07/01/11

Studiare e lavorare, o concentrarsi sul lavoro?

Riporto un commento che mi è arrivato qualche giorno fa: Riccardo, un laureato in lettere attualmente iscritto ad Architettura, si è posto il problema se sia giusto continuare a studiare - sentendone ovviamente il desiderio e il bisogno - oppure se sia più sensato se non addirittura doveroso concentrarsi maggiormente sul lavoro.

Io una mezza idea ce l'ho, ma visto che è un discorso molto complesso mi piacerebbe lasciare aperti i dubbi di questo mio collega (nel senso di studente ormai di una certa età), aspettando magari di leggere le vostre opinioni.

Studiare e lavorare, dopo una prima laurea: voi che ne pensate?

Caro Simone...

Mi chiamo Riccardo, ho 37 anni, e mi sono laureato in lettere 10 anni fa circa. Dopo due master (marketing e - qualche anno dopo - restauro dei beni culturali) mi sono iscritto ad architettura e ora sono alle prese con chimica, materia che mi ha fatto 'incrociare' il tuo blog.

Innumerevoli tempeste di dubbi e ripensamenti mi accompagnano in questa mia nuova e recente avventura: spasmi, sofferenze, preoccupazioni per il futuro... ma l'architettura è la materia che ho sempre sognato.

Insomma avrai capito che ci sono dei fattori che legano le nostre esperienze. E sapere che c'è addirittura chi dopo ingegneria ha scelto medicina, beh... mi rinfranca tanto della mia scelta (giustificata anche da un assegno di ricerca nella medesima facoltà).

Mi piacerebbe continuare ad oltranza, scegliere addirittura il prossimo corso, ma l'idea di dovermi impegnare in un 'doveroso' lavoro, rende (quasi) ridicola pure l'attuale scelta di architettura. Pur non avendo impellenti problemi economici, mi sento in dovere di 'sistemare' l'aspetto su cui naturalmente l'uomo si identifica: il lavoro.

Ti scrivo tutto ciò ovviamente perchè vorrei un tuo parere su quest'ultima affermazione-vincolo che porto con i miei pensieri mentre studio... chimica.

Ciao!

Riccardo.

14 commenti:

Bruno ha detto...

Se ne avessi avuto la possibilità (ovvero, se fossi nato ricco) avrei svolto mille attività diverse per conto mio, avrei viaggiato, mi sarei tolto tante curiosità, conosciuto tante persone, combattuto tante battaglie; e mi sarei preso anche, magari, una o più lauree: ma probabilmente non sarei andato a lavorare sul serio (ufficio, ecc...) se non magari per qualche mese, tanto per capire cos'è.
Visto come stanno le cose, invece, sono 22 anni che sto approfondendo quest'ultima tematica.

Simone ha detto...

Eh eh... per cui non essendo obbligato a lavorare tu non ti porresti il problema. Posizione interessante, e condivisibile, grazie.

Forse la situazione di qualcuno è più del tipo che il lavoro non è indispensabile (magari hai un tuo appartamento e un minimo per sopravvivere) ma lavorando di più staresti meglio potendoti permettere più cose. A questo punto credo divenga una scelta tra guadagnare di più o imparare... io magari dirò la mia in un post quando avrò letto (spero) anche qualche altra opinione.

Simone

Bruno ha detto...

Mi sono divertito a fare una provocazione, ma per rispondere veramente alla domanda, direi che difficilmente una seconda laurea può far riguadagnare il tempo perso in termini di guadagno, sviluppo professiomale e/o carriera. Anche perché non sempre la laurea (doppia, tripla...) ti garantisce di guadagnare bene da subito (ammesso che garantisca il lavoro).

Comunque se il nostro ipotetico studente a vita si accontenta di poco o ha alle spalle una famiglia opulenta, si trova in una realtà che può non durare in eterno. E di soldi gliene bastano pochi se si limita a non morire di fame e a concedersi qualche sfizio, ma in verità potrebbero servirgliene molti di più.

Considerando quello che costa una famiglia, quello che costa una malattia seria in un paese dove la sanità per tutti comincia a traballare, direi che posso dare un solo consiglio: entrare nel lavoro a tempo pieno e cercare di guadagnare decentemente.

Per gli interessi culturali resta sempre qualche momento libero, se uno ci tiene.

Anonimo ha detto...

Leggevo i commenti e mi chiedevo: ma è giusto pensare solo a guadagnare senza tenere in minimo conto la propria realizzazione e i propri desideri? Posto che senza soldi non si vive, e sono d'accordo, ma che vita è quella dedicata solo al denaro? Non sarebbe meglio tentare di conciliare le due cose, anche inventandosi un lavoro, e studiare se questo è quello che si desidera? Sto cercando di farlo per una seconda laurea in medicina, anche se devo ancora iscrivermi e sono molto, molto in ritardo... Rimane sottointeso che se i soldi non ci sono non ci sono e lì c'è poco da fare, ma un errore bisogna cercare di correggerlo, un cambiamento di rotta bisogna gestirlo o semplicemente avere il coraggio di affrontarlo e, soprattutto, bisogna affrontare chi ci è vicino e ci scoraggia. Non so se parlo più a me stessa che a voi...
Bia

Simone ha detto...

Bruno: ok, anche la tua (seconda?) opinione è condivisibile. Lo studio in funzione del ricavato che se ne può trarre dopo... certamente ha un senso e forse è la cosa più concreta che si può pensare.

Bia: anche quello che dici tu è condivisibile. Il problema è che, come dice Bruno, qualche soldo di più e sempre utile mentre una seconda laurea non si sa, e anzi probabilmente nel mio caso ha danneggiato anche la prima (visto che la mia "carriera" da ingegnere non è che ne abbia giovato).

Solo appunto c'è anche l'altra faccia della medaglia: un guadagno dà più sicurezza e tutto quanto, ma fino a che punto poi si vive meglio se si decide di mettere da parte certe aspirazioni?

Simone

Anonimo ha detto...

...interessante e spinoso argomento....penso che un lavoro appagante su tutti i fronti sia l'ideale (ovvio!!!) ma l'appagamento personale e la soddisfazione di diventare la persona che si è sempre desiderato essere non ha prezzo,qualsiasi fatica e dolore può solo rafforzarti ed renderti più consapevole di chi sei e di cosa non eri prima... gresy

Simone ha detto...

Gresy: anche tu dici cose giuste. In fondo i soldi ci servirebbero per "comprare" una serie di cose con le quali vivere meglio. Ma se viviamo male per guadagnare di più, ha ancora senso?

Simone

Anonimo ha detto...

le cose che possiamo comprare con il "buon lavoro",spesso sono il prezzo che paghiamo alla nostra autenticità. a volte rincorriamo non la nostra gioia ma quella di altri,perdendo di vista noi stessi.credo che la vera felicità non possa essere comprata nè rincorsa, ma solo guadagnata ogni giorno,rispettando noi stessi e gli altri, conoscendosi profondamente per farla propria quando arriva.
un "buon lavoro" aiuta, ma a quale prezzo?
gresy

Francesco Battimelli ha detto...

Caro Simone, per quella che può essere la mia piccola esperienza di vita (ho 22 anni), credo che la strada giusta da seguire, rispondendo alla tua richiesta, sia quella di studiare e lavorare. Penso che non ci sia cosa migliore in assoluto di lavorare (che di per sé è gratificante) e di studiare materie di cui sei follemente innamorato (fermo restando che il lavoro ti permetta di mangiare una pizza con gli amici una volta a settimana, giusto per intenderci!).
In questo periodo sto frequentando Beni Archeologici e dedico la maggiorparte del tempo al conseguimento della laurea. Una volta terminati gli studi sarò, tuttavia, anch'io soggetto alla realtà dell'attuale Italia: la difficoltà di trovare lavoro. Avversità che aumentano nel caso specifico del mio campo. Solo in futuro potrò, infine, scegliere definitivamente tra "studiare e lavoro" o "concentrarsi sul lavoro".
Spero di essere stato utile in qualche modo, ciau.

Simone ha detto...

Francesco: sei stato chiarissimo, grazie!

Simone

Anonimo ha detto...

Ciao mi chiamo Rita ed è la prima volta che lascio un commento in questo utilissimo blog.Scrivo in un momento di profonda crisi, dopo una nottata passata a pensare anzichè dormire...ho bisogno di un vostro parere che mi aiuti a prendere una decisione importante.Ho 29 anni sono laureata in CTF, specializzata in farmacia ospedaliera e da 3 anni lavoro in una farmacia part time.Mentre valutavo l'idea di fare un master in farmaci oncologici ho iniziato a pensare:"e se invece prendessi la seconda laurea in medicina continuando nel pomeriggio a fare la farmacista?".Mi son subito detta:"ma sei pazza, così riprendi a studiare, contemporaneamente lavori e magari ti sposi e fai anche un figlio?"Ho tanta confusione e non riesco a decidere cosa sia meglio fare. Vi prego ditemi che non sono pazza e che queste cose sono realmente conciliabili...grazie aspetterò il vostro parere con ansia

Simone ha detto...

Rita: guarda, da quel (poco) che ne so io, in genere i master per il personale sanitario non sono molto apprezzati in ambito lavorativo per cui l'utilità di un Master dipende esclusivamente da quanto questo ti è stato richiesto.

Voglio dire: ti serve il master in area critica per lavorare in ambulanza (per fare un esempio)? Allora fallo, altrimenti potresti solo ritrovarti con un pezzo di carta in più. Poi non so come funziona in ambito farmaceutico, magari è diverso.

Per la laurea in medicina secondo me potresti iscriverti e iniziare a seguire, e poi vedi semplicemente cosa succede. Magari non ce la fai e lasci perdere... e allora? Del mio corso non è ancora morto nessuno... ^^

Ancora, se vuoi posso creare un post con il tuo messaggio (un po' come quello che hai trovato qui) così lo leggeranno più persone e magari avrai altri consigli. Fammi sapere!

Simone

rita ha detto...

beh in effetti leggere anche il parere di altre persone, che magari prima di me si sono trovate alle prese con gli stessi dubbi, potrebbe essere uile, quindi perchè no grazie e grazie anche per il tuo di consiglio sicuramente mi ha aiutato a non sentirmi poi così pazza...

Simone ha detto...

Il post con diversi commenti è online qui:

http://www.simonenavarra.net/2011/01/seconda-laurea-in-medicina-una.html

Ciao!

Simone