23/04/13

Il tirocinio in oculistica. O anche: la prima volta che mi hanno arrestato.

Strumento usato per vedere l'occhio, e poi dirsi... bo'?!
Credo che oculisti e oftalmologi siano in realtà la stessa persona, ma dato il livello di settorializzazione della medicina potrebbe uscire fuori che uno opera l'occhio destro e l'altro mette le lenti all'occhio sinistro, per cui intanto vi dico che il tirocinio l'ho fatto con entrambi.

Di maxillo-facciale (il chirurgo del cranio, tanto per capirsi) so invece che anche se sto in un settore che dovrebbe essere molto attinente è in realtà una delle materie che mi interessano meno in assoluto: la frattura di tipo X si opera mettendo 3 viti sopra e due sotto. Per la frattura di tipo Z, invece, va bene anche solo un po' di Vinavil.

Il fatto è che io le viti in testa non le voglio mettere davvero a nessuno, per cui - lo ammetto - non sarà mai tra le mie competenze migliori.

Il tirocinio però ce lo fanno tutti insieme, e andiamo al piano di testa e occhi (non si chiama proprio così, ma quasi) dove ci stanno i diversi reparti e un po' di pazienti che hanno in comune.

Insomma stiamo lì in 10 persone col camice dentro una stanza da visita, attorno a una povera signora anziana in vestaglia che si è prestata alla cosa e che hanno portato lì, dicendo: fate voi, visitatela.

Terrore e gelo totale o semplice "c'ho sonno fate voi" di buona parte dei colleghi studenti. Questa cosa del non volersi esporre durante i tirocini era così già dal terzo anno, ed evidentemente non è che sia molto migliorata.

Io però, che mi sto abituando a maneggiare schifezze e toccare pazienti moribondi, della vecchina non mi intimorisco più di tanto. Certo, non ho la minima idea di cosa fare e dire e al 99 virgola 99 per cento farò una figura del cavolo davanti a tutti... ma comunque, chissene frega, vado.

«Che cosa è successo, signora?» domando, facendomi avanti.

Anche se si vedeva subito, non ve l'ho ancora detto ma lei poverina ha tutto un livido tipo enorme sulla faccia e attorno all'occhio destro. Essendo ricoverata in ospedale, che sotto all'occhio nero possa esserci qualcosa di un po' più sostanzioso uno potrebbe pure arrivarci da solo... ma in realtà con tutta la mia svegliezza post quasi doppia laurea ho realizzato la cosa solo ora che scrivo queste righe.

«Sono caduta dalle scale» sorride lei, gentilissima. Vi confesso che ha troppa più pazienza di quanta non ne avrei io, in una situazione analoga. «Mi si è impigliato un tacco nel pavimento, sono inciampata e ho sbattuto la faccia».

Pregno di nozioni di pronto soccorso di base acquisite nel volontariato (che, diciamolo, da dottore al momento non ho imparato quasi una mazza) inizio con una serie di interrogatorio post trauma:

«È caduta perché ha perso i sensi?»

«No».

«Ha sbattuto la testa ed è svenuta dopo?».

«No».

«Ha preso farmaci di qualche tipo?»

«No».

«Ha patologie importanti?»

«No»

«Diabete, ipertensione, cardiopatie?»

«No, no, no».

«Dall'occhio che ha sbattuto, ci vede bene?»

«Ci vedo male. Ma è tale e quale a come ci vedevo anche prima».

Ok. Almeno una delle risposte non è stata un "no", ma una frase tutto sommato piuttosto ben articolata. Ma insomma - mi domando - ora che a domande non ho raggiunto un cavolo di niente, che cosa mi invento? Nel mio reparto, arrivati a questo punto, arriva il professore e risolve tutto lui, mentre qui va a finire che le mie pressoché nulle conoscenze di oftalmologia d'urgenza saranno presto la mia tomba.

In tutto questo i miei colleghi studenti non dicono una parola che sia una per darmi una qualsiasi specie di input su come andare avanti. Forse perché sono sempre atterriti dalla vecchina, o forse più probabilmente - e più consolatoriamente aggiungerei - perché non sanno che fare tanto quanto me.

In compenso ci pensa il professore a farmi capire che è un po' presto per andare in sala operatoria, e che c'è prima qualcos'altro da fare.

«Allora tutto qui?» dice. «Non guardi il paziente, non lo visiti, non fai nulla?»

E come no? La visita maxxillologica (?) è il mio pane quotidiano!

«Guardi verso di me».

Così dicendo mi metto di fronte alla paziente, e con tutta la faccia da culo che solo 10 anni da ingegnere possono insegnarti simulo la più verosimile visita neurologica che possiate immaginare.

Sfiorando con le mani la fronte e gli zigomi, vado tipo a valutare la sensibilità facciale. Credo. Che loro in reparto lo fanno sempre, anche se alla fine non penso di aver realizzato una beata minchia.

«Sente che la sto toccando?»

«Un po' meno dalla parte dell'occhio nero» dice la vecchina.

Intorno a me tutti quanti, studenti tirocinanti professori e specializzandi compresi, mi osservano in silenzio. Non so se mi daranno la laurea, ma almeno un oscar penso di meritarmelo. Ma adesso - mi chiedo - che faccio?!

E d'improvviso un fulmine a ciel sereno mi accende la mente: siamo a oculistica. La signora ha un trauma oculare. Potrei, addirittura, guardare... gli occhi!

Con due dita apro un pochino le palpebre della paziente, e guardo le pupille usando la luce del cellulare. Che lì accanto ci sta una lampada a fessura (quel coso che vedete nella foto) da migliaia di centinaia di euro non importa niente: che tanto non lo so usare.

L'occhio sinistro è ok. Almeno per me che non ne capisco niente. L'occhio destro invece ha la pupilla dilatata che non si restringe alla luce. Che - se ci pensate - è una cosa che non va tanto bene.

«C'è una midriasi» comunico al professore, ringraziando con tutto il cuore il corso base della Croce Rossa per avermi imparato questa salvifica parola. «Io farei subito immediatamente prima ancora di qualsiasi altra cosa, una TAC».

Lì per lì, mi sento troppo un figo: c'era una cosa difficilissima da scoprire, ma con l'aiuto di conoscenze generiche e del mio cellulare, ce l'ho fatta. Ora tutti penseranno che sono un grande oftalmologo d'emergenza, e ogni volta che apriranno gli occhi in piscina o che si accecheranno con lo shampoo sotto la doccia si diranno che c'è bisogno di me.

«La midriasi c'è per via del collirio che mettiamo prima della visita» è lo sconsolante referto del docente. «Prima non ce l'aveva».

Uhm. E vabbe': l'oftalmologia d'urgenza mi ha appena voltato le spalle. Ma almeno - mi dico - adesso so che NON ci sono reperti patologici.

«E allora, cosa fai?» incalza il professore.

Cerco aiuto nello sguardo dei colleghi, ma persiste il silenzio generalizzato e la mancanza di idee barra suggerimenti barra dite qualcosa voi che almeno non sono l'unico a fare una figura del cappero. Ma ancora niente di niente: sono stato abbandonato.

Mi faccio coraggio, e uso i dati da me ricavati tramite la pratica clinica per formulare una diagnosi così come si addice a un reale dottore.

«La signora non mostra segni di interessamento nerologico. La vista è normale, non ci sono segni di frattura, non c'è stata perdita di coscienza, ha un aspetto sano e non sembra che l'evento traumatico abbia causato delle complicanze».

«E allora che fai? La mandi a casa?»

Io veramente avrei fatto una lastra del cranio. Ma se gli dici lastra del cranio i chirurghi s'incazzano da morire, che loro stanno troppo avanti per richiedere esami così banali. Per cui, insomma, mi pare che la soluzione sia una sola:

«Sì» dico, con lo sguardo elevato di chi è convinto delle sue parole. Il volto fiero e l'animo spavaldo dei giusti. «La mando a casa, perché la signora non ha assolutamente niente».

E ok. Bravo, no?

Viene fuori che loro invece hanno fatto una TAC, e la signora aveva tipo una frattura orbitale tripla carpiata, di quelle che se non ti operi dopo qualche giorno succede come se avevi visto la cassetta di The Ring. E che io non facendo la TAC ero tipo passibile di una cosa strana che non ho ancora studiato, ma che in reparto chiamano galera.

E va bene, poco male. Come si dice? Chi fa il pane s'infarina. O anche: chi fa, sbaglia. Ed è pure vero che sbagliando s'impara. 

Il guaio è che si dice anche - tante volte - che chi sbaglia paga. Ma quest'ultimo proverbio, ve lo devo proprio dire, non m'è mai piaciuto per niente.

Simone

22 commenti:

Engelium ha detto...

ahahaha! davvero divertente a leggerlo :P ... si vede che il cuoricino dello scrittore continua a palpitare da qualche parte dentro quel corpo da ingegnere/medico

a parte tutto, una considerazione lampo: il caso era facile... una signora batte la testa/faccia per terra e per di più ti si presenta pure con ematoma -> intanto fai una TAC e poi si vede... te lo dirà il radiologo cosa c'è ;) (ah quante belle cose che si imparano con un bel tirocinio volontario al PS)

immagino comunque che avesse una frattura del pavimento orbitario

Simone ha detto...

Engelium: esattamente, pavimento orbitario. Purtroppo io sto sempre al pronto soccorso medico e traumi non ne vedo.

Comunque io volevo fargli almeno una lastra, visto che in assenza di sintomi di alcun genere la tac mi pareva eccessivo e secondo me la frattura si sarebbe vista con un occhio esperto... ma chiunque arriva con un ematoma in faccia devo fargli la TAC? Penso di no, però è anche vero che l'ematoma era notevole. Mi è rimasto un po' il dubbio, devo dire.

Simone

Engelium ha detto...

guarda io posso dirti che a me è stato proprio detto chiaro: se ti arriva uno che sbatte la testa/faccia gli fai una TAC che non si può mai sapere cosa può succedere... si tratta chiaramente di pura medicina difensiva ma questo è il mondo in cui siamo entrati

Simone ha detto...

Si mi rendo conto che il motivo è anche quello... ma insomma non è proprio fantastico :)

Simone

Valerio ha detto...

Divertentissimo! Era dai tempi di Antonio Amurri (non so se conosci) che non leggevo una cosa così. Comunque molto nel comportamento dipende anche dal fatto che se stai in un'ospedale e la persona si è preso la briga di venirci devi giocare un po' in difesa; a me, in farmacia, non c'è quasi settimana che passi senza che si presenti uno che ha sbattuto la capoccia o il muso alla grande, con bei ficozzi o ematomi facciali, in genere bambini; ormai abbiamo quasi una formula standard: "sig.ra/re, se vuole andarci e sta più tranquilla non sarò io a dirle di non andare in ps perchè quando uno batte la testa non si può mai dire senza adeguati esami strumentali, ma se ci vede bene, non ha nausea, turbe dell'equilibrio, sonnolenza anomala o irritabilità maggiore di quella che tutti noi occidentali stressati abbiamo, e, chiaramente non perde sangue dalle orecchie o dal naso, metta il ghiaccio e se avverte indolenzimento prenda quello che è abituata ad usare per il mal di testa, e se non va a migliorare domani vada dal suo medico, al primo sintomo/segno di cui sopra si fiondi in ospedale,....sono 5euro per il ghiaccio sintetico, grazie il prossimo"

Anonimo ha detto...

Ciao Simone
seguo il tuo blog da qualche giorno...ti ho trovato per caso in preda al rimpianto di non aver fatto medicina e pensando che forse a quasi 40 anni posso ancora rimediare.

Valerio ha detto...

Ah, ovviamente i miei preferiti sono quelli che non hanno abitualmente mai mal di testa, così gli vendo pure un paracetamolo (o in subordine un ibuprofene) e gli euro sono 10! ;-)

Simone ha detto...

Valerio: in effetti se uno è venuto in ospedale forse un po' più di accortezza è quello che vuole.

E certo che conosco Amurri, lo leggevo da ragazzino ed è un tipo di scrittura che da tempo cerco di imitare. Mi hai fatto proprio un bel complimento!! :)

Anonimo: il rimpianto lo avevo anch'io! Ora quello ovviamente non c'è più... ma la vita si riempie anche con tante altre cose. Vedi tu cosa ti senti di fare! :)

Simone

Anonimo ha detto...

Simone, hai ragione a dire che la vita si riempie con altro...è quello che ho fatto finora, ma quel rimpianto c'è sempre e dubito che andrà via se in 20 anni non si è neanche affievolito :)

Beatrice
ps ieri non mi sono neanche firmata, sorry :)

Fra ha detto...

Beh, mettila così... se vai in galera perché non prescrivi una tac, approfitta del tempo libero per scrivere il masterpiece della tua vita!
Leggerti è davvero un piacere, scrivi troppo bene... te lo avevo già detto di sicuro mille altre volte, ma ti farà piacere rileggerlo, penso... :)

Simone ha detto...

Beatrice: e allora provaci... Io ho fatto così! :)

Fra: certo che mi fa piacere! :) non so se riprendere a scrivere, ma se vado in galera ci penserò!! :)

Simone

Anonimo ha detto...

"ringraziando con tutto il cuore il corso base della Croce Rossa per avermi imparato questa salvifica parola." Si dice insegnato :P

Simone ha detto...

Insegnato è la forma cortese con l'uso del "lei" al posto del "tu".

Simone

E. ha detto...

È bellissimo leggerti :)

Simone ha detto...

E: Grazie!!! :)

Giancarlo Cacciatore ha detto...

Sei fantastico....da pisciarsi dal ridere...Un grandeeeeeeeee!!!

Simone ha detto...

Grazie! :)

Simone

Anonimo ha detto...

Divertentissimo e aggiungo pure geniale

Anonimo ha detto...

La croce rossa mi ha insegnato, non imparato! A simò attento alla grammatica!

Simone ha detto...

Il tuo settimo senso e mezzo da anonimo non ti ha fatto pensare che lo so pure da me ma scrivo imparato a posta? Ora dimmi che si scrive apposta! :)

Anonimo ha detto...

Il mio settimo senso e mezzo da anonimo, mi dice che hai "sbaiato", ora dimmi pure che si scrive sbagliato e siamo "apposto"! :P

Simone ha detto...

Veramente si scrive 'sbajato', con la gei.