22/01/10

Come inventare una storia, 3: Tre millimetri al giorno, di Richard Matheson

Torniamo a studiare le storie famose, con una storia che così tanto famosa non è.

Richard Matheson lo conoscerete sicuramente per il ben più famoso Io sono leggenda, trasformato nel corso degli anni in ben 3 film di fantascienza tutti più o meno orrendi e più o meno di successo.

La scelta è ricaduta però su questo Tre millimetri al giorno perché, semplicemente, è un libro scritto meglio di quell'altro famoso, che sinceramente in alcuni punti rallenta un bel po'. Questo di cui vi parlo ha più mordente e - a mio avviso - è anche tecnicamente più complesso. Probabilmente il finale di Io sono leggenda è su un livello più elevato, cosa che comunque non ha impedito agli autori dell'ultimo film di cambiarlo con uno molto meno interessante.

Ma adesso non parliamo di film e leggende, ma di libri e millimetri al giorno. Per cui, andiamo:

Come scrivere una storia ecc ecc: 3 millimetri al giorno di Matheson.

L'idea iniziale: un uomo rimpicciolisce di 3 millimetri al giorno. Fine.

Perché è una buona idea: le idee semplici e facili da spiegare sono generalmente ottime. Matheson sfrutta spesso una sorta di alterazione del quotidiano per le sue storie. In questo caso, la normalità è che una persona adulta si svegli alta quanto era alta il giorno precedente. Invece il protagonista del libro diventa ogni giorno un po' più piccolo, al punto che teme di scomparire del tutto.

Come viene sviluppata la trama: e qui arrivano i guai. Scrivete voi una storia con uno che rimpicciolisce, ovviamente lunga come un romanzo (attorno alle 200 pagine, diciamo). Ci riuscite? Vediamo come farei io, noto romanziere di talmente tanta fama che mi conosce quasi tutto il quartiere. O almeno mezzo condominio:

3 millimetri al giorno, scritto da Simone Maria Navarra:

- Un tizio si sveglia e, che ne so, si accorge di pesare di meno.

- Lì per lì è contento, ma poi il suo peso sempre più basso lo spinge a cercare un dottore.

- Il dottore lo visita e gli spiega la storia dei 3 millimetri al giorno.

- Lui è depresso e infelice e ha un sacco di crisi, problemi e menate deprimenti. Parla molto di editoria e di cazzi suoi, del tipo di quando andava all'università.

- La storia finisce che in realtà lui era un puffo alieno nascosto nel corpo di di un essere umano, che in realtà è il resto del mondo che cresce e che sta per scoppiare, o qualche altro colpo di scena penoso e scritto in maniera traballante.

Fermo restando che il romanzo verrà comunque rifiutato a priori da qualsiasi editore (è una storia fantastica scritta da un italiano) tutto sommato non è che succeda questo gran che. Il problema di questa storia, o meglio dell'idea del romanzo, è che ancora non c'è molto su cui costruire. Cerchiamo allora di trovare qualche spunto aggiuntivo:

Il protagonista diventa piccolo. E poi? Non so, pensiamoci: che succederà a uno che diventa piccolo? All'inizio non molto: in fin dei conti, certe cose del mondo come i treni, i posti sugli aerei o le sedie a teatro sembrano concepiti per degli esseri umani alti un metro e mezzo. Tutto sommato, sul momento, diventare più piccoli quasi conviene.

Ma poi iniziano i guai: i rapporti con gli altri diventano difficoltosi, la famiglia vive male la situazione, e il mondo "normale" diventa enorme e pericoloso.

Pericoloso suona bene. È una parola che dà molto l'idea di una storia. E allora rivediamo la trama più approfondita:

Tre millimetri al giorno, trama più approfondita:

- Un uomo diventa sempre più piccolo.

- Col tempo la famiglia lo abbandona (più che altro, nella storia semplicemente non lo trovano più).

- Corre dei pericoli legati alle sue dimensioni. In particolare - e qui la chiave di tutto il romanzo - resta chiuso in cantina dove diventa la preda di una vedova nera enorme e schifosa.


Perché è una buona idea: la storia della famiglia, tutto sommato, non è che mi faccia impazzire. La vedova nera gigante che, ogni giorno, sembra diventare ancora più enorme (ricordate che il protagonista continua a rimpicciolire) è descritta invece così bene che vi toglierà il sonno.

Adesso la storia c'è tutta: il protagonista scappa dalla vedova nera per un tempo generico X (un certo numero di pagine) poi però c'è uno scontro, il ragno muore e il libro può finire degnamente. Vedete? Anche da premesse del tutto originali, la storia è trascinata di forza nel rapporto protagonista/antagonista in cui il "cattivo" è il ragno. Ci sono storie che si concludono senza una risoluzione di qualche conflitto? Non credo, ma ci devo pensare. Andiamo avanti.

Adesso entra in gioco l'altra idea che rafforza ancora più il tutto il romanzo, e si tratta di una semplice scelta tecnica: il libro inizia con il personaggio principale che è già chiuso in cantina e rimpicciolito alla scala pasto per il ragno, e tutto quello che è accaduto prima ci viene spiegato con dei flashback.

Schema finale di tre millimetri al giorno:

- Un uomo alto 3 centimetri è intrappolato in una cantina, dove si nasconde da una vedova nera che lo cerca per mangiarlo.

- Nei suoi ricordi, l'uomo pensa alla sua famiglia e a come è diventato così piccolo.

- Il protagonista combatte col ragno, e lo uccide.

- Nel finale, l'uomo diventa così piccolo da poter sperimentare un mondo microscopico (la superficie di una foglia, se non erro) in cui inizierà una nuova vita. Diciamo che il finale poteva anche essere diverso. Non è che questo non sia importante, ma la conclusione in un certo senso c'è già stata con la morte del ragno, e qui si tratta solo di chiudere in una maniera che non scontenti i lettori.

Particolare degno di nota: il ragno rompe i coglioni dalla prima alla (quasi) ultima pagina. Odierete quel ragno, perché fa paura e non sparisce mai ed è un motivo di ansia perenne.

A un certo punto il protagonista capisce che sta ormai per "sparire". Decide allora che, prima della sua morte, si arrampicherà fino alla tana di quel maledetto ragno del cavolo per affrontarlo e ucciderlo.

Quante storie avete letto, o visto, col buono che alla fine sconfigge il cattivo? E quanto erano noiose, in genere? Qui invece il lettore non aspetta altro che la vendetta contro quella bestiaccia maledetta che l'ha fatto soffrire per 200 pagine. Ma cosa c'è di diverso, in Matheson? Vediamo che cosa è riuscito a fare:

- Creare un antagonista effettivamente pauroso (il ragno).

- Porre il protagonista in una situazione di enorme svantaggio (in apparenza non c'è modo di sconfiggere il ragno, che anzi diventa ogni giorno più grande).

- Far desiderare che il protagonista uccida quel ragnaccio maledetto.

- Offrire al lettore quello che vuole: sarebbe bello che il personaggio principale affrontasse la paura e uccidesse quel mostro orrendo. Ed è quello che succede.

Adesso sembra facile: perché in centinaia di storie la risoluzione del conflitto porta sì alla fine della storia (ottimo per l'autore) ma è davvero scontata (meno ottimo per il lettore)? Perché qui il giochetto funziona così bene? Pur sapendo quali sono gli elementi giusti (conflitto, paura, desiderio del lettore) come si fa a metterli sicuramente tutti insieme?

Se lo sapessi, allora scriverei 100 libri così e sarei un super mega grande autore di best-seller (non pubblicati, magari, perché il genere non tira). Forse la storia di Matheson ha solo il pregio di essere verosimile: i protagonisti fanno quello che ci si aspetta che facciano, e lo scontro è un'evoluzione naturale e non una situazione forzata.

Il ragno insomma non è il classico cattivo stupido che non fa paura a nessuno. Sarà questo il trucco per un libro appassionante?

Per rispondere, non resta che continuare a studiare.

Simone

6 commenti:

Mr. Lunastorta ha detto...

E' uno dei miei romanzi preferiti! =D
E pensare che l'ho scoperto solo qualche mese fa scavando in una montagna di vecchi numeri di Urania...

Fra ha detto...

Il tuo post è bello, il libro invece non sono riuscita a leggerlo. Magari lo riprendo... mi hai fatto venire voglia di vedere come lo uccide! :)

Mario ha detto...

mmm
sai che un po' ti odio per questo minimizzare un capolavoro sulla diversità quale il lavoro di Matheson?
Diciamo che è ha una seconda lettura un po' più complessa dei tre millimetri al giorno, che è semplicemente uno sviluppo migliore di io sono leggenda, dai.
i vampiri e il rimpicciolire sono davvero dei pretesti per dire altro.
Comunque solo un po' ...
:)

Simone ha detto...

Lunastorta: anche io l'ho scoperto per caso, per un regalo!

Fra: tanto è talmente corto... ma ormai ti ho rovinato il finale ^^

Mario: io non li vedo tanto incentrati sull'idea della diversità, o almeno non solo su quella.

Per me 3 millimetri al giorno ti dice più che c'è dell'altro oltre a quello di cui puoi normalmente avere esperienza. Accettando una situazione apparentemente drammatica, il protagonista scopre un mondo nuovo per cui sì c'è anche la diversità ma è più complesso... come è più complesso anche io sono leggenda col buono che per i cattivi è il vero "vampiro".

Poi l'idea di questi articoli è più capire come si scrive una storia appassionante, non studiarne i contenuti più profondi, che tra l'altro purtroppo non sono sempre il motivo per cui un libro ha successo.

Ancora, pur cercando ovviamente di dire altro Matheson usa proprio tutte le tecniche che riesce a usare anche per farti semplicemente "prendere" dalla storia (in medias res, flashback, antagonista ecc). Insomma si può guardare solo l'aspetto superficiale per imparare magari anche ad approfondire i contenuti una volta ottenuto lo "scheletro" del racconto.

Simone

Anonimo ha detto...

Ciao Simone,

sono l'anonimo del gatto Bum Bum e dell'autodiagnosi medica di qualche tempo fà.

Premesso che non ho ancora letto "The Shrinking Man" e temo che dovrà attendere in fondo alla torre di roba da leggere creatasi sul mio comodino..., io credo che ciò che fa di un libro un buon libro non è solo la trama e il significato che si può trarre da questa trama, ma anche lo stile e le tecniche di scrittura(ma credo che tu lo sappia già).
Ad esempio in "The Shrinking Man" la storia di quest'uomo che giorno dopo giorno diventa sempre più piccolo potrebbe essere supportata da una tecnica di scrittura particolare.
Io ho pensato a questo: alla diminuzione della materialità corporea potrebbe fare da contrappeso una dilatazione della scrittura, una specie di iper-realismo che rende conto dei minimi dettagli della realtà non visibili agli occhi di una persona normodimensionata.
Un cm quadrato di un tavolo,potrebbe sembrare liscio e su cui si potrebbe imbattere lo shrinking man, potrebbe diventare per lui un metro quadrato di una sorta di paesaggio lunare fatto di crateri e gibbosità, ricco di micro-particolari interessanti e sconosciuti ai più.
E poi mi è venuta in mente la questione del tempo, per lo shrinking man il tempo trascorre come per gli altri esseri viventi oppure il tempo per lui è dilatato ed un giorno di 24 ore diventa un'interminabile notte polare?(ma forse qui si ricade nello sviluppo della trama...)
L'autore dovrebbe creare una scenografia invisibile che sorregge la trama visibile...

Non so se sono riuscita ad esprimere quello che ho in testa, si tratta di argomenti un pò difficili soprattutto per me che non mi sono mai piccata di fare lo scrittore e anzi se mi scoprono che invece di lavorare penso a delle cose senza senso mi licenziano pure perchè scoprono che ho un cervello pensante :-)

Ciao

Simone ha detto...

"Un cm quadrato di un tavolo, potrebbe diventare una sorta di paesaggio lunare".

In effetti se leggi il libro mi sembra che ci sia anche qualcosa del genere. Grazie dell'intervento!

Simone