17/04/14

Un turno un po' da schifo.

Questa può essere una protezione adeguata.
L'altra sera arrivo in Pronto Soccorso col mio classico spirito da idiota tutto contento che gli piace andare lì, e non vedeva l'ora che arrivasse il turno.

Immagino che arrivi un punto in cui uno si è talmente abituato e ne ha talmente sopra ai capelli da non poterne più... ma fino al fatidico giorno in cui diverrò insomma una persona normale, lo stato d'animo con cui vado in reparto è questo.

Entro nel box medico. Saluto strutturati, infermieri, pazienti in barella e specializzandi, e non ho fatto nemmeno in tempo a guardarmi intorno che un paziente deve dare di stomaco.

Mi metto i guanti, di corsa alla testa per aiutarlo a girarsi su un fianco mentre gli infermieri lo tengono di lato... e il paziente mi vomita addosso esattamente nello spazio del mio braccio rimasto scoperto tra il guanto e il camice.

«Simo', vatte a lavà!» consiglia intelligentemente un infermiere.

«Visto che faccio bene a portarmi sempre un camice di riserva?» commento io... anche se poi in realtà il camice è intonso, e quello tutto svomitazzato sono io.

Vado a pulirmi, e per prudenza mi immergo nell'amuchina e nel sapone medicalizzato. Tempo 10 minuti, e mi fanno:

«Prendi l'ecografo, che serve per il paziente Tal dei Tali, nell'altra stanza».

Io vado a cercare l'ecografo. Lo sollevo per spostarlo... ed evidentemente qualcuno che l'ha usato prima non l'aveva pulito bene, perché mi ritrovo addosso tutta una roba viscida e appiccicosa.

«Era solo il gel» mi dico, mentre spando acqua ossigenata sull'appiccicume che imbratta il camice (e a questo punto l'esistenza di quello di riserva si fa più interessante). «Il gel è mio amico».

Finito il lavoro con l'ecografo, decido di fare un salto alle macchinette del caffè. Anche se poi siccome è notte non prendo il caffé (che poi non dormo) ma una bottiglietta di aranciata o coca cola o quello che deciderà lo sponsor.

La bevanda rotola giù nel cassetto del distributore. Io la prendo, l'apro... e come del resto potevo aspettarmi la bottiglietta esplode e mi fa una mezza doccia. E rispetto alla roba che mi ha inzuppato finora potrei anche dire che mi sono lavato e non vedere la cosa come un particolare negativo del turno... ma comunque - questo è innegabile - oggi era proprio giornata.

Bevo quel poco che è rimasto nella bottiglia. Poi torno in reparto, e becco un altro infermiere.

«Mi aiuti a sistemare il respiratore del paziente intubato?» mi fa.

"Certo!" penso io.

«Certo!» dico io, in un fisiologico comportamento egosintonico (tanto per far vedere che ho studiato psichiatria).

Andiamo dal paziente, io mi metto di lato alla barella, l'infermiere stacca il tubo dal raccordo che lo porta alla macchina che ventila... e quello che c'era dentro esce tutto fuori e mi fa l'ennesima doccia della serata.

Io riguardo il tubo e il paziente 200 volte per controllare che nel respiratore non ci fossero sangue, vomito o altri agenti mortali. Per fortuna pare pulitissimo, e dentro c'era solo vapore acqueo condensato.

«Era solo condensa» mi ripeto, facendo lo shampoo con la soluzione iodata e spruzzandomi l'amuchina negli occhi. «Solo schifosissima e ripugnante condensa».

Alla fine torno a casa che, sì, sono ancora contento e felice come dicevo prima. Be', magari un pochettinino-ino meno, che oggi è stata tosta. Magari anche un po' più stanco e chiedendomi se mi verrà la polmonite nosocomiale, una recrudescenza di Vaiolo oppure - semplicemente - la peste. E diciamo che non fatico a capire perché certa gente il pronto soccorso lo odia, e non ci farebbe un turno manco morto ammazzato.

Io però già domani ci torno. E pure a Pasqua ci sarebbe un turno, per cui se finisco presto di ingozzarmi magari un salto lo faccio.

La prossima volta però ci vado con la tuta e cappuccio quelli che si chiudono sigillati, stile guerra batteriologica.

Così il camice, nel frattempo, lo lavo.

Simone

14/04/14

Sesto anno, secondo semestre: un dottore - quasi - preparato.

Leggere l'epitaffio, grazie.
Aggiornamento sulle ultime novità universitarie, che ogni tanto ci vuole:

Esami: gli esami iniziano a maggio/giugno. Devo dare come dicevo medicina legale, medicina e chirurgia 3 ed emergenze.

Sarei il solito lamentoso piagnone e ripetitivo a dirvi - per l'ennesima volta - che queste materie non mi piacciono, che sono noiose e che il sesto anno di medicina è una perdita di tempo. Per cui non dico nulla, anche se poi invece l'ho detto lo stesso... vabbe'.

La cosa che forse non immaginavate (ma probabilmente sbaglio) è che se do subito tutti e 3 gli esami tra primo e - massimo - secondo appello, allora vuol dire che mi laureo a luglio, e ho sconfitto - per la seconda volta - l'università.

Se invece c'è anche un minimo intoppo... be': se ne riparla settembre. E l'università ha sconfitto me. Vedremo.

Tesi: la tesi - l'ecografia polmonare d'urgenza - è a ottimo punto. Così ottimo che l'ho già fatta vedere al primario, che lui me l'ha già distrutta e che ho già fatto le varie riscritture e correzioni da fargli rivedere.

Se riesco a finire tutto entro o poco dopo la fine di Aprile, poi posso davvero metterla da parte e concentrarmi sugli ultimi esami. Speriamo bene.

Tirocini obbligatori: i tirocini "allegati" ai vari esami dell'ultimo semestre sono - invero - un tantinello deludenti.

Per il sesto anno di medicina io mi immaginavo giornate intere in reparto a operare pazienti e curare ammalati, mentre nella realtà il tirocinio finale totale ultimo e definitivo prima di diventare medico consiste in lezioni in aula, casi clinici in aula, ripasso in aula e un paio di mattine - solo due su 20 giornate di tirocinio o quante sono - in un reparto di chirurgia... dove ci hanno chiesto di intervistare un paziente e scriverne l'anamnesi.

Mi avevano già detto più persone e più volte che alla fine sarebbe andata così, e di non avere troppe aspettative. Però devo ammettere di essere comunque un po' deluso: come dicevo già anni fa, all'università ti danno almeno il doppio della preparazione teorica richiesta, ma poi quella del medico è una professione praticamente autodidatta: quello che sai fare te l'impari da te, mentre l'università è una grande e continua fatica per realizzare poi non si sa bene cosa.

Ripenso alla prima laurea in ingegneria, e provo a ricordarmi come fossero le cose lì, a suo tempo: in linea di principio non è che nessuno ti seguisse o ti insegnasse a lavorare davvero neanche come ingegnere, e per tutti i lavori che ho fatto in seguito ho dovuto comprarmi i libri e studiarmi le cose da me.

Ricordo esami assurdi dove usavo software complicatissimi per calcolare le oscillazioni di una torre di controllo, o giornate intere a disegnare autostrade o altre cose lontane anni luce dalla realtà che mi aspettava nel mondo reale.

Il lavoro dell'ingegnere è fatto delle cose che - incidentalmente - a volte capitavano a margine degli impegni folli imposti dai nostri professori, ecco: le cose inutili che ti obbligavano a fare per laurearti in ingegneria erano più facilmente "riciclabili" in un lavoro vero. Era un inutile che - magari non volendo - ti portava ad acquisire anche competenze dotate di una utilità reale.

A medicina invece ti dicono "non vi portiamo in reparto, perché siete troppi", e la cosa finisce lì. E forse questo discorso andrebbe approfondito in altri post... ma per ora forse è meglio cercare di guardare solo gli aspetti positivi, e lasciar perdere.

Internato per la tesi: passando insomma alle cose positive, la tesi come già detto va bene e l'internato in pronto soccorso prosegue - o sarebbe da dire "si va concludendo" - alla grande.

Contrariamente ai tirocini di cui borbottavo qui sopra, la frequenza in reparto mi ha dato una preparazione che io reputo "non sufficiente, ma quasi" a poter fare qualcosa anche da solo dopo la laurea.

Potremmo poi anche ammettere che l'internato per la tesi sia una parte inscindibile del corso di laurea, e che - in definitiva - il giudizio complessivo sull'aspetto pratico della formazione medica potrebbe anche rivelarsi a sorpresa positivo.

Il fatto però che tutto questo lavoro sia stato principalmente volontario, non obbligatorio e per certi versi controproducente per la mia (eventuale) carriera da dottore - visto che avrei speso più fruttuosamente lo stesso tempo a studiare per avere voti più alti e maggiori possibilità di entrare in specializzazione - conferma in sintesi quello che dicevo prima: si può uscire da medicina essendo dei dottori - quasi - preparati. Assolutamente sì. Ma è un lavoro che bisogna portare avanti per conto proprio.

E vabbe'. Per la prossima volta basta lagne e discorsi sull'università, che ci siamo rotti: direi che sarebbe il caso di provare a raccontarvi un altro tirocinio divertente (nel senso che ho fatto ridere tutti e ancora mi prendono per il cu...ore) che ho fatto l'altro giorno.

Poi - non so - di che altro volete parlare? Sentitevi liberi di proporre qualcosa... che - ora come ora - le idee un pochettino scarseggiano :)

Simone

10/04/14

Le abilità pratiche per fare il medico: aggiornamento.

Reperto di antico prelievo venoso venuto male.
Non so quanto tempo fa (non mi va di cercare il post) avevo parlato delle cose che stavo facendo in reparto, delle prime e banali abilità pratiche che stavo "assumendo" un po' per osmosi dalle persone più esperte che stavano attorno a me, e di quelle che - a parere mio - erano le cose che un laureato in medicina dovrebbe saper fare.

Ora dubito molto di aver raggiunto le capacità manuali anche minimamente necessarie per fare un qualsiasi lavoro sanitario (dal chirurgo a quello che pulisce i bagni) ma visto che il blog è più uno spazio di riflessione che altro riscriverei questa sorta di checklist, farei il punto della situazione e proverei a capire dove è possibile spingere un po' di più per migliorare.

Immagino di essere stato adeguatamente confuso, tuttavia andiamo avanti:

Elenco delle capacità pratiche che dovrebbe avere un medico neo-laureato... e delle mie:

1) Prelievi venosi, emogas, cannule e buchi vari.

Il prelievo è la cosa base che si pensa un dottore debba saper fare. A lezione/tirocinio in 6 anni ci hanno fatto fare un prelievo virtuale su un manichino senza nemmeno il sangue finto che usciva fuori (dovevi capire da solo se avevi preso la vena o no) e ora si vocifera che organizzeranno forse degli incontri aggiuntivi per andare in reparto a fare un prelievo sulla gente vera... ma tutto sommato spero di laurearmi prima.

Se pensiamo che il prelevatore (dottore che fa i prelievi alla gente nei laboratori) è un mestiere, potremmo facilmente fare 1 + 1 e pensare che forse anche se non te lo insegnano un prelievo conviene saperlo fare lo stesso... e insomma, io in reparto ho provato tanto a fare pratica coi seguenti risulati.

- Prelievo stupido (quello con l'ago e basta): infili l'ago e tiri via il sangue. Vabbe'. In reparto in realtà non si fa quasi mai. Ho provato una volta e ci sono riuscito, direi che non sia l'abilità medica più complessa del mondo.

- Prelievo con l'agocannula: infili la cannula nella vena, e da quella cacci fuori il sangue. In reparto si fa sempre così (perché poi la cannula rimane e puoi usarla per fare le terapie), ma è la cosa più difficile al mondo.

Cioè prima c'è la microchirugia dei vasi, poi c'è il trapianto combinato cuore polmoni e solo dopo - quando uno è bravo bravo bravo - puoi riuscire a mettere le agocannule.

Io un po' ne ho messe, e diciamo che se il paziente ha le venone giganti in genere ci riesco pure. L'ultima volta ho giusto scordato di togliere il laccio emostatico al momento giusto e ho allagato il pronto soccorso col sangue che spruzzava e pioveva lungo i muri... ma per fortuna il paziente era simpatico, e non s'è incazzato.

Con le vene difficili e che non si vedono invece chiamo gli infermieri, e la cannula la mettono loro. Che pure questa è una fantastica soluzione per saper lavorare benissimo... anche se poi all'infermiere lo pagano a lui.

Emogas: vi ho parlato per mesi dell'emogas, quando stavo imparando. Diciamo che lo so fare e lo so pure leggere e mi viene sempre. Quasi. E non ne parlo più. Quasi.

Accessi arteriosi: sarebbe l'emogas con l'agocannula, un mix delle 2 cose. Forse di interesse più specialistico che di un semplice medico laureato (anche pure questi li mettono gli infermieri), ho provato qualche volta e direi che è più facile delle cannule venose. Bisogna fare patica, ma insomma: se po' fa'.

2) ECG: l'elettrocardiogramma lo so fare e lo so all'incirca leggere. A parte quando ancora sbaglio a leggerlo e finirei in galere... ma sono sottigliezze.

3) EEG: l'elettroencefalogramma da noi lo fa un tecnico appositamente preparato. Io so riconoscere giusto se il paziente è deceduto... e insomma il vostro EEG - nel caso - fatelo leggere a un neurologo.

4) Visite mediche: in generale ho praticato un bel po' il fatto di vedere e valutare i pazienti. Credo di saper più o meno distinguere uno scompenso cardiaco da un ictus o da una crisi epilettica... so facicchiare un esame neurologico, inquadrare alla meno peggio un paziente e vedere insomma come sta.

La divisione netta tra pazienti medici e chirurgici fatta dall'ospedale comporta che la valutazione di patologie di interesse chirurgico non mi è toccata praticamente mai (per dire, se un ernia va operata o puoi mandare a casa il paziente. Vedere endoscopie, valutare la TC di un trauma eccetera). Penso sia un problema grave che l'università ignora totalmente, formando chirurghi che non sanno nulla di medicina (letteralmente) e medici che per metterti un cerotto devono chiamare l'ambulanza.

L'unica soluzione che ho trovato è risolvere la cosa da me, frequentando i box chirurgici del pronto soccorso, anche se non vale sempre la pena passare lì una giornata intera: magari vedi solo codici verdi che manco vanno visitati, oppure capita solo gente che va dritta in sala operatoria, e non vedi una mazza lo stesso. Probabilmente avrò più tempo per fare pratica in questo senso nel primo anno dopo la laurea, se continuerò a frequentare sempre gratis e sempre per conto mio in aggiunta a tutto il resto... ma insomma: è un po' deprimente, come cosa.

5) TAC, RX, Ecografia e immagini varie: penso che sull'ecografia - grazie alla tesi che sto facendo - sto iniziando a prenderci un pochettino. Anche questa non è una capacita medica di base e si potrebbe dire che poteva essere lasciata al post-laurea... anche se - per come la vedo io - non saper usare l'ecografo, oggi come oggi, inizia a essere una lacuna abbastanza letale.

RX e TAC ne ho viste tante, e diciamo che me la cavicchio. Il problema è che magari se stai in un dato reparto vedi sempre immagini relativi a certe patologie... mentre per le altre dovresti 1) girarti altri reparti 2) trovare il medico che si guarda EFFETTIVAMENTE le immagini invece che leggere solo il referto. Insomma: il solito mega-lavoro da fare per conto proprio... ma più o meno sono quasi parzialmente soddisfatto.

6) Punti, suture, medicazioni: come al punto 4. Ogni tanto vado dai chirurghi e vedo qualcosina. Tempo 35-40 anni e sarò diventato bravissimo...

7) Il punto sette? Bo'?! Che altro deve saper fare - di base - un medico appena laureato, secondo voi? Io penso di aver detto sutto.

Ma se avete qualche idea, fatemi sapere: che da qui alla laurea c'è ancora tempo per fare qualche altro tirocinio.

Simone

05/04/14

L'etica dei test di ammissione.

Tra un anno, niente test: iscrizione a una facoltà a caso.
È di nuovo quel periodo dell'anno in cui si tengono i testi di ammissione per la facoltà di Medicina.

In realtà, non è proprio lo stesso periodo: per la prima volta da - credo - sempre, il test di ammissione è stato anticipato da Settembre ad Aprile.

Se questa cosa dell'anticipo può tutto sommato non essere male per chi lo aveva già provato e va a tentare per la seconda volta (credo che aspettare "solo" sei mesi invece di un anno intero sia meno opprimente), per chi si sta per diplomare adesso e deve fare gli esami di maturità immagino che sia un mezzo disastro.

Adesso se vuoi entrare a medicina devi studiare per il test durante le lezioni di scuola. Farti le prove degli anni passati invece di preparare le ultime interrogazioni, e insomma mettere in secondo piano il diploma rispetto a un futuro ma tutt'altro che assicurato accesso all'univeristà.

Così, dunque, la prova di maturità è ufficialmente e istituzionalmente un impegno minore rispetto all'iscrizione all'università. Questo è il senso etico della cosa: non mi va di starci a pensare o di farmi un'opinione, e nemmeno di decidere se sono favorevole o contrario. Sono ormai talmente lontano dagli anni del Liceo che non penso nemmeno di avere la posizione adeguata per farlo... e perciò la accetto così: iscriversi a medicina (o architettura, o quello che sia) è più importante che andare bene a scuola.

Tutto bene e tutto - come dicevo - da non prendere troppo in considerazione... se non fosse che solo lo scorso anno c'era la proposta (e poi messa in pratica grazie a migliaia di ricorsi vinti) di dare un peso enorme al contrario all'esame di maturità.

Non so se il discorso è chiaro, per cui lo ripeto: lo scorso anno c'era l'inappellabile l'idea era che, prima di tutto, un giovanotto italiano dovesse eccellere nello studio delle materie delle superiori. E poi - eventualmente e se "meritevole" (parola che detesto e mi fa venire la gastrite) - potesse incamminarsi verso l'eventuale studio di una professione attraverso l'università.

Ora, già solo un anno dopo, l'esame di maturità è solo un intralcio da mettere da parte e risolvere alla meno peggio, mentre la capacità di un giovane e il suo "merito" si misurano su quanto sia bravo a fare il pianto con i professori del liceo per convincerli a lasciargli la possibilità di chiudersi in biblioteca e provare e riprovare e riprovare tante belle domande a crocette di chimica, biologia, cultura generale e quant'altro.

Non vi sembra tutto un po' una grande accozzaglia di prese di posizione, idee, proposte e riforme tutte sostanzialmente antitetiche e contrapposte? Ma come si fa a capire dove sta il fantomatico "merito"? Cos'è giusto fare? E chi è il futuro medico "bravo" se le regole e le caratteristiche su cui avviene la selezione variano completamente di anno in anno... e anzi di 6 mesi in 6 mesi, come in questo caso?

Stesso discorso per l'ingresso in specializzazione:

Hanno fatto una sorta di incontro di ricapitolazione al ministero, e il risultato - in sintesi - è stato: bo'?! Non abbiamo ancora deciso.

A 6 mesi da quella che forse pare che potrebbe essere la data del prossimo concorso, le regole sono destinate a cambiare ancora una volta e - al momento - non si sa se e cosa e come verrà valutato del curriculum di un dottore per dargli o meno dei punti bonus che lo avvantaggino nella prova. Non si sa quanti saranno i posti, non si sa quante saranno le domande, non si sanno gli argomenti e non si sa chi e come dovrà correggere le prove.

Ma alla fine la specializzazione è poco importante: si parla di medici già laureati, e uno bravo sul serio (e non secondo i canoni universitari) una volta sfuggito alle briglie della burocrazia italica troverà certamente un posto che lo accetti, e qualcosa di importante da fare.

Ma gli studenti delle superiori?

Io credo che uno che stia finendo il liceo adesso rischi di farsi l'idea che tutto il mondo in cui vive sia una gran presa per i fondelli, e che convenga semplicemente mirare subito al guadagno e a quello che conviene di più visto che - ovunque ti giri o qualunque cosa fai - è lo stesso paese in cui vivi che vuole fregarti e metterti i bastoni tra le ruote o che ti cambia le regole 3 volte in 2 concorsi, rendendoti di fatto impossibile organizzarti in anticipo.

A che è servito studiare tanto il Greco, o appassionarsi di Filosofia, o faticare su tante altre cose... se poi 2 mesi prima della prova finale l'unica cosa SENSATA da fare è mandare a fanculo tutto e concentrarsi di colpo su qualcos'altro? Serve a selezionare gli studenti più bravi ad adattarsi in fretta a una situazione stressante? Ok, ci posso stare.

Ma se fino all'anno scorso avere tutti 10 in Storia e Italiano era un vantaggio quasi indispensabile, ora d'improvviso - invece - nulla? Come lo giustifichiamo adesso che aver studiato certe materie ha tolto il tempo ad altre, e volerle ripetere bene fino alla fine ti rende sostanzialmente un pollo?

Bo'?! Oggi mi sento davvero un po' come il ministero, e la mia opinione è davvero questa: bo'.

Ogni anno arriva il periodo di questi test, e a me viene solo una gran tristezza.

Mi limito ad augurare un enorme in bocca al lupo a chi deve provarci. O ri-provarci... o ri-ri-riprovarci, ancora, per l'ennesima volta: comunque vada, siete chiaramente migliori voi del meccanismo che vi giudica. Almeno ci mettete del vostro, e la responsabilità dei vostri risultati ricade solamente su di voi.

Una minuscola soddisfazione, puramente dal punto di vista etico... ma spero che vi tiri un po' su :)

Simone

31/03/14

Quando finisce un turno.

Il va e vieni è una specie di questo (prima che me lo chiediate).
Esco dal pronto soccorso che fuori è già buio.

Mi chiudo la giacca, respiro l'aria fresca e scendo con calma le scale che portano all'ingresso dell'ospedale.

Oggi c'era una vecchina con un'ulcera perforata.

A un certo punto ha vomitato sangue, ed è andata in arresto cardiaco. Oppure è andata in arresto e poi ha vomitato sangue: io non so bene in che ordine, che sono arrivato dopo.

Comunque insomma sono entrato lì, e ho visto lei tra le lenzuola, la barella, il materasso e tutto quanto che praticamente galleggiava in un fiume di sangue che manco la scena dell'ascensore di Shining.

In mezzo al casino degli infermieri e dei dottori che rianimavano mi sono fatto spazio, e ho dato il cambio al massaggio cardiaco.

«È stata fatta l'adrenalina?» ho chiesto. «Quant'è che è in arresto?»

E poi, parlando con la persona alla testa che ventilava.

«Facciamo 30 compressioni, e due insufflazioni» come se davvero servisse che glielo spiegassi io.

A un certo punto ho guardato in basso, e ho visto le mie mani sul torace di quella donna che stava immobile, la bocca aperta e gli occhi semichiusi. C'era sangue ovunque: avevo i guanti sporchi, le lenzuola erano nere per quanto erano impregnate, e ogni tanto qualcosa mi schizzava addosso e sul camice che più tardi - piuttosto che pensare di portarlo a casa e provare a lavarlo - ho direttamente buttato nel secchio, e tanti saluti.

Dopo un po', il cuore della vecchina è ripartito. E io l'ho lasciata lì con gli infermieri e i dottori più esperti, che andavano dati i farmaci, i liquidi e quello che serviva e poi - di corsa - in sala operatoria, che bisognava fermare l'emorragia.

L'ho lasciata pensando che in genere dopo un arresto cardiaco, e in quelle condizioni... ma insomma: io, la mia parte, l'avevo fatta.

Poco più tardi, parliamo di minuti, da quella donna piccola piccola siamo passati a un omone di cento e rotti kg.

Settant'anni, non ha mai avuto problemi di salute. È entrato in pronto soccorso che era blu cadaverico senza nemmeno passare dal triage: direttamente in codice rosso.

Non respirava. O quasi: non si capiva più di tanto. Gli ho messo il saturimetro su un dito, e ho visto che segnava 79%.

Per chi non lo sapesse, il valore massimo della saturazione di ossigeno nel sangue è 100%. 95-96% è normale. 90% ci puoi ancora sta', che chi s'accontenta gode... ma 79% è proprio una merda.

79% è la saturazione di ossigeno nel sangue dei pesci, o delle rane. O non lo so di che animale che non respira proprio, o dei batteri che vanno a metano. Ma insomma, per l'essere umano stiamo lì lì che più che l'anestesista fai quasi prima a chiamare il prete.

All'emogas aveva un Ph che sarà stato tipo 6,9. Che adesso non sto qui a spiegarvi pure questo, ma vi giuro che era quasi più brutto della saturazione.

Insomma abbiamo messo l'ossigeno, e l'anestesista stava lì a farlo respirare col va e vieni come nei film dei dottori fighi, e piano piano la saturazione è risalita: prima 80, 85, 90, poi lentamente 96, 97, 98...

All'elettrocardiogramma si è visto che aveva un nuovo infarto. È stata allertata l'emodinamica, e attorno al paziente è iniziata una corsa per prepare tutto e mandarlo il prima possibile a fare una coronarografia, quella cosa che ti infilano un tubo nel braccio o nella gamba e lo usano per sturarti le coronarie.

In tutto questo mi sono ritrovato a ventilare col va e vieni questo omone enorme grosso il doppio di me. Lo sguardo inchiodato su quel numeretto del saturimetro, che come scende un attimo pensi che stai facendo uno schifo mentre come sale di un punto ti senti il dottore più figo dell'universo... anche se poi scopri magari che potevi pure lasciar perdere, perché il paziente respirava da solo.

Far respirare qualcuno con il pallone e l'ossigeno è una cosa che ti stanca come se facessi i pesi, o come quando i miei amici fissati con la montagna mi raggirano e riescono a portarmi a fare trekking. Se fai l'anestesista è capace che capita qualche intervento dove devi farlo per ore e ore e ore di fila... e già questo da solo mi pare un ottimo motivo per scegliere una specializzazione diversa.

Alla fine l'omone è partito per la coronarografia, e ha lasciato il pronto soccorso. E anche per lui ero tutt'altro che ottimista: un infarto del genere, che arriva coi parametri vitali degli anfibi... insomma: non era una situazione facile.

Il resto della giornata non è stato meno impegnativo: ho visto pazienti, letto cartelle, fatto cose... ma - sinceramente - ora come ora, non me ne ricordo nemmeno mezza.

E rieccomi qua, sulle scale dell'ospedale, che avevo iniziato a scrivere che stavo uscendo.

Mi piace quando finisce un turno. La sensazione di aver fatto qualcosa che mi piaceva. Di aver provato a imparare, e di aver fatto il possibile per metterci del mio.

Della vecchina ho saputo che ha superato l'intervento, e che adesso stava ancora in sala operatoria con l'antidolorifico, le trasfusioni di sangue e il cuore che batteva ancora.

L'omone gigante ha fatto la coronarografia, ed è stato trasferito in terapia intensiva. E insomma: anche qui pare che il mio pessimismo totale sia stato fortunatamente malposto.

Dopo il racconto dell'altra volta con la gente che mi scriveva i commenti mentre piangeva (scusate!) o per mandarmi affanculo, avevo promesso un qualcosa con toni un po' diversi e un finale più allegro... ed ecco: non è sempre così, e anzi forse non succede quasi mai. Ma oggi - invece - per qualche caso miracoloso e fortuito, esco dall'ospedale che è tutto andato alla grande.

Faccio quel po' di strada che mi separa dalla macchina. Fuori dal pronto soccorso, quando è buio, c'è un silenzio che è totalmente l'opposto del casino che invece ci trovi all'interno. E io cammino in quel silenzio. Ho la mente libera, e mi sento bene.

Monto nell'auto. Metto in moto, accendo la radio, e vado via.

Simone

25/03/14

Ancora sulle alternative alla specializzazione.

Strumento utile per mettersi in privato.
Oggi ri-parliamo (ancora) delle alternative al percorso standard da medico neo laureato che si abilita, vince il concorso in specializzazione (magari), si specializza, lo chiamano subito ovunque a lavorare (col piffero) e diventa un super luminare della medicina nel proprio campo e tutti lo cercano e lo pagano e scrive libri e fa i convegni... e poi si scopre che invece era tutto un sogno e non ha passato manco il test di ammissione. Ah, ah!

Insomma un elenco di mie idee alternative da - eventualmente - studiarsi meglio e approfondire da qui fino ai prossimi mesi:

ALTERNATIVE ALLA SPECIALIZZAZIONE DOPO LA LAUREA IN MEDICINA (titolone altisonante per raggirare i motori di ricerca):

1) Andare all'estero.

La soluzione più ovvia (si fa per dire!) almeno dal punto di vista delle idee che a uno gli vengono in mente quando sta nel paese proprio e scopre che nel paese proprio non funziona una minchia.

A me piacerebbe un posto col mare e col sole e vicino alla spiaggia e dove si mangia bene e ci sta un sacco di gente simpatica, belle ragazze e cose così... insomma se andassi all'estero me ne fregherebbe poco davvero degli aspetti legati alla medicina e mi concentrerei più sullo scegliere il posto in sé.

Prime idee: Costa Azzurra, la Spagna, i Caraibi, Fregene (quest'ultima era una battuta).

Punto a sfavore: vai all'estero, ricominci da capo, non conosci nessuno, stai da solo: tristessssssssss...

2) Fare dei corsi che diano qualifiche da utilizzare nel privato.

Una prima idea sarebbe un corso da ecografista della SIUMB.

Impari a usare l'ecografo (che già so usare in effetti... diciamo che impari meglio e hai un pezzo di carta). Poi vai in qualche posto a fare le ecografie e ti pagano. La vedo bene anche come una cosa da fare in privato, nel proprio studio.

Punto a sfavore: fai le ecografie. 10, 200, 4000 ecografie. Finisci a guadagnare tanti soldi a fare ecografie di routine e controllo, quello che chiamo sempre la medicina inutile per pazienti sani. E ti fai 2 palle così...

Altri corsi interessanti non ne ho ancora trovati, ma di sicuro ci saranno cose che puoi imparare da te e poi rivenderti. Comunque ammetto qui sono un po' troppo sul vago.

3) Fare un master.

Tra master e corsi, la differenza alla fine non è che sia molta. Ci sono master in endoscopia, in cura del paziente diabetico, in cardiologia, in ecografia (basta!!!!!!) e chi più ne ha più ne metta.

Io farei il master in medicina d'urgenza. Non perché tutto sommato mi attragga in maniera particolarmente travolgente il master in sé e per sé, ma perché essendo già interno a un pronto soccorso e avendo iniziato un certo percorso sarebbe un po' una sorta di "prolungamento" della laurea e della preparazione prima di farmi mandare definitivamente affancuore.

Interessanti anche master di argomento internistico (diabete, cardiologia ecc) sempre nell'ottica di rivendersi poi determinate competenze nel privato.

Punto a sfavore: il master è tipo una specializzazione dove però paghi per seguire, e poi dopo 1 anno ti appendi il diploma alla parete e non ha alcun valore se non il poter dire: "aho, io de 'ste cose ce capisco na cifra: c'ho pure il mastere!"

4) Lavorare in ambulanza.

Con un'esperienza in pronto soccorso e - prima - nel volontariato, fare il medico di ambulanza sarebbe quasi un'evoluzione "naturale". Lo stipendio è buono, le possibilità ci sono... insomma, non è una cattiva idea.

Punti a sfavore: io l'ambulanza l'ho vista sempre come volontariato. Farlo per lavoro un po' mi sembrerebbe di tornare a prima della laurea, solo con tante responsabilità in più. E poi non so quanto si possa "crescere" professionalmente in questo settore, e poi ancora a fare il medico del 118 ti ritrovi da solo, per strada, unico dottore di fronte a qualsiasi cosa: non è che io insomma ambisca eccessivamente a un lavoro del genere, ecco.

4) Lavorare in pronto soccorso.

Lavorare nei pronto soccorso (pronti soccorsi?) da semplice laureato in medicina è impossibile nei grossi ospedali, dove prendono solo specialisti.

Nelle realtà di provincia più piccole però so che lavorano anche medici di base, non specialisti. Per cui con un po' di buona volonta ci si potrebbe spostare un po' e trovare un posto dove farsi qualche periodo da precario in attesa di "meglio" o sperando nei periodici rinnovi dei contratti di collaborazione senza ferie, malattie, permessi e anzianità: evviva!

Punti a sfavore: andare in un piccolo paese non è tanto diverso rispetto ad andare all'estero, visto che lasci comunque tutto e ti ritrovi da solo. Solo che all'estero magari puoi sceglierti una città grande con più "vita", un piccolo paese è un paese piccolo e magari non è così facile costruirsi una vita privata, dei contatti e delle amicizie. Di nuovo, insomma: tristess...

5) Aprire uno studio privato.

Aprirsi lo studio è facile: dici "apro lo studio", e hai fatto. Almeno finché non si inventano che per aprire lo studio occorrono 20 mila ottemperanze burocratiche, una prova a crocette e le fotocopie delle pagelle delle elementari che dimostrino che eri bravo in condotta e in educazione fisica... ma per adesso, no: puoi aprirtelo come ti pare, e basta.

Più difficile trovare i pazienti che vengano da te a pagare cose che magari nella sanità pubblica hanno gratis.

La mia idea è quella di una medicina di base un po' più "approfondita", dove faccio ECG, ecografie e insomma cose che nel pubblico richiederebbero un sacco di tempo e tanti giri tra diversi dottori e specialisti. Pagare un po' di più per un servizio migliore, ecco: l'idea sarebbe quella.

Nella pratica questa cosa dello studio richiede in qualche modo un contatto e una pratica continua in altri posti, magari reparti ospedalieri, dove diventare effettivamente capaci a fare le cose che pretendi di offrire, e dove tenersi comunque aggiornati e in "forma" per affrontare qualche paziente che magari non presenta richieste completamente banali.

Sarebbe insomma un progetto a lungo termine, da associare ai master e corsi vari di cui parlavo in precedenza.

Punti a sfavore: lo studio privato da solo senza alle spalle un modo per fare pratica e aggiornarsi non è destinato a grossi successi. E pure trovarsi i pazienti non è che sia una cosa che fai dall'oggi al domani. E sì: sono cose che avevo già detto. Vero.

In linea di massima, come "inizio" il master in medicina d'urgenza e il corso da ecografista restano le prospettive più "papabili", almeno per iniziare. Poi bisogna cercarsi un posto dove fare pratica, e iniziare a mettere mano allo studio e a tutti i casini che ne conseguono.

Ma insomma, le idee ci sono. E la specializzazione non è davvero l'unica possibilità, secondo me.

Simone

21/03/14

Ancora sulla specializzazione.

Potrei fare il concorso da appenditore di lastre!
Il discorso su cosa (e come) fare dopo 'sta benedetta laurea in medicina l'ho già fatto in passato con qualche post anche abbastanza corposo a riguardo.

Torno a parlarne di nuovo perché me lo hanno chiesto negli ultimi commenti, me lo hanno chiesto via mail, me lo hanno chiesto gli amici che incontro magari per una birretta la sera, me lo chiedono in ospedale... insomma: sarà che è normale visto che stiamo più o meno in dirittura di arrivo, ma me lo chiedono un po' tutti ed è ora forse di parlarne di nuovo.

Bene.

Dopo la laurea, a pensare a una continuazione di una carriera all'interno della sanità pubblica, la cosa più naturale e - credo - normale un po' per tutti sarebbe provare il concorso per la specializzazione.

La specializzazione che farei è forse medicina d'urgenza (dove sono interno) ma forse anche una chirurgia generale o d'urgenza e forse ancora - come mi avevano consigliato in molti - anestesia.

Mi piace lavorare in pronto soccorso. Credo che sia l'unica medicina che mi piace davvvero. Intervenire sulle persone che stanno male, nella fase acuta della malattia: niente attese infinite per esami e analisi, niente malattie croniche dove non si capisce bene cosa fare o non fare, niente vedere e rivedere sempre gli stessi pazienti per mesi e poi anni...

C'è tutta una medicina che si occupa di cure inutili per pazienti sani, secondo me. E non dico che non serva (anche se l'ho appena chiamata inutile) o che non sia forse più importante impedire che qualcuno si ammali davvero piuttosto che aiutarlo dopo, quando è un casino... ma insomma, a me non mi ha ancora preso particolarmente.

Credo che la mia personale "indole" sia proprio compatibile con alcune cose e totalmente incompatibile con altre: mi annoio di tutto, mi scoccia la ripetitività, mi sono rotto di fare l'ingegnere, di fare lo scrittore e di mille altri interessi che alla fine diventavano la solita noia.

La medicina del pronto soccorso presenta invece sempre una componente di novità, scoperta, curiosità... anche solo per capire quali tra le 10 patologie che ormai conosci a memoria ha il nuovo paziente appena arrivato.

Ancora: vedere tanti pazienti e tante cose diverse, utilizzando strumenti e procedure differenti, ti dà anche la possibilità di crescere e imparare sempre qualcosa di nuovo. Ci sono dottori che si "fermano" e praticano sempre lo stesso intervento sugli stessi pazienti per 10, 100, 10 mila volte, fino alla pensione. Sono i più bravi nel lavoro che fanno, e la gente li cerca e se dovessi farmi curare da qualcuno anch'io non sceglierei nessun altro. Però, se dovessi essere io al posto loro... che palle.

Non ho finito. In pronto soccorso (ma forse questa cosa è in comune anche con altri medici) se stai attento alle pubblicazioni e alle ultime ricerche trovi sempre qualcosa che poco prima non c'era: procedure, strumenti, tecnologie... c'è sempre l'ultimo ritrovato o l'ultimo giocattolo da scartare. E se una volta impazzivo dietro a computer, digitale e robe elettroniche ora vedo le pubblicità dei nuovi ecografi o di qualche altra diavoleria medica e mi immagino quanto sarebbe fantastico metterci sopra le mani e poterla utilizzare.

E insomma: tutto bello, bellissimo, fantastico. Vai, avanti così e senza problemi.

Be', insomma:

Intanto, inizierei la specializzazione (nella migliore delle ipotesi) a 40 anni dovendo quasi sicuramente trasferirmi in un'altra città... e davvero ancora ricominciare da zero a fare qualcosa non mi pare - davvero - una prospettiva esaltante.

Poi diciamoci la verità: coi voti che ho (non arrivo a 27 di media) partirei già mezzo azzoppato in un concorso di per sé difficilissimo anche per chi non si troverà a gareggiare con dei punti di svantaggio. E io penso che bisogna guardare in faccia la realtà, e accettare che probabilmente i pochi posti in specializzazione andranno alle persone più brave a memorizzare l'Harrison (il manuale di medicina più famoso) e che tra quelle persone non ci sono io.

Provate a fare una gara con un vostro nipote di 15 anni di meno a chi corre più veloce o a chi si arrampica prima, e dategli pure un bel po' di vantaggio, e chiedetevi che possibilità avete di vincere. Per la memoria non è proprio la stessa cosa uguale identica, ma insomma... quasi.

Ora spero non si torni ai soliti 20 mila commenti sul concorso e sui posti in specializzazione, che tanto ormai i giochi sono fatti e ha pure poco senso parlarne. Ma capisco che è colpa mia che ho tirato di nuovo fuori l'argomento... per cui, non lo so: fate voi :)

Io aggiungo infine che le scuole di specializzazione non sono poi necessariamente tutte così esaltanti: dipende da dove capiti e cosa ti mettono a fare. Potresti stare 5 anni a scrivere lettere di dimissione, copiare terapie e reggere ferri in sala operatoria. O in un ambulatorio noioso o in una scuola dove chissà perché si occupano di 2 patologie e mezza e le altre non te le fanno manco vedere.

Non è che ti specializzi in chirurgia e sai fare il chirurgo, o ti specializzi in una clinica e il giorno dopo ti assumono in ospedale. C'è la forte e concreta possibilità che il post specializzazione sia tale e quale al post laurea senza sicurezze o altro.

Insomma, mi pare del tutto sensato e soprattutto razionale pensare a un percorso non specialistico, con prospettive sicuramente ridotte ma senza il rischio di perdere ancora altro tempo e ritrovarmi senza niente in mano, a ricominciare da zero ancora e ancora a un'età più prossima a quella della pensione che a quella in cui qualuno inizia a cercarsi finalmente un lavoro "vero".

Anche di altri percorsi e alternative ho già parlato nei vecchi post, ed evidentemente mi toccherà farlo ancora. Per adesso vi lascio con queste riflessioni, che ho già scritto troppo e vi ho anche temo fin troppo annoiato.

Per chiudere con una nota positiva, comunque, la tesi è quasi terminata e tra un po' potrei anche potermi permettere di lasciarla da una parte, bella e impacchettata, per concentrarmi sugli ultimi esami.

Tutto sommato, per adesso la priorità è comunque quella.

Simone