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19/05/14

Il calendario d'esami.

Vecchio calendario di quando studiavo ingegneria.
Gli ultimi post hanno ricevuto un bel po' di commenti, ma la frequenza di aggiornamento del blog è proprio ai minimi storici.

Purtroppo tra studio e tutto il resto il tempo è quello che è, e anche quando ho tempo devo trovare l'ispirazione e lo spirito adatti a scrivere... e insomma non aggiorno da una settimana e pure oggi ho poco da dire: scusate.

Poche novità: tesi finita, corsi quasi finiti, e tra pochi giorni ho l'esame di Medicina Legale.

Sono più o meno moderamente preparato, e sto cercando di ripetere il più possibile. Il fatto è che è una materia molto particolare piena di termini e definizioni e modi di dire giuridici ai quali non sono abituato.

Insomma se il prof mi chiederà qualcosa da ripetere a modo mio dimostrando - più o meno - di averci capito il capibile, dovrei cavarmela. Se mi chiederà di enunciare precisamente articoli e decreti vari, ricordando cioè a memoria tutti i termini e le definizioni corrette, direi che la vedo durissima.

Potrei addirittura non riuscire a laurearmi a causa di Medicina Legale, per quanto mi risulta difficile memorizzare certe cose... ma penso che non saranno davvero così fiscali. O per lo meno lo spero.

A seconda di come andrà l'esame di venerdì dovrò (ovviamente) ripeterlo oppure potrò concentrarmi sulle ultime materie:

Per laurearmi a Luglio, devo finire gli esami un mese prima. A giugno (appunto). Per far questo bisogna per forza di cose rinchiudersi in casa e studiare di corsa, sperando inoltre che non sopravvengano intoppi di alcun tipo.

Il "trend" della maggior parte dei miei compagni di corso, al quale penso di adeguarmi anche io, è preparare medicina d'urgenza per il 9 giugno, e poi dare anche medicina e chirurgia 3 appena due giorni dopo, l'11.

Sembra un po' una cosa folle. Però visto che i due esami condividono quasi interamente lo stesso programma, darli subito uno di fila all'altro è l'unico sistema che consente di avere un appello ulteriore a fine mese in cui - diciamo - "riparare" se il primo dovesse andare male.

Ok. Mi pare di aver detto più o meno tutto il dicibile. Spero di aggiornare presto nuovamente almeno per aggiornarvi (eh!) sui risultati di medicina legale. Prometto anche qualche raccontino nuovo sul reparto, anche se per quelli ci vuole un po' più di calma e ora proprio non è tanto il momento più adatto.

Insomma scusate ancora... e a presto! :)

Simone

12/05/14

La noia prima della tempesta.

Lo studio ai tempi che non si poteva cazzeggiare su facebook.
Giornate un po' tutte uguali, ultimamente:

Poche lezioni, qualche turno in ospedale, piano piano vado avanti con lo studio... e mi annoio.

Trovo noioso studiare cose che non mi interessano o ri-studiare cose già ri-studiate, e che magari non mi interessavano già da prima.

Noiosette lezioni e tirocini, che sono più una prova di sopportazione del tedio piuttosto che uno strumento per imparare.

Un pochino noioso - e non l'avrei mai detto - anche l'ospedale e il pronto soccorso: alle volte vado lì, e mi rendo conto che se c'è da fare qualcosa che già so fare allora mi ci metto, altrimenti sto un pochino troppo sulle mie.

Sto lentamente facendomi assorbire dallo spirito del "faccio sempre le stesse cose", e non va bene.

A pochi mesi dalla laurea dovrei cercare altri stimoli e imparare sempre di più. Frequentare qualche reparto diverso, studiarmi qualcosa di nuovo da provare ad applicare nella pratica, fare domande e rompere le palle a infermieri e strutturati, prendermi i libri e studiare le cose che non mi insegna nessuno.

Ma spingersi "oltre" quello che passa il convento richiede impegno e dedizione, e ora l'impegno è finalizzato a finire gli esami e tutto il resto passa in secondo piano: posso studiarmi un libro su - che ne so - la NIV, quando ho ancora il libro del prossimo esame mezzo intonso che mi aspetta? Sarebbe assurdo.

E così, grazie a questi giorni di stallo, credo di aver capito un po' di più su come funziona il lavoro del medico: allla fine una volta che sei laureato e lavori ti piazzano in una stanza a fare 1 cosa, e devi essere tu a spingere e scalpitare per imparare altro e uscire dalla semplice routine.

Penso ci siano 2 tipologie di dottore. O di infermiere... o di qualsiasi altro lavoro, a voler ben vedere: quelli che si sbracano sulla prima sedia che trovano, fanno quello che gli chiedono i superiori e inventano scuse per scaricare il da fare sugli altri o si arrovellano su assurdi dilemmi etici pur di non uscire dal microcosmo delle 3 solite minchiate che sanno fare.

E poi quelli che si interessano. Si muovono, si appassionano e fanno le cose perché sì, perché gli piace. E questi magari si prendono i cazziatoni, ogni minuto c'è il cretino di turno che va a rompergli le scatole, i colleghi li odiano e il capo non li sopporta... ma alla fine chissà perché quando c'è qualche casino da risolvere passa sempre tutto nelle mani loro.

Io vorrei essere un dottore come questi ultimi, certo. Chi non lo vorrebbe, almeno sulla carta? In teoria siamo tutti bravi ed eticamente perfetti ma poi, nella pratica... è tutta un'altra storia. Sarà veramente così, insomma? Posso solo dire che lo spero.

E vabbe'. Mi annoio, mi pare che si sia capito. E quando mi annoio escono fuori 'ste pippe mentali che non ci sto tanto dietro alla fine nemmeno io.

In ogni caso, tra un paio di settimane scarse ho il primo esame. Poi un altro esame. Poi un altro esame.

Poi devo preparare la presentazione della tesi, stampare e rilegare, sistemare 10 mila rotture di palle burocratiche e avere un esaurimento, 2 ulcere e un caso di delirium. E questo sempre nella migliore delle ipotesi.

Viva la noia, insomma. E finché dura, godiamocela.

Simone

10/04/14

Le abilità pratiche per fare il medico: aggiornamento.

Reperto di antico prelievo venoso venuto male.
Non so quanto tempo fa (non mi va di cercare il post) avevo parlato delle cose che stavo facendo in reparto, delle prime e banali abilità pratiche che stavo "assumendo" un po' per osmosi dalle persone più esperte che stavano attorno a me, e di quelle che - a parere mio - erano le cose che un laureato in medicina dovrebbe saper fare.

Ora dubito molto di aver raggiunto le capacità manuali anche minimamente necessarie per fare un qualsiasi lavoro sanitario (dal chirurgo a quello che pulisce i bagni) ma visto che il blog è più uno spazio di riflessione che altro riscriverei questa sorta di checklist, farei il punto della situazione e proverei a capire dove è possibile spingere un po' di più per migliorare.

Immagino di essere stato adeguatamente confuso, tuttavia andiamo avanti:

Elenco delle capacità pratiche che dovrebbe avere un medico neo-laureato... e delle mie:

1) Prelievi venosi, emogas, cannule e buchi vari.

Il prelievo è la cosa base che si pensa un dottore debba saper fare. A lezione/tirocinio in 6 anni ci hanno fatto fare un prelievo virtuale su un manichino senza nemmeno il sangue finto che usciva fuori (dovevi capire da solo se avevi preso la vena o no) e ora si vocifera che organizzeranno forse degli incontri aggiuntivi per andare in reparto a fare un prelievo sulla gente vera... ma tutto sommato spero di laurearmi prima.

Se pensiamo che il prelevatore (dottore che fa i prelievi alla gente nei laboratori) è un mestiere, potremmo facilmente fare 1 + 1 e pensare che forse anche se non te lo insegnano un prelievo conviene saperlo fare lo stesso... e insomma, io in reparto ho provato tanto a fare pratica coi seguenti risulati.

- Prelievo stupido (quello con l'ago e basta): infili l'ago e tiri via il sangue. Vabbe'. In reparto in realtà non si fa quasi mai. Ho provato una volta e ci sono riuscito, direi che non sia l'abilità medica più complessa del mondo.

- Prelievo con l'agocannula: infili la cannula nella vena, e da quella cacci fuori il sangue. In reparto si fa sempre così (perché poi la cannula rimane e puoi usarla per fare le terapie), ma è la cosa più difficile al mondo.

Cioè prima c'è la microchirugia dei vasi, poi c'è il trapianto combinato cuore polmoni e solo dopo - quando uno è bravo bravo bravo - puoi riuscire a mettere le agocannule.

Io un po' ne ho messe, e diciamo che se il paziente ha le venone giganti in genere ci riesco pure. L'ultima volta ho giusto scordato di togliere il laccio emostatico al momento giusto e ho allagato il pronto soccorso col sangue che spruzzava e pioveva lungo i muri... ma per fortuna il paziente era simpatico, e non s'è incazzato.

Con le vene difficili e che non si vedono invece chiamo gli infermieri, e la cannula la mettono loro. Che pure questa è una fantastica soluzione per saper lavorare benissimo... anche se poi all'infermiere lo pagano a lui.

Emogas: vi ho parlato per mesi dell'emogas, quando stavo imparando. Diciamo che lo so fare e lo so pure leggere e mi viene sempre. Quasi. E non ne parlo più. Quasi.

Accessi arteriosi: sarebbe l'emogas con l'agocannula, un mix delle 2 cose. Forse di interesse più specialistico che di un semplice medico laureato (anche pure questi li mettono gli infermieri), ho provato qualche volta e direi che è più facile delle cannule venose. Bisogna fare patica, ma insomma: se po' fa'.

2) ECG: l'elettrocardiogramma lo so fare e lo so all'incirca leggere. A parte quando ancora sbaglio a leggerlo e finirei in galere... ma sono sottigliezze.

3) EEG: l'elettroencefalogramma da noi lo fa un tecnico appositamente preparato. Io so riconoscere giusto se il paziente è deceduto... e insomma il vostro EEG - nel caso - fatelo leggere a un neurologo.

4) Visite mediche: in generale ho praticato un bel po' il fatto di vedere e valutare i pazienti. Credo di saper più o meno distinguere uno scompenso cardiaco da un ictus o da una crisi epilettica... so facicchiare un esame neurologico, inquadrare alla meno peggio un paziente e vedere insomma come sta.

La divisione netta tra pazienti medici e chirurgici fatta dall'ospedale comporta che la valutazione di patologie di interesse chirurgico non mi è toccata praticamente mai (per dire, se un ernia va operata o puoi mandare a casa il paziente. Vedere endoscopie, valutare la TC di un trauma eccetera). Penso sia un problema grave che l'università ignora totalmente, formando chirurghi che non sanno nulla di medicina (letteralmente) e medici che per metterti un cerotto devono chiamare l'ambulanza.

L'unica soluzione che ho trovato è risolvere la cosa da me, frequentando i box chirurgici del pronto soccorso, anche se non vale sempre la pena passare lì una giornata intera: magari vedi solo codici verdi che manco vanno visitati, oppure capita solo gente che va dritta in sala operatoria, e non vedi una mazza lo stesso. Probabilmente avrò più tempo per fare pratica in questo senso nel primo anno dopo la laurea, se continuerò a frequentare sempre gratis e sempre per conto mio in aggiunta a tutto il resto... ma insomma: è un po' deprimente, come cosa.

5) TAC, RX, Ecografia e immagini varie: penso che sull'ecografia - grazie alla tesi che sto facendo - sto iniziando a prenderci un pochettino. Anche questa non è una capacita medica di base e si potrebbe dire che poteva essere lasciata al post-laurea... anche se - per come la vedo io - non saper usare l'ecografo, oggi come oggi, inizia a essere una lacuna abbastanza letale.

RX e TAC ne ho viste tante, e diciamo che me la cavicchio. Il problema è che magari se stai in un dato reparto vedi sempre immagini relativi a certe patologie... mentre per le altre dovresti 1) girarti altri reparti 2) trovare il medico che si guarda EFFETTIVAMENTE le immagini invece che leggere solo il referto. Insomma: il solito mega-lavoro da fare per conto proprio... ma più o meno sono quasi parzialmente soddisfatto.

6) Punti, suture, medicazioni: come al punto 4. Ogni tanto vado dai chirurghi e vedo qualcosina. Tempo 35-40 anni e sarò diventato bravissimo...

7) Il punto sette? Bo'?! Che altro deve saper fare - di base - un medico appena laureato, secondo voi? Io penso di aver detto sutto.

Ma se avete qualche idea, fatemi sapere: che da qui alla laurea c'è ancora tempo per fare qualche altro tirocinio.

Simone

05/04/14

L'etica dei test di ammissione.

Tra un anno, niente test: iscrizione a una facoltà a caso.
È di nuovo quel periodo dell'anno in cui si tengono i testi di ammissione per la facoltà di Medicina.

In realtà, non è proprio lo stesso periodo: per la prima volta da - credo - sempre, il test di ammissione è stato anticipato da Settembre ad Aprile.

Se questa cosa dell'anticipo può tutto sommato non essere male per chi lo aveva già provato e va a tentare per la seconda volta (credo che aspettare "solo" sei mesi invece di un anno intero sia meno opprimente), per chi si sta per diplomare adesso e deve fare gli esami di maturità immagino che sia un mezzo disastro.

Adesso se vuoi entrare a medicina devi studiare per il test durante le lezioni di scuola. Farti le prove degli anni passati invece di preparare le ultime interrogazioni, e insomma mettere in secondo piano il diploma rispetto a un futuro ma tutt'altro che assicurato accesso all'univeristà.

Così, dunque, la prova di maturità è ufficialmente e istituzionalmente un impegno minore rispetto all'iscrizione all'università. Questo è il senso etico della cosa: non mi va di starci a pensare o di farmi un'opinione, e nemmeno di decidere se sono favorevole o contrario. Sono ormai talmente lontano dagli anni del Liceo che non penso nemmeno di avere la posizione adeguata per farlo... e perciò la accetto così: iscriversi a medicina (o architettura, o quello che sia) è più importante che andare bene a scuola.

Tutto bene e tutto - come dicevo - da non prendere troppo in considerazione... se non fosse che solo lo scorso anno c'era la proposta (e poi messa in pratica grazie a migliaia di ricorsi vinti) di dare un peso enorme al contrario all'esame di maturità.

Non so se il discorso è chiaro, per cui lo ripeto: lo scorso anno c'era l'inappellabile l'idea era che, prima di tutto, un giovanotto italiano dovesse eccellere nello studio delle materie delle superiori. E poi - eventualmente e se "meritevole" (parola che detesto e mi fa venire la gastrite) - potesse incamminarsi verso l'eventuale studio di una professione attraverso l'università.

Ora, già solo un anno dopo, l'esame di maturità è solo un intralcio da mettere da parte e risolvere alla meno peggio, mentre la capacità di un giovane e il suo "merito" si misurano su quanto sia bravo a fare il pianto con i professori del liceo per convincerli a lasciargli la possibilità di chiudersi in biblioteca e provare e riprovare e riprovare tante belle domande a crocette di chimica, biologia, cultura generale e quant'altro.

Non vi sembra tutto un po' una grande accozzaglia di prese di posizione, idee, proposte e riforme tutte sostanzialmente antitetiche e contrapposte? Ma come si fa a capire dove sta il fantomatico "merito"? Cos'è giusto fare? E chi è il futuro medico "bravo" se le regole e le caratteristiche su cui avviene la selezione variano completamente di anno in anno... e anzi di 6 mesi in 6 mesi, come in questo caso?

Stesso discorso per l'ingresso in specializzazione:

Hanno fatto una sorta di incontro di ricapitolazione al ministero, e il risultato - in sintesi - è stato: bo'?! Non abbiamo ancora deciso.

A 6 mesi da quella che forse pare che potrebbe essere la data del prossimo concorso, le regole sono destinate a cambiare ancora una volta e - al momento - non si sa se e cosa e come verrà valutato del curriculum di un dottore per dargli o meno dei punti bonus che lo avvantaggino nella prova. Non si sa quanti saranno i posti, non si sa quante saranno le domande, non si sanno gli argomenti e non si sa chi e come dovrà correggere le prove.

Ma alla fine la specializzazione è poco importante: si parla di medici già laureati, e uno bravo sul serio (e non secondo i canoni universitari) una volta sfuggito alle briglie della burocrazia italica troverà certamente un posto che lo accetti, e qualcosa di importante da fare.

Ma gli studenti delle superiori?

Io credo che uno che stia finendo il liceo adesso rischi di farsi l'idea che tutto il mondo in cui vive sia una gran presa per i fondelli, e che convenga semplicemente mirare subito al guadagno e a quello che conviene di più visto che - ovunque ti giri o qualunque cosa fai - è lo stesso paese in cui vivi che vuole fregarti e metterti i bastoni tra le ruote o che ti cambia le regole 3 volte in 2 concorsi, rendendoti di fatto impossibile organizzarti in anticipo.

A che è servito studiare tanto il Greco, o appassionarsi di Filosofia, o faticare su tante altre cose... se poi 2 mesi prima della prova finale l'unica cosa SENSATA da fare è mandare a fanculo tutto e concentrarsi di colpo su qualcos'altro? Serve a selezionare gli studenti più bravi ad adattarsi in fretta a una situazione stressante? Ok, ci posso stare.

Ma se fino all'anno scorso avere tutti 10 in Storia e Italiano era un vantaggio quasi indispensabile, ora d'improvviso - invece - nulla? Come lo giustifichiamo adesso che aver studiato certe materie ha tolto il tempo ad altre, e volerle ripetere bene fino alla fine ti rende sostanzialmente un pollo?

Bo'?! Oggi mi sento davvero un po' come il ministero, e la mia opinione è davvero questa: bo'.

Ogni anno arriva il periodo di questi test, e a me viene solo una gran tristezza.

Mi limito ad augurare un enorme in bocca al lupo a chi deve provarci. O ri-provarci... o ri-ri-riprovarci, ancora, per l'ennesima volta: comunque vada, siete chiaramente migliori voi del meccanismo che vi giudica. Almeno ci mettete del vostro, e la responsabilità dei vostri risultati ricade solamente su di voi.

Una minuscola soddisfazione, puramente dal punto di vista etico... ma spero che vi tiri un po' su :)

Simone

21/03/14

Ancora sulla specializzazione.

Potrei fare il concorso da appenditore di lastre!
Il discorso su cosa (e come) fare dopo 'sta benedetta laurea in medicina l'ho già fatto in passato con qualche post anche abbastanza corposo a riguardo.

Torno a parlarne di nuovo perché me lo hanno chiesto negli ultimi commenti, me lo hanno chiesto via mail, me lo hanno chiesto gli amici che incontro magari per una birretta la sera, me lo chiedono in ospedale... insomma: sarà che è normale visto che stiamo più o meno in dirittura di arrivo, ma me lo chiedono un po' tutti ed è ora forse di parlarne di nuovo.

Bene.

Dopo la laurea, a pensare a una continuazione di una carriera all'interno della sanità pubblica, la cosa più naturale e - credo - normale un po' per tutti sarebbe provare il concorso per la specializzazione.

La specializzazione che farei è forse medicina d'urgenza (dove sono interno) ma forse anche una chirurgia generale o d'urgenza e forse ancora - come mi avevano consigliato in molti - anestesia.

Mi piace lavorare in pronto soccorso. Credo che sia l'unica medicina che mi piace davvvero. Intervenire sulle persone che stanno male, nella fase acuta della malattia: niente attese infinite per esami e analisi, niente malattie croniche dove non si capisce bene cosa fare o non fare, niente vedere e rivedere sempre gli stessi pazienti per mesi e poi anni...

C'è tutta una medicina che si occupa di cure inutili per pazienti sani, secondo me. E non dico che non serva (anche se l'ho appena chiamata inutile) o che non sia forse più importante impedire che qualcuno si ammali davvero piuttosto che aiutarlo dopo, quando è un casino... ma insomma, a me non mi ha ancora preso particolarmente.

Credo che la mia personale "indole" sia proprio compatibile con alcune cose e totalmente incompatibile con altre: mi annoio di tutto, mi scoccia la ripetitività, mi sono rotto di fare l'ingegnere, di fare lo scrittore e di mille altri interessi che alla fine diventavano la solita noia.

La medicina del pronto soccorso presenta invece sempre una componente di novità, scoperta, curiosità... anche solo per capire quali tra le 10 patologie che ormai conosci a memoria ha il nuovo paziente appena arrivato.

Ancora: vedere tanti pazienti e tante cose diverse, utilizzando strumenti e procedure differenti, ti dà anche la possibilità di crescere e imparare sempre qualcosa di nuovo. Ci sono dottori che si "fermano" e praticano sempre lo stesso intervento sugli stessi pazienti per 10, 100, 10 mila volte, fino alla pensione. Sono i più bravi nel lavoro che fanno, e la gente li cerca e se dovessi farmi curare da qualcuno anch'io non sceglierei nessun altro. Però, se dovessi essere io al posto loro... che palle.

Non ho finito. In pronto soccorso (ma forse questa cosa è in comune anche con altri medici) se stai attento alle pubblicazioni e alle ultime ricerche trovi sempre qualcosa che poco prima non c'era: procedure, strumenti, tecnologie... c'è sempre l'ultimo ritrovato o l'ultimo giocattolo da scartare. E se una volta impazzivo dietro a computer, digitale e robe elettroniche ora vedo le pubblicità dei nuovi ecografi o di qualche altra diavoleria medica e mi immagino quanto sarebbe fantastico metterci sopra le mani e poterla utilizzare.

E insomma: tutto bello, bellissimo, fantastico. Vai, avanti così e senza problemi.

Be', insomma:

Intanto, inizierei la specializzazione (nella migliore delle ipotesi) a 40 anni dovendo quasi sicuramente trasferirmi in un'altra città... e davvero ancora ricominciare da zero a fare qualcosa non mi pare - davvero - una prospettiva esaltante.

Poi diciamoci la verità: coi voti che ho (non arrivo a 27 di media) partirei già mezzo azzoppato in un concorso di per sé difficilissimo anche per chi non si troverà a gareggiare con dei punti di svantaggio. E io penso che bisogna guardare in faccia la realtà, e accettare che probabilmente i pochi posti in specializzazione andranno alle persone più brave a memorizzare l'Harrison (il manuale di medicina più famoso) e che tra quelle persone non ci sono io.

Provate a fare una gara con un vostro nipote di 15 anni di meno a chi corre più veloce o a chi si arrampica prima, e dategli pure un bel po' di vantaggio, e chiedetevi che possibilità avete di vincere. Per la memoria non è proprio la stessa cosa uguale identica, ma insomma... quasi.

Ora spero non si torni ai soliti 20 mila commenti sul concorso e sui posti in specializzazione, che tanto ormai i giochi sono fatti e ha pure poco senso parlarne. Ma capisco che è colpa mia che ho tirato di nuovo fuori l'argomento... per cui, non lo so: fate voi :)

Io aggiungo infine che le scuole di specializzazione non sono poi necessariamente tutte così esaltanti: dipende da dove capiti e cosa ti mettono a fare. Potresti stare 5 anni a scrivere lettere di dimissione, copiare terapie e reggere ferri in sala operatoria. O in un ambulatorio noioso o in una scuola dove chissà perché si occupano di 2 patologie e mezza e le altre non te le fanno manco vedere.

Non è che ti specializzi in chirurgia e sai fare il chirurgo, o ti specializzi in una clinica e il giorno dopo ti assumono in ospedale. C'è la forte e concreta possibilità che il post specializzazione sia tale e quale al post laurea senza sicurezze o altro.

Insomma, mi pare del tutto sensato e soprattutto razionale pensare a un percorso non specialistico, con prospettive sicuramente ridotte ma senza il rischio di perdere ancora altro tempo e ritrovarmi senza niente in mano, a ricominciare da zero ancora e ancora a un'età più prossima a quella della pensione che a quella in cui qualuno inizia a cercarsi finalmente un lavoro "vero".

Anche di altri percorsi e alternative ho già parlato nei vecchi post, ed evidentemente mi toccherà farlo ancora. Per adesso vi lascio con queste riflessioni, che ho già scritto troppo e vi ho anche temo fin troppo annoiato.

Per chiudere con una nota positiva, comunque, la tesi è quasi terminata e tra un po' potrei anche potermi permettere di lasciarla da una parte, bella e impacchettata, per concentrarmi sugli ultimi esami.

Tutto sommato, per adesso la priorità è comunque quella.

Simone

15/02/14

La moda di studiare medicina.

Un'aula durante il test di ammissione.
Lo scorso anno, hanno tentato il test di ammissione a medicina circa 50 mila persone.

Più che altro, si trattava di studenti neo-diplomati appena usciti dalle superiori

È vero che in mezzo ci sta sempre pure qualche vecchietto come me e le tante persone che ho conosciuto attraverso questo blog, ma insomma noi 30-40 enni aspiranti universitari siamo circa l'1% del totale, e nelle logiche dei grandi numeri contiamo relativamente poco.

50 mila diplomati sono più o meno un quinto dei ragazzi che finiscono il Liceo o i vari istituti professionali o come si chiamano adesso.

Dei ragazzi che finiscono le superiori, tra l'altro, non è detto che tutti proprio tutti tutti scelgano una carriera universitaria. Molti andranno a lavorare, o comunque in ogni caso decideranno di non proseguire gli studi, per cui arrivo (ammettendo di poter sbagliare di grosso) a ipotizzare che in linea di principio circa 1 studente universitario su 3 cerchi - come prima ipotesi - di entrare a medicina.

Ecco.

E a voi sembra normale questo? Sembra una cosa - diciamo - comprensibile dati i gusti e le aspirazioni del ragazzo adolescente italiano medio?

Secondo me, a parlare senza mezze misure, è una cosa totalmente fuori da ogni parvenza di ragionamento verosimile.

Nella mia classe del Liceo - ormai (oddio!) 20 e rotti anni fa - su 28 alunni o quanti eravamo, giusto un paio si sono iscritti a medicina.

Gli altri si sono omogeneamente sparpagliati tra biologia, giurisprudenza, odontoiatria, ingegneria (tipo il sottoscritto) architettura... e a tanti come dicevo semplicemente l'università non gli interessava, e non l'hanno fatta.

Che adesso 1 ragazzo su 3, 4 o 5 voglia davvero fare il dottore è - francamente - inspiegabile.

Dico: "inspiegabile", guardando ovviamente la cosa secondo quello che riterrei essere il punto di vista delle normali e fisiologiche e salubri aspirazioni del giovane essere umano tipo. Cresci, ti diplomi, maturi delle idee, sviluppi dei gusti personali, e nella vita provi a realizzare quello che ti piace.

Non credo, non voglio credere, e non crederò mai che la maggior parte degli esseri umani ambisca a infilarsi in qualche corsia ospedaliera, e passare intere giornate a mettere le mani addosso a persone che non stanno bene.

Che un ragazzo su 3 si senta in grado di bucare, tagliare, prelevare, consolare, consigliare e anche e semplicemente veder morire qualcuno sotto ai propri occhi - cosa questa che mi è successa già troppe volte anche solo da studente - è francamente - e assolutamente - inverosimile.

Non che la passione, la voglia, il desiderio di "curare" non possano realmente esistere a quell'età. Cavoli se possono! Ma se uno è schifiltoso di tutto e gli stanno sul cazzo le persone e - che ne so - se vede uno malato gli piglia il panico, con che ragionamento razionale arriva comunque a provare in ogni caso l'ingresso alla facoltà di medicina?

Dove stanno i secchioni innamorati di formule, grafici e funzioni? La gente che adora i computer e che non vorrebbe mai fare altro nella vita che un qualcosa che comprenda uno schermo e un mouse? E quelli che vogliono un lavoro creativo? Estinti aspiranti musicisti, cantanti, scrittori... e pure i semplici fancazzisti - quelli che all'università non ci andrebbero manco morti - che fanno? Provano comunque il test.

Ma perché? Come accidenti gli viene in mente?

Io un po' di motivi me li sono inventati... oppure ci ho ragionato bene sopra o ancora - semplicemente - mi vengono in mente adesso e ve li elenco qui:

1) Ci sono 8 milioni di trasmissioni, serial e programmi sui medici, e la gente "c'è andata in fissa" come si dice in termini aulico-letterari.

2) I genitori pensano che fare il medico sia la cosa più assolutamente indispensabile del mondo, e costringono i figli a iscriversi.

3) La gente non sa semplicemente che cazzo fare della vita, e sceglie un po' tipo a caso. Per dire: io, Ingegneria, l'ho fatta così.

4) Qualcuno pensa che se ci sono 50 mila domande l'anno ne varrà comunque sicuramente la pena, e per questo ci provano pure loro.

5) I miei amici provano il test di Medicina. E allora pure io.

5) Ci sono sempre state tantissime domande per medicina. Cioè: bo'?! Magari è così ma, sinceramente, non credo.

6) Hanno tutti letto il mio blog, e di conseguenza visto il mio trainante fascino ambiscono semplicemente a seguire le mie impronte. E mi sa che qui ci ho proprio preso.

7) C'è la crisi e stanno tutti sotto a un treno. Però nell'immaginario collettivo i dottori sono tutti ricchissimi con la Porsche, il Ferrarino, la Mercedes o la Maserati a seconda dei giorni della settimana (non mi venivano in mente 7 nomi di macchine, scusate) e allora: vai. Medicina è il percorso migliore per una vita agiata in un paese allo sbando.

Che poi, voglio dire: non erano i dentisti quelli che guadagnano tanto? E già da un pezzo odontoiatria non è una specializzazione di medicina, ma una laurea a parte.

Mi sa tanto che - qualcuno - s'è confuso...

Simone

P.S.

Adesso non vi iscrivete tutti a odontoiatria: non si guadagna più così tanto nemmeno lì.

06/02/14

Seconda laurea in medicina: sesto anno, primo semestre... finito!

Spongebob lascerà un aspro commento anonimo.
Nonostante le gufate clamorose che ogni tanto mi ritrovo tra i commenti, e nonostante pure i sabotaggi autoindotti che appunto ogni tanto mi organizzo da solo (tipo quando il giorno dopo ho l'esame e il mio cervello vuole convincermi a tutti i costi a non presentarmi e a rinchiudermi nel lutto) ieri ho fatto medicina e chirurgia 2.

La mia valutazione è stata appena di pochissimo al di sotto del limite massimo che si può avere.

E seppure non dico mai i voti sul blog, è comunque interessante accennare alla cosa anche solo per ricordare (visto che la battuta la sto riciclando) che - tra tutti i vari secchioni - io faccio parte della categoria peggiore che possa esserci: quello che studia tantissimo, non esce di casa, fa le nottate sui libri, scrive i racconti pseudomedici sul blog e poi però non riesce a rendere proprio proprio il massimo... perché poverino - evidentemente - non ci arriva.

Battute che mi ricordavo più divertenti a parte (o forse in passato sono riuscito a scriverle meglio) del voto non ce ne frega veramente niente a nessuno, mentre è molto più interessante e pregevole il fatto che - con questo esame - ho finito la sessione e concluso il primo semestre del sesto anno con un largo anticipo rispetto all'inizio delle lezioni.

Questo, mi consentirà, in ordine di importanza dagli obiettivi più secondari a quelli più prioritari, di:

3) Poter iniziare magari a scrivere qualcosa per la tesi: che dice che senza la tesi - in alcuni casi - non ti laureei.

2) Poter andare in reparto a divertirmi (?) e a imparare la medicina senza l'ammorbante peso di inutili e noiosi esami che incombono.

1) Andarmene pure qualche giorno in vacanza senza perdere lezioni, tirocini, appelli o quant'altro.

Ora più che le consuete ovvietà non posso certo dire: sono contento dei risultati, e non vedo l'ora di affrontare pure il prossimo semestre e laurearmi. E fin qui, ci arrivavamo da soli anche senza scrivere o leggere il post.

Meno ovvio il fatto che - più si avvicina questa seconda laurea - e più si avvicinano tutta una serie di dubbi e incertezze che finora insomma ho sempre potuto relegare al "ci penserò più tardi".

Tolto cioè il discorso sul post-laurea (che quello in effetti l'abbiamo già fatto, e rifaremo, più volte) inizio seriamente a farmi pensieroso su cose come:

- Il giorno della fine degli esami, sarà il caso di ubriacarmi?

- Cosa indossare il giorno della discussione della tesi?

- Come organizzare la festa di laurea?

- Volendo fare un bel viaggio commemorativo: dove andare di preciso, e in che periodo?

Sono argomenti questi che magari uno inizia a studiare e si pone di fronte a queste cose in maniera entusiasta e con un po' diciamo di superficialità, come ammetto di aver fatto io... ma insomma: bisognerà in qualche modo iniziare a pensarci.

Simone

02/01/14

2014: tra fantascienza e vita da studente.

Astronavi e alieni non erano fanta-abbastanza.
2014. Duemilaquattordici Due mila e quattordici.

Non sembra un numero vero, è troppo grosso. Sembra una di quelle date dei film di fantascienza.

2014: l'anno che arrivano gli alieni. 2014: fuga dal futuro... insomma, ci stanno un sacco di film con titoli del genere o anche con date più piccole, se è per questo... tipo appunto il 2010 dell'immagine qua a sinistra.

Già nel 2010 - per cui figuratevi quattro anni dopo - la gente doveva viaggiare nello spazio, o andare nel futuro, o avere innesti nel cervello e tutte le cose più implausibili che vi vengono in mente. Magari dentro astronavi di plastica con lucine lampeggianti e senza i più banali ritrovati della tecnologia reale come internet, cuffie per ascoltare la musica o videogiochi.

Ma insomma, niente di tutto questo: il 2014 - come il 2013 e gli anni precedenti - lo passerò all'università. Senza dispositivi spaziali volanti. Senza alieni, senza viaggi nel tempo e tutto quanto, ma nella solita - banale - quotidianità da studente.

Eppure, un qualcosa di fantascientifico questo 2014 ce l'ha sul serio: perché il 2014 è l'anno in cui - dovrei - laurearmi.

A parte il fatto che - ora che ho scritto questo post - me la sono sicuramente tirata da solo e di lauree mi toglieranno pure la prima, resta questa sensazione di un anno carico di attese e possibilità importanti.

Sensazione presto smorzata dal fatto che dopo la laurea mi toccherà fare l'esame di stato, e che quello - ahimè - ci sarà nella migliore delle ipotesi a Febbraio 2015.

Insomma, che fregatura: gli alieni avranno cercato un pianeta dove la laurea in medicina dura di meno (beati loro). Non ho una Smart volante con cui parcheggiare comodamente in mezzo agli asteroidi, e pure se mi laureo in tempissimo non finirò in ogni caso di studiare.

Ma, insomma: la laurea potrebbe comunque arrivare, e direi che l'abilitazione è un problema talmente secondario di cui potremmo anche fare finta di fregarcene.

E adesso visto che non ho niente di meglio da dire, un mini-elenco dei traguardi medico-universitari conseguiti nel 2013. Che lo so che non gliene frega niente a nessuno, però il post era corto:

- Nel 2013 ho fatto DODICI ESAMI.

Il vecchio record di Ingegneria era 8, per cui lo abbiamo effettivamente stracciato. 12 esami sono talmente tanti che mi dimostrano allo stesso tempo di essere un super secchione senza speranza, e che gli esami di Medicina - evidentemente - sono troppo facili.

- Nel 2013 ho imparato a fare prelievi in maniera un po' così... alla "speriamo che ci riesco".

Ho fatto un bel po' di ecografie e in genere ci capisco qualcosa, ma non proprio tutto. Ho imparato a leggere un elettrocardiogramma, anche se qualche volta ancora sbaglio e invece - insomma - non sarebbe il caso.

So riconoscere un bel po' di cose alla TAC, ma non tutte. Faccio un esame obiettivo decente anche se alle volte mi scordo le cose, e un esame neurologico generalmente superficiale e affrettato ma sempre meglio di niente.

Ho messo una volta sola un accesso arterioso. Ho aiutato a mettere punti di sutura anche se non ho "cucito" mai io direttamente cose che non fossero manichini o stinchi di maiale.

Nel 2013 ho fatto insomma un sacco di cose da dottore "vero", e nel 2014 penso che probabilmente l'ideale sarebbe rifare tante volte queste stesse cose... ma un po' meglio.

- Nel 2013, il blog ha toccato un "top" di 25 mila pagine visitate nel mese di settembre, con punte di oltre 400 lettori al giorno.

Non mi piace tanto guardare questi numeretti (sicuramente, la maggior parte dei visitatori non è realmente interessata a quello che trova qui, ma ci arriva per caso) ma confrontandoli con quelli dei miei vecchi blog posso dire che - come scrittore - sono più letto adesso di quando cercavo per l'appunto di fare lo scrittore come lavoro... e questo la dice lunga su quanto non ci avessi capito una mazza :)

- Nel 2013, per concludere, ho praticamente riempito l'ultimo scaffale che avevo libero nel mio studio... e ora nel 2014 non so più dove cavolo mettere i libri universitari.

Ma vale la pena comprare una libreria nuova per un solo, ultimo anno? La prima, vera sfida del 2014 - evidentemente - sarà dare una risposta a questo importante quesito... anche se già adesso penso che butterò un po' di robaccia vecchia, e amen.


Simone

27/12/13

Diventare un dottore.

I medici precari sono pagati in compresse di Tachipirina.
Durante l'ultima lezione del semestre, tra studenti e professori è nata una discussione lunghissima sul post laurea, concorso per la specializzazione, e (tristi) possibilità lavorative per i pochi che ancora non hanno deciso di espatriare.

Al cenone di Natale (e nei giorni successivi) più di un parente mi ha fatto il solito terzo grado su: "cosa fai dopo"? "In che ti specializzi"? "Come pensi di trovare lavoro "solo" con la laurea in Ingegneria e Medicina?"

Incontro degli amici, e di nuovo: "ma col master cosa ci fai? Perché dovrei farmi fare l'ecografia da te? Ma l'elettrocardiogramma non devi essere SPECIALIZZATO IN CARDIOLOGIA, per poterlo fare?"

Pure su Facebook, la gente mi chiede l'amicizia per farmi le stesse domande: "ma poi dopo la laurea che farai?" e lo stesso via mail. E su Twitter. E nei commenti al blog.

Ci manca giusto Instagram, ma lì forse è colpa mia che non lo so tanto usare e magari qualcuno mi chiede qualcosa ma me la perdo.

E insomma, è un po' di tempo che sembra quasi che non si parli di altro e che il discorso sia diventato un po' monotematico. Sarà il fatto dei tagli alla sanità, sarà la crisi e - soprattutto - sarà il periodo storico un po' negativo per i medici in generale.

Davvero, chi si è laureato in questi ultimi mesi rischia di ritrovarsi nell'infornata di medici più sfigata della storia: a partire dai seguaci di Esculapio alle più moderne terapie genetiche, non c'è mai stata una situazione così nera e negativa per un dottore italiano appena laureato.

In pratica ti laurei in una facoltà che già di per sé non ti dà degli strumenti per lavorare con un minimo di indipendenza. Non c'è posto per specializzarsi, non c'è posto per farsi assumere, non si può nemmeno fare il medico di base o i certificati più banali. Alla fine quello che puoi ambire nella più fortunata delle ipotesi è un posto da libero professionista precario, sottopagato, senza malattia o tredicesime o cazzi vari e schiacciato da burocrazia, tasse, assicurazioni e obblighi di ogni tipo.

Aggiungiamo pure gli assurdi fatti di cronaca recenti (che non voglio citare, ma saprete di cosa parlo) e che come sbagli a mettere un dito messo male rischi pure di beccarti denunce e procedimenti giudiziari vari... e allora stiamo veramente alla frutta.

E insomma: dopo l'entusiasmo di queste feste vogliamo passare al pessimismo totale e illimitato? No. Almeno - io - no. Assolutamente.

Io quando ho scelto di mollare quello che facevo per diventare un dottore, non sapevo realmente dove sarei arrivato. La cosa poteva durare un mese, un anno e poi spegnersi lì, oppure potevo andare avanti e finire dove sono adesso, che ormai manca poco.

Io sapevo che iscrivendomi a medicina non potevo aspettarmi chissà che risultati, e che vincendo il test di ammissione non avrei "svoltato" come si crede una bella fetta di quei 50 mila candidati che - chissà per quale motivo - ci provano ogni anno.

Decidendo di diventare un medico il lavoro "da paura", quello da ingegnere che firmi 4 carte del cazzo e stampi la fattura e intaschi i soldi - che già avevo - lo stavo buttando nel cesso e addio. Ciao ciao. Il fatto è che io sono un coglione, e a me quel lavoro faceva schifo e mi aveva reso infelice e depresso.

Fatto sta che nessuno aspetta un neolaureato di 40 anni per assumerlo o farlo primario o metterlo a capo di qualche sala operatoria o dipartimento importante. Ma io non è che non ci arrivavo da me fin dal principio, eh? La laurea in Ingegneria insomma a capire un minimo dei rapporti di causa ed effetto tutto sommato è servita :)

Se mi sono iscritto a medicina l'ho fatto per diventare la persona che volevo essere. E a 30-40 anni ma anche un pochino a 18 o a 20 - perché non sarebbe giusto dire altrimenti - se decidi di diventare chi vuoi tu devi farlo barattandolo con un casino di tempo buttato sui libri. Con la possibilità di sistemarti subito. Con una professione migliore. Con possibilità di carriera. Con una serenità familiare e con tante altre cose delle quali niente di quello che potresti ottenere o vincere "dopo la laurea" ti potrà mai ripagare materialmente.

L'unica cosa che dà un senso a certe scelte e a certi percorsi, è portarli a termine. È spegnere quella vocina del cazzo che da anni ti dice "provaci, provaci" e guardarti indietro alla fine di tutto e dirti: "ecco, ce l'ho fatta. Non mi pare vero".

Se andiamo a valutare lo stipendio, io non guadagnerò mai abbastanza rispetto a quello che ho speso in questa laurea, mi pare evidente. Ma, insomma, già lo sapevo e l'avevo già messo in conto.

E insomma: a Natale sono stato - tra il pranzo e la cena - in pronto soccorso. Unico studente dell'intero comprensorio ospedaliero e universitario, ho fatto un po' di ecografie, ho visto qualche medicazione, ho letto una TAC e mangiato cioccolata e panettone con gli amici infermieri e medici del reparto.

Il 26 Dicembre sono andato al pronto soccorso pediatrico. Unico studente dell'intero comprensorio ospedaliero e universitario pure lì, ho visitato un po' di regazzini. Ho visto cosa si fa quando hanno il raffreddore e sputacchiano e scatarrano, e lì la cioccolata non c'era ma tanto poi avevo un'altra cena natalizia e dolci e pandori vari non sono mancati.

E insomma, per rispondere di nuovo a tutti parenti e amici e conoscenti che me lo chiedono: dopo la laurea farò qualche corso e master. Senza specializzazione certo è difficile trovare un impiego stabile o dei pazienti o una struttura che ti si fili, e non è facile nemmeno trovare un modo elegante per rispondere a chi ti predice sventura durante il cenone di Natale.

Ma io mi sono iscritto a medicina per diventare un dottore. Io voglio fare il medico perché mi piace andare in pronto soccorso durante le feste tra il casino, la puzza, la gente che schizza sangue e i bambini che ti sputano i virus in bocca e piangono per tutto il turno filato senza interruzioni pause o abbassamenti di volume neanche minimi: roba che a passarci la notte mi sa che esci pazzo.

Volevo diventare un dottore. Forse ce l'ho quasi fatta, e sono già contento così.

Sono - davvero - già contento così.

Simone

20/12/13

Grande entusiasmo natalizio!

Quest'anno è Natale anche per gli studenti!
Doppio post consecutivo in 2 giorni... ma, vista la situazione, ci stava! :)

Babbo Natale è già passato, e insieme all'esame di Sanità Pubblica dell'altro giorno (di cui non so ancora il voto, ma in ogni caso: "lo prendo") mi ha portato anche la promozione per Pediatria.

E insomma: meglio di così non poteva andare. E la cosa comporta un sacco di fattori positivi che vanno a sommarsi nel più meraviglioso dei Natali (vabbe') del tipo:

- Sto in "vacanza", posso comprare i regali ai nipotini e prendere un po' d'aria. Anche se - eccheccavolo - piove.

- Spinto dalla deriva pediatrica (?) del momento, sono andato al pronto soccorso pediatrico a chiedere se posso frequentare un po' lì.

Mi hanno detto di mandare una mail al prof incaricato, cosa che farò ormai nel fine settimana. Vi terrò al corrente.

- Mi mancano - scusate ma quasi non mi pare vero - dicevo mi mancano 5 esami alla fine... degli esami, appunto. Che non dico "alla laurea" perché c'è pure la tesi, e non è mica tutto ancora per niente detto. Però i cinque esami sono effetivamente cinque, e cinque è un numero che inizia a suonare benissimo.

- Questo semestre devo dare Medicina e Chirurgia 2, e Ginecologia. Ho praticamente tutta la sessione per prepararli e posso anche organizzarmi il tempo in una maniera da tale da non ritrovarmi a studiare la notte con l'acqua alla gola.

Cosa che di sicuro invece al contrario - e come sempre - si verificherà. Ma vabbe', la possibilità comunque ce l'avrei.

- Sto un po' più tranquillo, e posso andare in reparto a frequentare e a rimettere un po' le mani sulla tesi, che al momento langue in alto mare senza manco mezza riga di introduzione ancora scritta. Ma le tempistiche - credo - sono nella normalità e nella media di quelle di qualsiasi studente.

- Visto che per l'appunto si respira un minimo d'aria fresca, a Gennaio dovrei anche fare un breve tirocinio in un ambulatorio di medicina generale, con uno dei medici che hanno tenuto il corso di Sanità Pubblica.

Ora che mi interessi davvero la medicina generale non lo so, ma passare un po' di tempo oltre che al pronto soccorso dove vado di solito, in quello pediatrico (se riuscirò a organizzare) e anche in un ambulatorio "di base" mi sembra un bel sistema per ravvivare l'apprendimento di cose un po' più pratiche (che al momento è un po' in un mezzo stallo) e anche un pochino la passione che in questo periodo si stava piuttosto affievolendo.

Ammetto - ma si sarà notato anche dal blog - che tra materie che mi piacciono poco e tirocini non sempre interessanti, questo sesto anno stava passando veramente un po' fiacco... e invece di punto in bianco sono contento, entusiasta, e quasi non vedo l'ora che passino le feste per rimettermi il camice in qualche ambiente nuovo.

Grazie, Babbo Natale, mi hai fatto proprio un bel regalo! Adesso, però, voglio dormire per 3 giorni.

Simone

15/12/13

Qualche riflessione sul blog.

È vero: questa foto coi blog non c'entra un...
Una volta, tanto tanto tempo fa, in una galassia lontana, molto tempo prima di iscrivermi a medicina, ho aperto il mio primo blog.

C'era 'sta storia che a un certo punto avevo deciso di fare lo scrittore professionista, e insomma parlare online delle mie cose e mettere i miei romanzi su internet pareva una buona idea... cosa che in effetti è stata: migliaia di ebook scaricati (quanti effettivamente letti non posso saperlo), centinaia di commenti e alla fine anche un libro arrivato in libreria che - per quanto il mio obiettivo fosse sempre quello di pubblicare un romanzo - è stato comunque un po' la ciliegina sulla torta.

Poi insomma col tempo un po' la scrittura non è andata come speravo: nell'editoria semplicemene non ho trovato uno spazio per scrivere quello che mi piaceva, e non credo che scrivere quello che piace agli altri abbia senso. Per me sei quello che scrivi, e se devi sforzarti di essere altro solo per rientrare in uno standard più facilmente vendibile... bè: io non ci riesco. Come scrivevo di mio non ha funzionato, e allora basta.

E insomma piano piano è nata l'idea di cambiare un po' tutto, e alla fine eccomi qui a parlare di università, medicina e quello insomma che trovate nei 5 anni di aggiornamenti passati.

Un solo, ultimo appunto, sulla scrittura: io sono 5 anni che andando in giro su forum, siti, blog, facebook eccetera mi dichiaro - provocatoriamente - ex scrittore. E mai nessuno degli "addetti ai lavori"o esperti letterati che dir si voglia mi ha mai detto che parlare in un blog è comunque scrittura, e che per dichiararmi davvero EX-qualcosa avrei dovuto chiudere in maniera completa e totale.

Io penso che un racconto del genere, dall'inizio alla fine (si spera) di un percorso universitario, si meriti una dignità letteraria non per qualità, contenuti o stile o insomma per qualsiasi valore tecnico o stilistico che di sicuro non ci troverete, ma semplicemente per quello che è: una storia.

Il fatto che mai nessuno me l'abbia fatto notare in 5 anni, sancisce ancora una volta che io ho tutte delle idee miee sulla scrittura, sui libri, sull'editoria e anche diciamo molto sul mondo e sulla vita in generale (temo che valga anche per l'ingegneria e per la medicina!) che per tanta altra gente sono - al contrario - inconcepibili. E insomma, tutto sommato, continuo a dirmi: perché continuare a starci sopra e a rovinarmici la vita? Chi nasce tondo non muore quadrato: passiamo ad altro.

Resta insomma questo blog. Tanti piccoli racconti di tirocinio e vita da studente, che mi piacciono e vorrei in qualche modo risistemare e conservare (magari in un ebook, tanto per non perdere il vizio). Tante riflessioni personali spesso utili, altrettanto spesso no. E tra queste tanti commenti e tanta partecipazione sia qui sul blog che via mail, in privato.

E insomma: tutto sommato, questo blog mi ha tenuto davvero compagnia in questi anni. Mi ha aiutato a sfogarmi nei momenti di merda, mi ha aiutato a metabolizzare meglio tante situazioni, e mi ha concesso di rivedere me stesso anche un po' da lontano fino addirittura a trovare il modo di ridere di tutte le cazzate che ho fatto, e di prendermi in giro un po' da solo.

L'ho già detto tempo addietro - credo - ma lo ripeto: aggiornerò il blog fino al giorno della laurea, e poi penso di smettere.

Un po' perché sono stanco, e penso si noti spesso un po' un calo nel "tono" e nel livello dei post. Un po' per tutto il discorso che ho fatto finora, e un po' anche perché per dare valore a una storia bisogna anche dargli un inizio e una fine prima che diventi un accozzaglia di trame e personaggi senza fine, come una telenovela.

Invece la laurea con - che ne so - la gente che piange, io che chiamo ADRIANAAAAA, il cattivo (?) che mangia rabbiosamente i fogli per la mia interdizione e insomma quella roba lì... mi parrebbe davvero il finale più adatto.

Simone

12/12/13

Giovani Medici Day, per restare in Italia.

E pensa che io nell'armadio c'ho pure il tecnigrafo!
Oggi si sono svolti in tutta Italia una serie di cortei a s-favore della recente riforma per l'austerità varata dall'attuale governo.

In particolare, quello che non piace troppo a tanti studenti e neo-laureati in medicina è il taglio alle borse di specializzazione per i futuri specializzandi.

Per sintetizzare, dai 5000 circa posti in specializzazione disponibili al momento della nostra iscrizione a medicina, successivamente già ridotti, si passa a 2000 posti in totale per il prossimo concorso.

Facendo qualche calcolo (non mio, ma letto non so bene dove), al prossimo concorso ci saranno dalle 9 alle 12 mila domande di aspiranti specializzandi, contro appunto i 2000 posti.

Al concorso successivo - quello al quale dovrei partecipare eventualmente io - ci saranno 20 mila domande. Per circa insomma un medico specialista ogni 10 dottori laureati.

Purtroppo io non capisco davvero molto di politica o di economia. Praticamente ho sempre votato per il partito più sbagliato di tutti, ed economicamente se vedete a 38 anni sto ancora qui a fare l'università... e insomma la mia opinione è per lo meno poco affidabile, ecco.

Quello che penso è che mi girano un po' le scatole dopo 5 anni e passa che dico "il problema non è tanto il concorso quanto il numero di posti". E invece arriva il nuovo ministro, sembra il salvatore degli studenti di medicina portando finalmente all'approvazione del nuovo concorso nazionale per l'entrata in specializzazione... ma poi dopo manco mezzo minuto prende e ci tira questa bordata micidiale.

Che davvero - a questo punto - le possibilità non è che siano poi tanto variegate:

- C'è chi come me sulla specializzazione non ha mai realmente contato, e va bene: è comunque una possibilità di meno.

- C'è chi riesce a entrare, e loro insomma sono quasi fortunati (il motivo del quasi ve lo spiego dopo).

- C'è chi non entra, ma vuole comunque fare il chirurgo o un certo tipo di dottore nella vita. E allora? E allora se ne deve - semplicemente - andare all'estero.

Il tutto pensando che c'è penuria già ora di medici specialisti (e ce ne sarà di più in futuro) col risultato ridicolo di un paese che manda via i propri medici laureati, per poi assumerne altri stranieri o che si sono formati da soli per poi - verrebbe da chiedersi perché - tornare in italia al termine della loro preparazione.

Chi entrerà tra i 2000 eletti - come dicevo - si troverà a lavorare in un sistema sanitario con sempre meno personale e sempre meno medici "anziani" sui quali fare affidamento.

Non è impossibile pensare che, in piccole realtà, un solo specialista a studi appena terminati si troverà a lavorare DA SOLO facendo cose che in sostanza nessun collega più esperto gli ha mai realmente insegnato. Schiacciato da un numero sproporzionato di pazienti da seguire e da sempre più magagne burocratiche da dover sbrigare.

Un crollo del livello già precario della sanità, delle possibilità per gli studenti, della salute pubblica e - perché negarlo - della già sgangherata immagine degli italiani all'estero: che penseranno, i nostri colleghi tedeschi, spagnoli, austriaci... vedendoci arrivare in massa con la laurea sotto braccio da una parte e la scatola di cartone come valigia dall'altra?

"Ariecco gli italiani", questo penseranno. "Sempre a suonare mandolino, mangiare spaghetti e andare all'estero a specializzarsi... che da loro, il sistema sanitario nazionale è veramente n@mm€rd@".

Simone

23/11/13

Una settimana un po' moscia.

Riassunto grafico della settimana.
Questa settimana è stata un po' moscia:

Non ho avuto tirocinio la mattina (si ricomincia tra un'altra settimana) e ho avuto meno turni in reparto del solito. Le lezioni invece sono sempre quelle che sono, per cui - anche con tutto l'entusiasmo del mondo - non è stata certo questa botta di vita.

La settimana è stata moscia anche emotivamente, diciamo, e i dubbi per il dopo laurea iniziano ad allargarsi anche sul pre-laurea: alla fine sto quasi per laurearmi, tutto quello che so fare è lavoricchiare in pronto soccorso (per lo più, i un pronto soccorso medico) e con buone probabilità - dopo la laurea - in un pronto soccorso non ci lavorerò mai.

Bo'?! Trovo sinceramente assurdo più che altro che non ci siano percorsi predefiniti o esperienze di altri medici. Sembra come se dopo non essere entrati in specializzazione i dottori scompaiano, e che nessuno sappia più niente di niente di loro. Il dopo laurea è il regno del mistero e del silenzio, uno spazio ai confini della realtà dal quale nessuno è mai realmente tornato per raccontarci che cosa succede.

Penso che devo decidermi a parlare di nuovo un po' meglio col mio professore e con chi gestisce il pronto soccorso: se faccio il master e non mi specializzo, cosa posso realmente fare, dopo? Ed eventualmente non fare più il master in medicina d'urgenza ma qualcosa di più rivendibile nell'ambito privato.

Vabbe'. Terzo grado di moscità della settimana, è che ho ripreso a studiare un po' più seriamente pediatria. L'esame sarà il 20 Dicembre (una specie di regalo di Natale... sempre se lo passo) ed è di una noia noiosa annoievole e annoiante.

Non che io ce l'abbia con la pediatria in alcun modo! Solo è che è proprio 'sta cosa di studiare nozioni che tanto hai già capito e metabolizzato, in questo mio undicesimo anno di lezioni e di esami, mi ha veramente un po' sfinito.

Direi semplicemente che - in questi anni - mi sono tanto appassionato alla medicina ospedaliera, ai reparti, al pronto soccorso e al lavoro da medico quanto assolutamente disamorato e allontanato dallo studio, dall'università e dalla burocrazia universitaria.

Ma - e questo l'ho detto già tempo addietro - se l'università ti piace alla fine è un problema, perché rischi che non vuoi andartene più. Quando invece ne hai davvero fin sopra la cima dei capelli, allora quello è un ottimo stimolo per trovare la forza di superare pure gli ultimi esami e la tesi, e scappare via.

Quarto e ultimo grado di moscitudine, la pioggia.

E lo so che parlare delle condizioni meteo è il modo migliore per ammosciare gli entusiasmi pure di chi ti segue (a meno che tu non sia un metereologo... nel qual caso torneranno al contrario spesso a cercarti). Però sta pioggia m'ha proprio rincoglionito: come esco all'aperto sta lì che mi aspetta e riprende immediatamente e mi fradicio tutto e meno male che non avevo tirocinio, se no a girare per il policlinico sotto la pioggia tutte le mattine alle 8 era un incubo.

Che poi, ora che ci penso: non ho avuto tirocinio proprio la settimana in cui pioveva sempre (e tutt'ora non accenna a smettere). Così non mi sono bagnato e non ho passato tutte le mattinate a imprecare e ad asciugarmi alle macchinette del cesso dell'università.

E allora rettifico tutto: questa settimana mi ha detto non bene, ma benissimo! Pioveva a dirotto, ma io ho preso il quantitativo di pioggia sindacale minimo indispensabile.

Una settimana - davvero - fantastica.

Simone

27/10/13

Il dottore del futuro.

Io sarò - sicuramente - così.
Io me la sono sempre immaginata a questo modo:

Un paese un po' fuori mano, magari in campagna. Qualche casa, a malapena due o tre negozi per le cose essenziali, una corriera che passa poche volte al giorno.

Qualcuno che sta male. Giovane o vecchio, sano o già malato. Non si sa che cos'abbia: sta semplicemente male.

Si chiama il dottore. E magari di dottore ce ne sta uno a un'ora di viaggio di distanza, o magari ce ne sta uno che abita proprio nella casa lì dietro, a un tiro di schioppo. In certi paesi del nord è ancora un po' così: se c'è l'ambulanza dei volontari di un paese vicino magari arriva subito, mentre se deve arrivare dalla città è capace che aspetti anche un'ora.

E insomma, va bene, torniamo al nostro discorso: posto un po' isolato, qualcuno sta male, e arriva il dottore.

E a quel punto, che ha un medico a sua disposizione? Che può fare?

Prima di tutto, la semeiotica: saper riconoscere una malattia, dal suo aspetto. Da come si comporta il paziente. Da dove è localizzato un dolore, da una rigidità, da come si muove l'ammalato.

Ora a noi sembrano minchiate, ma la tomografia assiale computerizzata - la cosiddetta TAC - è stata usata per la prima volta nel 1975. E ve l'immaginate a fare tutto senza una TAC? Senza endoscopia, senza ecografo, senza magari nemmeno una miserissima lastra del torace?

La semeiotica, appunto, e nient'altro.

Non che oggi come oggi la semeiotica si studi chissà quanto, intendiamoci. C'è che da un lato tante cose ancora sono importanti: e allora fai il Mingazzini, fai il Babinsky, fai il Murphy... e insomma una mezza idea ancora te la fai.

Però oggi se arriva uno in pronto soccorso e la TAC non gliela fai... apriti cielo! Se poco poco aveva una costola incrinata e non gliel'hai detto è capace che ti denuncia. Oggi ci sono le linee guida, le direttive dell'ospedale, i colleghi che se fai una cosa fuori dal comune ti guardano con gli occhi di fuori dalle orbite. La TAC se c'è anche mezzo dubbio la devi fare e basta. Per cui la semeiotica: sì, ok, tutto bello e interessante. Però facciamo la TAC e nella semeioica al limite vedremo i segni che confermano quello che si vede con le immagini.

Ma torniamo al nostro dottore di campagna. Solo, in un buco sperduto di paese, col paziente che sta male.

Lo visita col potere della semeiotica e trova, mettiamo, che il paziente ha una roba... che ne so: il segno del Giordano positivo.

Fico, no? Il paziente sta male, Giordano positivo... e insomma che avrà? I calcoli!

E ok. Qui finisce la semeiotica, e comincia tutta un'altra parte della medicina.

- Se ha i calcoli, perché il paziente sta male?

- Ci sono dei farmaci che possono aiutarmi?

- Il paziente può restare a casa, o andrà ricoverato?

- Devo dare un antibiotico? E se sì, che tipo? In quali dosi?

La parte mnemonica. La cultura medica. Il fatto stesso che vuol dire che sei dotto, e gli altri ti chiamano dottore. E magari ti pagano pure... ma non ci giurerei.

Che una volta era così, no? Se lo sapevi, lo sapevi. Se non lo sapevi ti attaccavi al tram: che magari sì un manualetto da qualche parte te lo portavi pure, ma più di tanto non è che poteva esserci scritto e l'idea stessa che da qualche parte ci potessero essere delle nozioni più aggiornate rispetto alle tue - apprese magari 20 o 30 anni prima - era già difficilmente concepibile: il paziente ha i calcoli e i calcoli si curano così. Se lo sai, lo sai. Se non lo sai - semplicemente - non sei un dottore.

E ok. Bello. Ma oggi?

Oggi il paziente prende il cellulare, va a cercarsi su internet la propria patologia, trova un sito pieno di una montagna di cazzate... e metà del lavoro del medico è litigare coi pazienti e convincerli a dargli retta e a espletare operazioni burocratiche assolutamente inutili da un punto di vista sanitario, ma che minimizzano il rischio di essere denunciato.

Oggi se pure sai tutto l'Harrison a memoria non è che hai realizzato chissà cosa: perché la gente non è più formata (unicamente) da contadini e analfabeti: le persone hanno una cultura mediamente abbastanza elevata da essere in grado di trovare lo stesso materiale che trovi tu, e capirlo magari allo stesso modo con dei limiti dettati solo dalla minore esperienza.

Ho visto pazienti curarsi da soli, e poi andare dal medico a chiedere prescrizioni con valore retroattivo. Ho visto parenti di persone ammalate ascoltare quello che diceva il dottore, e due secondi dopo correre su Internet con l'iPad a cercare qualcosa di meglio, perché comunque di lui più di tanto non si fidavano. So di amici che vanno dallo specialista e si trovano loro a spiegare le cose a lui, oppure lo vedono controllare su google prima di dargli una risposta.

E insomma, la tecnologia moderna ha cambiato la mia - forse - futura professione fino a un punto che rende quasi ridicola, obsoleta e fuori tempo quella che era l'immagine classica del dottore di una volta. E se togliamo la semeiotica, se le immagini che abbiamo sono sempre più illuminanti e se la cultura medica è di giorno in giorno di migliore accessibilità, nonchè azzerata e completamente riscritta in cicli di pochi anni... della professione medica, cosa rimane?

Chi è il medico bravo? Cosa è? Cosa sa fare e cosa si aspettano le persone da lui? Vi chiederò di più: cosa può fare di concreto un medico per i propri pazienti?

Da un lato, penso alla chirurgia e dico: ok, questo è uno. Un tipo di medico. Che la gente comune non sa certamente fare un intervento chirurgico. Ci vuole esperienza, ci vuole manualità... e mi pare scontato: un chirurgo bravo, non ha paura di google, della TAC o dell'applicazione del prontuario farmacologico che puoi portarti sempre in tasca. Il chirurgo è il chirurgo, e nessuno può addormentarsi e operarsi da solo. La chirurgia - sempre più moderna e raffinata - rimarrà sempre.

Poi penso a tutte queste nuove tecnologie. Penso all'ecografo tascabile che ho visto su Youtube e che rende un inutile pezzo di plastica pure il fonendoscopio. Penso alla Risonanza Magnetica che da un lato pare tanto semplice, ma che uno deve essere poi in grado di saper leggere e interpretare. Penso ai computer e a Internet con una infinità di informazioni di carattere medico. Studi e pubblicazioni di ogni tipo, forma e genere. E pure lì: se sai gestire le cose, se sai cercare, se sai cosa devi trovare di preciso... allora ok. Però devi esserne capace.

E insomma: un chirurgo che è anche bravo a usare Internet. O un bravo diagnosta che sa leggere ECG TAC ECO RMN e tutti gli altri acronimi di 'sto mondo. E allo stesso tempo un po' burocrate, e un po' avvocato. Con la mentalità aperta di uno che gli dicono: ehi guarda c'è una cosa meglio di quella che facevi tu! E lui, tranquillo, se trova una cosa meglio se la impara. Senza stare lì a farsi chissà quali problemi.

Eccolo qua: il dottore del futuro. Prossimo. Di domani, o già di oggi stesso magari. O addirittura anche di ieri, che qualcuno così è già da un po' che farebbe comodo.

Ci ho preso? Ho sbagliato? Una via di mezzo? Non lo so, io penso - un pochino - di sì. Ma dite la vostra anche voi.

Simone

24/10/13

Alti e bassi.

Arguta metafora del pronto soccorso.
L'altro giorno, in reparto, faccio un'ecografia con l'aiuto del professore.

Alla fine mi pareva di averci capito più del solito, lui mi ha fatto i complimenti... e insomma: alla grande.

Poi vado a lezione, un docente ci bersaglia di domande e dice - testuali parole - che gli studenti dello scorso anno erano più preparati di noi:

Buuuuu! Tristezza, disperazione totale. Voglia di tornare a ingegneria.

Al tirocinio, qualcuno fa un emogas (era un po' che non ne parlavo, ve?) a una paziente, ma non ci riesce. Poi arrivo io, provo io, e ci riesco al volo: i prelievi in fondo sono come una gara, e io ho vinto!

Sempre allo stesso tirocinio di prima, mi chiedono una cosa sull'elettrocardiogramma... e io dico una minchiata tale che pure l'exploit con l'emogas di poco sopra precipita in secondo piano. Bah.

Leggo un altro elettrocardiogramma che mi pare che sopraslivella. Penso "non è che sopraslivella"? Allora vado dal professore e dico "a me pare che forse l'ECG sopraslivella".

E il prof. conferma "sì, bravo, sopraslivella davvero". Evviva, successo, applausi: è la prima volta che ci prendo! Anche se forse il paziente sarà meno entusiasta.

«Mi hanno detto di una persona che lavora in un pronto soccorso soltanto con la laurea di base» dico un bel giorno a un signore dirigente medico.

«Non è possibile» risponde lui. «In qualsiasi posto, presidio, luogo o ambiente sanitario lavorano solo e unicamente specialisti».

E vabbe': e allora quella persona lì come ha fatto? E come farò - soprattutto - io?! Ma ne riparliamo la prossima volta, che questo è un post di evasione.

Infine, l'altro giorno provo a fare un elettrocardiogramma. Premo il tasto per stampare, ma quello è fatto che come non va bene una minima cosa non stampa nulla, e s'impianta e stiamo lì mezzora senza che venga fuori niente.

«Quando sarò dottore» dico all'infermiera di turno «mi comprerò un ECG che quando premo il tasto stampa subito qualsiasi cosa, in ogni caso».

«Ma tu sei già un dottore» mi dice lei.

E devo proprio ammettere che io, le infermiere, le adoro.

Simone

19/10/13

(Non) fidarsi dei dottori.

Chirurghi che operano senza guanti: come non fidarsi?
Credo che con questo post sto un po' mettendo un piede in un campo minato, e l'altro piede in una fossa con dentro i leoni... ma ho deciso comunque di correre il rischio:

Iniziamo col dire che il medico è una professione come tante altre, e come tutte le professioni può capitare la persona che si trova scontenta dell'operato del professionista, può capitare il caso dove la sfortuna ci mette la sua, e può capitare anche semplicemente che chi si rivolge a un dottore sia tutto sommato un po' prevenuto.

Però, insomma, a differenza di quando facevo l'ingegnere, nell'ambito medico mi capita spesso e volentieri di incrociare o di ritrovarmi direttamente coinvolto in discussioni e giudizi alquanto negativi sui dottori e sulla sanità in generale.

Facciamo alcuni esempi?

Si può partire da chi è scontento del proprio medico di base che "nemmeno mi guarda in faccia prima di scrivere una ricetta". O che "non gliene frega niente". Quante volte avete sentito un giudizio del genere, o l'avete dato anche voi?

C'è poi chi è insoddisfatto di interventi chirurgici. Di manovre terapeutiche, di prescrizioni o altro: "sono andato da quello che non ci ha capito niente", è la frase che ripetono come una specie di mantra certi miei vecchi colleghi ingegneri... che tra l'altro non si farebbero visitare manco ammazzati nemmeno da me.

Ancora, c'è tutto un mondo di persone strasicure e straconvinte che i dottori abbiano la cura a tutti i mali del mondo, ma che semplicemente non la offrano alle persone malate allo scopo di sfruttarle e arricchirsi vendendo farmaci che non risolvono nulla. Qui davvero io sono ancora studente, ma mi hanno già accusato innumerevoli volte di "non capire nulla" di queste cose, di essere "manipolato" a mia più o meno insaputa o altre manifestazioni di stima del genere.

Infine, ogni tanto esce fuori qualche scandalo e qualche denuncia relativa a determinati ospedali e scuole di specializzazione. E il commento più comune che sento non è tanto "sono casi isolati" ma, piuttosto: "i medici sono tutti così".

Potrei continuare all'infinito, e se andassi sui singoli casi ci sarebbe da scriverne per decine e decine di post. Ma penso di essere stato abbastanza chiaro: la gente - una parte della gente, almeno - non si fida dei medici. Ed è una carenza di fiducia totale e irrisolvibile: non è che non siano tanto convinti dell'operato dei dottori, ma pensano davvero e con tutta la certezza del mondo che chi fa il dottore - se anche non semplicemente inadatto al suo ruolo - voglia comunque in qualche modo fregarli.

Ecco. Il guaio, in tutto questo, è che la medicina è una parte importante della vita di tutti: tutti prima o poi ci prendiamo almeno un raffreddore, ci storciamo un piede o abbiamo semplicemente bisogno delle cure di qualcuno. Tutti abbiamo un qualche rapporto con la sanità, i farmaci e i dottori.

Non fidarsi di un settore così vasto della società è un po' come restare "scoperti" in una parte della nostra vita. Voglio dire: nel momento che ho bisogno di essere curato, che aspettative avrò? Come vivrò una eventuale ospedalizzazione, o una terapia importante?

Ovviamente, male. La gente non si fida della medicina come non si fida purtroppo di tante altre cose: e non dico che sia a torto o a ragione. È un dato di fatto che le cose stanno così, e di conseguenza molte persone vivono male perché non hanno la certezza che un eventuale intervento medico nei loro confronti sarà corretto, onesto, ben eseguito e soprattutto risolutivo. Anzi, spesso hanno la certezza contraria: "se mi ammalo, è finita" arriva a pensare qualcuno, perché davvero la possibilità di una guarigione all'interno di un sistema a sua volta malato non è neanche presa in considerazione.

E a questo punto di questa specie di trattato, io dovrei dire la mia. Io dovrei dirvi che "sì, i medici sono terribili e incompetenti" oppure che "no, non è vero, io ho sempre conosciuto persone brave, oneste e veramente capaci".

Solo che, non lo so: essendo dentro a determinati meccanismi, credo che forse mi appaiano evidenti cose che da fuori sono difficili da capire. Cioè, magari il paziente che si lamenta e inizia a sbraitare perché nessuno se lo fila e pensa che in pronto soccorso "non fanno niente", non si rende conto che il personale magari è impegnato con qualcuno che sta davvero per morire, o che nessuno lo cura perché non ha davvero niente da curare ed è andato lì per sbaglio, o ancora lo stanno tenendo sotto osservazione o mille altri possibili motivi.

Lui se ne andrà incavolato e parlerà male di dottori che magari non se lo meritano.

Al contrario, può esserci il dottore che si presenta in maniera esemplare. Sa gestire i pazienti, sa farsi conoscere, sa convincere e farsi apprezzare... e insomma tutti quanti lo stimano e parlano bene di lui anche se alla fine magari, in sostanza, non è detto che nella pratica sia davvero il genio della medicina che sembra essere.

Insomma, io non riesco a sbilanciarmi più di tanto. Vi dico solo che - per come la vivo io - nella medicina c'è molta apparenza. Molta ricerca di una forma sopra la sostanza da una parte, ma al contempo molti preconcetti e idee non proprio perfettamente orientate da parte dei pazienti che si trovano a vivere determinate situazioni.

Ci sono certamente i dottori di cui fidarsi, ecco. Solo c'è anche tanta confusione all'interno della quale è difficile trovare la direzione giusta.

Secondo me, insomma, quando ci rapportiamo con un dottore dovremmo cercare di capire chi abbiamo davanti. Aprire gli occhi, abbandonare luoghi comuni e idee con le quali tendiamo a fossilizzarci.

Certo non è facile, e anzi forse per paura di sbilanciarmi e passare qualche guaio l'ho buttata un po' troppo sul retorico. E in effetti, mi interessa forse più ascoltare una vostra opinione che darvi la mia.

In ogni caso, una volta che vi fidate di qualcuno, date retta a lui: fate come vi dice e andate dai colleghi che eventualmente vi indicherà nel caso vi serva di risolvere qualche altro problema. In genere, se una persona è brava a lavorare è anche perché si è costruita una rete di collaboratori che sono alla sua altezza.

Simone

08/10/13

La noiosa verità.

"Oddio, il professore sta rispiegando le MEN!"
Se facciamo una statistica delle specializzazioni maggiormente scelte dagli studenti che ho incontrato io (non conosco i dati "ufficiali", se mai ce ne dovessero essere) al primo posto ricade con assolutissima certezza Pediatria.

Subito dopo abbiamo Cardiologia, poi un po' tutte le cliniche (Dermatologia, Neurologia eccetera) che stanno - diciamo - a pari merito per numero di preferenze, e tolte queste gli sudenti iniziano a distribuirsi in maniera un po' più omogenea tra le altre specializzazioni rimanenti.

Questo discorso - però - non lo sto tirando fuori per fare un elenco dei reparti più richiesti o delle scuole più ambite, ma per lanciarmi piuttosto in una semplice riflessione:

Pediatria è la scuola di specializzazione più richiesta del mondo. O almeno dell'Italia, diciamo. Metà degli studenti, quando vanno a tentare il test di ammissione a Medicina, si vedono e sognano e ambiscono a fare il pediatra.

Ebbene: io ho iniziato proprio oggi a studiare Pediatria. E la trovo di una noia mortale.

E vabbe': io a Pediatria non entrerei mai, e così pare un po' quella storia della volpe che dice cornuto all'uva, vero?

Però, credeteci o meno, io trovo noiose le lezioni, tutte monotone e ripetitive in quell'aula con l'acustica letale dove per capire cosa stanno dicendo i professori ci vorrebbero gli strumenti di spionaggio audio della CIA.

Noiosi gli argomenti, che riprendono cose già viste e ripetute infinite volte per riproporle in una mnemonica versione pediatrica nella quale a ogni età e peso e altezza corrispondono diversi approcci, dosaggi, poppate e mille altre cose diversamente noiose.

Noioso il libro. Un mattone che pesa 5 Kg fatto da testo nero su bianco senza mezza immagine, foto, grafico o disegno che fosse uno. Che poi, anzi, non è vero: un grafico solo, in 500 pagine, a dire la verità c'è... ma vi giuro che è noioso pure quello.

E insomma, dopo 6 anni di medicina ho capito questo: almeno metà dei dottori sono affascinati da cose noiose, mnemoniche e ripetitive. L'aspirante medico medio si visualizza - nel futuro - come un sonnolento tizio in camice bianco che ripete a memoria tabelle, date, formulette, dosaggi e indicazioni del caso.

C'è questa idea generale del dottore serio e musone e che nel contempo però vuole tanto bene ai bambini e anzi vuole toccare solo quelli, perché poi il resto gli fa tutto schifo.

Ma le cose stanno così? È davvero questa la reale, noiosa, verità?

Se lo chiedete a me, io sono - o mi sento, diciamo - all'estremo opposto di questa descrizione.

Intanto l'esame di pediatria non lo farei proprio, che tanto ci sono 5000 aspiranti pediatri pronti a colmare le lacune eventualmente lasciate da me all'interno del sistema sanitario.

Poi ho sempre detto - dal primo anno - che le cose che mi facevano imparare a memoria non mi sarebbero servite a nulla, e infatti eccomi qui - al sesto - che le ho tutte prontamente dimenticate da tempo, e libri come quello di Biochimica è come se non li avessi mai aperti.

Ancora: se vedo un bambino che sta male, a me mi prende l'angoscia e mi sento infelicissimo. Possibile - e scusate se sarò brutale - ma ripeto è possibile che metà dei dottori ambiscano proprio alla specializzazione dove vedi i bambini morire? A me, personalmente, i bambini piacciono e mi rendono felice... ma soprattutto quando stanno bene.

Dopo 5 anni e un mesetto scarso di università, insomma, inizio a capire che ci sono più modi di fare il medico, più modi di approcciarsi ai pazienti e più modi di vivere lo studio della Medicina.

E inizio anche a domandarmi per forza di cose se sia migliore o peggiore il mio. Se un domani il mio atteggiamento mi darà problemi, o se al contrario sentirmi spesso un po' distante dalla mentalità di tanti colleghi studenti non sia anche un qualcosa di positivo.

Non lo so. Bo'?! In fondo, era solo una riflessione... sperando di non aver annoiato anche voi.

Simone

02/10/13

Il nemico dell'uomo.

Il nemico dell'uomo stava nel petto di un ragazzo di 30 anni.

Un fisico da atleta, lo sguardo forte, il respiro affannato di chi sta male. E dentro quella cosa che non si poteva togliere.

Il nemico dell'uomo l'ho visto nella pancia di una donna bellissima. Coraggiosa, affascinante, carica di vita e di desiderio di non arrendersi.

L'ho visto nei polmoni di un uomo ancora troppo giovane. Troppo sofferente anche solo per parlare.

Il nemico dell'uomo è questo mostro che ti viene in mente ogni volta che senti un doloretto che non dovrebbe esserci. Che ci mette paura quando viviamo la nostra vita e ci lasciamo andare anche ai piaceri più semplici.

Quando vedo certe analisi, quando guardo certe TAC, quando ascolto certe condanne camuffate da diagnosi e comunicati medici, mi sento come se sotto i piedi avessi il vuoto.

All'improvviso, tutto quello che ho studiato non serve a nulla. E tutto quello che possiamo fare sembra inutile.

E in mezzo a tutto questo sperperiamo un'infinità di risorse per cose senza valore, oppure ancora peggio ci facciamo la guerra e ci ammazziamo tra di noi. Divisi, soli, deboli e senza difese.

Mi sento male quando vedo qualcuno soffrire così. Quando so di qualcuno che muore a questo modo, ancora, dall'inizio della storia fino a ieri notte, in reparto, quando mi ci sono trovato di fronte per l'ennesima volta.

Provo un senso di impotenza, di disperazione e di rabbia. E so che è così: la vita è così. Il mondo è così. Lo dobbiamo - ancora una volta - accettare.

Eppure, dentro di me, lo so. Ne sono certo.

Un giorno. Un futuro lontano, distante, ma arriverà. Ci sarà un altro ingegnere, un altro medico, qualcun altro nemmeno laureato, ma come me. O - forse - completamente diverso. Un altro uomo. Ma so che ci sarà.

E lui saprà diventare così piccolo, fino a entrare dentro l'essere umano. Dentro la cellula. Dentro alle stesse maglie del DNA e delle sue regole.

Vedrà davanti a sé i geni, le combinazioni stesse degli amminoacidi, i singoli legami dei singoli atomi. E potrà afferrarlo, stringerlo, strapparlo in mille brandelli e spazzarlo via dalla Terra, una volta per tutte, con le sue stesse mani.

Quel mostro maledetto.

Simone

04/09/13

Ammesso che si venga ammessi.

Documento fondamentale per la laurea: il diploma.
Oggi un amico mi ha chiesto in prestito un libro di Biologia.

Riprendere in mani quel testo che ho studiato 5 anni fa, mi ha riportato con la mente al mio primo anno di università (che poi era il sesto) e mi ha anche ricordato che siamo in quel particolare periodo dell'anno in cui si svolgono i test di ammissione alle facoltà a numero chiuso: se non sbaglio, sono iniziati proprio oggi.

La novità di quest'anno, è che per l'accesso ai test verrà preso in considerazione anche il voto che uno studente ha ottenuto all'esame di maturità. Valutato e pesato secondo la media dei voti degli altri studenti della sua classe o qualche altro sistema del genere un po' complicato, ma tant'è: se hai preso il massimo, molto bene. Se hai preso meno del massimo, invece, molto male.

A qualcuno insomma pare sensato che - pure volendo ipotizzare che il voto di maturità rappresenti il reale valore di una persona - qualcuno con voti meno che perfetti al Liceo sia penalizzato rispetto a chi aveva voti più alti.

Esiste cioè l'assioma evidentemente pubblico, assodato, accertato e ora istituzionalizzato nero su bianco con tanto di decreto ministeriale, che studiare tanto da giovani porti a memorizzare più nozioni con la conseguenza di prendere voti sopra la media, a loro volta segno di una migliore preparazione a sua volta ancora correlata a migliori capacità nella professione scelta per il futuro. In ultima sintesi, chi prende voti più alti rende un servizio migliore all'umanità e va avvantaggiato: lo dice la legge.

Qualcuno faticherà a riconoscersi al 100% in quello che ho appena scritto (si può andare male al liceo e diventare lo stesso dei professionisti affidabili, almeno secondo me e per dire la prima cosa che mi viene in mente) ma a questo aggiungiamo anche la triste mentalità di un mondo in piena crisi, per il quale il lavoro è visto come premio per chi si sacrifica di più, e per me abbiamo detto davvero tutto.

Studi di più, prendi voti più alti: puoi lavorare.

Studi meno, prendi voti meno alti: non puoi lavorare.

Occhio che non parliamo di mancanza di impegno o di capacità, ma soltanto di un risultato anche appena inferiore.

Secondo me, o almeno secondo il mondo com'era quando ho preso la mia prima laurea e il numero chiuso praticamente non esisteva (250 posti per 200 domande, tipo), il discorso dovrebbe essere, al limite:

Chissene frega di quanto hai studiato e dei voti che hai preso: se sai fare bene il tuo lavoro, lavori, altrimenti te ne stai a casa. Lavorare nella sanità non può essere un premio per nessuno.

E vabbe'. Tutti discorsi già fatti e già ripetuti. Inutili, noiosi e retorici fino all'inverosimile e che - dal momento in cui non penso di provare a entrare in una scuola di specializzazione - non mi riguardano nemmeno più di tanto.

Il mio test di ammissione io l'ho passato. Mi sono impegnato molto, e mi ha detto bene.

Solo che ogni volta che ne sento nuovamente parlare mi girano le scatole e mi incavolo, pure se tutto sommato farei meglio a pensare agli affari miei e a concentrarmi sugli esami che mi mancano.

Insomma ok, diamoci un taglio: mi dispiace per chi ci capita adesso, ma purtroppo vi tocca ed è una specie di forca caudina che non si può evitare. Pensate che in qualche altro paese se non avete tipo la media del 10 e non siete supersecchioni, al test per medicina non vi fanno segnare nemmeno. Per cui insomma consolatevi: poteva andare ancora peggio, e non avreste avuto nemmeno questa possibilità.

Adesso non resta che una sola cosa: ultimissimi giorni di studio (per chi non l'ha già fatto oggi). Sangue freddo, convinti di potercela fare... e in bocca al lupo!

Simone

31/07/13

Pausa.

A forza di stare lì a pensare... se ne so' andati tutti.
Pausa tra 2 vacanze, una già passata e una che sta per iniziare.

Pausa tra 2 diverse sessioni di esami.

Pausa tra un anno di università che è stato difficile, e l'ultimo anno di università che potrebbe essere il più faticoso di tutti.

Pausa dallo studio, che per altre 2 settimane come minimo non voglio dover leggere manco la ricevuta del ristorante (e già mi immagino le fregature che mi aspettano!) e pausa un po' anche dal blog, che è un pochino che come avrete notato sto aggiornando meno.

Pausa.

In questi giorni ho preso aria. Ho passeggiato in riva al mare, ho oziato sotto l'ombrellone, ho giocato coi nipotini e insomma ho mollato finalmente davvero un po' tutto.

Ma ho anche pensato, e riflettuto, molto. Sul passato, sulla situazione di questi giorni, sul prossimo futuro che mi aspetta.

Alla fine ho avuto la sensazione di andare incontro a una ennesima nuova fase della mia vita: prima ingegnere, poi scrittore, poi studente... e adesso piano piano finalmente e con gli ultimi 12 mesi di tortura che mi aspettano, se tutto va bene anche dottore.

E quello che ho capito è che mi immaginavo un certo futuro, ma che il me stesso che vedevo in quel futuro era diverso da quello che ci è arrivato.

Che poi avete presente la fantascienza, no? Uno nel futuro si immagina un miglioramento del presente, come per dire le macchine che volano, ma poi il futuro arriva e porta facebook e i telefonini con internet e insomma cose che nessuno si sarebbe realmente immaginato.

Lo stesso insomma sono io con questa seconda laurea che inizia ad avviarsi verso la sua fase di atterraggio: in 5 anni sono cambiate un sacco di cose, come del resto pensavo che sarebbe accaduto, ma non sono cambiate proprio le stesse cose che mi sarei aspettato all'inizio.

Ora non preoccupatevi, che non starò qui a farvi un elenco dei miei pregi e difetti o ad auto-psicanalizzarmi: mi parrebbe oltre che stupida, come cosa, anche relativamente noiosa. Penso solo che da qui in avanti mi aspetti una vita più difficile, più combattuta, più sofferta anche per situazioni che dovrò vivere e scelte che dovrò affrontare. Ma sarà anche una vita più serena, più utile e tutto sommato di gran lunga più felice.

Che poi scusate, penso di avervi un po' ammorbato con semplici riflessioni da ombrellone, venute fuori guardandomi avanti e indietro in un momento di ormai sempre più rara calma. Non voglio manco rileggerle per non ammorbare da solo anche me stesso, e ve le lascio così come non faccio mai: scritte e pubblicate, come un sasso gettato in mare dalla spiaggia.

Un po' di pausa, in ogni caso, ci voleva. Buone vacanze a tutti voi.

Simone