02/05/10

Discorsi dei quali mi sono rotto le palle.

Secondo me, Internet ci dà una possibilità incredibile: trasmettere in maniera sintetica e praticamente istantanea quello che pensiamo. Addirittura, strumenti come Facebook consentono di comunicare con gli altri in tempo reale, come se stessimo discutendo con una persona che abbiamo davanti piuttosto che con qualcuno che vive chissà dove. Voglio dire, c'è addirittura una chat: cosa ne pensi tu? Cosa ne penso io? Parliamo, ci confrontiamo e - se tutto va per il verso giusto - finisce che trombiamo pure.

Fatto sta che, da qualche tempo, ho iniziato ad avere l'impressione che - per qualcuno - questo comunicare stia diventando quasi un obbligo, piuttosto che una libertà. Spesso mi capita di incontrare degli articoli sui blog, dei link su Facebook o dei contributi davvero interessanti sparsi su forum e siti vari. Solo che sono praticamente sommersi da una tonnellata di roba arrivata dopo: quanti blogger aggiornano il loro sito con un nuovo post, quando la gente sta ancora discutendo su quello passato? Fateci caso. È una cosa che capita spessissimo, e a me sembra una sorta di bulimia comunicativa. Un autismo in versione social network in cui si dice una cosa e poi se ne aggiunge un'altra subito dopo, completamente scollegata e riferita a tutt'altro, senza curarsi più del discorso prededente e senza aspettare che i nostri eventuali interlocutori abbiano almeno finito di risponderci.

Poi, ci mancherebbe, non c'è niente di male: ognuno fa quello che vuole del proprio tempo, e se si diverte allora buon per lui. Meglio parlare troppo, piuttosto che restarsene sempre zitti. Solo che questo commentare, dire, aggiornare di continuo, porta necessariamente a un abbassamento anche dei contenuti. Nessuno è in grado di produrre opinioni interessanti in quantità industriale e senza interruzioni. La cultura richiede studio, tempo, elaborazione e anche un po' di coraggio e umiltà nel saper cancellare e riscrivere. Non è solo un'ammucchiata di parole buttate lì, tanto per riempire un foglio di carta, ma un processo che richiede tempi di assimilazione e di elaborazione.

Quello che voglio dire è che, tra le tonnellate di roba di cui è invaso il mio reader di feed, la mia email o il mio account di facebook, il più delle volte mi sento aggredito da affermazioni qualunquiste, razziste, scontate o semplicemente già sentite e risentite al punto da essere inutili. E a voler discutere con gli autori di certi messaggi si rischia pure di ritrovarsi soli, insultati e anche un po' disprezzati dai tanti che - inconsciamente - vivono secondo l'assioma che non qualunquista equivalga a stupido o decerebrato.

Dico inconsciamente perché quasi nessuno, se gli chiedi di approfondire un determinato discorso, è davvero così assolutista, scontato o intransigente come può sembrare in una cosa scritta in fretta e pubblicata online. Resta il fatto, però, che mettersi lì a scrivere una risposta seria ed articolata richiede tempo e fatica. E unito alla certezza che entro poche ore la discussione che si sta facendo verrà rimpiazzata e messa da parte da altri discorsi, questo è veramente il colpo finale che mi fa pensare ma chi me lo fa fare? e chiudere il browser di fronte a una conversazione all'interno della quale non ho la forza di impelagarmi.

E poi, diciamola tutta: io non penso di essere un genio, di essere speciale o di aver capito qualcosa più degli altri. Se in tanti ripetono all'infinito certe loro verità magari è perché hanno ragione loro, e a mettermi lì a discutere per fargli cambiare idea sarei solo una persona arrogante. Insomma io non è che mi senta superiore a qualcuno, anche perchè non saprei bene nemmeno di chi o per quale motivo. Solo che certe cose mi hanno davvero un po' sfiancato, e vorrei dedicare il mio (poco) tempo libero a persone e a discussioni che mi portino a ragionare anche rispetto ad argomenti nuovi e più stimolanti. Per cui, insomma, eccoveli:

Discorsi con i quali mi avete rotto le palle:

- Ieri si stava meglio di oggi e la natura (generica, sia questa un corso d'acqua, un piatto di maccheroni o un serpente a sonagli) è meglio dell'industrializzazione: quanti vostri parenti sono morti giovani? Ora ripetete la stessa domanda a vostro nonno.

- Qualsiasi crociata contro l'editoria a pagamento: a questo punto vi assicuro che il vostro punto di vista è ormai chiaro. E no, se siete a favore le cose non migliorano.

- Viviamo in un regime e voi (ovviamente) siete i partigiani: del resto, la storia è piena di regimi in cui gli oppositori esprimevano liberamente il proprio dissenso su un blog.

- Il mondo finirà nel 2012: a parte che quello era solo il marketing di un film merdoso, il calendario che ho appeso alla parete termina il 31 Dicembre del 2010. Se fossi in voi, sarei ancora più preoccupato.

- Qualsiasi tipo di complotto fantapolitico che vi siete sognati mentre vi facevate le canne: tipo che qualcuno pubblica libri orrendi per conquistare il mondo. Ma come no? E abbiamo anche scoperto il colpevole.

- Voi siete di sinistra e odiate Berlusconi, oppure siete di destra e odiate chi odia Berlusconi: il problema non è avere delle idee politiche, che anzi sarebbero auspicabili. Il problema è che la politica non è il calcio e le elezioni non sono il derby... anche se questo rende effettivamente tutto molto più noioso.

- Recensioni negative di film la cui assenza di pregi è insita nel titolo stesso: ma come, Sega VII è brutto... e non è nemmeno un film porno? Super mini spie ninja alla riscossa ha una sceneggiatura un po' infantile? E io che dopo averlo visto non ho dormito per due giorni! E questo vale anche per dischi, giochi, fumetti e serial televisivi, ovviamente.

- Qualsiasi considerazione scientifica che dimostra che non sapete un tubo di quello di cui state parlando: tipo, ma voi sapete davvero cos'è una cellula staminale, come si vivrebbe senza automobili o come si progetta una centrale nucleare? Al punto da poter proporre soluzioni alternative, dite? Ok: se è così, allora scusate.

- Tutti i discorsi che equiparano gli esseri umani agli animali: non che io non la pensi allo stesso modo! Tant'è che preferisco leggere il blog del vostro gatto.

- La società si muove in un determinato modo perché la gente vede i film horror, legge i libri fantasy oppure - vade retro! - guarda la televisione: e infatti questa cosa la dite perchè l'avete sentita alla TV, e ne siete stati indissolubilmente convinti. Poi tra un po' se la prenderanno con i messaggi che stanno nei cioccolatini, e gira e rigira andrà a finire che è quello che scrivo io che rincoglionisce la gente. Ma tanto non dovete leggermi per forza: l'importante, è che clicchiate sui bannerini.

Ce ne sarebbero tanti altri, ma l'ultimo che mi viene in mente ora è questo:

- Dichiarate che preferireste vivere in un qualunque altro paese del primo, secondo o terzo mondo piuttosto che nel vostro dove c'è la disoccupazione, i politici corrotti, la povertà, la fantascienza non ha il giusto peso, ed è pieno di multisala dove se non trovi posto ti tocca vederti un film che nemmeno ti piace e fanno pure mezzora di pubblicità: ma se quando siete all'estero non fate che ubriacarvi e andare a mignotte per poi passare la giornata stravaccati sulla spiaggia non vuol dire che quella è la vita che fareste tutti i giorni. Non necessariamente, almeno. O magari non sempre.

Ora che ci penso... forse, su quest'ultimo discorso, non avete poi tutti i torti, e fate bene a ripeterlo all'infinito per spingere all'emigrazione i mediocri scrittori di fantascienza nostrani. È veramente un'ottima tecnica.

In ogni caso, per liberarvi di me, dovrete inventarvi di meglio.

Simone

15 commenti:

L ha detto...

Simone, hai in mente quando in un museo viene rubato un quadro famoso e la gente va in massa a vedere il rettangolo sul muro vuoto, decuplicando le visite al museo?
Dopo aver letto della cancellazione del post, me ne aspettavo uno deludente. Invece mi è piaciuto.


Purtroppo oggi o comunichi o non esisti. Poi per comunicazione si potrebbe intendere "diventare famosi".
Bisogna parlare, commentare, anche se dell'argomento di cui si parla non si sa sa nulla o si ha da dire solo cose già trite e ritrite.
Un delirio comunicativo simile c'è solo in Italia... ops, mi sa che ho scritto una delle cose che ti fa incazzare.

Shuzzy ha detto...

Internet, utile sì, ma anche un'arma a doppio taglio.

Credo che la superficialità abbia toccato vette elevatissime da quando c'è Internet.

Migliaia di informazioni, roba scritta velocemente e letta velocemente. Se non ci sofferma sulle cose prendendosi il giusto tempo, è difficile recepire.

Tanto per dire, il tuo post l'ho letto in un minuto e mezzo perchè sono di fretta...

Giuseppe Mastroianni ha detto...

Simone mi trovi completamente d'accordo con te. Usare internet da un modo per comunicare è diventato un modo per dire le solite boiate.

Penso sia meglio tacere che dire le solite cose scontate.

Ariano Geta ha detto...

Il conformismo è la seconda pelle degli italiani (o meglio, visto che le generalizzazioni sono sempre brutte: di una buona parte degli italiani).

Angelo ha detto...

Allora il mio dovrebbe essere il tuo blog preferito, visto che lo aggiorno di rado e in genere non vi compare nessuno degli argomenti che citi (per un attimo ho temuto che inserissi "raccontini che non interessano a nessuno" e "cose che ti passano per la testa" Fiuuuu...)

Maura ha detto...

Mai vista tanta demagogia in un solo blogpost.

Simone ha detto...

L: credo che le cose polemiche generalmente ti piacciano... come a tutti gli Italiani, ahah. ^^

Shuzzy: infatti il problema è principalmente il tempo. Anche io per rispondere ai commenti sto andando di corsa, in effetti...

Giuseppe: più che tacere direi una maggiore riflessione su quello che si dice. Dire meno, ma magari meglio, ecco.

Ariano: sinceramente dubito che in Francia o in Germania su Facebook si scrivano cose più interessanti... comnque a "conformarsi" non si rischia mai, il succo forse è quello.

Angelo: i racconti degli scrittori emergenti erano sottointesi. Poi gli ebook come i miei, non ti dico... ^^

Maura: non nego che sia possibile.

Simone

dactylium ha detto...

È vero che molto spesso i commenti in Rete non sono diversi dalle chiacchiere da bar.

Però, talvolta, nonostante la superficialità di taluni discorsi, l'intento partecipativo è sincero, e derivante magari dall'assenza di simili opportunità nella vita reale.

Dietro un monitor potrebbe anche esserci una persona sola che ha solo voglia di far sentire la sua voce.

Poi se a te un argomento rompe le palle, nessuno può negarne l'evidenza.
Bisognerebbe solo considerare che le cause di questa smania di socializzazione in Rete possono essere molteplici e non sempre dettate da pura ignoranza.

Un saluto, dacty

Simone ha detto...

Dacty: come sempre non sei banale nelle tue riflessioni. In effetti si potrebbe anche analizzare il perché e i bisogni per cui si comunica in un dato modo, e il risultato sarebbe diverso da persona a persona.

Ciao!

Simone

dactylium ha detto...

Grazie dell'apprezzamento, Simo.

Ciao, dacty

Giuseppe Nicosia ha detto...

Generalmente non generalizzo le generalizzazioni... ;-)

Mirco ha detto...

Io continuerò a parlare male delle case editrici a pagamento, e lo farò perché ogni tanto qualcuno mi manda un'email e mi chiede se vale la pena farlo.

Simone ha detto...

Giuseppe: sì, ma non generalizziamo!

Mirco: ma se uno ti chiede un consiglio, ok, è sacrosanto che tu dica il tuo parere. Io mi riferisco a certe catene, siti, gruppi o quant'altro che ogni tanto mi vengono a "bussare". A me alle volte sembra che la gente che "sogna" di fare lo scrittore poi si riduca a parlare di queste cose perché scrivere è faticoso, sputare veleno sugli altri no.

Poi a dirla proprio tutta conosco almeno un autore che si è detto soddisfatto della sua pubblicazione con contributo. Per cui magari a scegliere l'editore "giusto" non ci si guadagna (perché è sempre una cosa che va a finire in perdita) ma non c'è nemmeno da fare queste storie che fanno certi.

E poi infine non ci eravamo rotti di questi discorsi? Io si, per cui andiamo oltre... grazie! ^^

Simone

Simone ha detto...

Oh, e chiarisco per l'ennesima volta per evitare fraintendimenti vista la risposta che ho dato a Mirco: il mio consiglio è di NON pubblicare MAI narrativa a pagamento. Se il libro invece vi "serve" per infiniti altri motivi secondo me è una cosa che potete valutare solo voi in prima persona.

Simone

Mirco ha detto...

Ma sì, eri chiaro. Soltanto che è un discorso complicato questo perché quello di cui parli tu alla fine è POD non CEAP. Anzi, dovresti scrivere un post apposito per questo tema. O un blog.
:D