09/12/10

Studiare e lavorare: i dubbi di Luca, e una mia (parziale) risposta.

Io sono convinto che l'idea di studiare superati i trenta o anche quarant'anni sia passata per la mente a un sacco di persone: mi basta anche solo leggere i commenti a questo mio vecchio post, per rendermi conto che tanta gente avrebbe il desiderio di prendere una laurea (prima, seconda o ennesima che sia) a un'età molto lontana da quella standard dei ragazzi neo-diplomati, siano a tutti gli effetti tantissime.

Il fatto è che studiare, quando si hanno delle responsabilità, un lavoro e magari anche una famiglia, non è affatto semplice, e anzi per alcuni può addirittura rivelarsi impossibile. Mi sembra allora interessante riportare qui una lettera che ho ricevuto alcuni giorni fa, che rende credo palesi ed evidenti i dubbi e i problemi che chiunque di noi si trova a dover valutare ancora prima di iscriversi a una qualunque facoltà, e di iniziare effettivamente a preparare anche solo il primo esame.

In calce trovate una mia (quasi inutile) risposta, mentre a breve aggiungerò il punto di vista - estremamente più interessante del mio - di un altro amico ingegnere, che questa volta studia Medicina facendo però allo stesso tempo un lavoro a tempo indeterminato: quando gli ho detto che volevo mettere la sua risposta sul blog mi ha chiesto di poterla sistemare un pochino, per cui abbiate solo un po' di pazienza e appena me la farà avere la girerò subito anche a voi! ^^

Il 01/12/2010 12.41, Luca ha scritto:


Caro Simone,

ho visto il tuo blog... la tue pagine e volevo esprimere tutta la mia stima e profonda ammirazione.

Ti scrivo perché volevo ricevere da te alcuni consigli in merito ad una seconda laurea in Medicina dopo quella in Ingegneria. Premetto che ho 31 anni e sono un ing. elettronico che lavora per una multinazionale.

Vorrei iscrivermi nella mia città a Medicina e Chirurgia perché sento il bisogno di aiutare le persone e mi affascina il settore della Medicina Clinica.

Posso però riuscire in questo percorso? Credo che debba dedicarmi full time in questa cosa... finendo poi a 38 anni. Quale futuro, dunque?

Non credo poi che le persone accanto a me (non sono ancora sposato) possano vivere questa mia aspirazione in maniera indolore... credo che questo mi pregiudichi ogni mia velleità di farmi una
famiglia...

Mi piacerebbe che tu mi dessi qualche dritta...

Un caro saluto,

Luca T.

E questa è la mia risposta:

Ciao Luca!

Che dritte ti aspetti da me? Sicuramente lavorare come ingegnere (full time dalla mattina alla sera) mentre fai medicina mi pare impossibile, anche se poi conosco almeno uno che lo fa... e anche farsi una famiglia forse dipende più da chi hai vicino e da quello che desideri realmente piuttosto che da studio o lavoro.

Io alla fine l'ho fatto, ovviamente potendomelo permettere (non sposato anche io, e con la possibilità economica semplicemente per non rischiare di finire per strada). Anche per qualche persona vicino a me è stata dura mandarla giù, ma alla fine lo hanno accettato e io adesso se tornassi indietro credo che affronterei tutto più serenamente.

Magari "giro" la tua email anche all'altro amico ingegnere-studente di medicina, così se ha qualcosa da aggiungere può farsi sentire.

Grazie per avermi scritto e in bocca al lupo!

Simone

8 commenti:

L ha detto...

Se l'obiettivo di questo ragazzo è aiutare le persone e farlo tramite il lavoro di medico gli costerebbe tanti problemi, dovrebbe tenere in considerazione l'esistenza di tanti altri metodi per farlo.
Ci sono vari modi per aiutare il prossimo, e la medicina non è detto che sia il più efficace, tantomeno l'unico esistente.
Per esempio, ci sono tante associazioni che operano in Africa per creare opportunità di sviluppo, ed hanno bisogno di ingegneri che diano una mano a progettare infrastrutture che facciano progredire quei luoghi. Non mi pare pare che ridare vita economica a un paese del terzo mondo sia meno utile di firmare ricette per esami da medico di base.

TIM ha detto...

La risposta di L è la stessa che avrei dato io, anche con tutto il rispetto dovuto a chi sente l'urgenza di studiare per mettere a disposizione le proprie capacità per gli altri. Anch'io comunque ritengo che riprendere gli studi non tanto ad una età particolare quanto quando si hanno impegni ulteriori (lavoro, famiglia) dipenda anche da chi ti sta vicino, dalla sua capacità di 'sopportare' e 'supportare' la situazione.
Temistocle

Simone ha detto...

Sicuramente per fare del bene non serve una laurea, e non serve nemmeno andare in Africa... visto che magari il vicino di casa o i nostri stessi familiari avrebbero bisogno dello stesso aiuto che invece non ci sognamo di dargli.

Sull'argomento "estero" aggiungerei che io stesso poi 10 anni fa ho mandato curriculum a moltissime ONG e a tutte le selezioni di FAO, NATO eccetera eccetera per lavorare appunto come ingegnere in paesi in via di sviluppo... però finiva sempre che non avevo le esperienze adeguate (aver già fatto l'ingegnere in paesi di via di sviluppo!) o che chissà perchè (eeeh) prendevano altre persone e a me non rispondevano nemmeno.

Alla Croce Rossa gli ingegneri non sono nemmeno contemplati (o almeno nessuno si è mai interessato al fatto che lo fossi) come vigile del fuoco mi conveniva essere geometra e alla fine non sono riuscito a entrare.

Ora, 10 anni dopo, di andare fuori dall'Italia non ci penso proprio un po' perché ormai sono di idee un po' diverse e un po' perché ritengo che si possa fare molto anche restando qui. Questo solo per dire che comunque non è necessariamente così possibile armarsi e partire, anche se uno lo desidera.

Tolto questo, credo che sentirsi di voler aiutare qualcuno come medico piuttosto che come ingegnere sia comunque legittimo: come ingegnere stai davanti al PC e non sempre "vedi" quello che stai davvero facendo, mentre il medico mette le mani sui pazienti e ha anche un riscontro personale che ad altri manca. E' vero che il risultato è lo stesso ma la tua vita è sicuramente diversa.

Poi ognuno avrà le proprie motivazioni. Resta il problema di associare studio e lavoro, e mi piacerebbe mettere insieme altre esperienze così da aiutare magari chi passa da queste parti con problemi analoghi... vedete: anche con un blog si può aiutare qualcuno! ^^

Simone

L ha detto...

Simò, anche tu con la storia "Se non mi hanno scelto è perché sono mafiosi"?
Magari quelli selezionati avevano preso specializzazioni in settori di maggior interesse per i progetti in questione, oppure avevano fatto quel lavoro come volontari per anni (guadagnando l'esperienza giustamente richiesta).
Non so a chi hai spedito curriculum, chi siano questi "eccetera eccetera". Magari hai saltato qualcuno che poteva offrirti la tua occasione.
Comunque mi sembra chiaro che un ingegnere del terzo mondo non passi tutto il tempo di fronte al pc, ma abbia contatto con la gente.
Vedere una città abbandonata al degrado che rinasce grazie al tuo aiuto non credo che sia meno gratificante di prescrivere la Tachipirina. Poi ognuno sceglie il settore che lo stimola di più, ovvio, ma sento di poter sconsigliare a Luca di iscriversi all'università.

Condivido pienamente la tua visione sulla localizzazione dei bisogni: chi necessita di aiuto spesso abita sotto casa, non dall'altra parte del mondo.

Simone ha detto...

L: no, ai vigili del fuoco ho perso il concorso da ingegnere perché sono andato male 2 volte mentre altri erano più preparati. Che problemi ho ad ammetterlo? In altri concorsi valutano il diploma ma non la laurea, non è che me lo invento. Altre volte invece mi hanno detto che non avevo le qualifiche e l'esperienza, e altre ancora non mi hanno chiamato anche se mi pareva di avere un buon curriculum.

Resta il fatto che se vuoi andare a ricostruire le città degradate non è che qualcuno aspetta a te solo perché sei già laureato, mentre come medico magari a contatto con certe situazioni ti ci trovi più facilmente. Poi come già detto personalmente trovo che ci sia abbastanza degrado qui da tenermi eventualmente occupato per un sacco di tempo ^^.

Simone

Simone ha detto...

Che poi l'idea di poter aiutare altre persone anche "solo" come ingegnere non è sbagliata. Però una volta presa la decisione di lavorare e studiare (per cui non necessariamente un ingegnere che diventa medico, ma qualsiasi altro caso) come si risolvono tutti i problemi del caso? L'argomento del post era più questo, e meno le motivazioni di una persona specifica.

Simone

Enzo ha detto...

Ciao, ho studiato fino intorno ai 25 anni, prima di lasciare Giurisprudenza a 6 esami dalla fine. Tra lavori e lavoretti, mi sono ritrovato a 35 anni a ristudiare per i concorsi. Ora, a 42 sembra l'agonia stia per finire. E se tutto andrà bene, magari tornerò a studiare per la mia soddisfazione personale. Tempo permettendo.
Bel blog.
Ciao.

Simone ha detto...

Enzo: grazie per il commento! Evidentemente c'è anche un tipo di studio "continuativo" che fa parte della vita di molti. Del resto un medico o un qualunque professionista deve in ogni caso rimanere aggiornato, per cui di studiare non si smette mai.

Ciao e grazie ancora!

Simone