| Fa male l'occhio? E noi lo caviamo: problema risolto. |
Così come ancora da un'altra parte si trovano il pronto soccorso oculistico, quello ginecologico, quello pediatrico, quello ortopedico e quello delle urgenze minori. E quello otorino. E quello... bo'?! Ora non mi viene in mente, ma qualche altro pronto soccorso - di sicuro - ci sarà.
Così se hai il dolore al torace ti visita subito l'internista, che magari è un infarto. Se hai dolore alla pancia ti visita subito il chirurgo, che magari hai l'appendicite. Mentre se hai il dolore un po' sopra e un po' sotto, chiunque ti visita ti visita dirà in ogni caso che non sei un paziente suo, incazzandosi a morte con l'infermiere del triage.
E capirete che se da studente stai fisso in un posto dove vedi i pazienti con i problemi X e Y, ma poi dopo la laurea vai in un altro posto dove vedrai i pazienti con i problemi W e Z, questo potrebbe portare al non irrilevante contrattempo di trovarti di fronte a uno che sta male, e tu che non sai dove accidente mettere le mani.
Fatto sta insomma che - unico studente credo di tutta Italia o anche probabilmente delle Americhe e dei continenti sub-equatoriali limitrofi - per cercare di colmare un po' un minimo di qualche mia incolmabile lacuna, di tanto in tanto frequento anche gli altri pronti soccorsi per conto mio e gratis e facendo un lavoro in più che non mi verrà riconosciuto in alcun modo. Ma - diciamo la verità - lo faccio soprattutto perché mi piace, e perché - ancora più soprattutto - non devo essere tanto normale.
Del pronto soccorso pediatrico ho già parlato tipo 6 mesi fa. Di oculisti e ginecologi non mi importa sinceramente più di tanto, e dunque non resta che la parte della chirurgia.
Il bello del pronto soccorso chirurgico, rispetto alla sala rossa, è che le patologie sono più chiare e le terapie più semplici:
Arriva un medico in pensione con l'ernia del disco e il colpo della strega: tu gli metti la sua bella flebo di antinfiammatori e antidolorifici e grastroprotezioni del caso. Lo piazzi da una parte, e dopo un po' lo vai a rivedere.
«Come va il dolore?» chiedi. «È passato?»
«Va un po' meglio» risponde lui.
Magari non troppo convinto, a dire il vero. Ma insomma: non tagliamo troppo per il sottile! Via l'agocannula, stampa un po' di fogli al computer, timbro, firma, stretta di mano, e il paziente torna a casa.
Arriva il vecchietto che è inciampato e s'è rotto la testa? Facile! TAC, RX, punti di sutura. E se è tutto a posto: a casa, anche lui.
I pazienti chirurgici arrivano con le loro gambe. Ti spiegano quello che hanno parlando a chiare lettere. Spesso conoscono già la loro patologia, e ti dicono pure quello che devi fare per curarli.
«È la solita colica, dotto'» spiega un signore sulla cinquantina. «Sbrigateve a famme la flebo, che nun je la faccio più. Meno male che tra du' giorni me opereno!»
Il pronto soccorso chirurgico è sempre super-affollatissimo, questo sì: pazienti in barella, pazienti in sala di attesa, pazienti al triage, pazienti davanti alla porta, pazienti da rivedere, da dimettere, ricoverare... e ogni minuto suona il telefono che c'è il parente di uno, le analisi dell'altro, la radiografia di questo che s'è persa, la TAC da refertare o la risonanza magnetica che vuole l'impegnativa per il mezzo di contrasto.
Praticamente è un po' come stare alla Posta, solo che invece dei pacchi e corrispondenza devi gestire le persone in attesa e tutto il casino che gli ruota attorno.
Il pronto soccorso chirurgico mi piace anche perché i pazienti più gravi vengono seguiti da tutta un'altra parte, per cui puoi andare lì con l'idea che - in linea di massima - farai il tuo lavoro con il tuo ritmo senza ritrovarti di colpo proiettato in qualche puntata di E.R. Che sì E.R. è fico e tutto quanto... ma magari - qualche volta - è bello pure l'ambulatorio tranquillo dove non succede niente di particolarmente drammatico e puoi tornartene a casa senza il magone.
Che poi il problema diventa che certi pazienti sono talmente meno gravi che, dopo un po', iniziano a smaniare per essere visitati prima loro, che è tardi, che c'hanno da fare e che vogliono andarsene.
«Mi faceva male la pancia» spiega uno. «Poi sono andato in bagno, e m'è passato. Non me la fate la colonscopia?»
«È grave, dotto'?!» chiede un'altra ragazza. «Mi sento gonfissima. Eppure è una settimana che mangio solo insalata!»
Oppure, un classico:
«Sono cinque giorni che mi fa male l'orecchio. Epperciò oggi mi sono preoccupato tantissimo e ho chiamato l'ambulanza per portarmi in pronto soccorso a farmi visitare. Adesso. Alle quattro di notte».
E io capisco che uno si spaventa, e che magari ha bisogno di sentirsi rassicurato. Ci mancherebbe! Noi stiamo lì apposta. Però se ci sono 20 persone in attesa e altre 20 appena visitate più 20 in barella da rivedere per soli 2 - dico 2 - medici, non è che potete bussare ogni 5 minuti per chiedere quando tocca a voi: questo non accelererà in alcun modo i tempi, e rischiate soltanto di finire a litigare.
Del pronto soccorso chirurgico - infine - mi piace soprattutto il fatto che la gente, il più delle volte, guarisce.
Che pare una assurdità, ma la medicina, i farmaci e le terapie - per conto loro - non è che risolvano un bel niente: la pressione alta la tieni controllata, ma se smetti di prendere i farmaci sale di nuovo. Per il diabete ti danno l'insulina. Per la cardiologia ci stanno 100 mila terapie, ma nessuna che ti dà un cuore di nuovo sano, a parte i trapianti... che pure quelli - a voler essere pignoli - sono una roba chirurgica, oltre che a essere di per sé un gran bel casino.
La terapia medica cerca un equilibrio tra la vita e la malattia. Un'omeostasi farmacologica in cui inserire una persona, allo scopo di influire in maniera positiva sul suo stato di salute altrimenti compromesso.
Invece la chirurgia è bella perché, dopo l'intervento del chirurgo, il problema è - in un certo qual modo - risolto.
C'hai i calcoli nella colecisti? Noi la buttiamo via, e i calcoli non ti vengono più. Ti sei rotto tutte le braccia? Noi ti mettiamo un 2-300 chiodini: avrai qualche problema con i metal detector ma le braccia, in linea di massima, le rimuovi. Ti sei tagliato le dita con l'affettatrice, segato una gamba mentre potavi la siepe o staccato un orecchio dal parrucchiere? Niente che non si risolva con un po' di ago, filo, colla vinilica e cerotti medicati.
Che poi lo so che ci sono anche interventi per condizioni, purtroppo, irrisolvibili, e che tra medicina e chirurgia non esiste davvero una distinzione così netta. Ma almeno nei box del pronto soccorso chirurgico, dove ti occupi solo di eventi acuti su pazienti altrimenti - almeno fino a poco prima - sani, i chirurghi tendono a risolvere un po' tutto. E alle brutte ti rattoppano comunque alla meno peggio, e amen: quel che è stato è stato. Altro giro, e altra corsa.
La vita va avanti, con tutti i suoi problemi. Ma almeno a questo - di problema - non ci pensiamo più.
Simone






