25/03/13

La notte in pronto soccorso.

Il policlinico fa lo stesso effetto. Solo diverso.
La notte al pronto soccorso ricorda le storie di certi scrittori che una volta avrei voluto imitare, costellate di personaggi dai toni intensi che appaiono e scompaiono in ambienti bui e poco accennati.

Un po' tipo un collage tra Twin Peaks ed Eyes wide shut, senza ahimé tutto quel sesso ma - grazie a Dio che se no avevo già cambiato reparto - molto, ma molto ma davvero molto meno noiosi.

Tra i tanti pazienti di uno dei tanti turni ci sta Luisa, che ha preso una vagonata di farmaci per non ho capito che terapia, e di colpo gli si è gonfiata la lingua e sta lì con la flebo nel braccio e la paura che se si gonfia un altro po' non riesce più a respirare e muore.

«Qui abbiamo anche gli anestesisti e tutto l'occorrente» le spiego, vedendola che si tasta il collo. «Vedrà che non succede niente, ma pure se succede è tutto sotto controllo».

Vedo che mi sorride: l'avrò rassicurata? Un po', certo, penso di sì. Ma non è una di quelle situazioni in cui ti rassicuri più di tanto. Credo.

Lascio Luisa e dal triage - l'ingresso del pronto soccorso - ci chiamano per Paolo. Era a lavoro, quando l'hanno trovato svenuto. E ha la febbre, e non riesce a stare in piedi, e ha un forte dolore al collo per cui l'infermiere s'è subito spaventato e gli ha messo una mascherina.

Il professore gli solleva le gambe e porta le ginocchia al petto. Manovra di Lasegue si chiama. O Laségue. Làsegue. Lasegùe o anche forse ma non credo Laseguè. Al concorso per entrare in specializzazione dove si mette l'accento te lo chiedono di sicuro, per cui toccherà saperlo... ma intanto piegare le gambe a Paolo non fa male: la manovra è negativa e - se ci dice bene - nessuno di noi si è beccato la meningite. Almeno non questa volta.

Paolo va in un altro reparto, e noi torniamo dentro. Le luci al neon dei corridoi sparano che ti accecano gli occhi, mentre fuori dall'ospedale è buio e le strade si svuotano. Certe volte pare che ci sei soltanto tu, i malati e nient'altro, quando fai i turni di notte. Una specie di delirio psicotico causato dall'eccitazione, dal sonno, e credo anche dai vapori di qualche disinfettante: quando facevo le notti in ambulanza, provavo la stessa cosa identica uguale.

Sono le undici, e arriva Carla. Ha un dolore al petto fortissimo. Si agita, non è lucida, a parlare fa fatica. All'elettrocardiogramma è abbastanza evidente che c'è un infarto. Un infarto di quelli grossi. Un infartone. Uno di quelli che ci rimetti le penne.

In due minuti la riempiono di farmaci per il cuore, per il dolore, per l'ansia... per tutto.

Che nei film i dottori devono fare un po' più di scena, e se un paziente gli va in arresto cardiaco fanno tutti l'espressione da panico che non se l'aspettavano e iniziano a correre per la stanza a gridare e a chiamare la gente e a tirare giù le Madonne. La realtà invece è che - i dottori veri - come sta Carla lo sanno già benissimo, e stanno lì pronti col defibrillatore e a ripassare le manovre d'urgenza.

La sala è pronta. Visto che sta dalla parte più opposta lontanissima in culo alla luna dell'ospedale, organizziamo una specie di gita barra trasloco dal pronto soccorso a cardiologia. Io, gli altri studenti, gli specializzandi, il professore, i barellieri e l'anestesista di turno.

Attraversiamo dei posti dove di giorno ci sta una folla che manco ve lo devo spiegare, che se avete mai fatto una visita medica lo sapete meglio di me la fila che c'era e tutto il bordello per trovare la stanza giusta nel reparto giusto nell'edificio giusto. Di notte è un deserto oscuro fatto di corridoi, finestre e ombre scolpite da qualche neon e dalle luci smorte dei rivenditori automatici.

Insomma alla fine Carla fa questa coronarografia. Che sarebbe che ti infilano un tubo dentro alle arterie del cuore, trovano dov'è che non passa più il sangue e te le sturano. Tanto per farvi una spiegazione dettagliata da specialista in cardiologia. E vorrei dirvi che alla fine è successo chissà cosa di tremendamente fichissimo da raddoppiare i lettori del blog, ma invece niente: hanno sturato le coronarie di Carla, l'hanno portata in osservazione, e da quanto ho saputo nei giorni seguenti stava pure bene. E se questo fosse un medical drama, davvero: che palle.

Tornato in reparto mi affaccio da Luisa, e pare che si stia sgonfiando. Nella stanza con lei invece ci sta il signor Armando: 70 anni passati, un grosso problema neurologico di quelli importanti. Sta in barella che non capisce più nemmeno dov'è, e si agita e si lamenta con quel poco di forza che ha.

«Si trova in ospedale» gli spiego, convinto che però nemmeno mi senta. «Non si preoccupi, pensiamo a tutto noi».

Lui guarda il vuoto attraverso di me. Prova a dire qualcosa ma sono solo rumori. Gli misuro la pressione e trovo che ce l'ha bella alta. Avviso il professore, e gli cambiano la terapia e gli danno pure qualcosa che lo calmi un po' e che così magari riesce pure a dormire.

Non che si possa fare molto, tutto sommato: perché alla fine con la medicina qualcuno un po' lo aiuti. Qualcuno lo aiuti magari un po' meno, ma per qualcun altro non puoi proprio fare un bel cazzo di niente.

«Bravo, te stai a imparà» mi dice il professore così, a sorpresa, a un certo punto che non me l'aspettavo.

E io lì sul momento ci ho scherzato anche sopra: che il prof. alla fine è gentile con tutti e sono sicuro che mi trattava bene pure se ero impedito e il giorno dopo dall'università mi cacciavano a pedate. Non ho capito nemmeno che cosa potrebbe aver notato, di preciso, in quel momento: vagavo per il reparto e facevo cose con animo perplesso, come faccio sempre quando sono lì.

Poi adesso però ho scritto queste righe, e non lo so: ho notato anch'io un po' un cambiamento. Un'atmosfera leggermente diversa dai racconti che faccio di solito. Come se stessi facendo sempre le stesse cose, ma con maggiore consapevolezza.

Oppure - chi lo sa - probabilmente mi sarò anche un po' fatto suggestionare, tutto qui. Magari è soltanto un po' un'impressione.

Simone

13 commenti:

CyberLuke ha detto...

Simone, e fai un po' di pulizia ogni tanto: quya dentro è pieno di spam.
E io ci metto del mio: trovi tutto QUI.
Dài, non fare il timido. ;)

Vero ha detto...

Ciao, la consapevolezza di aver fatto il salto di qualità è impagabile, specialmente quando sei tu ad accorgertene, è una sorta di premio, tutto personale, per aver superato la fase "barcollo ma non mollo". Credo si possa applicare ad ogni situazione, ti impegni, sopporti, fatichi, investi tempo e testa poi ti scatta qualcosa e semplicemente ti rendi conto che è successo, è una sensazione azzarderei esaltante che fa bene. :)
Veronica

Simone ha detto...

Che palle 'sto spam lo cancello di continuo ma c'è sempre qualcosa tra gli ultimi commenti...

Grazie per la segnalazione/premio/nominazione. Io queste cose odio farle ma sotto sotto adoro essere coinvolto, ovviamente :)

Simone

Simone ha detto...

Vero: ma più che una sensazione è stata una riflessione... cioè il prof. mi ha detto così e io "ma davvero?". La sensazione reale è di stare ancora molto indietro, a dire la verità! :)

Simone

Vero ha detto...

Ahahah! goditela lo stesso, fa bene all' umore ;)
V.

CyberLuke ha detto...

Grazie per aver aderito.
Dài, ti sei meritao un regalo.

Simone ha detto...

Oddio è bellissimo sto per commuovermi!!!!!!!

Grazie!!!! :)

TIM ha detto...

ti giuro che se dovessi stare per morire nel frattempo, farò in modo da farmi ricoverare quando e dove ci sei e prima ti mando una mail con tutte le malattie che c'ho e così ci fai una bella figura: solo con lo sguardo capire di che sta crepando il tupo sulla barella! ahahahah! Comunque fossi stato lì, a quel "pensiamo a tutto noi" avrei cominciato ad avere seriamente paura! Però poi alla fine si capisce che stai imparando, e spero che riuscirai ad essere un bravo medico!

Simone ha detto...

Dici che mi sono espresso male?! Comunque dal vero non penso di averla terrorizzata, tranquillo! :)

E se muori per favore muori di una cosa facile, che pure se me lo dici prima magari mi sbaglio e dico qualche cavolata!!!

Faccendo ampi gesti scaramantici, ti saluto... :)

Simone

Simone ha detto...

Per l'autore del messaggio eliminato: se voleva essere un messaggio privato per me invialo per mail perché ho disattivato la notifica dei commenti e se cancelli non lo leggo più nemmeno io! :)

Simone

Dama Arwen ha detto...

Beh, è vero… la pratica e la conoscenza che si accumula pian piano tramite le esperienze… per me è stato così anche nel mio lavoro: certo, se faccio un errore io è meno grave, nessuno muore perché al max esce un errore di testo nella stampa di qualcosa (oddio… se l'errore è nel bugiardino di un farmaco magari qualcuno ci muore pure…) però capisco la sensazione se la rapporto alla mia esperienza.

Dama Arwen ha detto...

Ecco, stavo per dirti: Simo, bello il nuovo header! E dovevo immaginare di chi ci fosse lo zampino… :-P

Simone ha detto...

Dama: ogni lavoro è importante se fatto bene, e fa disastri se fatto male! Se fai una grafica da schifo il tuo committente perde soldi e i dipendenti perdono il lavoro si drogano e si suicidano. Tu vedila così! :)

Simone