28/05/10

Una mezza risposta (un turno al centro di accoglienza).

Centro di accoglienza della Croce Rossa Italiana, in provincia di Roma.

Una serie di palazzoni alti due piani, larghi e tozzi, disposti attorno a una distesa di cemento completamente spoglia. C'è un sole che se provi ad attraversare il piazzale senza coprirti la testa, è capace che ci resti secco.

Ovunque, gruppetti di stranieri seduti all'ombra, per terra o su qualche seggiola rimediata, che ascoltano musica o chiacchierano tra di loro. Qualcuno dei più giovani trova la voglia di giocare a calcio, nonostante il caldo, e corrono dietro alla palla tra il cielo infuocato e l'asfalto rovente. Hanno tutti un fisico da calciatori professionisti, altro che le squadre di calcetto dove ho giocato io, coi miei amici.

Quello in cui mi trovo non è uno di quei centri dove gli extracomunitari vengono detenuti in attesa di essere rimpatriati. Le persone che si trovano qui hanno richiesto lo stato di rifugiati politici, e se vogliono sono liberi di entrare e uscire dal centro come e quando vogliono. Non ci sono cancelli, sbarramenti o altro. Se vuoi, prendi e te ne vai. Poi se alla sera fanno l'appello e non ti trovano, magari perdi il posto, o lo status richiesto, o cosa succede di preciso - sinceramente - non lo so: riguardo a leggi e diritti vari, non conosco assolutamente nulla.

Tra volontari e dipendenti della Croce Rossa saremo una cinquantina. Qualcuno è finito al magazzino, a sistemare scatolame e vestiario. Qualcuno in cucina. Qualcuno è nell'ambulatorio medico a fare visite e medicazioni, e qualcun altro fa avanti e indietro tra qui e Roma per trasportare persone e materiali. Io mi sento sempre un po' a disagio, in queste situazioni: non so cucinare, non so come funziona un campo di protezione civile, non sono né medico né infermiere, non parlo la lingua delle persone che ospitiamo e non ho molte altre esperienze simili a queste sulle quali basarmi.

Io come volontariato insegno rianimazione e vado in ambulanza, e qui queste cose non servono. Certo è che se mi mettevano in magazzino magari per incollarmi le scatole non serviva davvero essere uno scienziato... ma insomma le decisioni non le prendo io, e mi hanno assegnato alla mensa.

La mensa consiste in uno stanzone enorme, con un bancone dove si serve da mangiare, diverse file di tavoli e uno spazio di accoglienza in cui gli ospiti del centro lasciano il proprio nome e cognome in modo tale da tenere l'archivio di chi c'è e chi non c'è. Di volontari al lavoro ce ne sono già un sacco, e non mi sento la persona più insostituibile al mondo, ma decido di fare praticamente l'unica cosa di cui sono capace. Prendo una scopa, una paletta, e mi metto a spazzare il pavimento.

Detto così non pare questo grosso lavoro, e a tutti gli effetti non lo è. Ma in ogni caso pulire una sala dove mangiano qualche centinaio di persone richiede il suo tempo, e alla fine la maggior parte del mio turno la passerò così.

Inizialmente la sala è ancora vuota, perché è presto. Poi verso mezzogiorno iniziano ad arrivare i primi ospiti, e si forma una coda mentre gli addetti alle registrazioni controllano nomi e documenti. A mezzogiorno e mezza devo fermarmi, perché c'è troppo casino per continuare a spazzare senza dare fastidio. Lascio i miei strumenti in un angolo, mi accendo una sigaretta e mi metto da parte a osservare le persone che mangiano.

Tra gli stranieri ci sono persone di tutte le età, ma prevalentemente giovani. Sono arrivati con navi, canotti, o furgoni o forse anche chissà come, non so quanti metodi esisteranno, in realtà. Tra di loro volontari e dipendenti della Croce Rossa, con le loro divise blu o arancioni. Chi prepara i piatti per la gente in fila, chi controlla elenchi e numeri vari, chi lava i vassoi, chi si muove da una parte e dall'altra spostando il materiale e chi dirige un po' tutto.

Tra tutte queste persone, quello che noto di più è un ragazzo che porta una bambina piccola dentro a un passeggino. All'inizio sembra indeciso su quello che deve fare, addirittura smarrito. Poi alcune volontarie che sembrano conoscerlo gli si avvicinano, prendono la bambina e si occupano di farla mangiare, mentre lui si allontana per mettersi in fila per la mensa.

Tempo qualche minuto e il papà torna a sedersi accanto a noi. La bimba ha già finito di mangiare, e uno dei dipendenti della Croce Rossa si avvicina al loro tavolo. Non ricordo il nome di questa persona. Di lui so solo che partecipa sempre a questo genere di operazioni, e che è stato spesso anche all'estero in qualche paese del cavolo. Con sé, porta una busta di plastica con dentro qualcosa.

«Sono venuti con un gommone» mi spiega il nuovo arrivato, mentre prende la bambina per metterla a sedere sul tavolo. «Lei, il padre e la madre. La mamma pare che sia caduta in acqua, ed è affogata».

Descrivere una sensazione come un pugno allo stomaco non sarà l'espressione più originale che possa venire in mente a uno scrittore, ma effettivamente è di sicuro la più adatta. D'istinto mi volto a guardare il padre della piccola: ovviamente non capisce quello che diciamo. Dialoga con un po' di gesti e un po' d'inglese con le volontarie, e ogni tanto si mette un boccone in bocca a mastica qualcosa. Sorride, ma è il sorriso di una persona stanca, quasi stordita. Di uno che sta andando avanti solo per inerzia, e nient'altro.

Il dipendente della Croce Rossa apre la busta che aveva con sé, e tira fuori un vestitino bianco, con una piccola gonna ricamata all'altezza dei fianchi. Credo che si chiami tutù, ma non ci metterei la mano sul fuoco.

«In magazzini abbiamo anche vestiti per bambini piccoli?» gli domando.

Lui scuote la testa.

«No. Ho visto ieri che era qui col padre, e gliel'ho comprato io».

Detto questo prende la bambina, e inizia a metterle il vestito nuovo. Infila le maniche e chiude i piccoli bottoni con la rapidità di uno che di certe cose ha esperienza, e io penso che non sarei capace nemmeno a fare quello. Quando ha terminato mette la bambina in piedi sul tavolo, e osserva il risultato finale con un'espressione soddisfatta. Alla fine le dà un bacio sulla fronte. È un bacio sincero, come fosse una figlia sua.

Io torno a spazzare il pavimento della sala. Cosa ti aspetta nella vita - mi chiedo - se nemmeno nasci che è già tutto un disastro? Sarò mai quello che fa la differenza, o resterò sempre uno che passa, dà un'occhiata tanto per, e poi se ne va? E che futuro ci aspetta, a noi tutti, in un mondo che è uno schifo del genere? Nella testa ho diecimila discorsi, dubbi e domande, e per nessuna ho nemmeno mezza risposta.

Finito il mio turno monto sul furgone che mi riporterà a casa. Sono stanco, un po' confuso forse, ma è stata una giornata che ricorderò a lungo e - tutto sommato - non è andata male come temevo.

Alla sera poi arriva la notizia: hanno trovato la madre della bambina piccola. Era con un altro gruppo di rifugiati, in un centro di accoglienza più a nord. Domani si riuniranno di nuovo.

E il mondo fa un po' meno schifo.

Simone

12 commenti:

Fra ha detto...

Sono davvero contenta che abbiano trovato la mamma della bambina!

>Sarò mai uno di quelli che fa la differenza
Ti chiedi. Beh, Tu sei uno di quelli che fa la differenza, secondo me.

Simone ha detto...

Fra: grazie. Credo che tutto sommato la differenza la faccia il "gruppo", e non la singola persona.

Simone

Dama Arwen ha detto...

Leggere questi tuoi resoconti è sempre bellissimo.
Sai cosa?

Tu potrai anche sentirti inutile, incapace, inadatto (ancora) a molte situaizoni: ma credo che la tua sensibilità sia già qualcosa che ti rende unico e speciale.

Certo, questo comporta che di "pungni nello stomaco" te ne arrivino molti, su molti fronti.

Io sono diventata mooooooolto rigida e sembro fredda e insensibile ormai, perché non ero in grado più di portarne il peso.

Mi sono vestita di cinismo e indifferenza per non annegare al solo pensiero di questo mondo schifoso.

Disprezzatemi se volete, datemi della vigliacca. Ma per ora preferisco proprio il "non vedo, non sento, non parlo".

QUesti tuoi post diventano la mia coscienza, con cui prima o poi dovrò fare i conti.

Un abbraccio

Simone ha detto...

Dama: grazie per il bellissimo commento. Alle volte però a fare quello "sensibile" resti solo fregato, bisogna trovare il compromesso giusto tra pensare agli altri ma pensare soprattutto anche a stare bene noi.

Dalle cose che dici magari tu ci sei più vicina di me, non lo so.

Grazie ancora.

Simone

Mr. Lunastorta ha detto...

I post che stai scrivendo ultimamente mi piacciono sempre di più! =D

Simone ha detto...

Lunastorta: grazie, speriamo di continuare così! ^^

Simone

Anonimo ha detto...

Grazie per gli spunti ch regali con queste tue riflessioni. Passo ormai regolarmente di qua, anche se pur conoscendomi (di persona) tu non sappia di questa mia abitudine. Mi piace come scrivi e il tuo modo di porti. Spesso la sera passo di qui, sperando in un post nuovo. A presto buono studio. G.

TIM ha detto...

Ciao, Simone. Senza rendermene conto proprio ieri ho postato sul mio blog qualcosa che può essere di commento alla tua storia. Ti e vi rimando quindi al mio blog.
Temistocle

Simone ha detto...

G: di G. al mio corso non è che ce ne siano tantissime, per cui un'idea me la sono fatta ^^. Sono contento che il mio blog ti piaccia, grazie.

Tim: ho visto anche prima di trovare questo commento, pensa un po'! ^^

Simone

Anonimo ha detto...

a dire il vero, mi pare che ce ne sia almeno un'altra, di G. in classe, e sta pure nel mio gruppo XD cmq non so a te, ma a me lo studio procede con una fatica e una pesantezza spaventosa, maledetti esami non passati al primo colpo, finiscono col darti il voltastomaco sulle lunghe. bleah. per caso anche te dai micro a settembre?

Simone ha detto...

G: per caso l'esame era Anatomia 3? Se no sei l'altra G. ^^ Comunque se faccio fisio e biochimica adesso a settembre provo microbiologia. Gli esami di medicina sono pesanti perché è solo roba da imparare a memoria, una volta che iniziamo ad andare in ospedale credo che migliori.

Simone

Anonimo ha detto...

non è anatomia 3, quella la devo ancora dare e non l'ho mai tentata, quindi non mi può essere andata male. le prime 2 le ho sbolognate al primo colpo, speriamo di mantenere la tradizione. cmq concordo con te sugli esami, infatti io attendo come la manna che inizino le cliniche, penso che al primo giorno di patologia bacerò per terra senza ritegno XD ma + che altro, il giorno che verbalizzerò l'ultimo esame del secondo anno e mi sarò finalmente buttata alle spalle l'infernale biennio. personalmente mi sono tenuta micro per settembre perché è l'unico esame che non mi avvelena l'estate, visto che mi piace sguazzare tra vermiciattoli e compagnia bella. ora sai chi sono (penso almeno, potremmo sempre scoprire che hai preso una cantonata mostruosa! XDDD)... quasi mi dispiace, mi piaceva venire qui in incognito e impicciarmi ^^ cmq continuerò a farlo, mio caro