13/01/14

Il tirocinio più bello del mondo.

Gruppo di tirocinanti in attesa dell'arrivo del professore.
Tirocinio nel reparto di XXX, che non lo dico che poi magari leggono il blog e mi bocciano all'esame.

Arriviamo alle 9 e 10 circa. Cerchiamo il prof che deve seguirci, dopo un po' di giri a vuoto lo troviamo e lui:

«Venite metà con me, e metà andate dall'altro docente che sta lì, in ambulatorio Y».

Ok. Ambulatorio Y. Io e altri 2 andiamo.

Arrivati lì, ci dicono che «l'altro docente oggi non c'è, ma se aspettate un po' ne arriva un altro ancora, e potete seguire lui».

E va bene, aspettiamo.

Aspettiamo, lì in una stanzetta abbandonata che in mezzo al corridoio ci pare brutto.

Aspettiamo.

Dopo tipo mezz'ora niente: non arriva nessuno e nessun altro ci si fila.

Decidiamo di dire al primo docente della lista che il secondo docente (e il terzo sostituto) non ci sono. Per contattarlo chiamo uno degli altri studenti sul cellulare, ma lui ci dice che «ora stiamo soli, e il prof non c'è. Non so che dirti».

Bene. Aspettiamo, di nuovo.

«Io dovrei andare a casa a studiare» si lamenta uno.

«Io potevo semplicemente rimanere a dormire» piagnucola un altro.

«Sti tirocini so' proprio 'na monnezza» pensiamo, in coro.

Colpo di scena! L'altro studente mi richiama e dice che il prof ha detto che possiamo andare nell'ambulatorio Z. E si riparte.

Arrivati all'ambulatorio Z: magia! Stanno visitando un paziente. Un paziente vero, mica capperi!

E così assistiamo alla visita pure noi, per un totale di 5 studenti, due professori, due specializzandi, il paziente e la sua famiglia, tutti in una stanza di 2 metri per 3.

Poi la visita è finita, e basta: non arriva più nessuno. Non c'è più niente da fare.

Il prof è andato a occuparsi di altri impegni in altri luoghi che non conosciamo. Altri minuti di silenzio lenti e imbarazzanti, ma poi uno specializzando genialmente esordisce:

«Andate giù nel reparto W (iniziano a finire le lettere), c'è la specializzanda dell'altro professore che vi fa vedere tipo una cosa».

Bene. Vai! Tutti al reparto W a vedere una cosa! Tipo.

Peccato che - nel reparto W - la specializzanda non c'è. Non riusciamo a trovarla. Resistiamo però alla tentazione di cedere allo sconforto: blocchiamo altre due specializzande che, per caso, passavano da quelle parti, e muovendole a pietà le convinciamo a farci seguire loro.

«Stiamo andando a vedere la medicazione di un paziente» ci spiegano. «Se volete, potete venire con noi».

Ma se non mi rompevano le palle e mi lasciavano andare in pronto soccorso per conto mio, non le vedevo pure meglio le medicazioni? E lo so che adesso tutti quanti direte: e ok, è arrivato! Il solito polemico.

Insomma allora niente polemiche, ed entriamo carichi di ottimismo nell'ambulatorio... cosa viene dopo W?! Diciamo K, va'.

E insomma eccoci lì nell'ambulatorio K, ma non facciamo nemmeno in tempo a capire dove sta il paziente che arriva uno che dice: «no, regà. Gli studenti poi la medicazione è una cosa che è delicata che, cioè: non se po'!»

Dopo una traduzione all'italiano ottenuta alla meno peggio con Google Translate, comprendiamo che dobbiamo uscire. Che poi - secondo me - quello che ci ha cacciato è lo stesso che se non sai fare una cosa si lamenta che: «e no, regà: 'sti studenti 'nsanno fa' manco 'na medicazione!» Mi ci gioco quello che vi pare.

Di nuovo in un corridoio a fare nulla. Discutiamo su quanto il reparto K è supermegabellissimo, con le luci i vetri i cazzi e mazzi e la roba fantascientifica che pare dove lavorano i dottori ombrosi degli sceneggiati TV. Dove sto io, se trovi una cosa che sembra un po' più nuova è solo perché qualcuno l'ha appena rubata a un altro reparto. E se stai lì che poco poco ti adombri non fai impressione a nessuno e finisce pure che ti mandano a quel paese.

Finalmente ritornano le specializzande che abbiamo sequestrato prima, e ci raccontano ciò che hanno visto con parole chiare e vivide che restano impresse nel profondo. Credo fosse un problema a un occhio, il fegato oppure una frattura... ma comunque, insomma: qualcosa del genere.

Con le specializzande discutiamo anche del fatto che - pure loro - durante i tirocini non è che facessero chissà quali cose esaltanti. Eppure, alla fine, sono comunque arrivate proprio lì, nell'àmbito dell'ambìto reparto K. A dimostrazione che - in un modo o nell'altro - alla fine tutto è possibile.

In tutto questo, si è fatta - finalmente - l'ora.

Ci transumiamo tutti verso il reparto J. Altro professore, il più importante di tutti: quello che controlla le firme.

Firmiamo. Grazie, ciao, e arrivederci. E domattina si ricomincia.

Simone

27 commenti:

Anonimo ha detto...

I miei migliori complimenti ai docenti di medicina, che si fanno chiamare "professori" ma che quando arriva il momento di spiegare davvero qualcosa si imbucano in chissà quale meandro dell'ospedale per poi risbucare magicamente al bar tramite una porta segreta. Complimenti davvero. Mi sembra così strano, proprio loro che dovrebbero capire l'importanza del futuro della medicina...

Nicolò

Simone ha detto...

Nicolò: guarda, hai anche ragione ma ci sono diverse tipologie di professori. Ci stanno pure quelli che vorrebbero insegnarti le cose e seguirti, oltre che occuparsi dei pazienti e tutto il resto... ma alla fine si trovano a dover fare tanto di quel lavoro che anche volendo non ce la fanno.

Insomma è vero che da un lato c'è chi proprio non ti vuole vedere e non ti insegnerebbe una cosa manco morto, ma il fatto dei continui tagli al personale e tutti gli altri problemi hanno "affondato" spesso anche gli entusiasmi dei professori più bravi.

Simone

Anonimo ha detto...

Su questo non ti posso assolutamente dar torto, dato che spesso ci si ritrova oberati di lavoro e alla fine si fa fatica anche a respirare. Però penso anche che chi si prende la responsabilità di insegnare a livello pratico debba PER LO MENO avere un'organizzazione di base (es: affidare gli studenti agli specializzandi, come spesso accade da me, piuttosto che lasciarli con le mani in manoXD). Sarebbe un modo di dar soddisfazione ma soprattutto di aiutare chi davvero è interessato ad imparare.

Nicolò

mattinieri del lunedì ha detto...

Il problema reale è che nel nostro paese quella dei medici è una vera e propria casta politica. Fare il medico non è più una passione e una vocazione, ma uno status symbol, un mezzo per fare soldi e carriera. Basti pensare a quanti ricoprono più incarichi contemporaneamente e spesso incompatibili tra di loro. Quella del poco tempo e dei mille impegni è spesso solo una scusa, così come lo è la mancanza di lavoro. Basterebbe che i medici facessero i medici, i ricercatori i ricercatori e i professori i professori, per sistemare migliaia di giovani capaci e volenterosi. Questo non significa che le categorie che ho citato devono essere compartimenti stagni, anzi, soprattutto quando si è in una fase di formazione è giusto confrontarsi con realtà diverse, ma lo è altrettanto scegliere, ad un certo punto, una strada da seguire. Quello che trovo davvero vergognoso è che Università, Cliniche e Centri di ricerche siano monopolizzati da ultrasessantenni che sono contemporaneamente Professori Ordinari, Primari, Dirigenti di Ricerca, Direttori Scientifici ecc ecc, ma spesso inesistenti o dediti solo a contemplare il loro CV, arricchito sulle spalle dei loro giovani e brillanti collaboratori. Questa è una realtà di cui bisogna avere consapevolezza, ma che non deve scoraggiare o disilludere chi lavora in ambito medico (che sia medico, professore, ricercatore, operatore sanitario...)e lo fa per reale interesse e passione. Nell'immediatezza potrebbe sembrare inutile, ma alla lunga paga, perché il sorriso di un paziente che guarisce o la possibilità di "regalare" una speranza per chi soffre, è la più nobile ricompensa che si può ricevere, più dei soldi e di una gloria personale che muore con noi. E' certamente più facile cadere nei tranelli e cedere ai compromessi, piuttosto che cambiare ciò che non va. Al 99% è una guerra persa in partenza, ma chi ama questo settore deve trovare il coraggio e la forza di schierarsi con chi sta in quell'unico 1%. E forse un giorno qualcosa cambierà davvero. E se non cambierà, basterà a vivere sereni, con la coscienza pulita e con l'affetto di chi ci stima per ciò che siamo realmente.

Ivi

Simone ha detto...

Ivi: purtroppo quello che dici è in gran parte vero... ma non credere che a Ingegneria fosse così diverso.

È un po' nella natura delle persone - almeno di una parte - cercare un posto importante per averne qualche vantaggio senza preoccuparsi tanto delle responsabilità. Dall'ospedale, alla politica, all'ingegneria, a qualsiasi ufficio... è così perché tanta gente ragiona così.

Credo anche che le persone schierate dalla parte giusta siano un po' di più di quell'1% di cui parli... per cui insomma sono un po' più ottimista :)

Simone

Anonimo ha detto...

Simone ma tu sei diventato medico perché 'l'ingegnere può'? (adesso il tuo ego ti porterà chi sa dove)

Simone ha detto...

Anonimo: non ho capito che vuoi dire! Comunque non sono ancora medico... e nemmeno più tanto ingegnere mi sa! :)

Simone

Anonimo ha detto...

ciao simone
sono mesi che leggo il tuo bellissimo blog
ad aprile a 36 anni suonati provero' il test di ammissione.
sono pronto a lasciare un lavoro a tempo indeterminato, a trasferirmi ovunque visto che con il concorso nazionale mettero'tutte le sedi possibili e a lasciare la mia fidanzata dopo 8 anni..sono un po' pazzo eh?poi con tutta sta crisi del settore sanitario...ma se sta vita non proviamo a viverla con un po' di sogni che vita è?è solo sopravvivere, non vivere..

mario

Simone ha detto...

Mario: è proprio così, bisogna viverle le cose e non immaginarle. E se la tua fidanzata è la persona giusta in qualche modo rimarrete vicini. O almeno ve lo auguro.

Simone

unabottadivita ha detto...

Ciao Simone, meno male che non sono tutti così! (almeno..spero)
Però che tristezza questi atteggiamenti da parte di chi, invece, dovrebbe preoccuparsi di insegnarvi qualcosa.
Tartaruga

Simone ha detto...

Tartaruga: come penso di aver già detto qualche volta, medicina è un po' una facoltà per autodidatti: bisogna cercare tra tanti tirocini, professori e reparti e scegliere di seguire e frequentare i posti dove ti insegnano davvero... che comunque a cercare bene (molto bene) si trovano.

Simone

Nimbus ha detto...

@Simone, io dissentirei, a ingegneria era diverso. Forse nel tuo settore, ma non facciamo di tutta ingegneria un fascio. Da me c'era molto nepotismo, un'amica di un politico importante (ora in manette), ma niente di particolarmente rilevante.

Medicina e politica invece vanno di pari passo, soprattutto alcune specializzazioni (altre un po' meno)

@mario: è il ragionamento che abbiamo fatto un po' tutti noi pazzi. Io penso che ci voglia molto più coraggio a vivere una vita standard, col pensiero di "come sarebbe potuto essere se..."
in bocca al lupo, mi aspetto un nuovo blog, visto che Simone ci abbandonerà (Simone, ripensaci ;) spero almeno che continuerai a farti vivo tra i commenti!)

Simone ha detto...

@Nimbus: a ingegneria un sacco di professori non si vedevano mai, e ricevevano nello studio (universitario) i loro clienti privati.

Della politica mi interesso poco, quello che è uguale è che nessuno ci si filava mentre i prof si facevano i begli affari loro... e anche lì come dicevo ovviamente solo una parte, mentre quelli "seri" dovevano sbrigare il lavoro di tutti. Insomma, uguale :)

Poi è 1 mese che date il blog per chiuso e finito... alla laurea mancano più di 6 mesi, come minimo!

Simone


Anonimo ha detto...

nimbus:intanto vediamo di superare il test d'accesso che non sara' uno scoglio facile...poi per il blog ci pensiamo:-)
l'anno scorso all'ultimo momento dopo essermi preparato ed iscritto ho rinunciato a tentare il test ed è proprio stato un anno di rimpianti..ora basta
ma sei pure tu uno studente vecchietto??racconta

simone: assolutamente non abbandonare il blog, faremo una petizione!

mario

Anonimo ha detto...

nimbus: ho trovato il tuo blog..complimenti per il tuo risultato del test..io se passero' arrivero' probabilmente 10.000esimo e quindi dovro' fare le mie belle valigie e spostarmi di un centinaia di km da casa! e vai!

Anonimo ha detto...

nimbus: ho trovato il tuo blog..complimenti per il tuo risultato del test..io se passero' arrivero' probabilmente 10.000esimo e quindi dovro' fare le mie belle valigie e spostarmi di un centinaia di km da casa! e vai!

mario

Anonimo ha detto...

Ciao Simone, sono Angelica! sono una ragazza di 32 anni! Ho iniziato a studiare per diventare infermiera; secondo te una volta laureata a 35 anni, potrò avere buone chance si lavoro? Nelle agenzie interinali o nelle coop mi hanno detto che non prendono infermieri over 29! Perché solo qui in Italia c'e' la discriminazione anagrafica?? In Francia e' reato, in Inghilterra non esiste, in America se ti laurei a 40 anni trovi pure lavoro! Che paese di "fango odoroso".....

Simone ha detto...

Io sapevo che gli infermieri lavorano abbastanza facilmente... e questa cosa del limite di età mi giunge nuova. Si vede che qualcuno vuole così... ma mi pare strano.

Simone

Anonimo ha detto...

Simone ciao, sono di nuovo Angelica! Ho guardato tanti di quegli annunci di lavoro, con relativa chiamata di conferma,e purtroppo è così! Comunque nn mi scoraggio!!

Simone ha detto...

Angelica: mi dispiace, ma davvero sono così esigenti?! Evidentemente uno più grande non può essere assunto con contratti di un certo tipo (sto ipotizzando, comunque) ma forse potresti "cavartela" con una partita IVA o in qualche altro modo?

Magari è solo questione di iniziare in un modo o nell'altro, anche frequentando qualche reparto gratuitamente, e poi con un po' di esperienza presentarsi non come semplice neolaureata ma come infermiere con un minimo di competenze già acquisite...

Sono tutte idee, mi dispiace che la situazione sia così negativa.

Simone

Marta ha detto...

E' divertente leggere queste cose e capire che fondamentalmente è uguale da tutte le parti… :) approfitti dei tempi morti per fare quattro chiacchiere con gli altri e…aspetti. A volte non sai nemmeno bene chi o cosa. Le prime volte ti incazzi, poi cominci a prenderla un po' più sportivamente.
La cosa che detesto, che mi è successa tante volte e che anche tu hai riportato, è entrare a fiumi nelle stanze dei pazienti. Se fosse un malato, vedere attorno a me anche 12 persone con il camice bianco, tra prof, specializzandi e studenti…mi darebbe un gran fastidio. Capisco il termine "ospedale universitario", ma un limite dovrebbe essere posto.

Anonimo ha detto...

Io invece studio infermieristica

Anonimo ha detto...

Salve,
Io invece studio infermieristica e sono al termine ormai.
Contrariamente a quanto si possa pensare il carico di studio non è per nulla basso, sono solo meno anni; forse un tempo ma non saprei.
Io a tirocinio ci vado 5 mesi all'anno, ed all 6.50 devo essere in reparto fino alle 14.10; arrivare mezz'ora piu tardi significa farsi annullare l'intera giornata.
Da quando entri in corsia non ti fermi mai , prima le consegne, poi giroletti, poi terapia orale, endovenosa, medicazioni, poi segui la visita dei medici, e di nuovo terapia post pranzo, nuovi ricoveri, quindi metti un accesso venoso, prepari la cartella infermieristica e pure quella medica (perché il medico non ha tempo). E nel frattempo ce sempre un paziente da mobilizzare, o da cateterizzare. Per non parlare dei campanelli che suonano sempre...e il tirocinante deve correre. E vi sorprenderà ma mi piace! Una chicca, se vai a dare un esame, devi recuperare l'assenza a tirocinio per essere andato a sostenere l'esame.
Esco di casa alle 5.40 per raggiungere l'H e torno alle 15.
Dopo tutto questo, nessuna ricompensa, ne rimborso. Nulla.
E se una cosa non sai farla , altro che cicchetti e demoralizzazioni.
E poi i medici, che ti guardano con altezzosita , ti chiamano "coso" , "hei tu" "ragazzo" ecc... non rispondono al buon giorno, ne salutano. Ho intrapreso questi studi con tanta voglia a 30 anni. Ma a volte ho dei forti ripensamenti ed ho anche lasciato il lavoro precedente.
Ad oggi mi manca 3 esami.......e sono molto confuso.

Simone ha detto...

Anonimo: io vado spesso in reparto (che è fuori dai tirocini "obbligatori") e ho notato come gli studenti di scienze infermieristiche fanno tantissime cose e sono molto più "attivi" e seguiti.

Credo che da questo punto di vista la formazione infermieristica sia molto buona: è vero che fate una fatica assurda (e quando siete sotto esami non so come sopravvivete a tutto quanto) ma alla fine penso che dopo la laurea sarete già in grado di lavorare in un reparto simile a quello dove avete fatto tirocinio.

Dal canto mio cerco sempre di socializzare con tutti, per cui anche con gli studenti e gli infermieri credo di andare d'accordo e tante volte li aiuto o mi faccio aiutare nei vari compiti.

Confesso che qualche volta vedo il "capo" infermiere che spiega a voi come fare prelievi, terapie o altro e io devo quasi "imbucarmi" per cercare di rubare le stesse spiegazioni pure io :)

Ciao e in bocca al lupo!

Simone

Anonimo ha detto...

Ciao Simone
Grazie per la replica e comunque complimenti per la tenacia che hai!
Certo non e generalizzato il discorso, ci sono reparti in cui mi sono trovato benissimo, e lavoravoma fianco dei medici come fossi già un membro del gruppo, medici con cui ho ancora con piacere contatti e stima.
Un reparto in particolare mi ha piegato letteralmente in due, fisicamente ma sopratutto moralmente. Tanto è che sto cercando in che modo posso continuare gli studi per seguire una strada gratificante, mdiversa dalla corsia.Non ho trovato molte alternative e questo mi spaventa, quindi se qualcuno del blog ha consigli o spunti gli sarei grato.
Inoltre lavorando in corsia ho capito che avro duengiorni di riposo a settimana ma non consecutivi, e mi porterà a non poter vedere piu la mia famiglia se non nei 15 giorni di ferie estivi.
Grazie innanticipo a chi darà spunti alla mia voglia di crescere e migliorare!

Anonimo ha detto...

Ps riguardo al saper gia lavorare in un reparto dove si è svolto il tirocinio, a malincuore smentisco.
Spiego perché!
Facciamo un mese circa in un reparto poi veniamo spostati, affinché alla fine del percorso si è "visti" tutti i reparti. Ma in un mese, hai giusto il tempo di orientarti. Alla fine sai un po tutto un po niente.
Sarebbe a mio avvisoncosa buonanse la didattica lasciasse scegliere allo studente un percorso da seguire, magari dopo il primo anno dintirocinio generico in medicina , e chirurgia; tale percui se volessi ad esempio lavorare in ambito territoriale io possa seguirenunntirocinio tipo: medicina, chirurgia, 118, adi, sert e consultorio, comunità ecc.
Comunque complimenti per il blog; non ho compreso se è per medici solo, ma mi piace e lo seguirò attivamente.

Simone ha detto...

Ti capisco quando parli di reparti dove non ti sei trovato bene. Almeno ho la sensazione a volte che qualche infermiere non si trovi a proprio agio in alcuni posti... comunque non so darti consigli perché ho poca esperienza a riguardo. Il blog però è tutt'altro che per medici (non lo sono nemmeno io :) per cui magari qualche collega infermiere vorrà partecipare e darti il suo consiglio.

Simone