troverà interessante: durante i corsi di aggiornamento sul BLS-D (Basic Life Support and Defibrillation, sarebbe il cosiddetto massaggio cardiaco con l'uso del defibrillatore) io come istruttore domando sempre ai volontari se gli sia mai capitato di effettuare una rianimazione cardiopolmonare dal "vivo".

Domando cioè se, oltre che a seguire il corso e a defibrillare un manichino, durante il servizio in ambulanza sia mai capitato di intervenire su un vero arresto cardiaco.

Quello che è venuto fuori dalla mia (seppur ridottissima) analisi è che un buon 30% dei Volontari del Soccorso che svolgono servizi operativi si trova prima o poi a fare un BLS-D "reale", e che la preparazione e l'aggiornamento in questo campo siano effettivamente di importanza notevole.

Sempre da questa piccola analisi viene fuori che, in moltissimi casi, all'arrivo dell'ambulanza con i nostri volontari a bordo si scopre che sul posto, a rianimare il paziente, non c'è nessuno. Manca cioè, nella cosiddetta catena della sopravvivenza, la componente gestita dal soccorritore occasionale che chiama i soccorsi per poi iniziare il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca in attesa dell'arrivo dell'ambulanza. Manca insomma il BLS-A, per chiamarlo in termini più precisi.

Quello che ne viene fuori è che su migliaia di casi di arresto cardiaco che si verificano a Roma ogni anno, solo una piccola parte riceve un soccorso adeguato. E questo non perché manchi la preparazione dei Volontari e dei soccorritori del 118, ma perché manca una cultura di base della popolazione che spieghi a tutti quanti cosa fare e come comportarsi in un caso di emergenza.

Per dirlo in termini molto più "sintetici", nessuno sa come comportarsi di fronte a una persona che si trovi in arresto cardiaco, e per questo quando arriva l'ambulanza e il defibrillatore si rischia che il soccorso risulti inefficace, e in ogni caso si peggiorano le possibilità di sopravvivenza e recupero del paziente.

Ripeto e sottolineo che questa è solo una considerazione che nasce dalla mia esperienza personale, ed essendo molto limitata non può certamente dirsi rappresentativa della realtà di tutti i soccorsi effettuati sul territorio del nostro paese.

Mi sembrava comunque importante e di interesse collettivo condividerla con voi tutti.

Simone

05/07/11

Segnalazioni, scrittori, il tirocinio e cose varie.

Un aggiornamento un po' rapido, su un po' di tutto,

Cominciamo da una segnalazione che voglio fare da un po': sul sito Med Bunker trovate 4 o 5 articoli interessantissimi riguardanti la cura Di Bella. E c'è anche un epub che racchiude tutto.

Il metodo Di Bella è una cosa della quale ho sentito parlare tantissimo in rete, e visto che per una volta questi articoli sembrano scritti da una persona che si è informata e che ha fatto delle ricerche, forse a qualcuno di quelli che seguono questo blog farà piacere leggerli.

Io personalmente non dico la mia opinione: un po' perché non essendo ancora laureato forse non è il caso, e un po' perché semplicemente non ho voglia di inserirmi in una discussione tanto importante andando di fretta, e rischiare così di apparire leggero e superficiale.

Medicina a 30 anni: sto continuando a studiare per Patologia Integrata. Forse oggi finisco la prima lettura, o forse la finisco domani. Non credo di avere materialmente il tempo di ripetere tutto, e visto che lo scritto è di quelli a crocette pignolissimi (Domanda: quale di questi farmaci che non hai mai sentito nominare causa più effetti collaterali. Risposta: ma farmacologia non era un altro esame?!) non è che la vedo benissimo.

Poi il 27 c'è un esonero di Farmacologia, per cui mi sa che proverò a fare anche quello e si finirà anche quest'anno fino a fine Luglio a studiare. Mi ha detto qualcuno: hai voluto la bicicletta?! Sì, però la bicicletta la volevo guidare, non che me la infilassero su per il... naso!

Tirocini studenti medicina: lo scrivo così perché trovo poca roba in rete con queste chiavi di ricerca, che invece secondo me sarebbero interessanti.

Dicevo: tirocini a medicina come studente. Domani andrò al reparto di Medicina Interna, ma penso che sia il caso di iniziare a cercare qualcos'altro.

Non che la Medicina Interna non mi interessi (anzi, è il settore che mi attira di più) ma credo che a questo punto mi manchi completamente una pratica più - per così dire - terra terra. In quel reparto vedo un sacco di cartelle e di pazienti ospedalizzati, e mi faccio un'idea di cosa bisogna andare a cercare nelle varie patologie, però mi servirebbe un approccio più pratico e più sistematico, qualcosa tipo un ambulatorio o anche uno studio di medicina generale.

Insomma, mi piacerebbe questa estate trovare qualcosa del genere, e passare così almeno parte delle mie vacanze.

Potrei chiedere alla Croce Rossa di partecipare a qualche PMA (posto medico avanzato, sono le tende che vedete durante le manifestazioni) ma c'è una specie di scoglio burocratico perché non so se ho tutte le abilitazioni necessarie (il corso per montare la tenda e cose del genere!) e non mi aspetto troppo di trovare medici così disponibili che vogliano stare lì a spiegarmi le cose.

Oppure potrei cercare un ambulatorio magari della Caritas. Ma pure lì non so tanto bene dove andare, a chi chiedere, e se bisogna prima fare dei corsi per diventare volontario e tutto il resto. Io non per essere antipatico, ma sono già volontario di una associazione e secondo me non ha senso cercarne un'altra se non per qualche collaborazione saltuaria. Forse sbaglio, chissà.

Infine potrei chiedere in giro per l'ospedale, magari proprio alla professoressa di Medicina Interna. Magari mi dice "guarda, ad agosto fanno ambulatorio qui e se ci vai ti fanno fare qualcosa". Chi lo sa? Penso che ci proverò.

Blog e altri blog: se avete notato (ma non credo) ho rimesso i link a un po' di blog di scrittori e siti interessanti. Quando ho deciso di smettere di usare il blog per la scrittura (e successivamente di chiudere coi libri in generale) avevo deciso allo stesso tempo di tagliare un po' i ponti col resto della rete.

Ora però sono passati mesi, e omai sono solo un lettore che alla fine può avere curiosità sulle iniziative che compaiono in rete o farsi quattro risate quando la gente fa le solite polemiche sul nulla e tutto il resto.

Quelli che trovate sulla destra sono i blog della gente che ho incontrato in rete. Con alcuni sono amico, con altri no , con altri ancora vado d'accordo e altri infine li prenderei a pedate. In ogni caso io mi interesso d'altro e se anche spesso in questi blog si parla di ebook, libri ed editoria io non mi occupo più di queste cose e alla fine posso dare giusto un'opinione dall'esterno e da disinformato, e nulla più.

Come dite? E stica... pperi di chi metto o non metto il link?! Eh sì, in effetti... avete ragione. ^^

Simone

23/03/11

Studiare medicina e la paura del sangue.

Qualche giorno fa, in uno dei miei post sulla mia seconda laurea in Medicina ho trovato il seguente commento:

Ciao Simone, sono Ariel.


Sono in una situazione strana: mi piace studiare libri di anatomia, chimica, ecc... tutto ciò che è inerente la medicina ma quando entro in ospedale svengo!!! Non so che fare. Ho un forte desiderio di aiutare gli altri, di imparare "nomi terribili di malattie", le cure soprattutto ma la vista del sangue e l'odore di ospedale... mi fa stare male.

Penso che il lavoro del medico sia il più bello del mondo, perchè aiuta gli altri e da un senso alla propria vita. Io al momento sono una trentenne che fa l'impiegata e lavora tra le carte, e ogni giorno mi immagino che aiutare gli altri sia il giusto modo di vivere e non, come me, di fare buste paghe.

Cosa mi consiglieresti di fare? Avevo anche pensato di fare la scuola di osteopata. 6 anni, ma non è riconosciuta in italia questa figura. Bho?!

Help please!

Ariel.


Due parole da parte mia:

Ecco. Vi confesso che anche io, quando vado in ospedale per i tirocini, un minimo di paura ce l'ho sempre. Specialmente quando devo andare in un reparto nuovo, dove non so cosa aspettarmi e che cosa mi ritroverò davanti.

Paura ce l'ho anche quando ho un turno in ambulanza (cosa che ultimamente capita molto di rado) e chiamano per un incidente stradale oppure per un codice rosso.

Delle mie prime esperienze a contatto con un preparato anatomico ho già parlato in passato, mentre alla prima autopsia penso di non essere svenuto solo perché - dopo pochi minuti - al patologo-capo gli sono girate le palle e ci ha cacciati via tutti.

Ancora, in sala operatoria non mi hanno portato mai. Ma prima o poi succederà di sicuro... e non credo che sarà facile mantenere la calma mentre aprono il torace a qualcuno o rompono ossa e altre cose sanguinolente dall'aspetto dolorosissimo.

Cioè, arrivare a sentirmi male, dare di stomaco e anche perdere i sensi è una cosa che tutto sommato ho messo in conto (anche se per il momento non mi è mai successo, neppure in situazioni che comunque andavano un bel po' oltre alle cose che si vedono normalmente). C'è gente che può vedere e fare di tutto e magari non gliene frega niente fin dal primo impatto, mentre altri hanno bisogno di un approccio più graduale. Tutto qui.

Io sono dell'opinione che si può apprendere ogni cosa, e che con un po' di pratica e buona volontà alla lunga si possono fare anche cose che ci spaventano o che addirittura ci sembrano impossibili. Tant'è che la seconda volta in sala settoria è andata molto meglio della prima, e stavo molto più tranquillo. Vedere le autopsie è una cosa alla quale non mi abituerò mai fino in fondo, ma se mi tocca andare so che posso farlo, e amen.

Ma quanti medici e sanitari ci sono, anche già laureati, che hanno problemi ad affrontare certe situazioni? Ed è davvero così grave avere paura da studenti, oppure è un qualcosa che - alla fine - hanno superato tutti?

Voi che ne pensate?

Simone

15/03/11

Come aiutare il Giappone.

Visti gli eventi che conoscerete tutti, mi piacerebbe usare questa pagina per pubblicizzare le iniziative più interessanti che stanno nascendo a favore del Giappone e delle vittime di questa situazione tanto drammatica.

Inizio inserendo le prime tre che ho trovato facendo una rapida ricerca. Se voi avete qualcos'altro da segnalare, fatelo pure attraverso i commenti!

SMS ALLA CROCE ROSSA ITALIANA

GIAPPONE: UN SMS AL 45500 PER DONARE 2 EURO

La Croce Rossa Italiana in sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto e dallo tsunami. Attivata raccolta fondi.

Roma - A seguito del terribile terremoto che ha devastato il Giappone, la Croce Rossa Italiana ha aperto una raccolta fondi in sostegno delle popolazioni colpite dal sisma e dallo tsunami.
Per donare 2 euro alla Croce Rossa Italiana "Pro Emergenza Giappone" è possibile inviare un SMS da cellulari Wind, Tim, 3, Vodafone e COOPVoce o da telefono fisso Telecom, Infostrada e Fastweb al numero 45500.

DONAZIONE A SAVE THE CHILDREN

Dona anche tu al Fondo Emergenze per i Bambini. In caso di calamità naturali, terremoti, guerre e gravi disastri umanitari il tuo aiuto sarà già dove serve.

Con una donazione continuativa di appena 10 euro al mese proteggerai i bambini di tutto il mondo, in ogni momento, diventando parte integrante di una rete di soccorso pronta ad attivarsi in caso di emergenza.

La tua donazione oggi contribuirà all'emergenza terremoto in Giappone, ai progetti in corso ad Haiti e in Pakistan.

Il link dove fare una donazione a Save the children.


STREET FIGHTER CONTRO IL TERREMOTO!

Acquistando Street Fighter 4 per l'Iphone, la CAPCOM donerà il ricavato in beneficienza. Notate che l'offerta è valida solo per qualche giorno, per cui controllate che sia ancora attiva!

Our deepest thoughts and prayers are with people who were caught in tragic "Tohoku Region Earthquake" in Japan.

CAPCOM as a Japanese gaming company, starting from Mar. 15th through Mar. 22nd we are going to drop the price of iPhone / iPod touch "Street Fighter IV" globally and donate all the sales to public charity.

People from all over the world, please unite with us to help people in the disaster-strick area.

Street Fighter 4 sull'Apple Store.

SCRITTORI PER IL GIAPPONE

Attraverso il blog di Lara Manni, un'iniziativa singolare: mettere insieme una raccolta di racconti (online) da usare per pubblicizzare donazioni e campagne a favore del Giappone.

Per chiarimenti, seguite il sito dell'autrice che ha avuto l'idea!

Simone

30/12/10

Il mio duemiladieci.

Quest'anno sta per finire, e io sono soddisfatto: soddisfatto di come è andata l'università, soddisfatto della mia vita e dei rapporti interpersonali, e soddisfatto di tante altre cose.

Dal lato dello studio, in questi 12 mesi ho dato tutti gli esami del secondo anno di medicina. Tutto sommato è stato pesante e impegnativo: un po' per lo stress (alzarsi prestissimo e stare 6 ore in attesa di un'interrogazione è devastante adesso come lo era 15 anni fa). Un po' per il carico di studio che era - per come la vedo io - eccessivo rispetto al tempo che ci è stato dato per imparare tutte quelle cose.

Questo 2010 me lo ricorderò come l'anno in cui ho passato l'estate sui libri mentre gli amici andavano al mare. Come l'anno che ho declinato chissà quante cene e serate per ripetere un po' più di Biochimica e Anatomia. L'anno in cui fine settimana voleva dire principalmente studio tutto il giorno fino a notte inoltrata piuttosto che dormire, uscire e divertirsi.

Ma alla fine mi è anche piaciuto. Mi è piaciuto entrare in reparto pensando che i miei esami di base li avevo dati, e tutto sommato aveva senso che mi trovassi lì. E anche tornare presto da una cena con gli amici per studiare un po' prima di andare a letto è più gratificante di fare le ore piccole in qualche locale. C'è quella sensazione di combinare qualcosa di utile che - effettivamente - in altre attività un po' manca.

Però per l'anno prossimo spero di studiare di meno, poco ma sicuro! ^^

L'aspetto scrittura è quello che quest'anno si è incrinato di più. Non che questo sia necessariamente un male: ho smesso di scrivere storie che - evidentemente, visti i risultati - non interessavano a nessuno, mentre ho iniziato a scrivere per spiegare quello che faccio, per dare consigli, e per comunicare.

Leggere messaggi di persone che mi scrivono per dirmi come la mia esperienza di studente anziano li abbia incoraggiati in determinate scelte o in un determinato momento è sicuramente gratificante, e mi fa capire che tutto sommato il tempo sui libri e sul blog non è stato tutto sprecato. Nell'ottica poi di una vita e di un lavoro futuro indirizzato verso un qualcosa di analogo credo di stare sulla strada giusta... anche se cambiare rotta non è stato facile e alle volte mi sento ancora un po' sperduto e un po' isolato.

Con la Croce Rossa invece sono in un momento di transizione, e credo che il mio rapporto con il volontariato sia destinato a cambiare: quest'anno ho continuato a seguire l'aspetto dei corsi di rianimazione, ma ho fatto decisamente pochi turni in ambulanza. Un po' perché è un'attività che mi interessa meno, e un po' perché è effettivamente un impegno che insieme a tante cose inizia a pesarmi. Dico sempre che vorrei provare a fare dei turni in pronto soccorso così da avere un contatto di tipo diverso con i pazienti, ma poi non lo faccio mai... magari nel 2011 sarà la volta buona.

Resta da dire qualcosa sulla musica, che tra l'altro fino all'anno scorso nemmeno c'era. Mi piace suonare la batteria. Mi piace suonare col mio gruppetto di amici, e mi piacerebbe suonare meglio e magari qualche brano anche scritto da me. Ma qui davvero di anni ancora ce ne vogliono... e vedremo che succede nel 2011.

Ok, credo di aver scritto troppo. Sicuramente tante cose potevano andare meglio, ma tutto sommato posso catalogare questo 2010 come anno faticoso ma produttivo non tanto come risultati ottenuti, ma come possibilità future che ho visto aprirsi. Mi sembra quasi di essere ringiovanito, come se di colpo avessi chissà quante strade libere davanti a me, e chissà quante possibilità.

Ora non resta che fare qualche progetto per l'anno che deve venire... ma di quelli magari ne parliamo tra qualche giorno.

Simone

29/11/10

Emergenza in corsia.

Il semestre inizia ad avvicinarsi alla fine, e uno degli ultimi tirocini lo facciamo in un reparto di medicina clinica. Sarebbe la medicina interna, quella dove i malati stanno a letto per un tempo interminabile mentre i dottori cercano di capire che cos'hanno che non va. Quello che tutto sommato - e per il momento - vorrei saper fare come si deve io, una volta che dovessi laurearmi e diventare medico per davvero.

Questa volta non sono nemmeno troppo in ritardo, e arrivo che gli altri si stanno ancora finendo di preparare. Mollo borsa e giacca, prendo il fonendoscopio e mentre indosso il camice stavolta non ci sono emozioni particolari o chissà quali riflessioni che mi vengono in mente: sta già tutto diventando una nuova routine, e ormai mi sono quasi abituato.

Ci accompagnano in reparto, dove pare che una volta tanto ci lasceranno assistere al giro visite.

"Se vedete le visite non dovete aprire bocca e non deve volare una mosca" minaccia la professoressa. Tutto sommato, mi pare anche giusto.

Non facciamo nemmeno in tempo a iniziare, che ci interrompono: uno dei pazienti non sta bene, probabilmente è il cuore. E' un'emergenza.

La professoressa parte lungo il corridoio, gli altri medici le vanno dietro, dietro di loro gli specializzandi, poi gli altri tirocinanti e alla fine vado pure io. E tutti insieme entriamo in una stanza non dico piccola, ma che in linea di massima sarebbe adatta a contenere un quarto delle persone. In un letto, l'unico, c'è un signore molto anziano. E' agitato, dice che non respira, che si sente male e qualcos'altro che non capisco.

La professoressa si mette accanto a lui, dall'altro lato del letto ci sono gli specializzandi e noialtri stiamo tutti ammucchiati poco più indietro. Di scene con gente che sta male alla Croce Rossa ne ho già viste tante e devo dire che non mi fanno più un grosso effetto, ma il fatto di essere così in tanti mi dà fastidio: un po' perché non è che 20 persone lavorino meglio di 10, o di 3, e mi pare di stare in mezzo alle scatole. E un po' perché con tutta questa gente va a finire che il paziente pensa che chissà cosa gli sta succedendo, e si spaventa: anche questo mi è già capitato, sempre con la Croce Rossa. Magari un'altra volta ve lo racconto meglio.

E insomma, viene fuori che per fortuna Mario, il paziente, non aveva nulla di grave. Cioè, niente di più grave di quello che lo teneva ricoverato lì dentro, intendo. Che poi se ci avessi capito qualcosa ve lo direi anche, ma come mi pare sia lampante c'era un po' troppo casino e alla fine mi sono limitato a guardare. In ogni caso insomma l'emergenza non era niente di che, e la professoressa con medici al seguito decide di riprendere il giro delle visite... con tanto di coda di studenti, specializzandi e chi altro capitava raccattato per strada.

Il gruppo attraversa il corridoio ed entra in un'altra stanza, mentre io resto un po' indietro. Sarà che non mi piace stare in mezzo, sarà che ho le manie di protagonismo, comunque se ci fate caso me ne sto sempre un po' in disparte e anche qui non faccio eccezione. E stando indietro sento Mario che piange mentre parla con un dottore che è rimasto con lui.

"Sto per morire?" gli domanda. Ha visto 30 tizi col camice che entravano tutti insieme per vedere lui, e adesso è terrorizzato. Come da copione.

Io un po' vorrei provare a consolare il paziente, ma che cavolo gli dico? Un altro po' vorrei tornare nel gruppo a vedere gli altri malati e forse addirittura finire anche per imparare qualcosa. Mi affaccio nella loro stanza, e vedo 20 camici bianchi stipati attorno a un letto, mentre per capire anche solo il sesso della persona che stanno visitando penso che ci vorrebbe un binocolo.

E alla fine decido che quel paziente posso anche passarlo, e vado da Mario. Gli hanno messo la maschera dell'ossigeno, e sta lì che piange da solo mentre guarda fuori dalla finestra. E non è che ci diciamo molto: mi spiega che non voleva prendere non so che farmaco che gli hanno dato, e io gli dico che la professoressa gli avrà dato quello che gli serviva e che poi tanto era un farmaco leggero. Mi dice che la moglie è in ritardo, e io commento che in effetti c'era traffico e ho fatto tardi pure io. Si lamenta che ha le mani così fredde da non sentirsele più, e io vorrei tanto non stare solo al terzo anno e capire che cavolo ha... ma questo no, non glielo dico: tocco solo una sua mano gelida, e non dico niente.

Alla fine insomma niente di che. Però già dopo qualche minuto mi pare che Mario si sia un po' calmato, e l'idea che da qualche parte c'è una moglie che deve arrivare consola un po' anche me e torno tra gli altri tirocinanti senza troppi sensi di colpa.

Più avanti vediamo altri pazienti, proviamo qualcosa di pratico tipo polso e pressione e mi fanno anche prendere l'elettrocardiogramma a una signora anziana. Sto in mezzo al gruppo, ma continuo a sentirmi lontano e la realtà di non essere proprio amalgamato né con gli studenti e né coi professori non mi è parsa mai tanto evidente.

Se resti nel gruppo puoi fare tutte le cazzate che vuoi, ma tutto sommato non puoi davvero sbagliare. Segui il binario, stai con la massa e alla fine avrai quello che hanno tutti, senza pensieri e senza problemi. Io quando ho fatto quel cavolo di test di ammissione lo sapevo che il binario ormai era perso di brutto, e che un gruppo mio - inteso come insieme di persone nelle quali riconoscersi per trarre sicurezza - non ce l'avrei avuto mai più.

Ma questa non è una lamentela, un dispiacere o una preoccupazione. E' solo un dato di fatto che ora che scrivo queste righe mi pare assolutamente chiaro. Che cosa comporterà, questo, nel lungo periodo, forse posso presagirlo ma non posso davvero immaginarmelo più di tanto. E vorrei dire che non me ne frega niente, perché un po' tutto sommato è così, ma non è davvero così facile.

Per lo meno, oggi, non mi è parso facile per niente.

Simone

19/11/10

Il punto della situazione, a Novembre 2010.

Rieccomi con il consueto resoconto dei miei vari svaghi hobby impegni studi volontariati attività e lavori vari, che del resto non facevo da un po':

Medicina passati i trent'anni: il primo semestre di quest'anno inizia ad avvicinarsi alla conclusione (che segnerà l'inizio degli esami con un tremendo periodo di secchionaggine pre e post natalizio). Tra un po' spero di scrivere qualcos'altro a riguardo dei tirocini, preannunciandovi soltanto che - tutto sommato - non è che fino a questo momento mi senta particolarmente entusiasta.

La mia impressione è che l'università italiana dia una pista (e anche di brutto) a tante altre per quanto riguarda conoscenze e ricerca teorica, al punto che all'estero i ricercatori italiani sono decisamente apprezzati. Ma poi quando si tratta di passare alla pratica i problemi e l'immancabile burocrazia minano severamente il risultato finale. Sicuramente a Ingegneria era così: in 10 anni da ingegnere iscritto all'albo non mi è mai capitato di fare - per lavoro - qualcosa che avessi effettivamente studiato a lezione. E io non dico che sia neanche sbagliato, come approccio (meglio avere una mente in grado di apprendere in maniera autonoma piuttosto che saper fare benissimo un numero di mansioni limitato, secondo me) ma io non è che posso aspettare di avere 50 anni prima di saper visitare per davvero un paziente. Ma come dicevo, spero di parlarne un po' meglio più avanti.

Per il resto, a Dicembre ricominciano gli esami: devo ridare Microbiologia che purtroppo non riesco tanto a studiare, perché non mi piace proprio ed è troppo mnemonica. Devo fare Immunologia che mi piacicchia, è interessante ed è troppo mnemonica, e poi dovrei fare Patologia nella quale sto indietrissimo (visto che devo dare prima Immuno e Micro) mi piace molto ed è pure quella troppo mnemonica... ma del resto stiamo a Medicina, che vi aspettavate? ^^

Insomma sto messo un po' male ed è ora di mettersi seriamente sui libri... solo a trovare la voglia.

Scrittura e blog: la mia ricerca di ebook gratuiti da consigliare è andata così così. Ho spammato la cosa su siti dedicati agli ebook, forum di scrittori esordienti, facebook, altri forum di ditte che vendono ebook... insomma l'ho fatto girare un bel po', e alla fine ho tirato fuori un breve elenco di cose interessanti.

Certamente poteva andare molto peggi. Ma l'impressione che ho ancora una volta è che non è che ci sia poi un sostanziale interesse per autori nuovi e per editoria digitale. Magari molte persone compreranno (o scaricheranno da emule) l'ebook dell'autore famoso, ma nell'ambito dei nuovi autori e dei testi gratuiti non c'è veramente né da un lato molto materiale degno di nota, e né dall'altro un gruppo corposo di lettori effettivamente interessati. Penso comunque che l'ebook resti uno strumento necessario per farsi vedere come scrittore, e io continuero a usarlo... ma ormai lo vedo più come una sorta di biglietto da visita virtuale piuttosto che come un mezzo per dare il giusto risalto a uno scritto che si ritiene valido.

Forse si potrebbe lavorare per creare degli ebook che la gente abbia più interesse a leggere: magari scritti meglio (ma questo è un problema serio! ^^) che attraggano come testo e copertina e che magari siano in qualche modo adatti a chi ha solo intenzione di dare uno sguardo rapido: testi brevissimi? Caratteri giganti? Più disegni? Io qualche idea ce l'ho, vedremo.

Cose belle sulla scrittura: la presentazione a Venezia di Io scrivo è andata benissimo, e ve ne ho già parlato. Ci tenevo a ripeterlo, perché effettivamente è stata un'esperienza positiva. Una delle migliori probabilmente da quando ho iniziato a scrivere.

Ancora, non dico nulla perché non è che ci sia in effetti molto da dire, ma mi pare che l'aria da queste parti stia un po' cambiando e comunque sono contento anche solo per un paio di email che mi sono arrivate. Insomma un giro di parole assurdo solo per dirvi che sto tornando appena un po' più ottimista, e spero che prima o poi qualcosa si concretizzi sul serio.

Volontariato: in questo momento, con la Croce Rossa, mi occupo solo di corsi di Basic Life Support. Sarebbe la rianimazione cardiopolmonare (il classico massaggio cardiaco) con e senza defibrillatore.

In genere vado anche sulle ambulanze del 118, ma è un po' che non mi segno turni nuovi. Sarà che non ho tutto questo tempo libero (diciamo che non ne ho quasi per niente ^^) e se non mi chiamano loro non è che in genere mi faccia avanti io. La speranza è di trovare presto una sorta di turno fisso in ospedale, o con la Croce Rossa o anche solo con l'università, così da vedere un po' sul serio come si fa il dottore e non solo quello che defibrilla oppure il barelliere. Speriamo.

Penso di avere anche altre cose da dire, ma facciamo che non vi tedio troppo e mi fermo qui. Rimaniamo che prometto di parlarvi ancora dei tirocini, e magari se riesco ci scappa anche qualche altro racconto di quelli divertenti.

E spero tanto che vi farà piacere tornare a leggermi. ^^

Simone