03/07/12

Il tirocinio a Ginecologia, in sala operatoria.

Dopo che diventerò medico, credo che farò il modello.
In realtà quello a Ginecologia non è stato un vero e proprio tirocinio: abbiamo fatto delle lezioni con un ginecologo per il corso di Medicina della riproduzione. Gli abbiamo chiesto se qualche volta potevamo andare in reparto, lui ha detto di sì e dopo qualche settimana - il tempo di togliermi gli esami più impellenti - eccomi qua.

Mi sono pure comprato la casacca verde, coi pantaloni verdi e gli zoccoli verdi. Che poi volevo il tessuto super leggero fico e le crocs che sono più comode. Ma le crocs non ce l'avevano e col tessuto superfico c'erano le casacche blu, ma quelle verdi no: attaccati.

In tutto questo ho scoperto che il blu è per gli infermieri, il verde per i medici e il bianco per il professore. O forse è capitata così in quel giorno particolare, visto che questa divisione tanto precisa mi pare un po' strana e in giro vedi spesso pure le casacche rosa e qualcosa tipo blu fuxia lilla che si mettono le donne oppure a scrubs quando devono prendere per il culo qualcuno.

La cosa che mi colpisce più di tutte è la situazione del reparto: per i corridoi, mentre cerchiamo la sala, io e la studentessa che è insieme a me troviamo un'infinità di scritte e disegni sui muri. Sembra una stazione della metro più che un ospedale, e non è che faccia tutta questa meravigliosa impressione. Passo lì in mezzo a quel casino e mi chiedo: bo'?!

All'interno del reparto, invece, quello che mi lascia esterrefatto è la tranquillità dei chirurghi: noi studenti stiamo mediamente in ansia, che a vedere tagliare e aprire la gente ancora non siamo troppo abituati. Va già meglio delle prime volte a urologia, ma insomma stare lì a cuor leggero è francamente impossibile.

Le mamme sono ovviamente quelle più in tensione, che tempo 10 minuti e succederà di tutto. I papà sono un po' tra il sognante e il rintronato spinto, mentre i medici invece sono di una serenità inespugnabile.

Vanno in sala, aprono, chiudono, poi tornano nella saletta loro e stanno lì a guardare il telefono o a chiacchierare o a leggere le cartelle in attesa che li chiamino di nuovo. Cioè, mi dicessero a me "domani devi fare un cesareo" mi verrebbe il panico e mi sentirei male solo al pensiero di fare mente locale all'idea di prendere in mano il bisturi.

Poi però fai pratica per anni, e alla fine quella diventa la tua normalità: eventi che terrorizzano le persone normali non sono più niente, tagli e ricuci le persone e stai tranquillo come quello che impasta la pizza o che ti serve il caffé al bar.

Alla fine credo che tutto il succo della questione sia semplicemente quello: restare lucidi in situazioni dove per il 99% delle persone stare calmi è impossibile. Una volta che ci riesci, sei un chirurgo.

E insomma io invece sono quello ai piedi del letto operatorio che si sente più simile a uno mascherato per carnevale che a un dottore vero. Vedo il taglio all'altezza dell'inguine, si apre il sottocutaneo, si scansano i muscoli e il peritoneo. Un'altra incisione sull'utero, poi metti la mano dentro e tiri fuori un accidenti di essere umano tutto sporco di Dio solo sa cosa e incazzato nero.

Il neonato passa a subito in mano ai pediatri che controllano come respira, mentre il papà fa 8000 foto come da manuale. Un saluto alla mamma e poi via, verso non so quale reparto. 2 o 3 giorni dopo si va a casa, e poi l'asilo, la scuola, gli amici, il lavoro, la seconda laurea, l'IMU e insomma quelle cose lì che ti toccano quando sei nato per davvero e mo' non scappi più e sono cavoli tuoi.

Lasciando il reparto, passo di nuovo per i corridoi tutti scarabocchiati di prima. Questa volta li osservo un po' meglio, e finalmente realizzo che ci sono scritte cose tipo: come ti ho visto eri già nella mia anima. Dopo tanta fatica ce l'abbiamo fatta. Benvenuto. Alle 3 e 15 di notte (mortacci sua, questo lo aggiungo io) è nato Marco.Ci hai fatto piangere. Oggi è il giorno più bello della nostra vita.

Per me, insomma, non esageriamo: diciamo che - nell'arco della mia, di vita - questo è stato un giorno positivo. Medio-buono, diciamo. Gli darei un 7.

7+ va', per il bel ricordo che mi ha lasciato.

Simone

11 commenti:

StellaPazza ha detto...

mio zio mi ha detto che alla fine di medicina era sempre indeciso su oncologia(mi sembra) o ginecologia , poi non ha avuto più dubbi: vedere un essere umano che nasce è la cosa più bella del mondo. Non credo che quei medici che hai visto tu non si facciano coinvolgere, magari sono nascosti dietro le mascherine, ma un sorriso o una lacrimuccia viene per forza. Bello questo post :)

Anonimo ha detto...

Quindi stai valutando l'idea di internarti a ginecologia?Però non hai mai scritto della prima operazione ( taglia e cuci) e delle annesse sensazioni che hai provato!(o se c'è un post che nn ho letto magari posta il link che ci guardo)
Valentina

Simone ha detto...

Stella: No secondo me il bambino non lo guardano nemmeno, a quello ci pensano i pediatri.

Valentina: non penso di voler fare il chirurgo.

http://www.simonenavarra.net/2011/10/la-prima-volta-in-sala-operatoria.html

Fra ha detto...

Se io lavorassi in sala parto, se non riuscissi a non svenire(!), piangerei tutto il tempo per la commozione!! :)
Sono una apparentemente dura, diventata tremendamente piagnona con l'età!

Eilan82 ha detto...

Perdonami, ma:

Cit: "Un'altra incisione sull'utero, poi metti la mano dentro e tiri fuori un accidenti di essere umano tutto sporco di Dio solo sa cosa e incazzato nero."


HHAHAHAHHAHAHAHAHAHHAAHAHAAH!
M'hai fatto crepare!!!! XDXDXDXD

Però Simò, che invidiaaaaaaaaaaaa!!!! Uff! Sai che se io avessi fatto medicina molto probabilmente poi avrei scelto proprio ginecologia? :(
Quanto ti invidio, porca paletta!!! >__>'

Ma toglimi una curiosità: perché il camice l'hai dovuto comprare? O_O' Non te ne danno uno loro ogni giorno quando vai in reparto?
Ma soprattutto... 'ndò cacchio se compra che lo vojo pur'iooooo??!?! hahhahahahahhaa :P *___*

ps. Ma dimmi che anche tu guardi "24 ore in sala parto" su sky, dai! hahahaha :P ;)

Anonimo ha detto...

Ma son cose di cui meravigliarsi??? Scusa non ce l'ho con te ma con l'università italiana...
Comunque gli studenti di medicina (fonte:me stesso, studente di medicina) sono tra i meno svegli che conosca.. visto il lavoro che dovranno svolgere stiamo messi bene!
Gente che deve studiare millemila ore e quindi privarsi di esperienze di vita come caspita farà ad affrontare certe realtà? Col piglio di Leopardi gobba compresa ;)Luca

Simone ha detto...

Eilan: il camice e tutto il resto devi comprartelo, in sala operatoria ti danno quelli usa e getta e le mascherine.

Comunque vicino all'università è pieno di posti che li vendono :)

Luca: ovviamente nessuno si stupisce per quello che fanno i chirurghi, la mia è più un'ammirazione perché comunque non è facile.

Esperienze di vita i miei "colleghi" universitari ne fanno comunque tante, dipende più dalla persona che da quello che studi secondo me... e l'impressione è che siano comunque più svegli di come ero io quando studiavo ingegneria :)

Simone

Dama Arwen ha detto...

Ecco, io invece per quanto le nascite mi affascino mi chiederei ogni gg - se fossi ginecologa - perché cazzo la gente si riproduce e che minchia di voglia ha di far passare ad un nuovo essere tutte le paturnie della vita? Che se poi lui non è contento di esserci in questo mondo e un giorno te lo rinfaccia pure?
E poi siamo troppi su questo pianeta…

Cmq i tuoi post sulle tue esperienze vissute son sempre i più belli :-)

Simone ha detto...

Dama: che ottimismo travolgente! :)

Io penso che alle volte la mia vita è stata una vera merda, però tutto sommato è anche una figata e se fossi morto mi piacerebbe sinceramente rinascere.

Insomma magari qualcuno non si dispiace se lo metti al mondo... e poi da vecchia non lo vuoi qualche figlio a cui rompere le palle e distruggere l'esistenza? Io sì.

Simone

Dama Arwen ha detto...

Io NO, nel modo più assoluto!

^___^

Ma sarà presto argomento di un mio post, xké son curiosa di sentire le opinioni altrui a riguardo e confrontarmi!

Simone ha detto...

E allora aspetto il post!!!

Simone