19/02/13

L'emogas agli esami non te lo chiedono.

Analizzatore di Emogas. Che però in reparto è diverso.
Tra reparto, lezioni, esami e anche un minimo di vita privata in questi giorni ho seguito poco il blog.

In questo esatto momento sono appena rientrato dal reparto, e magari ne riparleremo un po' meglio in qualche post più corposo ma c'è un mix di grande soddisfazione e - allo stesso tempo - anche un minimo di lieve perplessità.

Grande soddisfazione perché dopo 5 mesi scarsi di Medicina d'urgenza so prendere un paziente, parlarci un attimo, visitarlo, prendere pressione temperatura polso e parametri vari, fare un elettrocardiogramma, capire vagamente se l'elettrocardiogramma va bene o se deve vederlo meglio qualcuno e - cosa notevolmente notevole - fare un emogas e magari anche capire se è a posto o se c'è qualcosa che non va.

L'emogas in realtà è un po' presto forse per dire che lo so fare. La verità è che si tratta di una cosa semplicissima ma che allo stesso tempo per uno studente è una cosa davvero difficile, di quel difficile che quando lo vedi pensi che tanto non ci riuscirà mai. E invece oggi per la prima volta mi è parso di poter far sì che diventi una delle tante routine del reparto, ed è stata una bella sensazione anche se a qualcuno - e quel qualcuno potrei benissimo essere io tra qualche anno - questa affermazione potrebbe sembrare un po' ridicola.

La lieve perplessità è perché essendo io in un reparto clinico c'è sempre questa cosa che non vedo mai determinati tipi di pazienti, e che per una conoscenza della medicina più a 360 gradi dovrò andare da solo a cercarmi qualche altro posto - aggiuntivo - dove frequentare. È pure vero che anche così sto imparando tantissimo, per cui forse non è così importante... e vabbe', vedremo.

Reparto a parte, giovedì ho l'esame di inglese che è facile (io l'inglese tutto sommato lo so) ma non è così facile perché sono riusciti a far diventare uno sforzo mnemonico pure questo. Allo scritto ti devi ricordare i nomi delle parti del corpo, i nomi di come si può descrivere il dolore, i nomi semplificati delle malattie per spiegarle ai pazienti... insomma che andrà bene sono abbastanza certo ma non so se sarà un voto altissimo, ed è un po' un peccato perché oltre al fatto che l'inglese - come dicevo - penso di saperlo, potrebbe essere una buona occasione per alzare un minimo la media... ma chissene frega, alla fine come dico sempre al primo posto c'è raggiungere la laurea e la media è molto, molto secondaria.

Il giovedì della prossima settimana, invece, ho Diagnostica per immagini. Questo esame è un po' complicato perché c'è una prova che è una specie di scritto diviso in due parti (radiologia e medicina nucleare). Poi c'è uno scritto a crocette, e poi c'è un esame orale finale.

Dividere un esame in 4-5 parti spalmate addirittura su più giorni è una cosa che piace tantissimo ai professori, ma a me che faccio gli esami mi stressa fino all'inverosimile oltre a rendere abbastanza plausibile che anche una sola delle ENNE prove vada male, pregiudicando drammaticamente tutto. Che se sei una macchina memorizza-tutto come tanti studenti alla fine anche su 100 prove prendi 100 volte 30 e lode. Io alla fine invece prendo votì così e così, e tante volte finisce pure che mi segano.

E vabbe'. Io ho studiato (mi pare che sono 3 mesi che non faccio altro che studiare) e non è la fine del mondo se pure dovrò rifarlo a Giugno/Luglio. Ma visto che a Giugno/Luglio ci sono altri cinque esami da dare preferirei davvero tanto levarmelo dalle scatole adesso e dedicare la sessione estiva a studiare qualcos'altro. Tipo magari a come fare meglio emogas e prelievi, che poi la gente se gli fai il prelievo senza fargli male è molto più contenta che se invece sai tutta l'enciclopedia medica a memoria... anche se poi in sede d'esame quello che sai fare davvero serve a poco e niente.

Ok. Doveva essere un aggiornamento lampo ma ho scritto pure troppo e mi sono lamentato a rotta di collo anche per dire che invece sono davvero contento, per cui la chiudo qui. A presto per qualche racconto più interessante!

Simone

11 commenti:

Serena852 ha detto...

Era un po' che non passavo da questo blog, mi sento un po' meglio dopo aver letto questo post!

Anonimo ha detto...

Ciao Simone, è tanto che ti seguo . Anch'io studio medicina, a Napoli. Ho però notato una cosa leggendo i vari post di questo tuo bellissimo blog. Mi sembra che lo studio della medicina in se non ti esalti tanto, nel senso che preferiresti molta più pratica. Posto che è il sentimento della maggior parte degli studenti di medicina, non credi però che ciò che dovrebbe differenziare un medico da un buon operatore sanitario laureato a vocazione molto più pragmatica (figure vitali per una corretta assistenza sanitaria)sia proprio l'acquisizione di una cultura la più ampia possibile capace di metterti in condizioni di sapere dove cercare una risposta ad un quesito complesso. In fondo non c'è bisogno di sapere pagine intere di anatomia patologica per fare un EGA, oppure non ci vuole l'Harrison per diagnosticare una frattura esposta. in fondo in un annetto di reparto impari a fare benissimo tutte le pratiche medico infermieristiche ma non ci vuole certo un annetto di reparto per farti una cultura medica sufficiente . Ovviamente ti parlo così perchè a me proprio piace studiarla la medicina e potrei anche fare solo questo nella vita. Spero di non essere stato troppo vago e confuso. Complimenti per tutto.
Sandro

Agata1707 ha detto...

Ciao Simone, ho cominciato da poco a seguire il tuo blog e lo trovo davvero interessante. Quali testi consigli di prendere per prepararsi al meglio al test d'ammissione a medicina?
un caro saluto
Agata

Simone ha detto...

Serena: ok, mi fa piacere :)

Sandro: veramente hai ragione, studiare non mi piace molto e vorrei fare più pratica. Purtroppo penso che lo studio teorico a medicina sia eccessivo e se da un certo verso è importante sapere più cose possibile, da un altro punto di vista a volte si rischia di concentrarsi su nozioni secondarie o francamente limitate solo al superamento dell'esame prima di essere scordate. Quando ho fatto biochimica dovevo saper disegnare gli aminoacidi riconoscendo le relative abbreviazioni, oppure mi chiedono dettagli di esami diagnostici che nella pratica non mi fanno vedere (e vedendoli certi dettagli sarebbero ovvi)... ma di esempi ne potrei fare a decine. Secondo te 3 anni di lezioni per anatomia patologica per uno che non farà il patologo hanno senso? E 2200 pagine di cardio/pneumo per un esame dove nessuno ti chiede di leggere un elettrocardiogramma ma devi sapere i geni mutati in questa o quell'altra patologia?

Insomma trovo che ci sia un equilibrio tra teoria e pratica ma che si sia decisamente crollati verso la teoria e che quello che viene fuori non è un medico preparato ma uno con la testa zeppa di nozioni che non potrà che scordare se non vengono fissate con la realtà pratica.

Ancora penso che una persona che ha studiato (che comunque lo studio serve) e che sa anche seguire l'aspetto pratico è in grado da sé di aggiornarsi e cercare pubblicazioni e quello che serve su problematiche che si trova ad affrontare. Mi chiedo se chi si è fatto imboccare per sei anni memorizzando tutto acriticamente saprà fare lo stesso. E chi non prova fatica nello studio certamente lo invidio anche ma anche i pazienti sanno usare google e possono studiarsi le loro malattie giorno e notte, e nel momento che sanno quello che sai tu se dalla tua non c'è anche un saper fare che fa la differenza rischi di essere solo quello da cui vanno quando gli serve una ricetta medica.

Scusa la rispostona ma sono molto preso da questo argomento, magari copincollo tutto in un post compreso il tuo commento!? :)

Agata: io ho usato i soliti alpha test editest eccetera. Sul blog trovi altri consigli per il test cerca tra i tag.

Simone

Anonimo ha detto...

Ciao Simone, sono contento che la questione teoria/pratica possa diventare argomento di un tuo futuro post. Credo che un corso di laurea in medicina non sia solo una sorta di istituto tecnico dove imparare il mestiere.E' vero che in Italia c'è questo squilibrio in favore della teoria che va assolutamente rivisto così come vanno rivisti i percorsi didattici i programmi core curriculum e quant'altro. Ci dovrà però pure essere una differenza tra un medico e un infermiere ( ho un grossissimo rispetto per gli infermieri, sia chiaro) altrimenti facciamo un solo corso di medicina di base light di 4 anni in cui si studia un pochino di tutto senza approfondire niente e poi il resto lo si impara quando lavori, proprio come fanno gli infermieri che oggi ( leggi la polemica sulle attribuzione degli incarichi)chiedono autonomia e spazio decisionale nel campo diagnostico e terapeutico. E' vero su google oggi tutti possono essere informatissimi e proprio per questo il medico dovrebbe essere ancor più preparato dal punto di vista teorico per rispondere meglio alle sempre più colte esigenze del paziente. Sicuramente più pratica ma mai a discapito della teoria. Scusa se mi sono ancora prolungato. Un saluto.
Sandro

Fabio Corradini ha detto...

Questo è il problema di tanti medici/studenti di medicina. Vedere i laureati/studenti di facoltà "vicine" come medici light e non come figure professionali distinte. P.s. Mi pare che la medical school in America sia tre anni e venga dato molto più spazio alla pratica, ma non vorrei parlare di cose che non conosco bene..

Simone ha detto...

Sandro: non so, l'infermiere sta al triage e il dottore conosce i farmaci. Il dottore fa l'ecg e l'imfermiere somministra la terapia. Questa è già una bella differenza, credo. Prelievi e iniezioni emogas ecg cateteri eccetera sono le basi per lavorare, è come un ingegnere o un geometra che devono comunque saper usare una stampante. Non saper fare un prelievo rende inutile anche lo studio che c'è dopo secondo me, e se all'universita non ti insegnano le basi ti stanno forse facendo un cattivo servizio perché non ci sarà sempre l'infermiere a toglierti dai problemi.

Penso che farò il post grazie!

Fabio: Si all'estero, ma anche in Europa, gli studenti fanno molta più pratica. Per dire conosco chi sta facendo l'erasmus e passa le giornate in sala operatoria.

Purtroppo un chirurgo italiano deve arrangiarsi da se è farsi corsi all'estero magari dopo la specializzazione. Da un lato i professori non sanno o non vogliono dare nozioni pratiche, dall'altro gli studenti sono un po' passivi secondo me. Anche se comunque i medici italiani sono apprezzati all'estero specie in posti dove al comtrario la teoria è troppo poca e quando arrivi tu che sai tutto gli sembri una specie di luminare. Poi sganci qualche assegno per un corso di chirurgia post laurea e a 40 anni diventi pure in grande chirurgo, le cose funzionano davvero così.

Simone

Anonimo ha detto...

Non considero le professioni sanitarie inferiori a medicina, sia ben chiaro questo. La differenza è la finalizzazione. Un laureato in medicina dovrebbe avere una preparazione culturale tale che gli consenta di maneggiare tutta la letteratura medica. Gli anni ''sprecati'' sui libri dovrebbero tornare utili anche per chi poi vuole dedicarsi alla ricerca strettamente medica che è poi quella da cui scaturiscono tutte le pratiche cliniche. Imparare a fare flebo, EGA, ECG, cateterismi, lo si impara sul campo se hai voglia, ma studiarti un po più approfonditamente la fisiopatologia e la morfologia se non lo fai durante il corso di laurea dubito che dopo lo si farà. Io non considero infermieri medici di serie b, so benissimo che sono due professioni distinte e proprio per questo sottolineavo la differente formazione. Il tempo del medico padrone del paziente è finito questo lo so bene e ne sono anche contento visto che ci sarà da spartirsi finalmente le responsabilità civili e penali.
Sandro

Simone ha detto...

Ecco appunto ma questo "campo" dove sta? Cioè se vai in reparto lo fai a tue spese faticando e impegnandoti di più senza avere né voti né esami né alcun vantaggio, e anzi è tempo tolto allo studio che ti toglierà voti e possibilità di carriera.

Se tu vuoi fare ricerca va benissimo e certe cose non ti interesseranno, ma il medico di reparto o che opera o che somministra terapie è uno che certe cose deve saperle fare ma che ha dovuto togliere tempo ad altro, come se importasse davvero solo l'aspetto teorico e poi i pazienti non andassero realmente visitati e curati.

Io non dico che il tuo punto di vista non sia corretto: va benissimo anche solo dedicarsi alla ricerca. Però è vero che c'è anche un altro aspetto della medicina che viene trascurato e se tu volessi al contrario fare il chirurgo ti avrebbero realmente rubato qualcosa perché non è che il chirurgo a operare "se lo impara sul campo se vuole" uno si iscrive a una facoltà con un obiettivo ma si ritrova una laurea totalmente indirizzata a favore di altre professioni.

Basterebbe poi anche un esame all'anno con un minimo di pratica in più, magari dei tirocini dove dopo un tot di procedure vieni "promosso". Questo non avviene perché non è possibile anche a causa del troppo affollamento, ma non si può dire che è giusto è un limite enorme per i chirurghi e un aggravio pesante per chi come me oltre alla teoria vorrebbe anche fare il dottore sul campo.

Ma tu non vai in reparto a provare a fare qualcosa? Cioè non hai mai pensato che forse sei tu che dovresti laurearti con una serie di capacità già acquisite piuttosto che lasciar correre? Io gli esami li odio però comunque studio e li faccio, anche non volendo :)

Simone

Anonimo ha detto...

Ho ammesso che c'è uno squilibrio in favore della teoria e che bisognerebbe, come dici tu, dedicare più tempo e risorse alla pratica. Sono in pieno accordo su questo. Ammetto che a me interessa di più la ricerca, a me piacerebbe capire e scoprire i meccanismi fisiopatologici, partecipare al progresso della medicina verso nuove conoscenze. Tutte queste cose le ho scoperte grazie allo studio ed ho capito che quella è la mia dimensione. Ma, ripeto, comprendo anche la motivazione ( che era anche la mia quando mi sono iscritto )di chi vuole ''operare'' solo sul paziente e per questo penso sia giusto una profonda rivisitazione del corso con una maggiore attenzione alla pratica ma, e qui che m'impunto, senza sacrificare mai la teoria.
Sandro

Simone ha detto...

Ok allora su questo andiamo d'accordo: stessa teoria con maggiore pratica (che poi sarebbe semplicemente un riconoscimento "ufficiale" per chi va da solo in reparto) e facciamo tutti contenti :)

Simone