22/09/10

Un passaggio importante.

È ormai un bel po' di tempo che - tolti gli articoli piuttosto rarefatti che trovate su questo blog - non scrivo più praticamente nulla. I motivi di questo blocco sono tanti, ne ho già parlato nel corso di questi mesi e probabilmente ne parlerò meglio tra qualche giorno in un tono decisamente più polemico di quello che troverete adesso.

Di certo, non è che in questo momento la scrittura mi manchi molto, visto che dopo aver studiato fino a notte inoltrata l'ultimo dei miei desideri è concentrarmi di nuovo su qualcos'altro di intellettualmente impegnativo. Però è successa una cosa piuttosto importante, e mi pareva interessante parlarne:

È successo insomma che avevo - e ovviamente ho ancora - un racconto fantascientifico fermo praticamente da anni. Avevo un inizio, un personaggio, una situazione interessante (il motivo per cui ho scritto il racconto è tutto lì) ma mi mancava un finale. Come per più o meno tutto quello che ho scritto finora, cercavo di chiudere il racconto con una svolta fantascientifica. Un'idea verosimile ed efficace, e che ricadesse nell'ambito del fantastico. Ma per anni non mi è venuto in mente nulla.

Poi, l'altro giorno, per chissà quale motivo ci pensavo sopra, e qualcosa finalmente si è smosso. Con un cambiamento direi radicale, mi sono detto: ma perché la storia deve essere di fantascienza per forza? Potrebbe anche - tranquillamente - finire che succede qualcosa di non fantascientifico. Magari non banale o quotidiano, ma comunque slegato dai soliti canoni fantastici.

Ebbene: ci ho pensato un tre secondi, e d'improvviso è stato evidente che il taglio non fantastico - per quella particolare storia - funzionava meglio. E così avevo l'idea, avevo lo svolgimento, e avevo anche il finale. Una storia non fantastica. Ancora probabilmente inseribile in un genere (il thriller) ma non nel genere solito in cui - tutto sommato - mi obbligavo a rimanere.

Vi sembrerà banale, quasi forse campato per aria come discorso (perché tutto sommato il racconto è ancora solo nella mia testa, e non sulla carta) eppure mi è parso un passaggio importante: forse ho finalmente capito che posso scrivere senza impiccarmi da solo tra fissazioni, prese di posizione e preconcetti inutili. Vista così, credo quasi che il non aver scritto per un po', i nuovi studi e l'aver abbandonato certi atteggiamenti e punti di vista senza via di uscita e che ormai mi andavano stretti, facciano più parte di un'evoluzione che di un abbandono.

Non lo so, può darsi: potrebbe anche essere solo un'evoluzione mentale, del mio modo di ragionare e di affrontare le cose, e non portare con sè anche un risultato dal punto di vista della narrativa. Vedremo.

Intanto, ora che ce l'ho in mente, questo racconto dovrei provare a scriverlo davvero. E magari - nel caso - ve lo faccio anche leggere.

Simone

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravo Simone, è la scrittura stessa che non vuole essere imprigionata. Fai silenzio dentro di te, accogli, fai spazio dentro di te anzichè voler essere per forza tu il deux ex machina e vedrai che scrivere diventerà naturale, senza sforzo alcuno. Lo scrittore non è autore di un bel niente, tutto esiste già, deve solo essere recepito. Per questo il vero scrittore non si definirà mia tale bensì dirà di essere, più umilmente, un interprete.
M.S.

Dreaming and running ha detto...

Come "magari nel caso ve le faccio leggere"??
Chiaro che devi farle leggere!
E sennò, noi qua, checcestiamoaffare?
D&R

Mirco ha detto...

Mettiti al lavoro! :)

TIM ha detto...

E' vero quello che dici: spesso siamo chiusi in "certi atteggiamenti e punti di vista senza via di uscita" e dobbiamo stare in campana per sapere quando è il momento di lasciarli andare. Frequentare "certi" ambienti (anche letterari), cioé seguire quasi ed esclusivamente 'certi' blog può avere i suoi lati positivi ma anche quelli negativi. A volte ci sentiamo obbligati a tenere certi comportamenti mentali, che si riflettono poi in quello che scriviamo, perché gli 'ambienti' con cui ci confrontiamo ci danno quella strada. E penso che questo sia quello che hai appena raccontato: nel momento in cui hai aperto la mente ad un altro modo di pensare, hai trovato la soluzione al tuo lavoro. Questo non significa che frequentare quasi sempre gli stessi blog (cosa che faccio anch'io e mi sembra che siano gli stessi che frequenti tu) sia negativo, s'imparano tante cose dall'esperienza degli altri, specie quando questi sono 'colossi' nel loro campo. Ma non dobbiamo correre il rischio di fossilizzarci in certe strutture mentali ed espressive. Anch'io metterò presto mano a quella storia di cui parlavo qualche giorno fa', e sicuramente non conterrà elementi fantastici o sf. Come ben diceva M.S. qui sopra, la nostra scrittura deve essere interprete di quello che viviamo.
Temistocle

Simone ha detto...

M: una visione interessante, la tua. Ci rifletterò.

Dreaming: sì, ok... nel caso, promesso! ^^

Mirco: ora non je la posso fa'!

Tim: forse non c'è niente di male a pensare e vedere le cose sempre nello stesso modo. Ma forse uno scrittore dovrebbe avere una mente più libera, e comportarsi un po' diversamente. Non lo so: come dicevo a Matteo, ho qualcosa su cui riflettere.

Simone

Dama Arwen ha detto...

Ottimo!
Non "nel caso" ora lo voglio leggere! :-) attenderò pazientemente, tanto son sempre qui!

Ariano Geta ha detto...

Comunque, se hai qualcosa in testa che ti spinge a prendere la penna in mano, assecondala.
La storia può anche variare man mano che la scrivi, a volte basta incominciare.

Simone ha detto...

Dama: ok, grazie! ^^

Ariano: che basti incominciare sono il primo a pensarlo... vedremo se ci riuscirò o se rimarrò ancora così nel limbo degli scrittori che non scrivono.

Simone