09/09/10

Un momento difficile.

Di momenti difficili ne ho già passati alcuni, da quando sono partito con questa storia della seconda laurea.

C'è stato prima il test di ammissione, che mi ha portato a passare l'estate in un albergo in cima a un monte, in compagnia dei libri e di una comitiva di 18/19enni appena diplomati. Di Chimica e Biologia non sapevo un accidenti di nulla, per cui l'unico modo è stato quello di chiudermi in un posto lontano e studiare facendo l'eremita.

C'è stato il primo esame, o meglio il primo pezzo di esame di Anatomia 1: primo test dopo più di 10 anni dalla prima laurea, un foglio bianco su cui scrivere un elenco di nomi richiesti a memoria, una materia (come purtroppo tante a medicina) che si impara solo ripetendo e ripetendo all'infinito sempre le stesse pagine, e una tensione che non vi dico. Tra l'altro avevo avuto degli impegni con l'ufficio, per cui quella settimana è stata davvero, davvero pesante.

Poi Istologia che non sarà stata la fine del mondo, ma il primo esame andato male (con conseguente mese di Luglio finito a puttane ancora una volta sui libri) non è stato nemmeno il momento più bello della mia vita. Anatomia 2 che quasi non volevo neanche andarci (ho deciso la mattina alle 7!) e Anatomia 3, che la prima volta non ci sono andato davvero: tanto non mi ricordavo niente.

E domani ho lo scritto di Biochimica. Grazie a Dio non è Anatomia, ma resta un mattone pesantissimo ed è già la seconda volta che vado a provarci. Il problema non è tanto l'esame in sé, che prima o poi immagino di passare, ma il fatto che se mi bocciano di nuovo poi rischio di rimanere indietro.

Quando c'è il prossimo appello? Non si sa: forse a Dicembre, forse addirittura a Febbraio. E oltre a questo mi manca ancora Microbiologia, per cui andrei a iniziare il terzo anno con due esami arretrati.

Ora questo ci starebbe pure, se del tempo non me ne fregasse nulla. Invece sono due anni che passo i fine settimana a casa a studiare, che mi rovino le vacanze, che sto sui libri pure a Pasqua mentre gli altri festeggiano solo per non restare indietro e laurearmi appena lo consentiranno i tempi universitari. L'idea invece di non riuscire a farcela, di accumulare esame dopo esame e alla fine finire (se finirà) in 7-8 o anche 10 anni, mi mette davvero di cattivo umore.

Perché alla fine l'università è bella, è una fortuna studiare cose che ci piacciono, e le cose vanno molto meglio di quello che uno può credere sentendo racconti o guardando il telegiornale. Però per uno che qualcosa di suo l'ha già studiato e che ha degli interessi forti e precisi è anche una gabbia: una gabbia perché devi andarci quasi tutti i giorni, o tutti i giorni non puoi fare a meno di studiare qualcosa. Una gabbia perché il tempo tolto agli amici, alla famiglia o anche semplicemente a noi stessi non è detto che poi ci sarà ancora. Una gabbia perché puoi avere tutti gli interessi di questo mondo ed essere un genio della Biologia e della Medicina, però agli esami devi sapere a memoria le cose che ha deciso qualcun altro e non è detto - e anzi non succede quasi mai - che le stesse cose siano quelle che piacciono o interessano a te.

Nel tempo passato a memorizzare nozioni che non ci interessano, e a rileggere per la decima volta una parte che in testa non vuole rimanere, quanti trattati, resoconti, articoli importanti avremmo letto? Alle volte nello studiare sembra più di dover espletare una formalità burocratica che un modo per arricchirsi, per sapere, per capire più cose possibile. Certe volte sembra più di perderlo, il tempo, piuttosto che impegnarlo positivamente.

Ma va bene, sì, ok: probabilmente non è così. Probabilmente sbaglio.

E questo è solo uno di quei momenti difficili.

Simone

12 commenti:

TIM ha detto...

Penso di capire quello che ti passa per la testa e il disagio che provi. Ma penso avrai già sperimentato con la prima laurea che non tutte le nozioni imparate alla fine sono essenziali, ma formano quel contorno che aiuta a costruire tutta l'impalcatura. Anche per me è stato spesso così e, tranne nei momenti 'bui', cercavo sempre di dirmi che forse dopo 10 anni avrei capito perché era importante 'in quel momento' cercare di mandare a mente quelle cazzate. Ancora non l'ho capito, però intanto ... studiavo. Auguri.
Temistocle

Claudia ha detto...

Sì, anch'io penso di capirti. Devo iniziare il mio secondo anno e compirò a breve 28 anni. So che vuol dire pensare a tutti gli esami, al tempo, agli anni, al futuro, e ancora al tempo implacabile che passa. L'unica cosa che posso consigliare a entrambi è non rinunciare a tutto per lo studio. La mia è una sorta di imposizione: trovare un momento da dedicare a me o a chi voglio io, solo io, ogni giorno. E' un impegno, più oneroso dello studio, ma ce lo meritiamo! Facciamoci coraggio! :)
Un saluto!
Claudia

Simone ha detto...

Tim: Grazie!

Claudia: bel consiglio. Io credo già di dedicarmi molto tempo, ma non l'ho mai fatto giornalmente o con cognizione di causa. Ci penserò!

Simone

Ferruccio gianola ha detto...

Dài Simone che i momenti difficili non esistono, o almeno "facciamo finta che non esistano". Fai quello che ritieni giusto. Capisco che studiare quello che ci viene imposto è una delle cose più innaturale che siamo obbligati a fare, ma sembra che la nostra vita sia piena di obblighi imposti. Fai buon viso a cattiva sorte, un giorno userai questi istanti per la tua narrativa. Non butterai nulla. Coraggio e tieni duro:-)

Simone ha detto...

Ferruccio: intanto ci aggiorno il blog... poi i momenti difficili esistono in tutto, ma l'importante è non lasciarsi scoraggiare!

Simone

Anna ha detto...

Ciao Simone...pensa a chi vorrebbe stare al tuo posto, come me...quest'anno ho provato ad entrare, a 29 anni, a medicina ma per 2 punti sono fuori (con possibilità remote di ripescaggio)...:-(
Ora non so cosa fare,se ripresentarmi o meno l'anno prossimo...tu cosa dici? ;-)
Anna

Simone ha detto...

Anna: tanto lo sai già che il prossimo anno ci riprovi... magari segnati a biotecnologie e dai un paio di esami che poi ti riconosceranno.

Comunque dipende dalla facoltà, alla sapienza con 2 punti è possibile essere ripescati, in altri atenei non lo so.

Simone

Chiara ha detto...

Simone, Dio solo sa quanto condivido il tuo pensiero e la tua esperienza...è veramente lodevole la tua forza di volontà, io non sono riuscita ad averla, e infatti sono 3 anni fuori corso!
Quando ho cominciato i miei studi avevo due possibilità: dedicarmi totalmente allo studio e "staccare" con il mondo o continuare a vivere ciò che per me era importante. Ho scelto ovviamente la seconda ed ho deciso di seguire le mie passioni, diplomarmi in conservatorio, vivere un fidanzamento che poi è diventato un matrimonio, dedicare tempo agli amici e ad aiutare la mia famiglia. Tanto tempo l'ho perso anche per cose stupide ma, appunto, quello è tempo perso, quello dedicato alla costruzione di rapporti, a cercare di essere migliore, a vivere la famiglia, non è mai tempo perso ed è un tuo dovere viverlo! Sai, proprio in questi giorni mi sto chiedendo cosa lascerei al mondo se domani Dio mi dicesse che il mio tempo di passaggio sulla terra è terminato...e mi rispondo che lascerei solo quaderni e quaderni di appunti, lascerei libri, lascerei strumenti musicali...e poi? non so cosa lascerei di me alla persone che mi hanno incontrato, ma quel che è certo è che mi sono detta che vorrei lasciare un figlio. Credo fermamente, e tutto quello che ho fatto fino a questo momento ne è la riprova, che il donare la vita sia la cosa più importante a cui siamo chiamati , e si dona la vita in tanti modi, donando tempo, donando voglia e fatiche agli altri, e naturalmente accogliendo una nuova vita. Non so cosa succederà, ma vorrei riuscire a cominciare a pensare alla possibilità di diventare mamma: una maternità mi rallenterebbe ancora? Sicuramente sì, sicuramente mal si combacerebbe con le fatiche che già faccio per studiare...ma quanta bellezza ne riceverei in cambio?
Tutto questo per dirti che nella mia carriera universitaria ho lasciato ad altri la parte del "robot" ( e ne conosco!), mentre io ho preferito altro, con tutte le conseguenza del caso!
Fai bene a continuare con questa determinazione, ma ha ragione Claudia, ogni giorno ci deve essere spazio per te e per costruire qualcosa con chi ti sta attorno...del resto a questo punto sei mesi in più non cambiano niente, ma cambia cosa ti rimane in mano della tua vita alla fine della carriera universitaria.
In bocca al lupo!

Chiara ha detto...

Simone, Dio solo sa quanto condivido il tuo pensiero e la tua esperienza...è veramente lodevole la tua forza di volontà, io non sono riuscita ad averla, e infatti sono 3 anni fuori corso!
Quando ho cominciato i miei studi avevo due possibilità: dedicarmi totalmente allo studio e "staccare" con il mondo o continuare a vivere ciò che per me era importante. Ho scelto ovviamente la seconda ed ho deciso di seguire le mie passioni, diplomarmi in conservatorio, vivere un fidanzamento che poi è diventato un matrimonio, dedicare tempo agli amici e ad aiutare la mia famiglia. Tanto tempo l'ho perso anche per cose stupide ma, appunto, quello è tempo perso, quello dedicato alla costruzione di rapporti, a cercare di essere migliore, a vivere la famiglia, non è mai tempo perso ed è un tuo dovere viverlo! Sai, proprio in questi giorni mi sto chiedendo cosa lascerei al mondo se domani Dio mi dicesse che il mio tempo di passaggio sulla terra è terminato...e mi rispondo che lascerei solo quaderni e quaderni di appunti, lascerei libri, lascerei strumenti musicali...e poi? non so cosa lascerei di me alla persone che mi hanno incontrato, ma quel che è certo è che mi sono detta che vorrei lasciare un figlio. Credo fermamente, e tutto quello che ho fatto fino a questo momento ne è la riprova, che il donare la vita sia la cosa più importante a cui siamo chiamati , e si dona la vita in tanti modi, donando tempo, donando voglia e fatiche agli altri, e naturalmente accogliendo una nuova vita. Non so cosa succederà, ma vorrei riuscire a cominciare a pensare alla possibilità di diventare mamma: una maternità mi rallenterebbe ancora? Sicuramente sì, sicuramente mal si combacerebbe con le fatiche che già faccio per studiare...ma quanta bellezza ne riceverei in cambio?
Tutto questo per dirti che nella mia carriera universitaria ho lasciato ad altri la parte del "robot" ( e ne conosco!), mentre io ho preferito altro, con tutte le conseguenza del caso!
Fai bene a continuare con questa determinazione, ma ha ragione Claudia, ogni giorno ci deve essere spazio per te e per costruire qualcosa con chi ti sta attorno...del resto a questo punto sei mesi in più non cambiano niente, ma cambia cosa ti rimane in mano della tua vita alla fine della carriera universitaria.
In bocca al lupo!

Chiara ha detto...

chiedo scusa, ho avuto problemi con la connessione quindi il commento è stato pubblicato più volte!

Simone ha detto...

Chiara: credo che la famiglia possa venire prima dell'università. Se poi tra le tue scelte e quello che desideri fare laurearti e diventare dottore viene dopo tante altre cose... be' mi pare ovvio che è bene che resti dopo.

Quelli che critico io sono le persone che vorrebbero una cosa ma non portano avanti la loro decisione. Che sia poi laurearsi, avere dei figli o (si spera) entrambe le cose non cambia nulla. In bocca al lupo per tutto!

Simone

Dama Arwen ha detto...

Ciao Simone...
come sai sono un po' allergica all'università, tuttavia leggendo capisco benissimo quello che provi e mi sento solo di dirti:

NON MOLLARE!!

:-)))