03/08/11

Riflessioni di metà percorso - 1: il blog, e la scrittura.

Passata questa sessione di esami, e in un momento di relativa calma come quello estivo, mi sono trovato a riflettere sulla mia decisione di riprendere gli studi e sulle conseguenze che questo ha portato negli ultimi tre anni.

Penso che affronterò il discorso a più riprese, ma per adesso partiamo dal blog e dalla scrittura... senza i quali - tutto sommato - non saremmo nemmeno qui a discutere.

Insomma, il blog. Se torno all'agosto del 2008, sul mio Lo scrittore emergente trovo i consueti affardellamenti mentali sugli ebook che mi facevo all'epoca, in un post che non sono riuscito a rileggere per intero nemmeno io.

Qualche giorno prima avevo festeggiato la futura pubblicazione del mio libro e poi - sempre nello stesso periodo - ritrovo il seguente annuncio:

"...ripeto per chi è stato poco attento (o semplicemente non si legge tutti i commenti) che a breve farò il test di ammissione alla facoltà di Medicina, dopo di che smetterò di aggiornare codesto blog ivi presente per tenerne un altro..."

Insomma stavo per ricominciare l'università, e contemporaneamente chiudevo il blog sulla scrittura che mi aveva tenuto compagnia durante i miei anni da aspirante scrittore emergente, o quello che ero.

A rivedere le cose così da lontano, mi sembra evidente la voglia di cambiamento e di vera e propria rottura che avevo allora: basta parlare di libri, e basta con la vecchia professione da ingegnere. Tra l'altro è stato anche l'inizio della fine, per così dire, della mia carriera di scrittore online: se tre anni fa un discorso senza capo né coda sui puntini di sospensione attirava anche 30 commenti, oggi parlare di rianimazione cardiopolmonare o di esami universitari scomoda - nel migliore dei casi - una decina di lettori.

Ma questo mi ha anche aperto gli occhi: ora perdonate la filosofia da quattro soldi, ma se rimaniamo sempre fermi in un punto, tutto ci appare da una sola prospettiva. A spostarsi un po' le cose cambiano, e piano piano io ho capito che - se c'era tanta gente che mi leggeva - non lo dovevo alle mie capacità, agli argomenti da me trattati e neppure al mio enigmatico carisma, ma al solo fatto che la scrittura fine a sé stessa interessa e piace di più di una scrittura più pratica o comunicativa.

Mi spiego: sembra un controsenso, ma nel momento in cui applichi certi concetti piuttosto che girarci attorno con le solite quattro argomentazioni, scopri che gli scrittori online sono un'infinità mentre i potenziali lettori sono solo una frazione del totale. Del resto, anche i piccoli editori e molte realtà anche un po' più grandi tendono a rivendere i libri agli scrittori stessi: perché su Internet dovrebbe essere diverso?

E insomma, la verità è che scrivere non è necessariamente tutta questa gran cosa. Davvero. E nemmeno leggere. La visione poetica ed elevata del rapporto autore/lettore è una robaccia che si sono inventati per girare drammatici film su autori affascinanti, quando nella realtà gli scrittori sono arroganti e antipatici. La verità è che si rischia di infognarsi su temi e discussioni vuote e auto-alimentate, ma che poi ci rendono esperti di un bel nulla. Si rischia di faticare, arrabbiarsi, sudare, soffrire anche... alla ricerca di un qualcosa che poi non vale un accidenti di niente.

Eppure, dopo tutta questa pars destruens (eh, chissà che svarione ho scritto?! ^^) ammetto che la mia attività di scrittore ha avuto anche un aspetto che mi ha gratificato. C'è un momento in cui capisci che hai attivato un certo meccanismo, e che dalle parole è nato anche qualcos'altro oltre alle solite chiacchiere. E la mia soddisfazione più grande non è arrivata dal blog sulla scrittura, non dal romanzo dei gatti (che comunque, se agli editori non è piaciuto quello, che vadano davvero a zappare l'orto!) e nemmeno il libro che ho pubblicato. Il mio migliore, più importante e concreto risultato - come autore - è questo post: la mia seconda laurea in medicina.

Un testo semplice, una spiegazione chiara e diretta, per riportare a parole un'esperienza personale tutto sommato banale. Se lo scorrete, sotto alla fine del post ci sono 150 commenti. E lo so che almeno 70 di quei commenti saranno i miei, dove rispondo a questo o quell'altro, ma gli altri sono di persone che si sono interessate. Persone curiose, critiche o pronte a dare un appoggio. E anche tanti, una marea, che stavano meditando l'idea di ricominciare a studiare a chissà che età, e hanno trovato qualcuno a cui chiedere per tanti dubbi. Qualcuno che si trovasse - come nel mio caso - a poter raccontare un'esperienza simile alla loro.

Discutere del mondo, elaborarlo e presentarlo agli altri. Trasmettere un pezzetto della nostra vita, che poi chissà perché può assomigliare alla vita di qualcun altro. Questo è scrivere, vivere, comunicare, secondo me.

E se tre anni fa ricevevo lettere di persone che mi chiedevano come diventare scrittore, come presentare un libro a un editore e come migliorare la tecnica narrativa e altri drammatici problemi letterari, ora mi scrive gente che si trova di fronte a decisioni importanti, che vuole riprendere gli studi e che cerca una possibilità di maturare, di cambiare e di arricchirsi interiormente. E come posso mettere queste cose sulla stessa bilancia? Come è possibile pensare che siano anche solo paragonabili?

A ripensarci, a tre anni di distanza, penso che alla fine si è trattato semplicemente di lasciar perdere le cose che mi pesavano per concentrarmi su quelle che volevo sul serio. E adesso mi sembra quasi una specie di percorso, un'impalcatura complessa ma che chissà come si regge in piedi: l'aspirante scrittore che poi si iscrive a medicina, e poi il medico (e quello pure aspirante!) che si ritrova a dare consigli a chi gli scrive.

Forse non è che una cosa abbia necessariamente lasciato il posto a un'altra, ma è più un mescolarsi di varie componenti. E più passa il tempo e più mi pare che la persona che potevo essere stia - finalmente - prendendo forma.

Simone

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Simone,
la tua esperienza della seconda laurea è così seguita perché è reale, coraggiosa,e concreta.
E' la scelta non di un supereroe tutto muscoli definiti e fantasmogorici poteri, ma più da Uomo ragno:il ragazzo della porta accanto che trae forza dal quotidiano,timoroso non tanto dei pericoli esterni, quanto delle proprie paure. Ho sempre pensato che il nostro peggior nemico,
siamo proprio noi. C'e gente che rimane in "attesa" per una vita, spera in un segno dal cielo,il colpo di fortuna che ti cambia la vita, la mega eredita dal sempre sconosciuto zio d'America, l'arrivo degli alieni o qualche catastrofica piaga d'Egitto ( che va sempre bene per commiserarsi!)..quando invece hanno in sé tutte le risposte per vivere bene, da subito.
Basterebbe volerlo veramente.
La nostra felicità non è figlia del passato,nè del futuro, ma solo del presente.

Simona

PS: Ora non vorrei che da domani, nel policlinico venisse segnalato uno studente, con una tutina blu e rossa sotto il camice, che si ostina ad arrampicarsi sui padiglioni di medicina!

Ariano Geta ha detto...

Sicuramente la scrittura fine a se stessa è più un passatempo che un qualcosa di concreto, ma a volte serve anche quella.
Comunque l'importante è che tu abbia trovato la tua strada. Per me è stato il contrario: dopo un periodo lunghissimo di astinenza dall' "inutile" scrittura, roba per adolescenti, spreco di tempo, etc., mi sono reso conto che non posso farne a meno, e pazienza se un quarantenne padre di famiglia dovrebbe impegnare il proprio tempo libero in attività più "mature" ;-)

TIM ha detto...

Come dici tu "se rimaniamo sempre fermi in un punto, tutto ci appare da una sola prospettiva. A spostarsi un po' le cose cambiano". E sono daccordissimo con te. Perché il punto di vista è per sua natura soggettivo. La bellezza dell'esistenza è nella varietà delle realtà, siano esse umane o della natura. Tu hai trovato il tuo angolo da cui guardare il mondo e ti piace, ed è giusto così, è giusto che vada avanti per la tua strada. Altrettanto giusta è l'angolazione di Ariano, che ha fatto scelte diverse e gli va bene così. L'importante è essere sempre pronti a cambiare direzione quando ci accorgiamo che quella seguita finora non ci da la giusta (a nostro avviso) chiave di lettura delle cose.
Temistocle

Gloutchov ha detto...

L'importante è il percorso, non il risultato. La vita è un insieme di esperienze. Ognuno di noi ha un traguardo che vuole raggiungere... ma vivere significa compiere tutti quei passi necessari ad arrivarci, non il fatto di esserci arrivati (che è solo un istante di felicità).
Per cui, se la scrittura era per te una zavorra che ti bloccava nel seguire un percorso da medico, allora è stato giusto tagliare gli ancoraggi e lasciarla cadere nel vuoto...
E quando taglierai il traguardo della seconda laurea, allora, ci sarà un nuovo percorso da intraprendere...

Ecco, io credo che non è importante se si sogna di diventare scrittore, medico, metalmeccanico, astronauta, cowboy... l'importante è ciò che facciamo per realizzare questo sogno. E' lì che si nascondono i valori... nelle esperienze vissute.

^^

Simone ha detto...

Simona: infatti stare lì ad aspettare "qualcosa" è un errore che ti fa perdere un sacco di tempo... però i superpoteri magari mi servirebbero, ma giusto per andare da un padiglione all'altro del Policlinico tra lezioni e tirocini magari quando piove a dirotto! ^^

Ariano: tu forse hai dato alla scrittura il giusto peso: né troppo né troppo poco, e dopo aver realizzato comunque cose più importanti.

Tim: quello che dici è condivisibile, ma personalmente non credo però che tutti i punti di vista siano "altrettanto" giusti e validi. Ma non è certo il caso di Ariano, che ha fatto un percorso che anzi reputo molto più sensato del mio.

Glauco: oddio, oggi ho trascinato tutti su discorsi filosofici che forse io sono troppo "pragmatico" per affrontare! ^^

Secondo me - sempre da pragmatico - è importante sì il percorso perché in fondo quella è la nostra vita. Però se non guardiamo solo a quello che "conviene" a noi e se pensiamo a noi stessi come componenti di un'umanità che cerca di migliorarsi (o che dovrebbe cercare di farlo, visto che non sempre è così) allora no: per me ci sono sogni e sogni, e se realizzarli per l'individuo è sempre bello non è detto che tutti abbiano poi lo stesso peso nella realizzazione concreta di una persona.

Ammazza oggi di quello che dite non mi sta bene niente, non vi offendete però! ^^

Simone

Narratore ha detto...

Ciao, è la prima volta che commento un tuo post, anche se ti leggo da un pò, e devo ammettere che stavolta mi hai convinto a buttare giù due righe.
Scrivere è per me come respirare; non potrei saltare un giorno, anche solo per quelle poche ore che gli dedico, mi sentirei vuoto, come quando da piccolo sapevo di non aver fatto i compiti. Questo non vuol dire che metta la scrittura al di sopra di tutto.
Ognuno è libero di fare le proprie scelte, anzi. Vedere il mondo da prospettive diverse è il segreto per comprenderlo e migliorare la vita stessa.

Come ha detto Gloutchov: non importa quello che si fa, basta farlo perché ti da qualcosa. Quando una passione si trasforma, diventa pesante e dura da digerire, è giusto cambiare e passare ad altro.

In bocca al lupo per il tuo futuro e per la laurea.

Narratore

Simone ha detto...

Narratore: io non credo di aver denigrato o personalmente abbandonato la scrittura in toto. Penso di aver capito che, come strumento, la scrittura può servirci per cose meravigliose o per altre piuttosto inutili.

Adesso io non so di cosa ti occupi e di cosa parlano i tuoi testi. Ma non hai mai desiderato di continuare a scrivere allo stesso modo in cui fai ora (cioè con passione e tutti i giorni) ma con la consapevolezza di un obiettivo concreto?

Ecco, io 3 anni fa scrivevo ma senza uno scopo, oppure uno scopo l'avevo avuto ma a un certo punto l'ho perso. Credo che non si debba smettere di scrivere, ma si possano però impegnare le stesse energie per scrivere o comunicare per qualcosa di meno vacuo come invece spesso mi è capitato di fare.

Simone

MarcoBioTopo ha detto...

è bello ascoltare un pò di serenità raggiunta da qualcuno, soprattutto se questa nasca da una scelta che sicuramente facile non è... sono contento x te!
Ora, voglio essere un pò cattivo, però è solo una piccola provocazione da una persona che stima e un pò invidia il tuo percorso, ma che ha curiosità riguardo questi cambi di rotta che passano nella testa di quasi ognuno di noi, anche se in pochi li attuano davvero. Volevo chiederti: non è che tu stia cercando continuamente di scappare allo stress, alle difficoltà del successo che non arriva subito, o magari alla semplice routine? Ti ritroveremo fra qualche anno ex-medico? magari ti viene il tarlo dell'astronauta o del teatro XD
Ho voluto provocarti un pò, perchè questo desiderio di evasione dalla realtà ce lo abbiamo tutti... io stesso mi sento un pò immaturo quando mi vengono venti di cambiamento radicale nella testa... xò non è che si possa cambiare continuamente montagne da scalare tanto x evitare la fatica di arrivare in vetta o sentirsi addosso la routine della vetta ormai raggiunta... o magari alla fine tu te la godi, ed io così arroccato nella paura x il futuro non ho le palle di migliorare radicalmente la mia vita, x paura di non abbandonare un porto sicuro. Mi sto convincendo di una cosa, che io adesso sono nella tua fase di 27enne che voleva fare medicina e poi ci ha ripensato, decidendosi finalmente a 33...
cmq più che una domanda la mia era solo una riflessione, ho forse ribadito cose già scritte in precedenza...

Simone ha detto...

Io veramente come Ingegnere non avevo alcun problema. Cioè, io non mi sono iscritto a Medicina perché non trovavo lavoro o perché guadagnavo poco o perché chissà quanto mi toccava faticare. L'ho fatto perché mi annoiavo a lavorare al computer e mi sentivo inutile a riempire scartoffie, punto.

Poi certo che sono scappato, ma da una routine che mi pesava e da una vita che non mi dava nulla, non dalla "difficoltà". A ben pensarci anche la scrittura era una "fuga", e anzi aver smesso forse è il segno più evidente che sono tornato con i piedi per terra.

Insomma se volevo solo stare tranquillo e sereno Medicina mi conveniva non farla, perché finora c'ho solo guadagnato di studiare la notte, di passare i fine settimana chiuso in casa, di farmi Agosto sui libri con la gente che se ne va al mare...

Al contrario, io ho aspettato anni prima di iscrivermi a Medicina perché in fondo stavo bene come stavo e all'idea di mollare tutto per ricominciare da zero me la facevo veramente sotto.

Forse davvero anche tu stai ancora lì che ci giri attorno, ma forse stai solo cercando di convincerti che le tue scuse sono abbastanza buone quando invece quello che provi è proprio l'opposto.

Io ho fatto così, e forse 6 anni prima non ero ancora abbastanza "maturo" per fare una scelta così difficile e per affrontare tutto quello che è venuto dopo. Cioè, non è facile rinchiudersi due mesi per un test di ammissione che non sai se passerai, o davanti a tante persone imporsi e dire "non me ne frega niente, ho deciso così e farò come mi pare lo stesso".

Magari anche a te serve solo un altro po' di tempo. Tanto poi io farò il medico almeno fino a 80 anni, non è che qualche anno in più o in meno cambia qualcosa... ^^

Simone

Anonimo ha detto...

Ciao A tutti ai anche io seguo assiduamente il tuo blog...e mi piace leggere i confronti con le altre persone....come tutti (o la maggior parte) anche io sono in perido di bilanci (saranno forse i 30 anni?!?!)
anche io mi ritrovo cn un lavoro con le scartoffie e come te "mi annoiavo a lavorare al computer e mi sentivo inutile a riempire scartoffie"...nonostante quando feci questa scelta ero più che convinta.....tra l'altro a riempire le scartoffie sono anche bravina :-)
Ma adesso sono qui, da due anni a questa parte che vorrei fare il medico, medico specializzato in cure naturali, mi piace leggere-studiare-il funzionamento del corpo umano, l'omeopatia, l'eroborsteria...diciamo un apporccio olistico...mi ero anche messa a studiare per il test..ma poi le parole dei genitori.." ma hai oltre 30 anni dovresti pensaren a mettere suu famiglia, a fare carriera....", le voci degli amici..."hai sudato per arrivare fino a qeusto punto....e adesso???ricominciare daccapo????bene che tivada a 45 anni hai finito laurea e specialistica e poi?!?!ti apri uno studio da sola??figurati se ti prendono in un ospedale?!?!dovresti ricominciare tutto daccapo.....per guadagnare cosa?!?!?meno di quello che prendi adesso?!?!e i progetti di metter su famiglia?!?!"
la voce del marito "potresti farlo...ma quando studi????bene fai part time se te lo concedono....e se vogliamo avere un figlio....come minimo ti ridarda la laurea...cosi finisci a 50...e quando gli altri pensano alla pensione tu inizi a lavorare...ma non sarebbe meglio che prendi una seconda laurea in qualcosa di attinente"
la voce della sorella.."medicina tu?!?!?ma se dici che non vuoi avere figli per vedere il sangue...che ogni volta che devi fare le analisi svieni?!?!ma non sarebbe meglio che tu faccia il corso da osteoata oppure una bella laurea trennale in erboristeria, visto la tua passione per le cure naturali del corpo?".....
intanto io in tutte queste voci ho smesso di sentire la mia.....
anto

Simone ha detto...

Anto: omeopatia a Medicina non viene nemmeno nominata e nemmeno la naturopatia o le tecniche olistiche. Insomma decidi bene cosa ti interessa studiare perché sono settori particolari e non penso si sovrappongano bene!

Se poi vuoi studiare medicina per poi specializzarti in altre cose ok, ma io non so come consigliarti.

Per gli altri problemi mi sembrano tante cose che devono affrontare tutti... qui posso dirti che forse puoi prendere la cosa meno seriamente: studi e continui la tua vita, e poi vedi cosa succede senza fare chissà quali sconvolgimenti.

Simone

MarcoBioTopo ha detto...

ciao Simone, ho appena letto la tua risposta al mio commento... che dire, hai pienamente ragione su tutto. Continuo a seguirti, per ora la mia scelta di non tornare sui libri in altri campi non mi ha portato a nulla... però è passato poco tempo da questa decisione, mi inventerò sicuramente qualcosa... intanto mi godo la disoccupazione (scherzo, è una tragedia x me non far nulla). Concludo dicendo che l'importante è fare qualcosa che ci fa stare meglio. In fondo io il test non l'ho provato anche perchè mi seccava decisamente tornare alla vita universitaria e tornare soprattutto a fare lo studente fuori sede in un contesto che non mi ha mai affascinato, quello della vita universitaria, con la stanza affittata da fuorisede e tutte le problematiche quotidiane connesse. é una cosa personale, non mi ci sono mai trovato bene... Ti seguo, bye

Simone ha detto...

Marco: ottimo. Aggiungo che, per quel poco che ho capito di medicina, lo "stare meglio" a volte passa per un percorso che - sul momento - ci fa sentire come se stessimo peggio. Tipo quando ti devi disinfettate e mettere i punti e lì per lì stai male... ma poi così la ferita guarisce.

Sto scadendo un po' troppo nel filosofico mi sa... in bocca al lupo ancora una volta! ^^

Simone