18/02/12

I problemi sbagliati.

Reumatologia è una specializzazione che, prima dell'iscrizione a Medicina, non pensavo esistesse nemmeno.

Cioè: un dottore che cura i reumatismi, e basta?! Fino a poco tempo fa, mi sarebbe sembrato assurdo.

Ma a pensarci bene sono un ingenuo: ormai si può trovare tranquillamente un medico che parte dalla medicina di base, punta su gastroenterologia, stringe sul fegato, si concentra sulle patologie autoimmuni, mette a fuoco le vie biliari e - come se non fossimo già abbastanza nello specifico - si occupa unicamente di vie biliari intraepatiche che poi, a curare le altre (quelle extra-epatiche), ci penserà qualcun altro.

E in una struttura così incredibilmente specializzata, io mi stupivo che ci fosse pure il reumatologo?! A pensarci bene, per essere un dottore solo, alla fine mi sa che fa anche troppa roba.

Fatto sta che della Reumatologia avevo proprio un'idea un po'... romantica. Ecco, chiamiamola così. Io m'immaginavo Zio Paperone che fa le previsioni del tempo perché gli fa male il ginocchio, oppure la vecchietta col mal di schiena per l'umidità che chiede al cacciatore buono di tagliarle la legna per il fuoco, così può scaldarsi e le passa tutto

E invece vai al tirocinio di Reumatologia, e capisci che i reumatismi non sono quelli delle favole o dei cartoni animati, ma che è proprio tutta un'altra storia: le malattie reumatiche sono delle robe che ti bloccano le articolazioni, e che piano piano ti deformano tutte le dita. Che ti lasciano a letto senza più camminare, che ti fanno respirare male, che ti rendono impossibile anche solo metterti le scarpe e uscire di casa.

Altro che Zio Paperone, col doloretto che ritorna poco prima che piove. Ma è anche vero che lui era il papero più ricco del mondo, e poteva curarsi come si deve... questo sì.

Perché i farmaci per migliorare l'andamento di certe malattie alle volte esistono, ma lo stato non te li passa. E allora se te lo puoi permettere magari stai un po' meglio, perché ti compri il farmaco figo che fa effetto e ha pure pochi effetti collaterali. Altrimenti ti devi accontentare: quello che ti danno ti danno, e per quello che invece non puoi permetterti sono cavoli tuoi.

Durante il tirocinio in Reumatologia facciamo il giro visite, e ci presentano una persona. Non mi ricordo il suo nome, o forse non ce l'hanno proprio detto. Ma facciamo che si chiama Chiara.

Chiara sta in pigiama seduta sul letto. È piccolina, con le spalle strette e una postura rigida, forse perché ha un po' soggezione di noi o forse perché meno contratta di così non riesce proprio a stare.

E Chiara ha una malattia di quelle che ti gonfiano le mani finché non riesci più nemmeno a chiuderle per prendere le cose. Quando ti muovi ti fa male tutto, la notte non dormi e sulle dita ti vengono dei tagli che non vogliono più saperne di guarire da soli.

La malattia di Chiara prende anche ai polmoni. Poi da lì piano piano passa al cuore, e alla lunga il fatto che sei malato ti si vede anche in faccia. Fare le cose più semplici - quando ci riesci - diventa come scalare l'Everest, e se hai qualcuno vicino c'è il rischio che a un certo punto si stanca, e scappa via. E alla fine rimani anche solo.

Chiara racconta della malattia con la sua voce leggera, e io scopro che ha la mia stessa età.

Ha la mia età, però non ha avuto il dubbio di quello che voleva o non voleva fare. Non si è messa davanti alla scelta di ricominciare qualcosa. Di buttarsi a dare esami o concentrarsi sul lavoro, oppure ancora di lasciare tutte queste cose magari per sposarsi e correre appresso a dei ragazzini.

Chiara non può scegliere di non avere la sua malattia. Può lottare per costruirsi una vita attorno ad essa, ma tutte le decisioni importanti, per lei, le ha già prese qualcun altro: il DNA, i fattori predisponenti, il suo sistema immunitario che funziona a cazzo di cane. E una grande, enorme sfiga, che sui libri non ce lo scrivono mai, ma alla fine è palese che conta anche quella.

Esco dal reparto, che di Reumatologia non c'ho capito ancora niente. La bocca amara per le maledizioni che continuo a mandare giù, ma in testa delle idee un po' più chiare: chissene frega degli anni che hai, di quello che hai fatto e di quello che avresti intenzione di fare nel momento in cui tutti i tuoi assurdi parametri avranno raggiunto un determinato valore.

Ho fatto bene a iscrivermi a Medicina a 33 anni, e chi mi diceva diversamente mi ha consigliato male.

Ci facciamo solo tanti, inutili, problemi sbagliati.

Simone

20 commenti:

Stefano ha detto...

Quello che, in fondo, volevo sentirmi dire:

"Ho fatto bene a iscrivermi a YYYYYYYYYYY a XX anni, e chi mi diceva diversamente mi ha consigliato male.

Ci facciamo solo tanti, inutili, problemi sbagliati.

Anonimo ha detto...

La prossima volta che vai da Chiara lasciale questo biglietto:

Questa gara è un combattimento tra leoni,solleva il mento, tira indietro le spalle, cammina con orgoglio. Non leccarti le ferite, festeggiale. Le cicatrici che porti sono il segno di chi combatte.Stai partecipando ad un combattimento tra leoni e se ancora non hai vinto non significa che tu non sappia ruggire!

Simone ha detto...

Stefano: eh, mi fa piacere :)

Anonimo: prima di tutto, spero di non incontrare mai più Chiara e che il suo sia stato un ricovero molto breve.

Darle il tuo messaggio senza parlarle del blog sarebbe comunque difficile, e non vorrei che trovando questo post si riconoscesse in una descrizione così "dura" della sua malattia. Non lo pensi anche tu?

Credo che parlare delle persone e delle loro malattie vada fatto solo in casi particolari e con il loro consenso, e da qui nasce anche quel nome "inventato" un po' come stratagemma per parlare non di quella persona ma di "una" persona, non chiaramente identificabile.

In ogni caso ti ringrazio, hai scritto delle parole molto belle che potremmo dedicare a tutti gli ammalati.

Simone

StellaPazza ha detto...

Quando vedo o sento storie come quella di Chiara, mi viene rabbia. Non per lei, ovviamente, ma per tutti quelli che i problemi se li creano, se li inventano, che piagnucolano per cavolate, che fanno le vittime, che si mettono da soli gli ostacoli davanti per non fare le cose, o che per due linee di influenza pare che agonizzino. Aaaaahhh che rabbia!!!

Simone ha detto...

Stellapazza: o che per qualche anno di troppo mollano tutto e si deprimono... ecco appunto :)

Simone

Anonimo ha detto...

Grandeeeee!Hai ragione, ci facciamo un sacco di pippe mentali, è la buona volta che il prossimo anno mi iscrivo a psicologia a 35 anni!!!

Simone ha detto...

Anonimo: grande! :)

Matteo ha detto...

Esperienze come questa mi convincono sempre più che se non si ha la sfortuna di dover convivere con dei veri problemi, bisognerebbe ricordarsi di non crearseli da soli.

Se si è fortunati e tutto sommato si è liberi di scegliere quello che si vuol fare, senza limitazioni se non la propria pigrizia, tanto vale godersi le proprie scelte. Nel tuo caso hai la fortuna di aver trovato la tua strada nella medicina, senza aspettare di avere in mano un pezzo di carta e di dover affrontare nuove difficoltà, goditi la tua scelta.

La Zia ha detto...

Grazie per questo post perchè tu non lo sai ma un po' lo hai scritto anche per me che la mattina mi alzo e chiedo a mio marito se mi aiuta a vestirmi prima di andare al lavoro. Per me perchè respiro bene ma gli esami dicono che non dovrei riuscire a fare due scalini.
Per me perchè vorrei tanto fare la mamma ma quando lo dico alla reumatologa le vengono i sudori freddi.
Grazie Simone.

La ReumZia.

Anonimo ha detto...

il finale è quello di cui avevo bisogno anch io!

Simone ha detto...

Matteo: infatti, anche secondo me, spesso i problemi chi non ce li ha finisce per inventarseli. E grazie! :)

Zia: qualcosa in realtà mi avevi accennato in un post di qualche giorno fa, per cui a dire il vero un pochino mentre scrivevo questo mi sei venuta in mente anche tu.

Mi chiedevo cosa ne avresti pensato e se avresti voluto commentare... e grazie per averlo fatto :)

Anonimo: bene! Ma sei un anonimo vecchio, un anonimo nuovo, un anonimo che è tornato... troppi anonimi siete!!! :)

Simone

Anonimo ha detto...

Grazie Simone !
Sei la mia psicoterapia quotidiana!
c.

Simone ha detto...

C: Grazie a te! :)

Simone

emma ha detto...

Gli alcoolisti anonimi iniziano le sedute di gruppo ripetendo questa frase:
DAMMI LA SERENITA'PER ACCETTARE CIO' CHE NON POSSO CAMBIARE,
IL CORAGGIO DI CAMBIARE CIO' CHE POSSO,
E LA SAGGEZZA PER RICONOSCERE LA DIFFERENZA.

io voto Simone Navarra specialista in Reumatologia...

Simone ha detto...

Emma: grazie! Forse Medicina Interna, ancora non lo so.

Simone

Un Soccorritore ha detto...

Leggere il tuo blog è sempre una nota positiva della giornata;
"Ho fatto bene a iscrivermi a Medicina a 33 anni, e chi mi diceva diversamente mi ha consigliato male.
Ci facciamo solo tanti, inutili, problemi sbagliati."


Hai perfettamente ragione, e hai avuto il coraggio di dimostrarlo!
Grande!

Eddy ha detto...

Uno dei più bei post ed uno dei più bei dibattiti letti. Bravo Simone !
P.S. Dovresti farti pagare per la psicoterapia che fai....o prendere in considerazione l'ipotesi di fare lo psicoterapeuta... ;-)

Simone ha detto...

Soccorritore: grazie!

Eddy: lo psichiatra dici... ?! Ma poi mi renderei conto di tutte le mie nevrosi e idiosincrasie, e starei una vita a cercare di auto-analizzarmi! :)

Simone

Marco ha detto...

Devo farti i complimenti per questo post...di solito chi scrive su un blog mi sta un po sullo "stomaco" perchè mi da sempre la vaga impressione del grande scrittore , ma non dimostra mai di saper scrivere.
Tu mi hai semplicemente sorpreso

Simone ha detto...

Marco: grazie! Come dico sempre: da quando ho messo di fare lo scrittore, scrivo molto meglio. :)

Simone