23/06/10

Le mie attuali letture.

Devo ammettere che, da quando ho ripreso gli studi, scrivo molto meno, aggiorno con meno frequenza il blog, partecipo poco ai discorsi su facebook e soprattutto leggo una frazione di quello che leggevo prima.

Però, tutto sommato, non è proprio così che stanno le cose: abbandonati i 10, 15, o anche 20 libri di narrativa all'anno (di cui 5 0 6 erano riletture dei miei ^^), ora mi ritrovo a leggere 5, 10 o anche 15 testi universitari. Che a dire il vero sono più pesanti, più lunghi, forse più interessanti (alla prima lettura) ma anche molto, molto più noiosi quando tocca rileggere e ripetere e ririleggere e riripetere prima di ricordarsi cose come quelle cavolo di vie nervose maledette.

Normalmente, comunque, ogni libro di testo lo leggo 3 volte: prima sottolineo a matita, poi sottolineo con l'evidenziatore giallo e infine sottolineo col pennarellino rosso. Per Anatomia ero arrivato alla quarta passata, con l'evidenziatore verde... ma poi ho preferito rileggere e basta senza distruggere completamente le pagine.

Insomma, mi chiedevo: sono uno dei tanti scrittori che non leggono, ma scrivono tanto? Oppure sono uno che legge tanto ma non scrive quasi un cavolo, a considerare il poco che riesco a tirare fuori da qualche tempo a questa parte?

E poi, mi chiedo anche: ma questa storia che i libri sono cultura, che fanno crescere intellettualmente e tutto il resto, vale davvero per i romanzi che si scrivono oggi e per le cose che di solito leggiamo come svago?

Cioè, ma non è che la narrativa è solo una perdita di tempo, e che questa storia del libro = cultura è solo una gran presa per il culo da parte di chi vuole venderci le solite minchiate su vampiri, aspiranti scrittori e vari metri sopra il cuore?

Io non lo so. Anzi: tiro il sasso e nascondo la mano, concludendo che ovviamente la mia è solo una provocazione e che i libri di intrattenimento sono più acculturanti che mai... specialmente quelli che scrivo io.

Ma voi, invece, che ne pensate?

Simone

22 commenti:

L ha detto...

Ahia, provocazione fiacca. Acqua.

La mia impressione è che usi gli studi di medicina come una droga per non pensare alla scrittura: pere di anatomia e chimica per dimenticare lettere di presentazione e incipit.

È possibile che ora l'immagine di Simone medico ti piaccia di più di quella di Simone scrittore...
Come darti torto?

Fra ha detto...

Io credo che leggere sia comunque utile, anche quando leggi di vampiri. Leggere apre la mente (ti fa vedere le cose con gli occhi di altri), mette in moto il cervello e, alcune volte, fa anche conoscere cose interessanti (non nel caso dei vampiri). Quasi sempre leggere porta, in qualche modo, a crescere.
E poi leggere è propedeutico per chi scrive!

Simone ha detto...

L: ah, ma la tua è una contro-provocazione! Sicuramente ora le priorità sono un po' cambiate... ma mi piace l'idea di un Simone che fa entrambe le cose.

Fra: uhm. Non so, secondo me quello che dici è vero. Ma si può mettere tutto sullo stesso piano? Forse ci sono cose che "conviene" leggere più di altre, avendo tutto sommato sempre un tempo limitato a disposizione.

Simone

Manuela ha detto...

Ormai nauseata dalle facoltà umanistiche, che con i loro testi imposti e fatti sviscerare forzatamente spaccando il capello in quattro mi hanno quasi fatto perdere il gusto per la lettura di svago, ho maturato il tuo stesso dubbio. Fortunatamente sto per uscire da questo insano tunnel e potrò riconquistare la mia dimensione di lettrice appagata dal puro piacere di leggere, senza fronzoli e interpretazioni spesso forzate e incongrue. W la scienza.

TIM ha detto...

Interessante. Beh, penso che, come dice Guzzanti parafrasando la bibbia, "c'è un tempo per ridere e uno per piangere ... giovedì andrebbe benissimo!" Non voglio fare il postolotto saccentista, ma questo momento, per te, ha delle priorità che si chiamano 'studi' ed è giusto che, per quanti sacrifici possano costare, ti dedichi ad anatomia invece che all'editing del tuo ulitmo lavoro. D'altra parte penso che nessuno ti abbia obbligato a fare questa scelta, quindi se ci pensi è esattamente quello che hai deciso tu. E comunque ritengo, da sincronicista convinto, che ciò che si fa in un dato momento è quello che 'deve' accadere e che avrà influssi, nel bene e nel male, sul futuro. Probabilmnete questa tua esperienza di studi non ti sarà utile solo a livello umano e lavorativo, ma anche letterario, perché cambierà il tuo modo di vedere le cose e la vita e quindi il tuo modo di scrivere, in termini di contenuti e (probabilmente) di stile.
(nonno) Temistocle

Mirco ha detto...

La lettura non è certo sempre cultura. Però leggere, anche monnezza, può portare a fare dei ragionamenti e fare dei collegamenti che non pensavi ci fossero. Qualsiasi cosa può stimolare una riflessione.

Simone ha detto...

Manuela: sì, ci mancano pure i libri sulle interpretazioni di altri libri! ^^ In bocca al lupo!

Tim: in effetti è un ragionamento che, tempo fa, avevo fatto anche io. Studiare per poi scrivere magari non meglio, ma sicuramente qualcosa di differente. Grazie nonno! ^^

Mirco: ok, vero. Ma non so, così va bene proprio tutto... sarà giusto?

Comunque mi avete fatto riflettere, credo che approfondirò la cosa su un altro post... più avanti magari.

Simone

Anonimo ha detto...

Io sono, ormai da anni, una lettrice sfrenata e voracissima. purtroppo vado a periodi, sia causa studio sia in base agli umori altalenanti, ma almeno i miei 15 libri l'anno li macino sempre, raggiungendo anche i 20, a volte (tra i quali ci sono anche i tomi da 800 pagine, chiaramente).
non stimolare in me il lato snob che tento di tenere a bada, quello che ritiene che (nonostante legga QUASI di tutto, esistono opere letterarie di serie A, B, C ecc fino ad arrivare non so dove, temo almeno a metà alfabeto.
quindi personalmente la mia risposta è che sì, leggere è di cruciale importanza, sia per aprirsi la mente, sia per incrementare la propria cultura, sia per migliorare le proprie conoscenze lessicali e stilistiche, cosa che può senz'altro tornare enormemente utile a chi ama scrivere. facendo un tuffo nel passato ai tempi del liceo, dove quindi si facevano i classici temi, non c'era neanche confronto tra chi era abituato a leggere e chi non superava i 2 libri l'anno, quando andava bene. se poi ti interessa saperlo, dicono che leggere pirandello aumenti molto il bagaglio lessicale e la proprietà linguistica... se sia vero non lo so, per ora di suo ho letto (e anche molto apprezzato, peraltro) solo il fu mattia pascal. credo in ogni caso che vada conosciuta una buona dose di classici (possibilmente di varie epoche, in modo da spaziare tra gli stili + disparati) ma che non si debbano chiudere le porte anche a gialli, horror, romanzi moderni (e ho detto ROMANZI, quindi niente moccia, quello rientra nella categoria ZELLA) e quant'altro.
nel mio caso, ad ogni modo, leggere è di vitale importanza: ho assoluto bisogno di farlo (soprattutto in alcuni periodi) e privarmene è una rinuncia che mi costa uno sforzo disumano.
G.

Nina ha detto...

Tu ti chiedi troppe cose... ma io proverò a rispondere a tutte.

Secondo me questa cosa degli studi ti ha ossessionato.
Non è un male, almeno non troppo, ma non si studia mai troppo...
ogni tanto, però, vedi di staccare la spina, altrimenti rischi di pensare solo a quello, e di non riuscire più a scrivere come prima... e noi questo non lo vogliamo, e non lo vuoi neanche tu.

Manuela ha detto...

Crepi, Simone! Speriamo bene! ;)

Dama Arwen ha detto...

Leggere... è sempre un bene!
Narrativa o qualsiasi cosa, attiva il cervello insegnaa farci riflettere e immaginare.
Certo, ci sono contenuti di vario tipo, più "elevati" e meno.
Ma tutto - o quasi - fa bene.
Io non potrei vivere senza leggere!

Vero è che, per quel che ti riguarda, i tomi universitari ora hanno la precedenza! Altro che scrittore che scrive ma non legge!
Finisci l'uni e poi ne riparliamo!

:-)

Simone ha detto...

Argh, avevo risposto a tutti ma blogger si è mangiato il commento.

Riassumo: grazie per le risposte interessanti. Quello dello studio e di parlare solo di università probabilmente è solo un periodo. Quando mi sarò tolto gli esami più grossi - spero - probabilmente riuscirò a concentrarmi di più anche su altri argomenti.

Simone

Anonimo ha detto...

ehi, io ho scritto un papiro e tu te la cavi con 2 righe? ma insomma!!! XDDD G.

dactylium ha detto...

Ciao Simo!

Ritorno volentieri a farti visita dopo una prolungata assenza.

Io mi sono posto esattamente la stessa domanda qualche tempo fa, indotto dalla constatazione che persone che leggevano decine di libri l'anno si dimostravano poi incapaci di esprimere a parole proprie i concetti più elementari in qualsivoglia campo.

Quindi mi sono domandato: "Ma leggere accresce davvero la cultura, la capacità di esposizione, lo sviluppo del pensiero, il personale dizionario linguistico, oppure si tratta di una bufala?"

Sono giunto alla conclusione (che peraltro non saprei dire se corretta o meno) che, essenziale, oltre alla lettura stessa, è anche l'approccio.
Mi spiego meglio: sono convinto che leggere aiuti a diventare meno ignoranti, però molto dipende non solo da ciò che si legge ma anche da chi legge e in qual modo.
Insomma varia tutto da persona a persona.

Se si affronta una lettura in modo molto superficiale, senza pause riflessive per assimilare e approfondire ciò che si legge, senza far proprio e magari ricostruire il contenuto sulla base di un personale ragionamento, se si legge, in breve, solo per dire all'amico "l'hai letto l'ultimo di Brown?", be', in tal caso temo che leggere non serva proprio a nulla.

Se al contrario si affronta una lettura, anche semplice narrativa commerciale, con spirito critico e desiderio di apprendimento, qualcosa di nuovo resta sempre, e una piccola crescita culturale è maturata.

Poi è chiaro che leggere Grisham e Tolstoj avrà risultati diversi, però talvolta è meglio leggere Grisham con attenzione e per piacere piuttosto che Tolstoj con approssimazione e per dovere.
OK, quest'ultima affermazione è volutamente iperbolica, però penso chiarisca il concetto: il libro è un mezzo, e come tale il risultato dipende strettamente da come lo si usa.

Un saluto, dacty

P.S.
Strano che tu te ne sia uscito con un post simile proprio mentre sto leggendo Fahrenheit 451...
Che esista davvero una coscienza cosmica? :-)

Manuela ha detto...

@dactylium: Fahrenheit 451? Uno dei miei libri preferiti :)

Erika ha detto...

Precisando che vedere com'è stata orribilmente mutilata e umiliata la figura del vampiro mi vengono i brividi, e qui chiudo (che è meglio)!
Comunque concordo sul fatto che la differenza non la fa il libro ma chi lo legge. Tuttavia, secondo me, è anche vero che la letteratura spazzatura (ma guarda il caso!) la legge un certo tipo di persone che sono arrivate a chiedermi chi diavolo fosse Oscar Wilde. Passando al discorso lettura/cultura, io sono dell'idea che tutto ciò che riesce a farti girare gli ingranaggi del cervello è sempre in grado di arricchirti sotto tutti i punti di vista, e non solo a livello letterario.

dactylium ha detto...

@ Manuela: l'idea alla base di Fahrenheit 451 è indubbiamente di portata considerevole.
Taluni la ritengono addirittura una visionaria anticipazione del presente, spesso con riferimento al nostro Paese (casualmente proprio oggi ho visto in TV una pubblicità progresso, finanziata mi pare dal Consiglio dei Ministri, che invita alla lettura come mezzo di crescita personale).

Il romanzo invece mi convince meno, almeno nella traduzione italiana in cui lo sto leggendo io, dal punto di vista linguistico; spesso incontro periodi con sovrabbondanza di aggettivi, un filo manieristici, come se la forma prendesse talvolta un ingiustificato sopravvento sulla semantica.
Si tratterà sicuramente di una scelta voluta che naturalmente non critico, ma che si sposa poco con i miei gusti. :-)

Un saluto, dacty

Simone ha detto...

Cavolo quanto scrivete! E a leggere i vostri discorsi direi che posso subappaltarvi il blog: ci state a scrivermi qualche aggiornamento? ^^

Riguardo a Fahrenheit 451, io ho sempre pensato che nei romanzi "distopici" (sarebbe il genere 1984, il mondo nuovo ecc) sia quello meno riuscito come contenuti, però scritto "meglio".

Tutto sommato, mentre il mondo nuovo propone una realtà effettivamente realizzatasi (l'infelicità di chi non si adatta alle abitudini della massa) l'idea di un regime che punisce chi legge bruciandogli la casa è sicuramente troppo fantascientifica per essere concreta.

Se c'è una "manipolazione" dall'alto (cosa che comunque personalmente non credo) allora questa avviene spingendo le persone a fare ciò che gli piace, a instupidirsi e a essere contenti di quello che hanno, non infelici per quello che gli manca.

D'altro canto, Fahrenhei 451 ha un ritmo e una tensione di fondo che spesso mancano in altre storie dello stesso stampo. Per questo almeno io personalmente l'ho letto con più gusto, ma alla fine è solo una storia mentre Huxley nel suo testo scritto malissimo ha davvero colto un aspetto della realtà.

Simone

Manuela ha detto...

Per un esame molto interessante (a differenza di altri :P) avevo svolto una tesina proprio su quattro romanzi distopici scegliendo in particolare Fahrenheit 451, Il Tallone di Ferro di Jack London, Le Intermittenze della Morte di Saramago e L'Ultimo Inverno di Niffoi. Tutti romanzi molto interessanti e, a loro modo, portatori di un messaggio importante sul quale riflettere. Li consiglio a tutti, sempre che non li abbiate già letti ;)

Simone ha detto...

Manuela: lì terrò presenti... ma al momento come dicevo sono più preso dalla Biochimica ^^.

Simone

Manuela ha detto...

E Biochimica sia! Ti invidio :)
Buono studio!

gelostellato ha detto...

Penso che trovare un proprio percorso di lettura, personale e adeguato, sia condizione inscindibile per un percorso di scrittura che abbia dignità e coscienza.
Certo,
il tempo è il nemico di tutti, ma
in fin dei conti, va preso come alleato per le scelte.
:)