26/05/10

Meno male che non sono un eroe.

Come è ormai diventata praticamente una tradizione, anche quest'anno ho deciso di festeggiare il compleanno insieme a quello del mio amico Giovanni. In fin dei conti non è che una scusa per passare un paio d'ore insieme agli amici che abbiamo in comune, ed è anche un ottimo sistema di fare la bella figura di quello che offre la cena... pagandone effettivamente soltanto la metà.

Ma insomma, ora non sto qui a raccontarvi tutta la cena, che in effetti non penso che vi interessi minimamente. La solita festa con la gente che dice battute volgari (io) che prende per il culo il festeggiato (io, che prendevo per il culo Giovanni) che rompe le palle perché deve fare centomila foto (sempre io) e tutte le situazioni di rito. Se poi non potete vivere senza saperlo, io ho mangiato una specie di piatto di pasta agli scampi, e per secondo ho ordinato una frittura da fare a mezzi con uno degli invitati. Un mezzo di una cosa che pagherò a metà con un altro vuol dire un quarto della spesa finale, una mossa da fare invidia anche ai più grandi economisti di Wall Street.

E poi le grida di una donna, che attirano l'attenzione di tutti.

«Aiuto, aiutateci! Chiamate un'ambulanza!»

Il locale piomba nel silenzio. Mi volto a cercare chi stava urlando, e dietro di me vedo un tavolo con una dozzina di persone. Cinque o sei sono accalcate attorno a qualcuno che non riesco a vedere, mentre le altre sono in piedi, evidentemente agitate.

«Aiuto!» la donna di prima grida di nuovo. Avrà cinquant'anni, non molto alta, bionda. Completamente terrorizzata. «Oddio, mamma, no!»

Mi pare evidente che qualcuno stia male, e ancora più evidente è che deve trattarsi della persona attorno alla quale si accalcano tutti. Ora, io non è che corra incontro al pericolo, o che ami particolarmente le situazioni tragiche o drammatiche. Ma avendo un minimo di esperienza col 118 mi è semplicemente parso naturale lasciare lì il mio mezzo fritto misto per andare a vedere cosa stava accadendo, nell'idea magari di poter fare qualcosa di utile.

«Oddio, mamma, rispondi. Mamma!»

Da qualche parte c'è sempre la solita donna che grida, e questo mi pare che si sia capito. Dietro di lei c'è un signore sulla sessantina che sembra anche lui molto agitato, ma decisamente più lucido. Ha il cellulare in mano, e sta evidentemente chiamando i soccorsi.

«Qual è l'indirizzo di questo posto?» domanda, mentre compone quello che spero sia il numero giusto.

Io non lo so, l'indirizzo. Mi guardo intorno, e incontro gli sguardi sperduti delle altre persone accanto a me: l'indirizzo non lo sa nessuno.

«A che indirizzo stiamo?» chiede ancora il signore col telefono, spostandosi verso l'uscita del locale. E poi non lo vedo più.

Io assumo che almeno il proprietario sappia in che posto si trova il suo ristorante, e mi concentro finalmente sulla persona che sta male: seduta in mezzo a tre o quattro altri parenti c'è una signora anziana, ma non riesco a vedere il suo viso. Se è sveglia o svenuta, se sta soffocando o se sanguina: non vedo niente.

Accanto a lei, oltre alla donna nel panico di prima, c'è un uomo che la scuote violentemente.

«Mamma» la chiama, senza ottenere risposta. «Mamma!»

Mi spingo un po' più avanti, e finalmente riesco a vedere un po' meglio: la donna sulla sedia avrà un'ottantina d'anni. Ha gli occhi chiusi, e nonostante i parenti che la chiamano, la scuotono e la prendono a sberle, lei non reagisce nemmeno. Noto anche che prima di perdere i sensi deve aver dato di stomaco, perchè c'è vomito ovunque.

Mi tornano alla mente anni di esercitazioni, discorsi, chiacchiere, lezioni, corsi ed esami alla Croce Rossa: potrebbe essere un arresto cardiaco, e nel caso bisognerà partire col Basic Life Support, che sarebbe la rianimazione e tutto il resto. Cioè, bisognerà che parta io, perché qui intorno non mi pare che ci sia qualcun altro con una benché minima mezza idea su quello che bisognerebbe fare.

Guardo meglio la scena: c'è tanto di quel vomito sul tavolo, per terra e sui vestiti che mettermi lì a fare il massaggio cardiaco senza inzaccherarmi tutto mi pare impossibile. Per la respirazione bocca a bocca potrei proteggermi mettendo un tovagliolino sulle labbra della donna, dalle quali vedo colare succhi gastrici e roba mezza masticata: sarà - davvero - meraviglioso. Il compleanno che ho sempre sognato.

Come ho sempre detto anch'io, una persona non può sapere come reagirà a certe situazioni, prima di trovarsici in mezzo. E in un attimo mi passano in mente non so quanti ragionamenti: questa qui ce ne avrà novanta, di anni... cioè, mica è un bambino piccolo. E a me che me ne frega? Magari non ne vale nemmeno la pena, e finisce pure che mi denunciano.

E allora - mi chiedo - che faccio? Che cosa faccio?

La rianimazione polmonare va eseguita con la persona che sta male sdraiata sul pavimento. Questa donna, adesso, si trova in posizione seduta, per cui la prima cosa da fare è spostarla.

«Dovremmo metterla per terra» dico al figlio, che sta ancora cercando di defibrillarla a forza di schiaffoni.

Lui non mi sente nemmeno, è troppo agitato e preso da quello che sta facendo.

«Per favore» spiego, cercando di farmi sentire. «Mi aiuti a metterla sul pavimento».

Ma non mi si caga - letteralmente - ancora nessuno. Sono come una zanzara che gira intorno a persone completamente prese da cose troppo importanti. A questo punto dovrei provare a qualificarmi. Dire: sono un volontario del soccorso della Croce Rossa Italiana, e so io cosa fare! Magari in tono altisonante, con le braccia al petto, il vento che mi fa ondeggiare i capelli e una musica epica come sottofondo. Che poi scommetto che non mi daranno retta lo stesso: il vento cesserà di botto e la musica epica diventerà un gingle stupido, di quelli stile protagonista che ha appena fatto una figura di merda.

Ma, grazie a Dio, a quel punto la signora anziana capisce che era scortese morire durante una festa, e si risveglia. Riapre gli occhi, coi figli tutt'intorno che l'abbracciano e il proprietario che tira un sospiro di sollievo: se un cliente muore durante la cena, la sua parte del conto non vuole mai pagarla nessuno.

Prima di allontanarmi, io vorrei solo capire se si è ripresa davvero, per cui mi accosto a lei e le prendo una mano.

«Signora, come si sente?» le domando, guardandola negli occhi.

«Eh» risponde lei. «Così così».

Mi sembra abbastanza lucida, per cui forse non è stato nulla di grave. Torno a sedermi, e nel giro di qualche minuto la signora anziana viene accompagnata fuori dal locale, e poco dopo arriva anche l'ambulanza.

Guardando l'ora, mi rendo conto che sono passati più o meno 10 minuti dall'inizio di tutto il casino. In quell'arco di tempo, se io avevo fatto la rianimazione cardiopolmonare adesso il personale d'ambulanza usava il defibrillatore, e il soccorso poteva anche essere finito bene. Forse stavamo proprio nel limite di tempo massimo, ma in 10 minuti - e con un po' di fortuna - a riprendere un arresto cardiaco ancora ce la potresti fare.

E invece non è successo nulla del genere: non ho dovuto tentare un massaggio cardiaco a gattoni nel vomito. Niente gente che grida, parenti in lacrime, persone che si sentono male e idioti di passaggio che se la prendono con me e vogliono picchiarmi. È stato il solito - scontato - compleanno con con torta, candeline, spumante, regali vari e baci abbracci degli invitati, nel quale non ho compiuto gesti coraggiosi e non ho neanche salvato la vita a nessuno.

E non posso fare a meno di aggiungere: meno male.

Meno male che non sono un eroe.

Simone

5 commenti:

Fra ha detto...

Meno male... la respirazione cardio polmonare a gattoni nel vomito, in effetti, non dev'essere il massimo... ma il fatto che tu fossi pronto a farla ti rende un po' un eroe!! :) beh, buon compleanno...

Simone ha detto...

Ma eroe de che... io me c... sotto! ^^

Simone

Erika ha detto...

Si può dire che è stato quasi il solito compleanno!

Dama Arwen ha detto...

O.o

Beh, io settimana scorsa ero in cnetro con un gruppo di amici/che (dopo ufficio, oradell'aperitivo)
e una mia amica al 6° mese di gravidanza è stata male, ha avuto un calo di pressione sfociato poi in un collasso di pochi secondi... essendo in piazza Duomo, gremita di gente 24h su 24, sono accorsi a vedere cosa sia succeso una MAREA di persona... passanti curiosi, vigli urbani, poliziotti, cadetti, ragazzi dell'esercito, si osn fermati persino un medico e un ragazzo della protezione civile che passavano di lì per caso in attesa dell'arrivo dell'ambulanza, visto che io avevo cmq chiamato il 118!!
Non era il mio compleanno, ma direi che la serata è stata movimentata e da ricordare lo stesso :-P

Simone ha detto...

Erika: sì, mi è toccato pure pagare il conto! ^^

Dama: m'immagino, quando sta male uno arrivano 100 mila impiccioni. Io di solito se vedo che già lo stanno aiutando cerco di tenermi alla larga per non rompere le scatole.

Simone