26/04/11

Tirocinio in cardiologia.

L'ambulatorio di cardiologia funziona così: i pazienti aspettano nel corridoio, e vengono chiamati uno alla volta. Quando arriva il loro turno una specializzanda gli domanda il perché della visita, eventuali patologie già diagnosticate, interventi chirurgici e insomma tutte quelle cose che andranno scritte nella cartella clinica.

Questo processo si chiama anamnesi, e la mia speranza è che le domande all'esame di semeiotica non vadano al di là di questa particolare nozione che ho appena espresso.

Dopo l'anamnesi, i pazienti vengono fatti sdraiare, e la visita prosegue con misura della pressione, auscultazione, controllo dei polsi ed elettrocardiogramma. Dopo un paio di volte gli elettrodi li fanno mettere a me, e uso addirittura il fonendoscopio che a questo punto iniziavo a credere ci chiedessero di portare più per fare scena che per altro.

Una vecchina di 90 e rotti anni si lamenta che per colpa dello sciopero dell'altro giorno gli è toccato farsi una bella scarpinata a piedi, e da quel momento ha l'affanno. L'elettrocardiogramma mostra una cosa che fino a quel momento avevo visto solo sui libri, mentre col fonendoscopio si sente tum tum tutum - pausa - tum tutum tututum. Io ammetto che a Cardio sto indietrissimo e non so quasi nulla, ma che non dovrebbe fare così mi pare sia evidente.

Poi c'è una ragazza che ogni tanto si sente il cuore che prende e parte per i cavoli suoi, e pure quello non ci vuole il cardiologo per intuire che sarebbe meglio non accadesse.

Finite le visite arriva il professore, e i pazienti vengono fatti entrare di nuovo. Adesso si discute di terapie, future visite, analisi più approfondite o controlli da ripetere in futuro. Sembra tipo quando uno va dal dottore e sta lì e aspetta che gli scriva la ricetta... solo che per qualche assurdo gioco di prospettiva sono andato a finire dall'altra parte.

La vecchina ha una cosa che si risolve solo col pacemaker, ma forse è colpa di un farmaco che intanto si prova a ridurre e poi si vedrà. La ragazza invece deve fare un controllo di 24 ore con un attrezzo che si chiama holter: se trovano una cosa e poi un'altra e un'altra ancora finisce che poi si deve operare, e insomma poverina non se ne va via tanto allegra e pure a me un po' mi dispiace.

Poi altre cose meno importanti: moglie e marito che fanno un controllo, un signore che dovrà fare una prova da sforzo, e poco altro. Io guardo cartelle e tracciati che ci mostra il professore, e ci capisco un po'. Sento spiegazioni su farmaci, terapie e interventi vari, e già ci capisco un po' meno ma comunque ci provo.

Terminato il tirocinio mi tolgo il camice e rimetto a posto il fonendoscopio, e sono sempre quello di prima, con i miei quasi 36 anni e non so quanti esami ancora da dare.

Ma forse un paio di cose, oggi, le ho imparate.

Simone

3 commenti:

TIM ha detto...

A parte le materie da dover studiare e gli esami da fare, sembra una cosa anche abbastanza divertente. Ma meno male che gli esami li devi fare sempre e solo tu!
Temistocle

Sara ha detto...

...non sai quanto ti invidio!! Non vedo l'ora di laurearmi e tentare il test a settembre a medicinaaa
Saluti, Sara

Simone ha detto...

Tim: eh sì, meno male! ^^

Sara: in bocca al lupo!

Simone