17/04/14

Un turno un po' da schifo.

Questa può essere una protezione adeguata.
L'altra sera arrivo in Pronto Soccorso col mio classico spirito da idiota tutto contento che gli piace andare lì, e non vedeva l'ora che arrivasse il turno.

Immagino che arrivi un punto in cui uno si è talmente abituato e ne ha talmente sopra ai capelli da non poterne più... ma fino al fatidico giorno in cui diverrò insomma una persona normale, lo stato d'animo con cui vado in reparto è questo.

Entro nel box medico. Saluto strutturati, infermieri, pazienti in barella e specializzandi, e non ho fatto nemmeno in tempo a guardarmi intorno che un paziente deve dare di stomaco.

Mi metto i guanti, di corsa alla testa per aiutarlo a girarsi su un fianco mentre gli infermieri lo tengono di lato... e il paziente mi vomita addosso esattamente nello spazio del mio braccio rimasto scoperto tra il guanto e il camice.

«Simo', vatte a lavà!» consiglia intelligentemente un infermiere.

«Visto che faccio bene a portarmi sempre un camice di riserva?» commento io... anche se poi in realtà il camice è intonso, e quello tutto svomitazzato sono io.

Vado a pulirmi, e per prudenza mi immergo nell'amuchina e nel sapone medicalizzato. Tempo 10 minuti, e mi fanno:

«Prendi l'ecografo, che serve per il paziente Tal dei Tali, nell'altra stanza».

Io vado a cercare l'ecografo. Lo sollevo per spostarlo... ed evidentemente qualcuno che l'ha usato prima non l'aveva pulito bene, perché mi ritrovo addosso tutta una roba viscida e appiccicosa.

«Era solo il gel» mi dico, mentre spando acqua ossigenata sull'appiccicume che imbratta il camice (e a questo punto l'esistenza di quello di riserva si fa più interessante). «Il gel è mio amico».

Finito il lavoro con l'ecografo, decido di fare un salto alle macchinette del caffè. Anche se poi siccome è notte non prendo il caffé (che poi non dormo) ma una bottiglietta di aranciata o coca cola o quello che deciderà lo sponsor.

La bevanda rotola giù nel cassetto del distributore. Io la prendo, l'apro... e come del resto potevo aspettarmi la bottiglietta esplode e mi fa una mezza doccia. E rispetto alla roba che mi ha inzuppato finora potrei anche dire che mi sono lavato e non vedere la cosa come un particolare negativo del turno... ma comunque - questo è innegabile - oggi era proprio giornata.

Bevo quel poco che è rimasto nella bottiglia. Poi torno in reparto, e becco un altro infermiere.

«Mi aiuti a sistemare il respiratore del paziente intubato?» mi fa.

"Certo!" penso io.

«Certo!» dico io, in un fisiologico comportamento egosintonico (tanto per far vedere che ho studiato psichiatria).

Andiamo dal paziente, io mi metto di lato alla barella, l'infermiere stacca il tubo dal raccordo che lo porta alla macchina che ventila... e quello che c'era dentro esce tutto fuori e mi fa l'ennesima doccia della serata.

Io riguardo il tubo e il paziente 200 volte per controllare che nel respiratore non ci fossero sangue, vomito o altri agenti mortali. Per fortuna pare pulitissimo, e dentro c'era solo vapore acqueo condensato.

«Era solo condensa» mi ripeto, facendo lo shampoo con la soluzione iodata e spruzzandomi l'amuchina negli occhi. «Solo schifosissima e ripugnante condensa».

Alla fine torno a casa che, sì, sono ancora contento e felice come dicevo prima. Be', magari un pochettinino-ino meno, che oggi è stata tosta. Magari anche un po' più stanco e chiedendomi se mi verrà la polmonite nosocomiale, una recrudescenza di Vaiolo oppure - semplicemente - la peste. E diciamo che non fatico a capire perché certa gente il pronto soccorso lo odia, e non ci farebbe un turno manco morto ammazzato.

Io però già domani ci torno. E pure a Pasqua ci sarebbe un turno, per cui se finisco presto di ingozzarmi magari un salto lo faccio.

La prossima volta però ci vado con la tuta e cappuccio quelli che si chiudono sigillati, stile guerra batteriologica.

Così il camice, nel frattempo, lo lavo.

Simone

40 commenti:

Anonimo ha detto...

tu ci scherzi e giustamente sdrammatizzi in maniera intelligente. Ma questa esperienza che stai facendo in P.S. probabilmente ti porterà ad essere più di chiunque altro un vero medico di PS (o di emergenza-urgenza come si suol dire adesso); in fondo il PS è anche questo....vomito, catarro, docce impreviste ecc., caffè col resto dello staff, sintonia nei momenti difficili, lavorare in team ecc. ecc. Sono sicuro che tra un pò di tempo, se chiedessero al resto dello staff strutturato chi vorrebbero tenere o aggiungere al loro organico, sceglierebbero indubbiamente te....e col tempo diverresti un vero medico esperto e sicuro in tutto...!! peccato che dall'altro lato della medaglia c'è un paese non meritocratico, un concorso di specializzazione non meritocratico, tanti leccaculo e figli di dottori inutili e incapaci e......si sà già tutta la storia....chi abbandona i propri sogni e si ridimensiona, chi abbandona il proprio paese e i propri affetti per regalare competenze a un altro paese e avanti così.....Ritratto di "un'Itaglia e di itagliani sempre di più da Quarto-Quinto Mondo"...........In ogni caso sono contento per te e per le tue soddisfazioni, non sai quanto ti ammiri...

Riccardo

Simone ha detto...

Riccardo: penso che in tanti altri reparti le cose siano più o meno simili, e che certe "esperienze" facciano parte del lavoro di tanti medici e infermieri.

In ogni caso leggere quello che hai scritto mi ha fatto davvero piacere, grazie di cuore!

Simone

Dama Arwen ha detto...

Ecco, come nel film Virus Letale, con Dustin offman e René Russo :-P

Anonimo ha detto...

da me a malattie infettive si vedono più cavie da laboratorio che pazienti veri :) :) sarà che sono solo al 2^ anno di specializzazione....ma adesso che ho finito il turno posso dirti che nessun paziente mi ha vomitato o spruzzato liquidi strani addosso :) :)

Riccardo

Simone ha detto...

Dama: io finisco più come uno zombi di the walking dead...

Riccardo: bene, magari fatti qualche turno in pronto soccorso pure tu se ne senti la mancanza! :)

Simone

ThereseM ha detto...

Dove sto io bisogna stare attenti agli sgoccioli di.... cacca... fa altrettanto schifo e dalla tua esperienza mi sa che anche io comprerò un camice di riserva! Non si sa mai!

Anonimo ha detto...

Gesù che schifezza....non avrei mai potuto farlo: finirei a contro vomitare addosso al paziente :-) Per fortuna a me al massimo può capitare il vecchietto che si lecca le dita per sfogliare le ricette prima di porgertele o quello che sputacchia! Oddio, ripensandoci capita pure quello puzzolente puzzolente, ma almeno di solito non lo devo toccare, e qualche episodio limite tipo quello a cui è caduta la dentiera sul banco della farmacia o quello che ci ha portato il pidocchio che aveva spiaccicato per essere sicuro che fosse pediculosi.

Valerio ha detto...

Ah, ero Valerio

Simone ha detto...

Therese: be' quella non è mai capitata ma non è che si possa dire di averla scampata da qui alla pensione! :)

Camice di riserva pulito sempre nell'armadietto, che non si sa mai. L'ideale sarebbe anche un cambio completo di vestiti... ma non ho lo spazio e non abbiamo le docce, per cui insomma sarebbe inutile.

Valerio: ahah, vabbe' tu avrai altre scocciature tipo quelli che vogliono che gli dai qualche farmaco assurdo o che portano ricette indecifrabili :)

In quanto a pazienti maleodoranti io al limite trovo strano che qualcuno NON abbia un cattivo odore, ecco :)

Simone

Anonimo ha detto...

Ciao Simone...senti ma dato che tu sei di un'altra regione e forse le cose funzionano in modo diverso nella tua uni, mi spieghi come mai fai questi turni al PS? qui da me non si fanno...nel senso che non esiste che ti facciano fare un turno di notte o a pasqua o altro...si fanno solo i tirocini coi prof....che tu sappia è un'eccezione la tua? o magari perchè sei più grande? insomma, spiegami qualcosina perchè a me piacerebbe tanto farlo...

Simone ha detto...

Anche da me l'università non organizza tirocini o turni di alcun tipo... al massimo quest'anno mezza mattinata in reparto a fare l'anamnesi o lo scorso semestre ci hanno portato a vedere qualcosa in sala operatoria.

Poi però facendo la tesi in medicina d'urgenza sono stato "affidato" a uno strutturato, come immagino capiti in qualsiasi reparto.

Cioè se fai per dire la tesi in pediatria ti dicono "ok segui questo dottore in questo reparto" e penso funzioni così anche da voi.

La mia fortuna è stata che il mio strutturato sta effettivamente in una parte del pronto soccorso dove si vedono codici urgenti... perché potevo benissimo finire fisso ne reparto (dove comunque facciamo lo stesso molte cose, anche se diverse).

In sostanza in ogni caso non è che questi turni me li chieda nessuno o me li abbia organizzati nessuno: sono io che vado lì praticamente ogni volta che ne ho l'occasione, e ho iniziato a conoscere anche qualche chirurgo e un po' anche il pronto soccorso pediatrico, così posso andare quando non c'è il mio strutturato (medico) ma quando ci sono loro.

Insomma per concludere se vuoi frequentare il pronto soccorso o altri reparti dove si fa qualcosa devi andare tu a chiedere... in genere se ti presenti e chiedi di rimanere nessuno strutturato ti manda via. Poi io ho frequentato 6-7 reparti prima di trovare questo dove mi facevano addirittura usare l'ecografo o vedere RX o TAC... insomma è un lavoro che devi fare tu ma se vai e chiedi al pronto soccorso sicuramente qualcosa trovi.

Simone

kia ha detto...

ciao Simone....ti seguo da tempo...
io sono laureata in Farmacia dal 2011 e purtroppo faccio parte della schiera dei laureati pentiti......ho avuto il desiderio di fare medicina mentre ero già a farmacia ma non ebbi il coraggio di mollare l'uni...ora questa è la seconda volta che ho provato il test e l'anno scorso rimasi fuori per pochi ssimo, meno di un punto. Quest'anno non è andata bene, un pò l'ansia, un pò le domande ambigue e sono molto giù...perchè medicina è il mio desiderio più grande e non so che darei per farla......
quest'anno compirò 27 anni e purtroppo non sono nemmeno riuscita a trovare un lavoretto decente x darmi una minima indipendenza..
Tu mi dai tanta forza, leggere le tue parole mi da tanta forza....qui per tutti sono una pazza, anche per i miei genitori che non capiscono questo mio desiderio (chiamiamola "vocazione")....cosa mi consiglieresti? grazie..

Simone ha detto...

Kia: ciao! Intanto ti ringrazio per le belle parole!

Io ti inviterei a non buttarti subito giù (il test di quest'anno è stato particolarmente difficile, da quanto ho capito). Poi vedi... continua a cercare e trovati un lavoretto, una qualsiasi cosa che ti piaccia e che ti tenga occupata. E poi se davvero è il tuo sogno il prossimo anno tenta di nuovo e magari andrà meglio... 27 anni non sono in fondo così tanti, io ho iniziato a 33!

Poi pensa magari se ti può piacere qualche professione sanitaria, come scienze infermieristiche o altro... in fondo in alcuni campi specie il lavoro dell'infermiere non si discosta poi così tanto da quello del dottore.

Grazie ancora... e in bocca al lupo!

Simone

Valerio ha detto...

@Kia, purtroppo (al di là dei pentimenti personali) è vittima del boom di iscrizioni a Farmacia tra la metà degli anni '80 e sino a pochissimi anni fa. Quando mi sono laureato io le aziende farmaceutiche e le farmacie ti venivano a cercare già dal quinto anno di università, dove le bacheche erano pieni di annunci anche per i neolaureati, così si sono iscritti in tantissimi con il risultato che oggi c'è una certa crisi occupazionale (sia pure a macchia di leopardo, perchè si sente molto più al sud dove c'è parecchio abusivismo professionale nelle farmacie; comunque, dati Almalaurea alla mano, in generale meglio che per la maggior parte degli altri professionisti. Professioni sanitarie triennali si può sempre fare, ma allora ha più senso la specializzazione di farmacia (ma è difficile entrare) o, con un po' di pazienza, cercare di realizzarsi con la specialistica presa (che nel ssn da diritto al ruolo dirigenziale al pari della laurea in medicina, e nel privato è comunque una professione clinica), visto che finalmente si sta correndo ai ripari introducendo un numero programmato serio nelle facoltà di Farmacia.
Ps: per curiosità, hai seguito il corso di Farmacia o di CTF?

Valerio ha detto...

"La metà degli anni '90", scusate

kia ha detto...

ciao Valerio, adesso ho letto anche la tua risposta qui!
Dunque io ho seguito farmacia e il numero chiuso qui da me c'è già da una decina di anni ma non è servito...la crisi occupazionale è notevole...i dati almalaurea, che ho visto proprio in questi giorni, mostrano che Farmacia è tra le facoltà con maggiori sbocchi occupazionali...il problema è che al sud come dicevi, la situazione è nera me nera....Io non posso spostarmi per problemi personali purtroppo, ma anche se potessi, il guaio è che a me la farmacista proprio non piace farla....io è da tanto che sogno medicina, ma nessuno mi ha mai capita e ho sempre avuto paura di espormi e credere in me stessa...
Solo dopo la laurea ho iniziato a convincermi che la cosa più importante sono solo io e la mia vita...
io personalmente ammiro tutti i professionisti che sono felici del loro lavoro, appagati e che vanno a lavoro col sorriso...
io ho dovuto trattenermi dal piangere in farmacia diverse volte perchè mi sento di esplodere...non è per niente quello che voglio fare, non posso farlo per la vita...impazzirei...
Sarà perchè qui al sud fa schifo, i titolari trattano in modo indicibile i dipendenti, i clienti credono di stare in salumeria e fanno questioni anche sui centesimi....insomma, io sono in crisi da anni ormai...vorrei essere felice ma non ci riesco...
Lo so, potrei sembrare patetica e ne sono consapevole, ma non ce la faccio più...sono arrivata ad un punto in cui devo pensare solo a me e non agli altri...non posso fare contenta la mia famiglia e mio padre che rompe...
ci sono solo io...

Valerio ha detto...

Ciao Kia, due considerazioni: 1) purtroppo il numero chiuso a farmacia introdotto in molti atenei negli ultimi dieci anni è fittizio (nota che su infatti ho scritto "serio"), in quanto introdotto solo per garantire il rapporto laboratori/docenti/studenti e non per avere un numero di laureati coerente con le esigenze del paese, solo ora si sta parlando di "numero programmato"; 2) al sud è tutto un po' più difficile, è vero, e il problema dell'abusivismo professionale è grave (ma certo non solo in farmacia, vogliamo parlare come mero esempio dei dentisti?), ma francamente trovo che se uno sa fare bene il farmacista è difficile che possa poi rimpiangere più di tanto il ruolo medico, essendo due professioni senz'altro diverse ma con diversi campi di sovrapposizione (che so, tipo ingegneria edile e architettura), dal camice all'appellativo comunemente usato ("dottore", che in realtà spetterebbe a tutti i laureati ma nella popolazione è usuato specialmente per le lauree sanitarie a ciclo unico: medicina, farmacia, odontoiatria e veterinaria), sicuramente un farmacista sul territorio è una figura più clinica di diverse specializzazioni mediche; il problema è che in alcune farmacie (probabilmente più al sud) non si lavora bene e non si mettono i colleghi in condizione di farlo, ma anche per questo la stessa situazione è comunque è a parecchi campi in Italia (ho visto medici fare gli autisti in servizio permanente al professore, avvocati trattati come camerieri dal titolare dello studio). Devo dire che non di rado i giovani farmacisti hanno le idee un po' confuse (non parlo ovviamente di te, ma delle mie esperienze personali), e finiscono a fare i commercianti se non, peggio, i venditori puri.

Valerio ha detto...

è comune

Anonimo ha detto...

...io non me ne intendo ma da persona sensata mi vien da pensare: certo che se perfino un laureato in farmacia viene messo in difficoltà dal test di ingresso a medicina vuol dire che c'è qualcosa che non va... insomma se non ha una cultura sufficiente un farmacista per superare un test di ingresso a medicina, cosa bisogna sapere per poter entrare a questa scuola?! ...cmq ho sentito dire che anche al nord tanti titolari di farmacie sono dei "cani" coi dipendenti...

Valerio ha detto...

Ah, ma probabilmente pochi medici passerebbe il test per medicina, e quasi sicuramente io non passerei il test per farmacia....un anno con amici con le lauree più svariate ci divertimmo con i simulatori online: avvocati (2), chirurgo, farmacista, ingegneri (2) e cardiologo: uscirono risultati con cui saremmo finiti a sturare le fogne a dir tanto!....il test secondo me serve forse a dimostrare la capacità/volontà di studiare...io ho preso solo 3 "trenta" nel mio corso di laurea: anatomia, chimica analitica clinica, tecnica&legislazione farmaceutica, credo che se oggi andassi a sostenere questi esami probabilmente, per come è concepito il metodo di interrogazione (almeno ai miei tempi), mi boccerebbero, e sono tre materie che tutto sommato uso tutto i giorni! A chimica organica presi 27, questa come farmacista territoriale la uso molto poco, e sicuramente mi caccerebbero a calci!

Simone ha detto...

Il test o in generale i compiti a crocette, e un po' anche tutti gli esami, richiedono una preparazione nozionistica e direi "pignolissima" che poi nella pratica del lavoro - o oserei dire nella vita - non ha senso e non torna utile.

Insomma al test ti chiedono cose di chimica e biologia super dettagliate che poi dopo poco dimenticherai. Per passare il test non serve essere portato o capace in un determinato lavoro, ma serve solo studiare per il test.

Simone

Valerio ha detto...

Si, esatto: è più una dimostrazione di volontà e impegno che altro. E il bello (o il brutto! o forse semplicemente il realistico) è che pure l'università stessa per un 50% è questo.

kia ha detto...

caro Anonimo purtroppo è così....conosco tanti laureati anche in biologia che hanno trovato difficoltà al test...il problema è, come dice Simone, che bisogna fare uno studio mirato per il test...e chi ha una laurea non è molto avvantaggiato perchè è abituato a mettersi lì sui libri e a studiare come "un mulo"....invece x il test serve una tipologia di studio differente e una certa elasticità mentale e soprattutto saper gestire l'ansia!
Il test, come ormai abbiamo capito tutti, non è assolutamente meritocratico e (per come è strutturato) non è un metodo adatto per selezionare futuri medici, basta che dai uno sguardo alla graduatoria e vedi ragazzi che l'hanno passato totalizzando punti solo a logica e 0 nelle altre materie che sono importantissime....non hanno nemmeno messo la penna sul foglio per la biologica,chimica...ed è assurdo..
ma purtroppo non abbiamo voce in capitolo e il ministero non se ne frega granchè...
io cmq continuo a ritenere che sono molto più preparati i ragazzi del liceo per affrontare il test quindi tranquillo :) immagina che le materie utili per prepararsi al test, purtroppo, nelle varie facoltà scientifiche vengono studiate nel primo anno ed è normale dimenticarle completamente con la laurea..quindi un laureato non è più preparato!
Certo il fatto che laureati anche brillanti trovino cmq difficoltà con un test da' da pensare...

Purtroppo VALERIO, soprattutto qui al sud ci sono poche o meglio pochissime possibilità di avere altri sbocchi con la laurea in Farmacia e di conseguenza si finisce a fare i venditori puri o meglio i commessi...oggi, a differenza forse di quando ti sei laureato, ci vogliono specializzazioni per fare qualche cosa in più e purtroppo accedere a specializzazioni non è semplice, non sempre si viene pagati e il post-specializzazione è tragico...
E'dura.....

Valerio ha detto...

I test non sono sicuramente il massimo, ma l'accesso per tutti non è ad oggi logisticamente e economicamente sostenibile, e un altro metodo non è riuscito ancora a trovarlo nessuno.
@kia: non è ovviamente stare dietro al banco che rende un farmacista commesso, perchè anzi quella è la sua collocazione di lavoro più naturale, ma è come ci si sta; gli "spazi di manovra professionale" sono enormi, ma occorre averne la consapevolezza del ruolo e le competenze, e anche trovare un ambiente adatto a esprimerle e svilupparle. Se capisci veramente qual'è il tuo ruolo e continui a studiare ogni giorno vedrai che, con un po' di fortuna nel trovare l'ambiente giusto, troverai grandi soddisfazioni come accade a tanti colleghi.

kia ha detto...

valerio sostengo ogni tua parola, anche se onestamente ad oggi non ho trovato nessuno che mi dicesse di avere spazi di manovra professionale enormi, anzi....anche colleghi molto più grandi di me sono infelici e mi hanno sconsigliato vivamente di intraprendere questa strada. Certo, non è che mi sono fatta influenzare dal loro pensiero perchè il desiderio di fare medicina è nato molto tempo fa, ma comunque davvero non ho mai incontrato una persona felice di fare il farmacista, proprio perchè ad oggi nella maggioranza dei casi di è ridotto alla figura del commesso.
Dammi qualche suggerimento o dritta, perchè davvero penso che questa laurea stia bene solo lì, appesa alla parete....non vedo alcuna via di uscita...

Valerio ha detto...

@kia: mi dici cose fuori dal mondo, anche io ho incontrato colleghi usurati (il pubblico, per di più in genere anziano e malato, usura), stressati, in qualche caso pentiti, ma la maggior parte dicono "un bellissimo lavoro nonostante xyx". Mi dici cose talmente lontane (grazie a dio!!!) dalla mia esperienza che sono persino in difficoltà nel darti delle "dritte"....perché faccio veramente fatica a capire la tua prospettiva....da noi la stragrande maggioranza delle persone sono cortesi, capiscono il ruolo, ci portano l'olio dal paese o il ciambella è fatto in casa...e noi ascoltiamo tutti, risolviamo i problemi di ns competenza e sappiamo i indirizzarli altrimenti al bisogno, suggeriamo come usare al meblo il farmaco, consigliamo i medici con cui c'è mediamente un buon rapporto....poi è chiaro che il cavilloso, il maleducato o il pretenzioso, su duecento persone che ogni giorno entrano in farmacia non manca mai, ma questo creo, anzi so che capita in qualunque lavoro.

Valerio ha detto...

Ciambellone

Valerio ha detto...

Visto che non riesco a mettermi nei tuoi panni giriamo la questione e ti chiedo io: in cosa senti di non iter esprimere la tua professionalità?

kia ha detto...

Per curiosità vorrei sapere il tuo paese! Comunque le mie parole sono la pura verità, vuoi che abbia incontrato tutti disperati, vuoi che sia stata sfortunata....ma ti dico che le farmacie che ho frequentato erano da denuncia per maltrattamento del personale!
Forse. credo, tu non hai capito appieno ciò che intendo: io adoro il rapporto coi clienti (quando ovviamente sono civili), adoro dare consigli e mi sento la persone più felice del mondo quando poi tornano per ringraziarti!
Ed è proprio da ciò che è nato tutto...io voglio aiutare le persone molto più di ciò che può fare un semplice farmacista! Noi farmacisti non possiamo (potremmo) nemmeno misurare la pressione o fare una iniezione...il nostro lavoro è limitato al consiglio...e io voglio molto di più del consiglio, io voglio curare letteralmente qualcuno, voglio respirare l'aria di un malato e stargli vicino...
Non so come spiegarmi e ti ringrazio comunque della tua, davvero, massima gentilezza e disponibilità...
Ma io mi sento molto molto limitata in una farmacia, io mi sento di volere e di potere fare molto di più...

kia ha detto...

quando venne infarmacia un povero signore anziano, nel pagare si ferì col metallo che era vicino al suo borsellino e iniziò a uscire davvero molto sangue...io fui l'unica pronta a intervenire...chi si schifava da un lato e chi dall'altro....lo medicai io quel povero signore e gli consigliai di andare dal medico perchè di più non potevo fargli..certo gli ho consigliato un'antitetanica ma chi ero io per fargliela o dargliela?
una signora cadde fuori la farmacia e subito corsi da lei...ma non potevo far nulla, nemmeno spostarla perchè non ne ho le competenze...
un signore la sera di Pasqua, fuori la chiesa, è caduto a terra all'improvviso colto da un malore...io non potevo far nulla per aiutarlo...e i medici in chiesa con tutta calma uscirono fuori e non se ne fregarono più di tanto...
mi sentii una stretta al cuore che non puoi immaginare...ho trattenuto le lacrime tante volte e avrei voluto urlare quella sera...perchè io vorrei fare di più, tanto di più...ma non posso....e non basta solo un corso di blsd...
spero hai capito un pochino la mia situazione......

Valerio ha detto...

Io lavoro a Roma. Il farmacista, per la
legge italiana, non può fare iniezioni ma non so chi ti abbia detto che non può misurare la pressione, può e deve, come può misurare la saturazione dell'O2, il colesterolo, la coagulazione, la glicemia, e tantissime altrerestazioni....può inoltre consigliare l'assunzione di tutti i farmaci che non richiedono prescrizione, e praticamente ha a disposizione tutte le categorie farmacologiche che hanno i medici tolti gli stupefacenti e gli antibiotici sistemici e poco altro, ma comunque può decidere sotto largo prima responsabilità di consegnare al suo paziente, di cui conosce la situazione, anche quasi tutti i farmaci che richiederebbero la ricetta, può inoltre fare consulenza su tutti i farmaci, che dovrebbe conoscere meglio del medico, verificando se le modalità di assunzione sono corrette, se ci sono interazioni...poi c'è tutta la arte della galenica, oggi meno di 50 anni fa, ma comunque ogni giorno decine di migliaglia di italiani ricevono una preparazione fatta in farmacia, poi l'aspetto di verifica tecnico-amministrativa delle prescrizioni, che a volte sembra un incarico da burocrate ma serve a creare le condizioni di sicurezza per l'uso del farmaco, in fondo intere categorie di professionisti (avvocati, notai, commercialisti, etc...) vivono per definizione la loro professione solo su dettagli tecnico-amministrativi; oppure basta pensare a tutto il lavoro da fare sui device per le patologie respiratorie, che la maggior parte dei pazienti usa scorrettamente,
la segnalazione delle adr (cosa rara, ma che capita)...oddio....potrei continuare ore ripercorrendo quel che da noi si fa ogni giorno per i pazienti....curare è un lavoro di equipe e il farmacista ne fa pienamente parte (tanto che in ospedale ha lo stesso livello dirigenziale del medico)..."respirare l'aria di un malato"...mah, pensi che un diane tolgo che fa servizio 9-14 all'ambulatorio della asl abbia questa visione romantica della professione? Comunque non vorrei invadere questo spazio di Simone con argomenti fuori dal suo blog....

Valerio ha detto...

Diabetologo

Valerio ha detto...

Per esperienza ho imparato (non parlo di te!) che la maggior parte dei farmacisti frustrati non hanno capito quale sia il loro ruolo confondendolo con quello del medico, cui invece dovrebbero essere complementari, e trovandosi dunque nella situazione di vice-medico, che è ovviamente frustrante per un professionista; oppure vengono dal corso di laurea ctf e pensavano di fare chissà quale scoperta nella ricerca e poi hanno scoperto che la ricerca in Italia è morta! Ciò detto il mondo della farmacia ha i suoi problemi, ma quale settore in Italia oggi non li ha?

Valerio ha detto...

Simone perdonaci!

Valerio ha detto...

Kia, certo "mettere le mani" su un paziente in acuto non è compito del farmacista....ma questo è evidente......peraltro: pensi che molti dei medici radiologi o psichiatri saprebbero/vorrebbero intervenire in un'emergenza? E un laureato in odontoiatria, che pure è il "medico della bocca"? Gli è viatatoer legge! Allora fai un corso bls....se poi il tuo sogno era trattare l'acuto e risolverlo ok, dovevi fare medicina+anestesia&rianimazione (che poi in genere si stabilizza e si invia altrove, in realtà è sempre un lavoro di equipe)...anche la maggior parte dei pazienti che si sentono davvero male in uno studio medico comunque si chiama l'ambulanza...

Valerio ha detto...

Se mai mettere ipunti davvero fai infermieristica...a me farebbe un po' senso, e se devo scegliere preferisco spiegare concettualmente il concetto di un device per la bpco che ricucire uno, ma ognuno ha le sue attitudini e inclinazioni, per carità.

kia ha detto...

Valerio il problema fondamentale è che abbiamo due punti di vista differenti...io, come ho già detto, sono contenta per tutte le persone felici della propria professione e che la sostengono e vorrei poter rientrare in questa categoria.
Purtroppo non è così e continuerò a cercare la mia stabilità in tutti i modi possibili, vuoi che la trovi in una farmacia o vuoi che la trovi con medicina....
perchè io capisco la complementarietà dei due lavori, ma vorrei trovarmi dall'altra parte.
Detto questo, ringrazio Simone per questo spazio che abbiamo potuto usare per scambiare due chiacchiere e ringrazio anche te Valerio, augurandoti di essere sempre contento del tuo percorso e soprattutto ti dico che sei una bellissima persona e tieni in alto il valore del farmacista,anche per me!

Simone ha detto...

Ahah, ho un blog davvero "social" :)

Valerio ha detto...

Kia, ti ringrazio e ti auguro il meglio....per intanto, in attesa di vedere se vuoi passare del tutto "dall'altra parte" posso solo consigliarti di cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno sfruttando al meglio tutti gli aspetti clinici, complementari o sovrapposti, della professione di farmacista (considera che a Roma-laSapienza il corso di laurea in Farmacia è inquadrato nella Facoltà di Farmacia&Medicina, e a riconoscimento della tradizione del ruolo Farmacia è stata volutamente anteposta, nonostante la facoltà laurei anche medici); l'unica cosa che ti raccomando, altrimenti si rischia di restare nella frustrazione, è di riflettere sulla peculiarità del tuo ruolo: a te non interessa la diagnosi di fibrillazione atriale e il conseguente razionale nella scelta dell'eparina bpm (a meno che tu un domani non diventi un farmacista clinico di reparto) ma interessa sapere quali particolari accorgimenti vanno presi nell'iniezione (e ti assicuro che ho visto personale sanitario pasticciarci) quali farmaci interferiscono, i primi segni di possibile emorragia, il controllo del pt correttamente compilato, la possibilità di sostituire con l'equivalente, etc... considera che il medico medio usa circa trenta farmaci, e ne esistono molte migliaglia. Di nuovo in bocca al lupo! Simone, grazie ancora dell'ospitalità.

Simone ha detto...

Grazie a voi per la discussione interessante! :)