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05/04/14

L'etica dei test di ammissione.

Tra un anno, niente test: iscrizione a una facoltà a caso.
È di nuovo quel periodo dell'anno in cui si tengono i testi di ammissione per la facoltà di Medicina.

In realtà, non è proprio lo stesso periodo: per la prima volta da - credo - sempre, il test di ammissione è stato anticipato da Settembre ad Aprile.

Se questa cosa dell'anticipo può tutto sommato non essere male per chi lo aveva già provato e va a tentare per la seconda volta (credo che aspettare "solo" sei mesi invece di un anno intero sia meno opprimente), per chi si sta per diplomare adesso e deve fare gli esami di maturità immagino che sia un mezzo disastro.

Adesso se vuoi entrare a medicina devi studiare per il test durante le lezioni di scuola. Farti le prove degli anni passati invece di preparare le ultime interrogazioni, e insomma mettere in secondo piano il diploma rispetto a un futuro ma tutt'altro che assicurato accesso all'univeristà.

Così, dunque, la prova di maturità è ufficialmente e istituzionalmente un impegno minore rispetto all'iscrizione all'università. Questo è il senso etico della cosa: non mi va di starci a pensare o di farmi un'opinione, e nemmeno di decidere se sono favorevole o contrario. Sono ormai talmente lontano dagli anni del Liceo che non penso nemmeno di avere la posizione adeguata per farlo... e perciò la accetto così: iscriversi a medicina (o architettura, o quello che sia) è più importante che andare bene a scuola.

Tutto bene e tutto - come dicevo - da non prendere troppo in considerazione... se non fosse che solo lo scorso anno c'era la proposta (e poi messa in pratica grazie a migliaia di ricorsi vinti) di dare un peso enorme al contrario all'esame di maturità.

Non so se il discorso è chiaro, per cui lo ripeto: lo scorso anno c'era l'inappellabile l'idea era che, prima di tutto, un giovanotto italiano dovesse eccellere nello studio delle materie delle superiori. E poi - eventualmente e se "meritevole" (parola che detesto e mi fa venire la gastrite) - potesse incamminarsi verso l'eventuale studio di una professione attraverso l'università.

Ora, già solo un anno dopo, l'esame di maturità è solo un intralcio da mettere da parte e risolvere alla meno peggio, mentre la capacità di un giovane e il suo "merito" si misurano su quanto sia bravo a fare il pianto con i professori del liceo per convincerli a lasciargli la possibilità di chiudersi in biblioteca e provare e riprovare e riprovare tante belle domande a crocette di chimica, biologia, cultura generale e quant'altro.

Non vi sembra tutto un po' una grande accozzaglia di prese di posizione, idee, proposte e riforme tutte sostanzialmente antitetiche e contrapposte? Ma come si fa a capire dove sta il fantomatico "merito"? Cos'è giusto fare? E chi è il futuro medico "bravo" se le regole e le caratteristiche su cui avviene la selezione variano completamente di anno in anno... e anzi di 6 mesi in 6 mesi, come in questo caso?

Stesso discorso per l'ingresso in specializzazione:

Hanno fatto una sorta di incontro di ricapitolazione al ministero, e il risultato - in sintesi - è stato: bo'?! Non abbiamo ancora deciso.

A 6 mesi da quella che forse pare che potrebbe essere la data del prossimo concorso, le regole sono destinate a cambiare ancora una volta e - al momento - non si sa se e cosa e come verrà valutato del curriculum di un dottore per dargli o meno dei punti bonus che lo avvantaggino nella prova. Non si sa quanti saranno i posti, non si sa quante saranno le domande, non si sanno gli argomenti e non si sa chi e come dovrà correggere le prove.

Ma alla fine la specializzazione è poco importante: si parla di medici già laureati, e uno bravo sul serio (e non secondo i canoni universitari) una volta sfuggito alle briglie della burocrazia italica troverà certamente un posto che lo accetti, e qualcosa di importante da fare.

Ma gli studenti delle superiori?

Io credo che uno che stia finendo il liceo adesso rischi di farsi l'idea che tutto il mondo in cui vive sia una gran presa per i fondelli, e che convenga semplicemente mirare subito al guadagno e a quello che conviene di più visto che - ovunque ti giri o qualunque cosa fai - è lo stesso paese in cui vivi che vuole fregarti e metterti i bastoni tra le ruote o che ti cambia le regole 3 volte in 2 concorsi, rendendoti di fatto impossibile organizzarti in anticipo.

A che è servito studiare tanto il Greco, o appassionarsi di Filosofia, o faticare su tante altre cose... se poi 2 mesi prima della prova finale l'unica cosa SENSATA da fare è mandare a fanculo tutto e concentrarsi di colpo su qualcos'altro? Serve a selezionare gli studenti più bravi ad adattarsi in fretta a una situazione stressante? Ok, ci posso stare.

Ma se fino all'anno scorso avere tutti 10 in Storia e Italiano era un vantaggio quasi indispensabile, ora d'improvviso - invece - nulla? Come lo giustifichiamo adesso che aver studiato certe materie ha tolto il tempo ad altre, e volerle ripetere bene fino alla fine ti rende sostanzialmente un pollo?

Bo'?! Oggi mi sento davvero un po' come il ministero, e la mia opinione è davvero questa: bo'.

Ogni anno arriva il periodo di questi test, e a me viene solo una gran tristezza.

Mi limito ad augurare un enorme in bocca al lupo a chi deve provarci. O ri-provarci... o ri-ri-riprovarci, ancora, per l'ennesima volta: comunque vada, siete chiaramente migliori voi del meccanismo che vi giudica. Almeno ci mettete del vostro, e la responsabilità dei vostri risultati ricade solamente su di voi.

Una minuscola soddisfazione, puramente dal punto di vista etico... ma spero che vi tiri un po' su :)

Simone

04/09/13

Ammesso che si venga ammessi.

Documento fondamentale per la laurea: il diploma.
Oggi un amico mi ha chiesto in prestito un libro di Biologia.

Riprendere in mani quel testo che ho studiato 5 anni fa, mi ha riportato con la mente al mio primo anno di università (che poi era il sesto) e mi ha anche ricordato che siamo in quel particolare periodo dell'anno in cui si svolgono i test di ammissione alle facoltà a numero chiuso: se non sbaglio, sono iniziati proprio oggi.

La novità di quest'anno, è che per l'accesso ai test verrà preso in considerazione anche il voto che uno studente ha ottenuto all'esame di maturità. Valutato e pesato secondo la media dei voti degli altri studenti della sua classe o qualche altro sistema del genere un po' complicato, ma tant'è: se hai preso il massimo, molto bene. Se hai preso meno del massimo, invece, molto male.

A qualcuno insomma pare sensato che - pure volendo ipotizzare che il voto di maturità rappresenti il reale valore di una persona - qualcuno con voti meno che perfetti al Liceo sia penalizzato rispetto a chi aveva voti più alti.

Esiste cioè l'assioma evidentemente pubblico, assodato, accertato e ora istituzionalizzato nero su bianco con tanto di decreto ministeriale, che studiare tanto da giovani porti a memorizzare più nozioni con la conseguenza di prendere voti sopra la media, a loro volta segno di una migliore preparazione a sua volta ancora correlata a migliori capacità nella professione scelta per il futuro. In ultima sintesi, chi prende voti più alti rende un servizio migliore all'umanità e va avvantaggiato: lo dice la legge.

Qualcuno faticherà a riconoscersi al 100% in quello che ho appena scritto (si può andare male al liceo e diventare lo stesso dei professionisti affidabili, almeno secondo me e per dire la prima cosa che mi viene in mente) ma a questo aggiungiamo anche la triste mentalità di un mondo in piena crisi, per il quale il lavoro è visto come premio per chi si sacrifica di più, e per me abbiamo detto davvero tutto.

Studi di più, prendi voti più alti: puoi lavorare.

Studi meno, prendi voti meno alti: non puoi lavorare.

Occhio che non parliamo di mancanza di impegno o di capacità, ma soltanto di un risultato anche appena inferiore.

Secondo me, o almeno secondo il mondo com'era quando ho preso la mia prima laurea e il numero chiuso praticamente non esisteva (250 posti per 200 domande, tipo), il discorso dovrebbe essere, al limite:

Chissene frega di quanto hai studiato e dei voti che hai preso: se sai fare bene il tuo lavoro, lavori, altrimenti te ne stai a casa. Lavorare nella sanità non può essere un premio per nessuno.

E vabbe'. Tutti discorsi già fatti e già ripetuti. Inutili, noiosi e retorici fino all'inverosimile e che - dal momento in cui non penso di provare a entrare in una scuola di specializzazione - non mi riguardano nemmeno più di tanto.

Il mio test di ammissione io l'ho passato. Mi sono impegnato molto, e mi ha detto bene.

Solo che ogni volta che ne sento nuovamente parlare mi girano le scatole e mi incavolo, pure se tutto sommato farei meglio a pensare agli affari miei e a concentrarmi sugli esami che mi mancano.

Insomma ok, diamoci un taglio: mi dispiace per chi ci capita adesso, ma purtroppo vi tocca ed è una specie di forca caudina che non si può evitare. Pensate che in qualche altro paese se non avete tipo la media del 10 e non siete supersecchioni, al test per medicina non vi fanno segnare nemmeno. Per cui insomma consolatevi: poteva andare ancora peggio, e non avreste avuto nemmeno questa possibilità.

Adesso non resta che una sola cosa: ultimissimi giorni di studio (per chi non l'ha già fatto oggi). Sangue freddo, convinti di potercela fare... e in bocca al lupo!

Simone

14/03/13

Riforma del concorso per le specializzazioni mediche: un po' meglio, ma mica tanto.

Nei futuri test terranno conto dei voti delle medie.
Veniamo rapidamente al punto:

Il concorso attuale per l'accesso alle specializzazioni in Medicina, funziona che se hai una media sotto al 29 quasi sicuramente una specializzazione decente te la scordi.

La riforma per l'accesso alle specializzazioni mediche che è stata proposta, invece, funziona che se hai una media sotto al 29 una specializzazione decente te la scordi uguale.

Fine.

Ok, è un po' poco ma nella sostanza per uno come me (che potrà puntare a un miserissimissimissimmsiismmssisimio 27 di media se gli dice bene) le cose stanno più o meno quasi realmente così.

In base alla normativa attuale, il punteggio per l'accesso alla specializzazione è dato dai voti agli esami, dall'attinenza della tesi che hai fatto e dalle solite domande a crocette del quarzo su nozioni che non servono a niente.

Si suppone che la tesi l'hai fatta nel reparto dove concorri, per cui se frequentavi il reparto almeno la tesi ce l'hai. Le domande a crocette sono 60, e visto che gli studenti di medicina sono autistici il voto medio che ottiene chi entra in una specializzazione buona è - appunto - 60/60.

Rimane una prova pratica finale, che è soggetta al giudizio della commissione e insomma è quella che fa la differenza per chi ha 29 di media e 60 su 60 alle domande a crocette. Ovviamente qui sta pure tutta la polemica e - diciamolo - il problema che si vorrebbe andare ad affrontare. Perché puoi essere anche il Dottor House ma se alla seconda prova ti danno meno punti di chi deve entrare prima di te, alla specializzazione non entri e basta.

Che certo uno pensa sempre male, e di sicuro entreranno figli e nipoti vari. Di sicuro entrerà quello che si azzerbina meglio degli altri, o chi ha accettato di lavorare gratis per anni prima di avere un posto (cosa che comunque non vedo perché dovrebbe penalizzarlo) e così via.

Io aggiungerei anche che potrebbe essere considerato il secondario aspetto che se sei veramente, veramente negato a fare il medico, questa prova a valutazione personale e inoppugnabile è il primo e unico momento in cui qualcuno sopra di te può toglierti il bisturi dalle mani e impedirti di fare cazzate e storpiare la gente per il resto della vita... ma suvvia, sono dettagli: mettere crocette a domande a risposta multipla rappresenta alla perfezione quello che sarà il futuro lavoro di un chirurgo o di un anestesista, o anche di un dermatologo. O di chi vi fa un prelievo e vi misura la pressione. La gente ha le crocette dentro agli organi, nel sangue o sopra la pelle, non lo sapevate? Io sì, che queste cose le ho studiate. E chi ha voti alti merita certamente di mettere le mani dentro a chi vuole.

Ero ironico, spero che l'abbiate notato. Ma vabbe', polemica a parte, questo è un sistema un po' troppo "malleabile", per dirla così, e poi uno come me che non brilla per voti si trova automaticamente tagliato fuori. Per cui - evviva e evviva! - qualcuno ha proposto a ragione di modificarlo proponendo una proposta di modifica.

Proposta questa che è al momento al vaglio di non so quale ministro, ma - sarò sincero - a cercare in giro al di fuori di forum e gruppi di studenti trovo davvero poco, per cui sembra più una bufala o una leggenda metropolitana piuttosto che un qualcosa che si avvererà davvero, con tutto che il governo deve pure cambiare. E insomma io ci credo poco, ma comunque sia il sistema nuovo sarebbe - più o meno - il seguente:

- Il concorso è nazionale: scegli 3 scuole di specializzazione, fai il test scegliendo delle sedi preferenziali (cioè tutte, che se no sei coglione) e se entri a Brindisi a Udine a Padova o a Milano o insomma dove capita in una delle 3 specializzazioni scelte vai lì e lì ti specializzi. Se non entri - ovvio - ti attacchi al cavolo e muori di fame a fare il medico disoccupato povero e senza specializzazione o - peggiore del peggiore degli incubi peggiori - provi il concorso da medico di base.

- Il punteggio è dato da un test a non so quante domande a crocette del qatso come sopra, più altri test a crocette sempre del qatso ma INERENTI ALLA SPECIALIZZAZIONE AMBITA. Che se ci pensate, io mi specializzerei le cose inerenti per impararle, e non che mi vado a specializzare che mi sono già imparato le cose.

Cioè l'idea è che uno studia per imparare e saper fare. Qua si studia per studiare e poi si studia ancora, al punto che si ricomincia pure a studiare da capo visto che gli argomenti evidentemente erano finiti. Ma a che cosa serve la specializzazione se le cose che mi insegna sono obbligato a saperle già da prima? Ma la gente ragiona davvero così?! Ma ok, forse non è specializzarsi lo scopo con cui le specializzazioni sono nate... e io dovrei semplicemente informarmi meglio.

- I bonus vari non dipendono più da raccomandazioni, corsi, tesi, lauree in ingegneria o altro. Solo dal voto di laurea, e dalla media.

Insomma. Sì, giusto, ok, evviva. Contano i voti, e poi di nuovo i voti (il voto di laurea già è dato dalla media). Conta la media, DUE VOLTE, e poi basta. Che se io sono quello figo di Grey's Anatomy (tanto per cambiare telefilm) vale come se sono uno che in reparto non ci è mai entrato manco una volta per sbaglio, sviene quando vede il sangue e i pazienti non li tocca perché gli fa schifo?!

Vi ricordo che uno laureato in Medicina e Chirurgia è un cosiddetto medico chirurgo, e se anche ormai si accetta l'idea che in sei anni di esami nessuno t'insegna nemmeno a fare un'esplorazione rettale, il fatto che la pratica nei reparti divenga addirittura controproducente (che ci vai a fare? Stai a casa a studiare, che ti conviene di più) è veramente l'apice della follia alla quale si è arrivati.

Come se non fosse abbastanza, è vero che a Medicina danno voti sempre spropositati, ma non è che la pazzia può essere istituzionalizzata a questo modo fino al punto che una media di "solo" 28 rischia di diventare uno svantaggio.

Dulcis in fundo, un 110 e lode preso in 6 anni conta come un 110 e lode preso in 12. 30 di media di uno in corso è uguale a un 30 di media di uno che ha ripetuto tutti gli esami 2 o 3 volte per prendere un voto alto. E ho capito che c'è il caso particolare di quello poverino che è stato tanto malato e non ha potuto studiare per 3 anni, ma in linea di massima è pure vero che allora dall'altro lato c'è magari chi viene da una famiglia con pochi soldi e che lavorava la notte e tutti i cavoli che vuoi che gli hanno impedito di prendere voti alti.

Cioè alla fine ognuno tira acqua al proprio mulino, e io ammetto che la tiro al mio. Però se una riforma si voleva fare si poteva per lo meno pensare di riformare bene e una volta per tutte, invece di uscirsene con una roba mozza che è un po' meglio della prima, ma insomma alla fine non è nemmeno detto, e dipende dai punti di vista.

Io comunque come stavano le cose prima potevo puntare solo ad anestesia e a chirurgia generale. Ora se cambiano magari mi converrà pure... ma non lo so, la specializzazione resta un'incognita e non sono ancora nemmeno sicuro di volerla fare.

Di certo so solo che - quando facevo l'ingegnere - la gente mi cercava chiedendo: "ma per caso questa cosa la sai fare? Puoi occupartene tu?". E di certo nessuno mi ha mai chiesto: "sai dirmi, a questo esame, che voto hai preso?". E invece qui viene sempre fuori questa visione del medico che è uno che impara nozioni e mette crocette e basta, dal test di ammissione ai concorsi a quando è specializzato e pure dopo la morte, all'altro mondo, finirà che metteremo crocette pure lì.

Io la mia vita da medico quando ho mollato tutto me l'immaginavo diversa. Il contatto con le persone, i guanti sporchi di sangue, la malattia, la speranza, spiegare a qualcuno quello che gli sta succedendo. La sensazione di essere una particella di un meccanismo complesso e che riusciamo a comprendere solo in una ridottissima parte.

E quando leggo queste riforme e tutte queste regole mi rendo conto che, forse, ero soltanto un illuso. Perché alla fine, in fondo, per molti la laurea in medicina è soltanto un modo per trovare un lavoro. E magari è pure giusto che sia così.

Simone

04/09/12

Come è andato il test?

Cellulari vietati: valgono solo i tablet!
Oggi c'è stato il test di ammissione per Medicina, e io quando arriva questo periodo dell'anno al solo sentirne parlare mi viene mal di pancia. Riporto una mezza considerazione già condivisa su Facebook:

Il numero chiuso è profondamente ingiusto, e se non esistesse alla lunga medicina diverrebbe una professione più selettiva e diminuirebbero le richieste così come era a suo tempo per ingegneria.

Ma ora come ora l'università non sa gestire gli studenti che entrano ogni anno, cosa succederebbe se fossero 8 volte tanto? E già adesso c'è la scusa che "siete troppi" e nessuno ti si fila a lezione o in reparto, se fossimo migliaia di studenti semplicemente in ospedale non ci farebbero nemmeno entrare.

Secondo me il numero chiuso andrebbe semplicemente allargato molto, il corso di studi andrebbe ridotto di almeno 1 anno e magari al primo anno fai un minimo di selezione mettendo un esame di fisica vero e un solo esame di analisi al posto di 5 esami inutili di statistica.

Così un po' di gente ci pensa 2 volte prima di iscriversi e alla fine i medici non scrivono più le moltiplicazioni con la "X" che in un laureato in materie scientifiche che può finire a capo di un gruppo di ricerca è inconcepibile.


Il mio test di ammissione lo trovate descritto qui.

E a voi come è andata? Vi sentite sicuri, così così, state disperati... ma disperati no dai, che male che vada iniziate un'altra facoltà e poi ci riprovate magari l'anno prossimo.

Tanto alla fine è anche (e molto) questione di culo, per cui non prendetevela davvero così tanto!

Simone

24/01/12

Il mio test di ammissione alla facoltà di Medicina.

Il test di ammissione a Medicina è stata una grandissima rottura di palle.

Quando l'ho fatto io, constava di 80 domande a risposta multipla (le nefaste crocette che segneranno il cammino di ogni futuro dottore) su materie come Biologia, Chimica, Fisica, Matematica, Logica e Cultura Generale.

Se a una domanda rispondevi giusto ti davano un punto in più. Se rispondevi sbagliato era invece un quarto di punto in meno, e a conti fatti conveniva di più non rispondere proprio piuttosto che tirare a indovinare.

Sempre nell'anno in cui l'ho fatto io, nella mia università si entrava con 41 punti su 80. Non tantissimo (in alcuni atenei si entra anche con più di 50!) ma se finivi tra gli ultimi 125 classificati ti spedivano a frequentare in una sede talmente lontana che anche uno di Roma poteva provare l'ebrezza di studiare fuori sede.

Se posso dare qualche consiglio, all'atto pratico dello svolgimento del test le domande di Biologia si trasformano in quiz sulla comprensione di testi. La Chimica si basa sul ricordare a memoria l'elettronegatività dei vari elementi o le loro posizioni nella tavola periodica. Per Matematica si intende in realtà Statistica e calcolo delle probabilità mentre le domande di Fisica sono talmente astruse che - tante volte - non sapevo cosa rispondere nemmeno io che sono ingegnere. La Fisica del test, insomma, è l'unica materia che rimane uguale alla Fisica vera mentre tutte le altre sono delle interpretazioni a mio parere un po' particolari.

Per essere ammessi, conviene allora studiare specificatamente per il test e non preparare le singole materie senza sapere cosa vi aspetterà il giorno della prova. Io l'ho fatto comprando tutti i libri dedicati esistenti al mondo, facendomi pure un corso estivo e svolgendo regolarmente i test degli anni passati dall'inizio alla fine (non fate solo le materie che vi piacciono a voi, che poi il giorno della prova sulle altre andrete malissimo) per rendermi conto di quanto prendevo e di come stavo messo.

E devo ammettere che quella dell'ammissione è stata un'estate particolarmente orribile. Il giorno del test, però, è stato divertente. Cioè: per me che lo vivevo in prima persona ha fatto schifo. Ma se fosse stata una puntata dei Simpson o un film tipo Fantozzi si iscrive a Medicina, a vederlo da fuori non sarebbe stato niente male.

Intanto avevo l'influenza intestinale. Praticamente ho fatto appena in tempo a vomitare nel bagno del Pronto Soccorso del Policlinico, perché subito dopo mi hanno chiamato e sono entrato nell'aula. Per evitare il rischio di imbrogli, poi, eravamo divisi per fasce d'età: gli studenti nati nell'89 erano sparpagliati in una quindicina di aule per tutta l'università. Gli studenti dell'88 stavano divisi in altre 5-6 aule. Poi quelli dell'87, '86 e così via fino a esaurimento dei candidati.

E io stavo nell'ultimissima aula, quella con i candidati vecchi: quelli che non si sa perché c'hanno ancora voglia di iscriversi all'università, quelli che facevano il biologo da 20 anni ma ora basta perché volevano fare il medico. Infermieri che i dottori non sanno fare una minchia ma però vogliono diventarne uno. Altri ingegneri sfigati, pensionati che quella mattina non avevano di meglio da fare e più di qualcuno che si sarà iscritto pensando che - avendo lo stesso cognome - lo avrebbero fatto sedere accanto a figli e nipoti vari ai quali avrebbe furbescamente suggerito le risposte, ma invece no: dividevano per anno d'età, pijatelanderculo.

Durante la prova, la mia paura maggiore era che non mi lasciassero andare in bagno se mi sentivo di nuovo male: tante volte ai concorsi puoi uscire solo dopo un certo tempo, e se la commisione decideva che il test andava fatto senza alzarsi ero fregato. Ma io di sicuro non avrei lasciato che qualche virus stronzo mi fregasse l'iscrizione a Medicina: ho puntato un secchio della spazzatura che stava in un angolo, e mi sono detto "male che vada, vado a vomitare lì dentro". Voglio dire: come sperare in una situazione migliore nella quale sostenere un esame?

Alla fine per fortuna il secchio non è servito, ma la parte di Logica e Cultura Generale è andata malissimo: c'erano tutte domande su roba del Liceo che ai tempi miei nemmeno esisteva, tipo le poesie di Benigni sull'Inferno o un romanzo su due tizi che si stanno per sposare ma poi viene la peste e muoiono tutti. "Chi ha scritto va' dove ti porta il cuore?" è una delle poche cose che mi ricordavo, ma credo che a causa di questa formidabile nozione più di qualche neodiplomato abbia dovuto cambiare carriera.

Biologia invece è andata alla grande. Chimica abbastanza bene, e per Matematica e Fisica me la sono cavata. In totale mi pare di aver raggranellato 51 punti, e credo di essere arrivato 160esimo su 4000 candidati. Ma l'importante, ovviamente, è che sono entrato.

Se posso uscirmene con qualche inutile opinione assolutamente personale, credo che il test di ammissione non dovrebbe esistere. Certo, con tutte le richieste che ci sono, ora come ora non sarebbe possibile nemmeno abolirlo. Eppure io a suo tempo mi sono iscritto a Ingegneria senza dover svolgere alcun test, e gli ingegneri erano comunque una delle professioni più ricercate e nessuno si è mai lamentato - fino a una decina di anni fa - che ce ne fossero troppi.

Credo inoltre che una selezione basata su domande a crocette non premi in maniera giusta le capacità di ogni individuo, e che uno studio puramente mnemonico selezioni persone dotate di un dato tipo di intelligenza, mortificando però altre doti che risultano invece sottovalutate.

L'ultimo consiglio che posso darvi, se in ogni caso vi toccherà sostenere questo test, è di non lasciarvi angustiare più del dovuto: se studiate sul serio è molto probabile che riuscirete a entrare, perché in fondo non è così insormontabile. E se anche dovesse andar male, provate nuovamente l'anno successivo e non prendetevela più di tanto: alla fine, come in tutte le cose, ci vuole anche un po' di fortuna.

Simone

10/09/08

Il mondo quasi nuovo e l'accesso all'università.

Post pubblicato originariamente su Il mondo quasi nuovo.

Nel mio romanzo: Primo Mazzini e la stanza fuori dal tempo (come sempre mi piace citare libri che non mi pubblicheranno mai ^^) a un certo punto il protagonista ci dice che è contento di essere nato in Italia perché qui ha potuto studiare e diventare la persona che voleva essere.

La mia idea era più quella di un'istruzione di base che è liberamente fruibile in Italia come in Europa, ma che in tanti paesi purtroppo non è accessibile a tutti. A livello universitario, purtroppo, la libertà e la possibilità di studiare resta accessibile a tutti ma per certe facoltà è subordinata al superamento di un test si ammissione. Il famigerato numero chiuso che mi sono trovato ad affrontare per l'iscrizione a Medicina.

Se ne parla spesso al telegiornale, e se ne è già parlato su questo blog per ovvi motivi. La cosa che però non credo arrivi realmente al pubblico, a chi insomma è esterno alla vicenda perché a fare il medico non ci pensa nemmeno, è quello che davvero comporta questo test. Cioè, nell'idea comune chi studia per entrare, bene o male, dovrebbe farcela. O no? Ricordate che stiamo parlando di un test di ammissione all'università, indirizzato cioè a ragazzi appena usciti dal liceo: quanto può essere difficile, in fondo?

Vediamo l'ultimo test, quello uscito nel 2008. Si trattava di un compito abbastanza fattibile: cultura generale molto estesa (qualcosa tipo 20-25 domande di storia e letteratura) una biologia così facile da far azzeccare a molti 21 domande su 21 (cosa impensabile nei test degli anni passati) Matematica, Fisica e Chimica nella media con rispettivamente 6, 7 (o 7 e 6) e 13 domande.

Immaginate allora di voler studiare Medicina. Siete appena usciti dal classico, avete studiato un po' di biologia per conto vostro, di materie scientifiche non sapete quasi nulla e a studiarvele nemmeno ci provate, e prendete 50 al primo colpo. Ottimo, siete entrati e non era difficile. Neanche un po'.

Poniamo invece il caso che usciate da un istituto tecnico. Siete una persona anche in gamba, avete studiato un po' per conto vostro e un po' spendendo tanti soldi di Papà per qualche corso di preparazione. Purtroppo per voi la cultura generale non è difficile, è quasi impossibile: come si fa a studiarsi tutta storia e letteratura sperando di imbroccare qualche domanda presa da un programma potenzialmente infinito? Comunque qualcosa avete anche fatto, ma in quella sezione col compito che è capitato prendete 10. 10 perchè di poesie a memoria non ve ne ricordate mezza, non sapete un cavolo sul colonialismo e in qualche domanda a trabocchetto ci siete cascati perdendo punti.

A Matematica e fisica siete dei geni: 9 punti! Biologia altri 15 e Chimica facciamo 10. Insomma avete fatto un buon test, prendendo 44/80. Ma nel vostro ateneo il minimo per entrare era 46, 48, magari anche 50 e non siete entrati. Anche se questo era il terzo anno che provavate.

Ecco, adesso è vero che Medicina è una facoltà importante, che non tutti possono fare il dottore, che i posti sono limitati e che le domande sono davvero troppe. Solo che leggere ragazzi di 20 anni che scrivono: ora basta, non ci provo mai più. O ancora: questo paese fa schifo, rinuncerò al mio sogno di diventare medico è una cosa da far venire il mal di stomaco.

La cosa che mi infastidisce è che il test è talmente nozionistico da rendere quasi superflue le conoscenze scientifiche e la capacità di ragionamento: cultura generale è tutta a memoria, a biologia possono chiedervi il nome di un osso che non sapevate neanche di avere, matematica e fisica contano così poco che potete saltarle direttamente ed entrare anche prendendo ZERO e a Chimica prenderete un punteggio alto solo se ricordate la tavola periodica a memoria. E i ragazzini che sognano di fare il dottore si trovano a concorrere contro studenti universitari di biologia o altre facoltà similari, sapendo che Medicina è una laurea che non finisce più e che forse perderanno 2-3 anni anche solo per iniziare.

Io non sono contrario al numero chiuso, perchè se non ci sono le strutture per tutti semplicemente vuol dire che non ci sono. Però ai miei tempi (ho scritto davvero questa espressione?) chi voleva fare l'ingegnere prendeva e si iscriveva. Al primo anno c'era chi seguiva seduto per terra, ma finiti i 5 anni chi se l'era meritata aveva la sua laurea e nonostante questo afflusso di iscrizioni incontrollato di ingegneri disoccupati non mi pare che ce ne siano in giro molti.

Per la cronaca, dopo un'estate passata a studiare Biologia e Chimica, ho fatto il test qui a Roma e sono entrato con un punteggio in grado di rivaleggiare con uno studente del Liceo Classico (uno non particolarmente secchione, però ^^). Non so se riuscirò mai a prendere questa seconda laurea, ma intanto ne ho almeno la possibilità.

Il guaio, è che adesso mi tocca tornare all'università per davvero ^^!

Simone

04/09/08

Il test di ammissione a Medicina.

Post pubblicato originariamente su Il mondo quasi nuovo.

Non è bello aprire un nuovo blog con la descrizione di una cosa assolutamente orribile, ma tant'è: questa settimana ho avuto (o meglio, sto avendo) i test per l'ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Ma andiamo per ordine.

Quando ho preso la folle decisione di riprendere gli studi, mi sono detto: ah, per un laureato in ingegneria il test di ammissione sarà una banalissima formalità!

Dettomi questo, ho comprato uno dei libri-raccolta di test degli anni passati (la prima di una serie di interminabili spese) e ne ho fatto uno. Risultato: 33/80. Minimo con cui si entrava alla Sapienza lo scorso anno: 45/80. Se non altro, adesso sapevo di avere un problema.

Ok senza tirarla troppo per le lunghe che già mi sta venendo il mal di testa solo a ripensarci, mi manca da finire le prove in una delle università private (meglio non fare nomi prima dei risultati finali) mentre per la pubblica dovrei aver fatto un punteggio con cui l'anno scorso sarei entrato, mentre quest'anno si saprà tra 1 settimana (dipende da come vanno tutti gli altri, ovviamente).

Per passare il tempo, vi elenco le cose più belle che mi sono rimaste impresse nel corso della preparazione del mio test d'ingresso:

- Passare l'estate a studiare alla vereconda età di 33 anni.

- Fare un corso estivo con una comitiva di 18-20enni che parevano tutti più preparati di me. Ok, magari no... ma almeno loro avevano tempo per rimediare ^^.

- La gente che mi chiede: lei è il professore? E quando rispondo che sono uno studente mi guarda con gli occhi di fuori.

- I miei amici che fanno il totoscommesse su quanti mesi passeranno prima del mio abbandono (l'interruzione natalizia è data 20 a 1 o giù di lì). Questo ovviamente a condizione che almeno riesca a entrare ^^.

- Guardare il casino dei test in televisione, pensare come sempre: poveri sfigati! E rendermi conto che c'ero in mezzo anche io.

- Fare il test in un'università privata con l'influenza intestinale.

- Fare il test alla pubblica con l'influenza intestinale ancora peggiore, in un'aula con altri 100 candidati... scoprendo tra l'altro che a livello universitario rientro nella fascia d'età dei sessantenni.

- Sbagliare un paio di quesiti estremamente banali (del tipo 0,2 diviso 2) perché in quel momento ho un tremendo attacco di nausea. Eh sì, lo so cosa pensate: le solite scuse.

- Tornare all'università privata per la seconda prova coi postumi dell'influenza intestinale, il che corrisponde a mettermi il completo, guidare per quasi un'ora, parcheggiare, arrivare lì sotto il sole che col completo è un piacere che non vi dico, non trovare il mio nome, chiedere a qualcuno e sentirmi rispondere: guardi che il suo turno è domani.

E se cercano solo gente sveglia, mi sa che sono già a posto! ^^

Simone