08/07/10

Perché avere un blog?

Ho aperto un blog all'incirca 3 anni fa. E vi dico subito che sono contento di averlo fatto.

Scrivere online mi ha permesso di confrontarmi con la realtà. Di crescere come autore, di pubblicare il mio primo (e per ora ultimo) libro e di capire come funzionano tante, tantissime cose.

Tre anni fa, dicevo, ho aperto il mio primo blog in cui parlavo di scrittura, dei miei libri, di editoria e dei cosiddetti scrittori emergenti dei quali facevo e faccio tutt'ora - mio malgrado - parte.

La mia idea, il motivo per tenere un blog, la ragione insomma per cui ho iniziato a scrivere online, era il desiderio di trovare dei lettori e farmi leggere.

Quello che volevo era pubblicizzare e diffondere i miei libri, nella speranza di farmi conoscere da sempre più persone fino al punto di - e questa era un'idea un po' ridicola - diventare uno scrittore vero e proprio.

Erano già evidenti alcune mie carenze interpretative, se vogliamo chiamarle così: confondevo ancora lo scrittore conosciuto con lo scrittore vero, come se essere un autore si accompagnasse necessariamente al saper impacchettare un prodotto smerciabile.

Ma sto già iniziando a perdermi in qualche delirio retorico, per cui torniamo a quello che volevo dire. Assodato, a questo punto, che lo strumento blog non è adatto - o molto meglio - non è sufficiente alla diffusione e valorizzazione di un testo, sono tornato al mio primissimo punto di partenza.

E mi sono chiesto: perché tenere un blog?

Senza una struttura adeguata alle spalle, gli ebook sono come sassi lanciati dalla spiaggia: qualcuno rimbalza un po', qualcuno rimbalza un po' di più, ma tutto sommato dopo poco affondano tutti. La gente non viene sul mio blog a cercare i miei libri. Sono io a dover cercare i miei lettori, come è giusto che sia, e la verità è che da solo, senza altri autori disposti a fare gruppo e senza editori disposti a lavorare con me - come già detto - si affonda e basta.

Un tempo pensavo anche di utilizzare la rete per conoscere altri scrittori. E questo sì, è sempre possibile. Soltanto che, da qualche tempo a questa parte, c'è stata una sorta di tromba d'aria (o tromba marina, per restare con le metafore estive) di noia e ripetitività che, almeno per il sottoscritto, ha rotto il giocattolo. A me non va di passare giornate a dire frasi qualunquiste sul governo, a lamentarmi delle mezze stagioni o a sentire ancora i soliti discorsi su case editrici, editori a pagamento e tutto quanto quello che si dice e si ripete di solito. Io cercavo qualcuno come me, disposto a fare qualcosa insieme a me. Purtroppo, a tre anni di distanza, mi sento più solo che mai e ritengo che la socializzazione vada cercata fuori da Internet. Cosa che, del resto, sarebbe parsa ovvia fin dal principio a qualsiasi altra persona di media intelligenza.

Poi, a dirla tutta, gli altri autori sono sempre lì. Se voglio interagire con loro posso farlo andando sui loro, di blog. Non è che averne uno mio sia indispensabile.

Ancora: a suo tempo, credevo che tenere un blog avrebbe attirato l'interesse degli editori. La realtà dei fatti mi ha dimostrato che non è così. Non conosco nessun blogger che abbia pubblicato i propri testi. Davvero, per quanto mi sforzi, non me ne viene in mente nemmeno uno. Il mio stesso libro non è che una raccolta di quello che scrivevo nel blog, mentre quello che scrivevo fuori è rimasto negli ebook dove l'avevo messo.

Scrivere online per crescere. Ok, l'ho fatto. Da tre anni a questa parte scrivo meglio. Sono più fluido, rapido, chiaro, coerente... anche se abituarsi a scrivere poco e raggiungere subito il punto, atteggiamento necessario nella scrittura online, non è necessariamente un gran passo avanti verso uno stile letterario di chissà quale livello. Anche lo scrivere senza un filtro e senza qualcuno che ti corregga come si deve non aiuta molto, perché per come la vedo io la crescita passa anche attraverso l'esperienza degli altri, e questa esperienza altrui alle volte manca pesantemente. Ma insomma, come dicevo, questo l'ho fatto. Posso migliorare ancora? Sicuramente sì. Ma forse - a questo punto - il blog non è più abbastanza.

Si può avere un blog per svago: scrivi qualcosa, qualcuno commenta. Poi tu commenti quello che scrive lui. A me, le cose fatte per svago annoiano terribilmente. Io non scrivo per scappare dalla realtà ma per affrontarla, e mi diverto di più quando si fa sul serio. Per quanto la cosa, a qualcuno, potrà suonare un po' assurda.

Più mi guardo indietro, e più vedo che le vecchie motivazioni per scrivere online sono scomparse. In effetti è già da un po' che ho mollato un po' tutti i vecchi siti, non commento più i blog di tanti amici e non seguo più i soliti forum. A me questo Internet fatto di chiacchiere e banalità, di qualunquismo e gente volgare, non sembra più tanto diverso dal rincretinirsi davanti alla televisione, con la sola differenza che nemmeno ti rilassi più di tanto. E ho anche pensato di chiudere del tutto, e scrivere - quando mi va - per i cavoli miei.

Ma poi ho provato a cercare un motivo nuovo, da mettere al posto di quelli vecchi. E l'ho anche trovato.

Dopo inni rivoluzionari, lotte tra intellettuali e sedicenti tali, tragedie, litigi, assalti alla libertà di parola, querele e anche qualcuno che s'è rotto semplicemente le palle, una volta che il fumo si è diradato, alla fine della rete è rimasto questo: una scrivania dove buttare giù le mie cose. Una sorta di ufficio open space, talmente open che possono vederlo tutti.

Un word processor dove ogni tanto passa un amico a lasciare un saluto, e allora uno scrive sentendosi meno solo che con la vecchia, triste, squallida macchina da scrivere.

Che poi, se ci pensi: non è male questo Internet, visto così.

Non è male per niente.

Simone

11 commenti:

TIM ha detto...

Volevo già commentare il post precedente e non l'ho fatto per motivi di tempo. Ma scrivo su quest'ultimo che secondo me è collegato all'altro. Sono perfettamente daccordo con Erica sul fatto che 'devi' scrivere perché senti di farlo, perché c'è sicuramente qualcuno che legge e, mi sembra di capire, non sono neanche in pochi. Devi scrivere, così come 'devi' tenere un blog. Hai ragione sulla scrivania - ufficio open space (azz ... perché non m'è venuta in mente a me, st'idea!?) e penso che i blog mono-bi-tritematici alla fine corrano il rischio di diventare una nicchia, una 'turris eburnea' in cui tanti si rinchiudono e aspettano che il popolino venga a dirgli "oh, quanto sei bravo, quante cose conosci!". Questo non significa che chi ha dato questa direzione al proprio blog sia un narcisista compulsivo, anche perché 'est modus in rebus', c'è modo e modo di fare le cose, ma si corre anche qualche rischio in più di annoiare se non sei della ristretta cerchia di chi sa tutto di ... . A me piace seguirti (avrai visto che sei nella 'bandella' laterale del mio misero blog, tra i preferiti) anche perché quando ricevo l'avviso dell'ultimo post non so mai che cosa ci troverò dentro, ma sono sicuro che sarà qualcosa di interessante. E se poi non mi interessa, chiudo e passo ad altro, che male c'è. Penso che forse, in fondo, non dobbiamo neanche aspettarci un feedback a quello scriviamo, se lo facciamo solo perché ne abbiamo voglia, anche se è certamente gratificante avere con chi scambiare e approfondire un'idea, un pensiero. Che dovrei dire io allora, che non mi si fila nessuno (e con questo non voglio mettermi certo sullo stesso piano tuo o di qualcun altro che ci da seriamente dentro a impegnarsi)? Anche a me piacerebbe sapere cosa pensa la gente delle cazzate che mi passano per la testa e che depongo attraverso caratteri tipografici, foto e musica sul mio blog; ma anche se non ho risposte, io vado avanti, consapevole anche dei miei tanti limiti comunicativi e di contenuti: Citando le parole di un maestro, tenere un blog "è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.
Auguri!
TIM il logorroico

Gloutchov ha detto...

L'importante è trovare la propria dimensione personale. Il blog, per definizione, è un diario. E' inutile dare a questo strumento delle definizioni alternative o degli scopi più elevati. B-log... nasce da weB-Log... ovvero diario online.

Per cui, il tuo blog, lo devi gestire come più ti piace, senza scopi secondari se non quelli che gravitano attorno a te. E' il tuo blog, una tua estensione, una tua rappresentazione virtuale, una tua fotografia. Punto. Il resto è tutta fuffa e voli pindarici.

Se hai voglia di tenere un blog, ben venga. Se non ne hai voglia, pazienza. Mi spiace che tu sia rimasto deluso da come il web-mondo si è interfacciato con te. Però non si può pretendere nulla... non credi anche tu?

Io scrivo su blog da qualche anno in più di te e, probabilmente sono meno conosciuto nel "nostro circuito di appassionati scrittori e lettori". Ho toccato varie piattaforme e ho sempre parlato degli stessi argomenti... e di me stesso. Ho avuto anche blog-scrivania... blog paralleli in cui postavo i miei esperimenti letterari (che parolona). Blog mai visitati da nessuno. Blog che però hanno portato alla nascita di tre o quattro ebook che oggi trovi sul mio sito.
Io... come te... comincio a sentirmi stretto nei confini del mio blog e comincio a scalpitare. Mi sono dato un time-out. C'è un contatore sul mio blog che sta facendo un conto alla rovescia. Spero, entro quella scadenza, di capire cosa farò in futuro.
Però avrò sempre un blog, perché, per me, il blog è anche un luogo di riflessione. Ogni articolo che scrivo, in primis, è rivolto a me stesso. Li leggo e li rileggo. Mi aiutano a fare delle scelte. Come fosse il mio diario personale... solo che tutti lo possono leggere.

Insomma... interrompo i miei inutili bla bla bla... spero tu possa trovare la tua dimensione. Che sia in un blog, su internet, o su un foglio di carta sulla tua scrivania.
^_^

Matteo Poropat ha detto...

Sono molto contento per te e, soprattutto leggendo il post precedente, io credo che riuscire a comunicare qualcosa di utile a chi legge sia un ottimo risultato, soprattutto per un blog!

Io credo ancora nelle community di scrittori, nei forum e nei blog, come strumento di discussione, come luogo per imparare e conoscere persone con le quali condividere cose che, in "real" riesce difficile.
Non so quanti amici e conoscenti, che puoi vedere almeno ogni tanto di persona, hai, che condividano questi interessi.
Io, sinceramente, quasi nessuno.
In questo anno di frequentazioni sul web (soprattutto nel forum di XII, lo sai) ho avuto la fortuna di conoscere persone interessantissime, con le quali ci si è visti anche di persona, e ora si collabora a innumerevoli progetti.

Il punto è, io credo, il tempo che si è disposti a "sacrificare" alla parte comunicativa. Una cosa è scrivere un post, un'altra rispondere a tutti i commenti, un'altra ancora gestire i rapporti con le persone, cercando e facendo in modo che portino a qualcosa di costruttivo, interessante e anche utile per le proprie passioni condivise.
La socializzazione può avvenire ovunque, sul web come fuori. La differenza dipende dal lavoro, tempo, fatica che ci si mette. Se esco e mi iscrivo a qualche "club di scrittura" e cerco amici a cui dare i miei racconti, davvero avrò risultati migliori? Ne dubito fortemente.

Io non credo che blog e "svago" vadano a braccetto, non per tutti almeno. Vedo persone come Elvezio, come McNab, per fare qualche esempio, che si sbattono per scrivere cose interessanti e il fiume di commenti che ne segue. Credo sinceramente che scrivere, anche sul muro della stazione, richieda lo sforzo che ci si vuole mettere, ne più, ne meno.
Sei tu che decidi di scrivere "per svago", e ottieni i risultati "che ti meriti". Se tu decidi di scrivere con altri obiettivi, beh sono convinto che anche la scritta sul muro rimarrà nella testa (o nello stomaco o nel cuore) di molte più persone.
E mi sembra che, nel piccolo anche di questo mondo di nicchia (Elv con l'horror, McNab con distopie, case stregate e via dicendo) le soddisfazioni arrivino, come contatti con altre persone ad esempio (di pochi giorni fa la news che ad Alex un criptozoologo argentino (qualcosa del genere) gli ha spedito una copia del libro in seguito alla lettura del suo blog).


Okay, risposta chilometrica, come le precedenti, al post.

Io talvolta non capisco bene cosa vuoi, sinceramente.
Scrivessi io post che istigano la gente a rispondermi con una facciata di commento, avrei almeno l'impressione di far "comunicazione" in modo utile, interessante.
Ma a quanto pare a te non basta (anche se ogni tanto dice di sì, ma tra le righe si vede che non è vero del tutto).

Matteo Poropat ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Matteo Poropat ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Alex McNab ha detto...

Visto che mi sento un po' chiamato in causa, ti dico la mia, sperando di non offenderti, ma con molta schiettezza.

Penso che il piangersi addosso che stai facendo da qualche mese a questa parte sia ottimo per... allontanare i lettori.

Credo anche che continuare a sputare nel piatto dove hai mangiato per anni risulti, alla lunga, un tantino odioso. Non sei più soddisfatto di proporre i tuoi libri in formato ebook? Più che lecito. Ma continuare ad affermare che chi lo fa butta il suo tempo, che è uno sfigato perché non sa relazionarsi col prossimo, che mente quando dice di essere soddisfatto dai risultati ottenuti... beh, a me fa girare tanto le palle.

Credo che le provocazioni siano divertenti e stimolanti, solo se utilizzate con molta parsimonia. Se inveci pensi davvero tutte le cose che hai scritto negli ultimi mesi, su chi si dedica al formato ebook, beh, non possiamo più andare d'accordo.

Riguardo ai blog, per me possono essere di tutti i generi, poi ciascun lettore sceglie il suo. Anche qui, però, credo che improntare tutto sull'ironia e sul finto/vero scazzo, non ti procura molte simpatie.
Mooooolto meglio quando scrivi post di tue esperienze personali all'università e al lavoro: sono più sentiti, più interessanti. E, lasciamelo dire, credo che da essi emerga il Simone più buono e simpatico, quello che avevo conosciuto due o tre anni fa.

Senza rancore.
Magari penserai che sono un coglione. A volte me lo dico da solo, quindi no problem.

Simone ha detto...

Tim: non vedo perché non dovresti metterti sul mio stesso piano. Che ho fatto io di speciale? I tuoi commenti mi piacciono, e mi fa piacere averti tra i miei lettori.

Magari la consapevolezza di quello che si fa è importante davvero, e forse mi manca un po' quella. Sul blog/torre eburnea la vediamo in maniera simile, credo. Grazie!

Glauco: un diario e un posto per riflettere sono un buon motivo per avere un blog. Ma mi pare che tu faccia anche altro, come le recensioni e gli articoli sulla scrittura.

Non so quanto sia buona invece l'idea della scadenza. Certe cose succedono in un determinato tempo. Se ci vuole di più allora vale la pena aspettare, solo non vale la pena (per me) aspettare qualcosa che invece non arriverà.

Oddio che discorso arzigogolato, scusa! ^^

Matteo: intanto il blog può anche essere solo questo. Cioè, io chiedo "perché un blog?" e qualcuno risponde. Per me mettersi in discussione, e anche un po' in crisi, è un metodo anche per andare avanti.

Quello che voglio l'ho detto tante volte. Principalmente cerco la sensazione di costruire qualcosa e seguire un percorso, mentre alle volte mi pare di girare in tondo.

Le comunità online funzionano per un po', o forse non sarò io in grado di apprezzarle. Comunque anni fa si parlava delle stesse cose delle quali si parla adesso. Sui forum che seguo non partecipano scrittori noti, e nessuno dei partecipanti è diventato noto a sua volta.

Cioè mi pare uno spazio interessante finché uno si accontenta di fare l'aspirante in eterno. E secondo me comunque no: sul web abbiamo tutti una specie di maschera. Persone che detesto online sarebbero grandi amici di persona, e vice-versa. Per socializzare davvero ci vuole la realtà, la rete è più una specie di videogioco.

Alex: ti senti chiamato in causa, ma io non ti ho nominato. Dove dico che chi usa gli ebook è uno sfigato? Ho detto che il blog non basta per pubblicizzare e diffondere un testo, e questa è la verità. Ho detto che non conosco nessuno scrittore che sia "nato" online, ed è la verità anche quella. Se poi non ci credi sei libero di avere la tua opinione, a me non cambia nulla.

Io non mi piango addosso visto che qui mi pongo una domanda più che lecita, direi anzi "obbligata" per una persona che dedica tanto tempo alla scrittura e ai blog. Perché farlo? Il perché delle cose è importante, a volte anche più del come.

Poi ti ho già detto tempo fa di essermi semplicemente stufato di certi discorsi e certi atteggiamenti tuoi e di altre persone, e che non andiamo più tanto daccordo mi pare ovvio. Non che non vi auguri tutto il bene possibile, ci mancherebbe altro.

E per concludere, personalmente dubito che si debba scrivere per attirarsi la simpatia di chi legge. Ma a la gente apprezza anche la sincerità, la lucidità e i discorsi concreti.

Simone

Mirco ha detto...

Pensandoci bene non so darti torto. Anche se qualche blogger alla fine è stato pubblicato (adesso mi vengono in mente i nomi di Lara Manni e Pulsatilla) In realtà sono mosche bianche, l'unica via alla pubblicazione "normale" è la solita: stampa, spedizione, attesa.

Francamente non ci credo molto neanch'io alla pubblicazione online. Sarà che faccio un decimo dei tuoi accessi (credo), sarà che non credo nelle statistiche (su 100 accessi al mio blog sono sicuro che uno o due proveranno a leggere i racconti), sarà che i miei interessi sono meno popolari di altri (parlare di letteratura per l'infanzia è sicuramente meno popolare della fantascienza, horror o urban fantasy). Ho deciso quindi di scrivere per me stesso senza necessariamente metterlo online. Chi vuole leggerlo mi manda un email e glielo spedisco, questo sì. Ci deve essere un feedback subito, non mi va di passare mesi a scrivere qualcosa perché forse un giorno qualcuno mi dice "sì, è carino". Forse sono poco lungimirante e cambierò idea. Chissà. In effetti leggo cose molto carine, romanzi che io non pubblicherei perché non sono commerciali ma sono comunque bei romanzi.

Il mio blog continuerà a parlare di cose che interesseranno a pochi, ma quei pochi forse sono anche "buoni". Lo stesso stai facendo tu mi sembra, e anche con molta proficua ironia.

Simone ha detto...

Mirco: un lettore su 100 accessi è normale, secondo me. Il blog è uno strumento per far leggere quello che uno scrive attraverso il blog stesso, niente di più e niente di meno. Se poi qualcuno ci vede altro magari è più bravo di me, o magari non si fa gli stessi conti che ci facciamo noi.

Pulsatilla e Lara Manni me le ero dimenticate. Non so se anche loro riescano a scrivere "altro" e a pubblicare anche quello, senza cioè fare raccolte di post o partecipare alle solite selezioni per scrittori emergenti. Mi auguro di sì.

Simone

falilulela ha detto...

Io penso, Simone, che scrivere - per passione - sia non soltanto faticoso e difficile ma anche, a scadenze variabili, frustrante e sconfortante.
Scrivere non è fare: una cosa, portare a termine un lavoro, vedere qualcosa di concreto che prende forma; scrivere è inventare, è un castello di carte, sono parole in libertà che hanno un ritmo, una cadenza che tu senti e apprezzi e un altro potrebbe non cogliere. E il "valore" di ciò che hai scritto non sarai tu a stabilirlo, ma altri. Su quali basi? Boh! Le loro,non le tue.
Tu quando scrivi, indirettamente (questo mi sembra d'obbligo) parli di te, per incuriosire altri a leggerti. Penso che la fase diaristica sia una delle tappe che il percorso dello scrittore prevede
e il blog per un aspirante scrittore è, a mio modesto parere, soprattutto questo. E'scrittura, tanta, è confronto, è l'incoraggiamento di chi ti legge,
è prendere le misure al lettore, è
scoprire le proprie emozioni e abituarsi a descriverle "in diretta", è sbagliare e prendersi bacchettate sulle dita...
Serve per scrivere meglio, il blog, non per pubblicare. Pubblicare è difficilissimo soprattutto perché non sempre il filtro applicato alla valanga di ciò che arriva agli editori tiene conto solo della qualità.
Lo sappiamo, ma il buon vecchio
blog è, anche e soprattutto nei momenti difficili, luogo virtuale di conforto e confronto reali.
Ed è strumento di un mondo in continua evoluzione che potrebbe sorprenderti in qualunque momento
... Chiuso nella tua camera, con il naso sulla tastiera avresti scritto meglio? Di più? Scrivere è comunicazione? E allora ben venga
il blog.
Un'ultima cosa: scrivere per te cosa significa veramente? Sei versatile e intelligente, fai tante cose e le fai bene, ma qual è tra le cose che fai quella che più ti appassiona?

Simone ha detto...

Falilulela: il discorso "cosa significa per te scrivere" mi lascia sempre un po' interdetto. Non credo ci si debba porre sempre troppe domande su quello che si fa: cosa significa per me studiare? E uscire la sera? E mangiare la pizza?

Scrivere è una cosa che mi piace fare. Per me scrivere significa comunicare, riflettere e capire meglio il mondo, se proprio serve una frase melodrammatica. Poi in questo momento mi appassiona molto di più lo studio. Ma è ovvio: per la scrittura non ho filtri, contatti, lavori e scadenze da rispettare, mentre per l'università sì.

Il discorso è sempre lo stesso da un po' di tempo a questa parte. La passione può anche esserci, ma se poi non c'è niente intorno, una struttura o una situazione che la gratifichi e che la alimenti alla fine piano piano la cosa si spegne.

Che poi non dico che si spenga per me, ma è quello che vedo accadere da 10 anni a questa parte. La gente scrive un po', nessuno se la fila e poi smette. Se non succede mai nulla, secondo me è normale.

Simone