14/02/10

Quello che stiamo facendo.

L'altro giorno ho visto uno di quei programmi formati da una serie di servizi più o meno giornalistici, incollati insieme dagli stacchetti di qualche presentatore più o meno televisivo.

A un certo punto, hanno fatto vedere una tizia che molestava un personaggio famoso che (immagino) reputava attrente, o che forse voleva prendere in giro o non lo so. Non è che la cosa fosse effettivamente troppo spinta: la tizia in questione è andata a cercare tale personaggio all'uscita di non so quale locale, si è messa un guanto di gomma e poi è andata lì e gli ha fatto popi popi sul cavallo dei pantaloni a tradimento, facendolo incavolare.

Adesso non dico che la cosa mi sconvolga particolarmente, ma un po' mi ha lasciato con l'idea che, cioè: ma che cavolo mandano in TV? 

Dopo un po' hanno mandato un servizio sugli immigrati, o meglio: sul viaggio che alcune persone fanno partendo praticamente da in mezzo al deserto fino ad arrivare qui, dalle nostre parti. Si è trattato a tutti gli effetti di un servizio enorme, incredibile. Detto a parole, attraversare il deserto per arrivare in Italia sembra una cosa come prendere la corriera per andare a sciare il fine settimana. La realtà è che c'è gente che passa giorni ammassata su un camion, col rischio di finire in prigione, torturati, depredati oppure - più semplicemente - morire di fame e di sete in mezzo al deserto.

Quello che passa davanti agli occhi è comunicazione allo stato puro, e l'autore per me andrebbe accostato a Salgado, Strand, Erwitt e a tutti i grandi che hanno raccontato il mondo con le immagini. Vedere la realtà come effettivamente è ha più forza di qualsiasi lettera, comizio o chiacchierume propagandistico: è vero che non c'è lavoro per tutti, che alcuni sono criminali e che se non cambiano le cose saremo noi italiani a dover scappare da qualche altra parte. Ma con che coraggio puoi rimandare qualcuno lì in mezzo, una volta che è riuscito ad arrivare fino a qui? La domanda mi martella in testa per tutto il servizio: che si fa? E allora, che si fa? E la risposta è: non lo so. E forse non lo sa nessuno.

Finisce il servizio, e il presentatore più o meno televisivo fa qualche battuta sul sesso, su come sarebbe contento di entrare in intimità con la sua collega, su quanto il suo pene sia notevolmente grande e su come in fondo i nostri politici lo prendono tutti nel didietro perché - evidentemente - gli piace. Il tutto accompagnato da risate del pubblico, miste ad applausi e grida di giubilo.

Subito dopo, vediamo un gruppo di giovani artisti che assale per strada le persone famose al solo scopo di riempirle di parolacce. Vaffambrodo, sei un tontolone, sei una peripatetica, ti piace mostrare le tue grazie per soldi. E se poi uno se la prende, be', problemi suoi.

Nuovo stacco sui presentatori, e nuove battute su genitali, accoppiamenti e metodi originali per raggiungere l'orgasmo. Roba da premio Nobel, se mai ce ne fosse uno per chi inventa più sinonimi per il membro maschile. Poi è il momento di un nuovo filmato interessante: adesso non so se fosse la stessa puntata, o se l'ho visto un'altra volta. Comunque parliamo di testimonianze di vita nella Striscia di Gaza, persone che hanno scelto di morire attraverso l'eutanasia, altri immigrati che questa volta arrivano in Italia nascondendosi nei container.

Tutta roba di giornalisti, o non so davvero come chiamarli e come definire il loro lavoro, interessantissima. Narrata bene, senza superficialità, che mostra quello che avviene dietro a notizie che spesso vengono date superficialmente. Solo che il tutto è mescolato ad altra roba che - per quel che riguarda i gusti del sottoscritto - rende l'intera trasmissione piuttosto sgradevole.

Ma io non ho nulla da ridire su questo programma o sui tanti analoghi che mandano in televisione, come non ho nessun consiglio da dare agli autori: in fin dei conti è un format che funziona a questo modo. Si vede che - evidentemente - una serie di soli servizi seri e battute più studiate renderebbero pesante la visione. Gli ascolti precipiterebbero, e addio anche a storie e narrazioni più interessanti.

Quello su cui mi viene da riflettere, è questo: passo una settimana in mezzo alle mine, alla gente malata di lebbra, sotto alle bombe. Poi torno in Italia, e mi trasmettono tra una gara di flatulenze e qualcuno che decanta le caratteristiche tecniche del proprio campanellino. Non è mortificante, tutto questo?

Mi viene da pensare che non c'è mai un momento in cui - anche se sei davvero bravo - ti tratteranno con rispetto e ti lasceranno il tuo spazio. Al pubblico piaci tu come piace altro, e quell'altro può essere qualsiasi cosa e di qualsiasi livello perché a comandare sono solo gli ascolti.

E fin qui ho parlato di scrittura e comunicazione perché è quello di cui parlo sempre, ma lo stesso accade di regola anche in altri ambienti e in altre situazioni: all'università, in ufficio, in famiglia o anche nelle normali relazioni della vita di tutti i giorni. La vita di ogni persona che si impegna con serietà e convinzione nel proprio lavoro è fatta anche di compromessi, rese, e del semplice accontentarsi a di quello che ci viene offerto.

Il fatto è che stare lì a giudicare e a pensare a questa cappa di mediocrità che avvolge ogni cosa, con la pretesa di farla scomparire a forza di critiche e lamentele, ci fa sembrare ingenui e arroganti. Perché non è che si sia già - o che si diventi - sempre e per forza migliori, e alla fine tante prese di posizione funzionano bene sulla carta, a parole o tra le righe di un blog, ma all'atto pratico dimostrano tutta la loro supponenza. Come se non bastasse si finisce spesso per prendersela con le persone sbagliate, avvantaggiando invece chi non lo meritava.

Inizio a credere che l'unica cosa da fare sia smettere di preoccuparsi di tutto il contorno, e andare avanti col nostro lavoro, per non dire con la nostra vita, cercando di fare le cose nel modo migliore possibile. La speranza - questo sì - è di essere davvero capaci come tutto sommato vorremmo. E di trovare magari dall'altra parte qualcuno a cui il nostro impegno sia utile, e che dia un senso a quello che stiamo facendo.

Tutto il resto, i riconoscimenti, gli applausi, o anche un semplice e gratuito grazie, potrebbe anche non arrivare mai.

Ma forse, in fin dei conti, neanche che ci serve davvero.

Simone

6 commenti:

valeriorenzaglia ha detto...

Penso che programmi come le iene in realtà siano geniali proprio perchè riescono a catturare l'attenzione dello spettatore con volgarità e demenzialità. Trascinandolo poi per mano in argomenti più profondi e importanti. Se è vero che parlare del pistolino tiene incollata la gente alla tv siamo alla frutta. Ma se la gente tra un servizio importante e l'altro riesce a rimanere davanti allo schermo, anche solo per aspettare la cazzata successiva... bè meglio di niente.
Grande Simone.

Valerio.

Dama Arwen ha detto...

Io non guardo la TV da ANNI (sul serio) e da quando vivo sola non ho più nemmeno il televisore in casa. Per cui non so nulla di programmi vecchi e nuovi che ci appropinquano in televisione.
Ho smesso di vedere la TV perché oramai era quasi solo spazzatura, o almeno lo era negli orari in cui eo a casa per vederla. Le poche cose decenti le possono guardare i pensionati e le casalinghe.

Sono in parte d'accordo e in parte in disaccordo cone quello che dici.
Per esempio, una formula di trasmissione come quella da te descritta a me urterebbe e otterrei l'effetto di non guardarla neppure, perdendomi anche i servizi gironalistici interessanti di cui hai parlato tu. E trovo veramente degno di cervelli grandi quanto una nocciolina dover intervallare cose serie con battute sui membri maschili "altrimenti la gente si annoia e la trasmissione diventa pesante"
Ma sterminiamole tutte queste persone dall'animo sensibile, che non possono sopportare il peso della cruda realtà senza sdrammatizzare il tutto parlando un po' di sesso, pisellini & Co.
Forse sono troppo drastica io, ma sono DISGUSTATA oramai da tempo dalla gente.
Il problema della TV è come l'antico dilemma: È nato prima l'uovo o la galina?
È la gente che vuole programmi idioti perché gli piacciono, o è che "fa" la tv che crea solo trasmissione stupide e gli italiani, brando di pecore, le guardnao lo stesso?

La vita sarà anche fatta di compromessi, ma per fortuna in certe situazioni si può ancora dire "no!".

CyberLuke ha detto...

Quoto Dama.
E credo persino di batterla in un'ipotetica gara di astinenza televisiva.
Quando mi capita di vederla in casa d'altri, ne resto disgustato.
Ma sul serio.
È un insulto, una presa per il culo di quelle basse.
Restando nel campo del sesso, questo è senz'altro l'effetto collaterale peggiore della Rivoluzione Sessuale: la battutina continua e l'allusione pecoreccia che volgarizza ogni argomento.
Un esempio tra tanti?
Quei due idioti di Linus e Nicola Savino la mattina su radio Deejay.
Guai se tra gli argomenti finisce per caso la parola "salame" o "patata". Li inviti a nozze.
E il loro è uno dei programmi più seguiti d'Italia.
Sai che ti dico, io mi sono rotto: che gli italiani (ma non solo loro) guardassero e sentissero ciò che gli pare.
Che sghignazzassero davanti l'ennesimo doppio senso da scuola media.
Si meritano di sguazzare nella merda in cui si trovano fino al collo.

Alex McNab ha detto...

Le Iene è l'unico programma che seguo.
Lo trovo grandioso, nel suo alternarsi di serietà e cazzeggio.
I tizi che insultano i VIP per strada li trovo semplicemente grandiosi.
Che ne so, sarò un barbaro...

Simone ha detto...

Valerio: sì chi si accontenta gode, ma forse è un po' triste comunque...

Dama: il fatto è che senza il compromesso, senza cioè accettare di finire trasmessi tra un mare di spazzatura, forse non ci sarebbe nemmeno la "roba" di migliore qualità. Comunque la televisione la guardo pochissimo anche io, mi mette di cattivo umore.

Cyber: la radio la preferisco. Sarà che in macchina comunque devo starci, e almeno mi tiene compagnia.

Ma Lost non è televisione? Sarebbe da parlarne... ^^

Alex: eh sì, allora adesso almeno sappiamo che la colpa è tua! ^^

Simone

Valery ha detto...

L'unica cosa che guardo con la tv, è sky per il cinema e Tf, nient'altro.
avrei la tv in camera ma ormai ho staccato il cavo, visto che nn l'accendo mai.