13/10/11

Medicina dopo una laurea in Lettere e un lavoro in editoria: la mail di Livia.

Caro Simone, mi chiamo Livia e ho 27 anni. Ti scrivo perchè sono giorni che leggo e rileggo il tuo blog....

Sono figlia di medico, e fin da piccola il mio sogno (o almeno quello che credevo) era fare la pediatra. Un giorno tutto questo cambia: in questi mesi ho cercato più volte con la mente di ritrovare quel momento in cui tutto è cambiato, ma la verità è che forse non è mai esistito un momento preciso in cui ho deciso di non fare più il medico. Semplicemente non ci ho più pensato.

Presa dall'arte, dal teatro, dal cinema, e chissà da quale altre per me ormai effimere aspirazioni mi sono iscritta a Lettere. E in cinque anni sono riuscita a discutere a pieni voti ben due tesi di laurea. Da quattro anni ormai ho un bel posto di lavoro, in quella che "dovrebbe essere" la più grande azienda culturale italiana.

Allora che vuoi, potresti dirmi? Beh... credo di aver sbagliato tutto. Prima è stato un piccolo sibilo nell'orecchio, quasi un fastidio quando vedevo ragazze che studiavano medicina: ero gelosa! Poi il sentirmi non utile per la società, non realizzata, vedere tante persone intorno a me "parcheggiate", che lavorano senza stimoli e senza impegno, o magari così stressate e prese anche se secondo me si stanno occupando solo di cose frivole, non stanno salvando una vita.
 
Di paure ne ho tante. Come farò con i soldi, come farò con un figlio ed una famiglia, come farò partendo ben 10 anni dopo gli altri, come farò a rimettermi a studiare... 
Sono convinta e conscia di tutte le preoccupazioni e non mi sento pienamente sicura di buttarmi in questa avventura, ma questo tarlo che mi logora il cervello non riesco a scacciarlo.

Forse non mi risponderai, anche perchè questa lettera non ha bisogno di una risposta, è una contraddizione vivente. Sappi però che leggere di te, che vivi un sogno che vorrei fosse mio, mi dà una speranza reale, che forse però non coglierò mai.

Riporto, brevemente, la mia risposta:

Ciao Livia! Anche io ero come te: cioè avevo il mio lavoro (tra l'altro molto leggero) scrivevo libri e sul blog parlavo di stupidate o di letteratura e cinema. Anche io mi sentivo stressato e senza stimoli, e sentivo che le cose che facevo erano poco importanti per me. Però non credo che un medico - a priori - sia più utile di uno scrittore o del redattore di una rivista. Penso che il mondo sia molto più complesso e che ognuno nel suo ruolo può fare o non fare a seconda di come si comporta. Insomma tutto sommato non serve diventare medici per avere un ruolo più concreto nella vita di tutti i giorni, per cui rifletti su questo!

Detto ciò, secondo me è vero che inizieresti 10 anni dopo gli altri, ma sarebbero sempre 5 anni prima di me e se tutto va bene dopo laurea e specializzazione dovresti finire prima dei 40 anni. Io a 40 anni entrerei alla specializzazione, per cui è tutta un'altra situazione non credi? E se hai una persona vicino o la stai cercando durante la specializzazione vieni pagata, per cui farti una famiglia non sarà così impossibile.

In ogni caso la scelta è tua, la mia è solo una riflessione.

Simone

7 commenti:

Dama Arwen ha detto...

Sorrido perché oramai potresti farci una "professione da consulente" con questa rubrica di eprsone che ti scrivono.
Per la prima volta rifletto su una cosa: che tanti ragazzi più o meno "giovani" si interrogano sulla loro vita e sulle loro scelte: qualsiasi cosa decideranno, avranno ponderato, scelto e agito e non si saranno fatti scivolare addosso una vita che non gli apparteneva.

:-)

Matteo ha detto...

concordo con Dama Arwen. E' davvero bello leggere di persone che si pongono ancora domande invece di rispettare schemi depersonalizzanti. Sono sempre un nulla rispetto a tutte le persone che non si pongono mai quelle domande, o che fanno di tutto per dimenticarle perchè "troppo tardi"o"troppo difficile", ma è bello fermarsi un po' a riflettere.

Poi magari se non ci fossero testimonianze di chi sta provando percorsi singolari, non si inizierebbe mai. Invece basta anche solo leggere di una persona che va controcorrente e un po' di fiducia la si trova

Simone ha detto...

Dama: senza queste lettere credo che il blog avrebbe poco senso, no? E hai proprio ragione: c'è tanta gente che torna sui propri passi e riflette molto su scelte importanti... su una cosa sono sicuro, e cioè che essere tornato all'università e aver stravolto un po' tutto quello che facevo mi ha reso molto più ottimista nei confronti delle persone.

Matteo: leggere le esperienze degli altri, secondo me, ci fa capire che quello che ci succede non è poi così strano e speciale, e che qualcun altro l'ha già affrontato. Insomma sì come dici tu è un bell'incoraggiamento.

Simone

TIM ha detto...

Penso che la risposta che hai dato sia ben equilibrata (ma tanto ormai sei uno specialista!). E' vero comunque che spesso siamo preda di questa voglia di cambiare "a prescindere" e ci sembra che quello che stiamo facendo sia un lavoro inutile per noi e per gli altri. Magari invece è solo che siamo stanchi di quello che facciamo, perché il nostro lavoro non ci da da vivere dignitosamente, perché vediamo altri che 'sembrano' più felici di noi, ecc.. Dovremmo sempre avere la capacità di dirci sempre la verità sulle decisioni che prendiamo.

Elio Ugenti ha detto...

Mi rendo conto di scrivere molto in ritardo... Mi rendo conto che si tratta di un articolo di due anni fa... Ma sono altrettanto certo che leggerai ancora i commenti.
La mia situazione è - per certi versi - simile a quella di Livia...
Sono laureato con il massimo dei voto in "Cinema, Televisione e Prodizione Multimediale" (un corso di laurea che è afferente alla facoltà di Lettere e Filosofia), e sono attualmente iscritto al secondo anno di Dottorato di Ricerca. Diverse pubblicazioni di saggi all'attivo, la stima e la fiducia dei miei colleghi di dottorato e dei docenti con cui collaboro, l'apprezzamento degli studenti a cui seguo regolarmente le tesi e un convegno internazionale alle porte...
Insomma.. cosa volere di più dalla vita? Sono stato (da 8 anni a questa parte) completamente immerso in questo mondo, determinato e appassionato rispetto a quello che faccio.
Eppure da qualche mese qualcosa ha fatto "crack"... e l'ho realizzato soltanto in questi giorni. Da quel momento la crisi... la crisi più nera, più profonda. Un tormento interiore che ha segnato l'ultima settimana senza mai darmi tregua.
Ho messo in discussione tutto ciò che faccio e che ho fatto fino ad ora. Ho messo in discussione la sua "utilità" (con argomentazioni che quasi non si discostano da quelle di Livia).
Ho messo in discussione - e questo è il passaggio fondamentale - la "responsabilità" che deriva da quello che faccio. Mi occupo degli sviluppi "teorici" che emergono dalla congiunzione tra "Teoria dell'immagine" e "Teoria dei media", per comprendere quello che è il ruolo delle immagini nella "Cultura Visuale" contemporanea. Posto in questi termini, tutto questo appare come la cosa più affascinante del mondo... E vi assicuro che lo è.
Ma - e su questo vi prego di credermi sulla fiducia - è qualcosa che vive solo dentro l'accademia... Che non trova una sua "applicabilità" al di fuori... Competenze e strumenti che non possono essere "investiti" nel mondo.
Da qui i miei tarli... da qui i miei dubbi... da qui una possibilità che si fa largo nella mia testa: mollare tutto (adesso), prepararmi in questi mesi e tentare il test di medicina il prossimo anno.
Perché proprio medicina? Perché è una percorso professionale (non voglio parlare di una "facoltà") che consente un investimento di energie e un'acquisizione di competenze finalizzate al bene comune (non in un senso astratto, ma con un riscontro pratico nell'immediato)... che lo so, in fondo, che il "bene comune" può essere soddisfatto anche con ciò che faccio attualmente. Insomma... sono alle prese con una "svolta pragmatica" che ha pervaso con violenza la mia esistenza.
Aggiungo, questione non da poco, che questo "richiamo" porta con sé gli echi di una passione per la biologia che mi ha accompagnato negli anni delle superiori, e che ho accantonato al foto-finish per assecondare il desiderio più forte di non mollare le materie umanistiche.

Elio Ugenti ha detto...

Vengo alle conclusioni: è come se sentissi dentro di me che la passione per quello che faccio non si è spenta (nulla può o potrà mai spegnerla), ma al contempo percepisco che il percorso che ho avviato sin qui mi ha condotto a un punto limite... al raggiungimento di una visione del mondo e all'acquisizione di "schemi di pensiero" che però in questo campo ricadrebbero nella sterilità... Vorrei dunque arricchirli con delle competenze specifiche, che sono quelle proprie della figura del medico, per poi investirle nello svolgimento quotidiano di una professione (quella medica, la più bella del mondo).
Attualmente ho 27 anni... e mi dico che finirei (nel migliore dei casi) lo studio a 34 anni... Poi la specializzazione sarebbe retribuita. Ho fatto dei calcoli, e con il percorso che ho intrapreso adesso, non riuscirei a trovare prima di quell'età una vera realizzazione.. e si tratterebbe comunque di una situazione precaria, incerta, angosciante, conseguenza di una riforma Gelmini che ha eliminato la figura del ricercatore a tempo indeterminato. Quindi neppure questo può rappresentare per me un freno...
Eppure sto ponderando con molta calma... per il terrore di giungere a scelte affrettate e dettate dall'istinto. Ed è per questo che ho scelto di scriverti. Per ascoltare chi si è trovato in passato in una condizione simile alla mia. Ti chiedo immensamente scusa per essermi dilungato così tanto, e seppure dovessi scegliere di non rispondere, questo messaggio sarà servito a me per riorganizzare le idee.
Ti ringrazio in ogni caso.

Elio

Simone ha detto...

Ciao!

Ci sono passato anche io: prima di fare medicina ho scritto 7 libri, di cui uno solo ha trovato un editore. Stessa cosa pr l'ingegneria: tanta burocrazia e tante carte, ma nessuna sensazione di realizzare qualcosa di completo.

Se sei come me, non lo so. Però nel caso medicina o qualsiasi altro lavoro "concreto" ti cambierà la vita e forse non vorrai più sentir parlare delle cose che fai adesso come io non ho più scritto né letto romanzi o fatto pratiche ingegneristiche.

Come fare a saperlo?! Hai 27 anni: prova, non è davvero questa cosa così difficile o impegnativa e se é quello che vuoi davvero lo vedrai col tempo.

Simone