09/06/11

Il mio quarantesimo esame.

Questa mattina ho dato Metodologia Clinica, e l'esame è andato molto bene.

E ora io non sono solito né dare troppo peso ai voti (anche perché non è che io abbia una media alta) e nemmeno vantarmi per il risultato di qualcosa che dipende anche dalla fortuna o dalla faccia da cuore che uno riesce a tirare fuori in un determinato momento.

Però a questo esame alla fine ci tenevo più che ad altri: un po' perché ci lavorano alcuni professori con i quali ho fatto tirocini e internati, e se facevo una figura del cavolo in reparto chi ci tornava più.

Un po' anche perché questa era una materia tutto sommato facile (nulla a che vedere con Biochimica o - che ne so - Microbiologia) sebbene con un programma misterioso e un orale che dipendeva anche dal fatto di essere interrogati da questo o da quell'altro docente. Però su quaranta esami che ho fatto (28 a Ingegneria, e per ora 12 di Medicina) in questo c'è stato il primo approccio al paziente con l'esame obiettivo, il riconoscimento dei segni, la decisione sugli accertamenti da fare e - in forma molto embrionale - la ricerca di una diagnosi.

E insomma alla fine questo esame era semplice ma conteneva anche un qualcosa di diverso con cui prima non mi ero mai cimentato: il primo "giro" in reparto, la prima volta che usi un fonendoscopio, il primo contatto reale con i pazienti e con le malattie. E il fatto di averlo superato cambia poco o nulla in un'ottica di una laurea infinita come quella in Medicina, ma mi sembra un ottimo punto di partenza.

Adesso tra un mese ho Patologia Integrata Uno, e si ripiomba sui nomi da imparare a memoria, lo scritto con le crocette (veramente c'erano le crocette pure a Metodologia, ma erano poche) e circa 1500 (mille-e-cinque-cento) pagine sparpagliate su sette libri, che se solo hai capito cosa bisogna studiare stai già un bel pezzo avanti.

Nel frattempo penso che andrò qualche altra volta in reparto, a Medicina Interna, e vorrei frequentare un po' anche l'ambulatorio di Cardiologia: così magari mi imparo anche qualcosa di Cardiologico, appunto. O almeno spero.

Però adesso per qualche giorno libri e ospedali non li voglio nemmeno vedere, che sono un po' cotto. E domani me ne vado proprio al mare.

Simone

La foto che ho usato nel post è di questo autore.

11 commenti:

TIM ha detto...

Spero per te che il tempo sia come quello della foto, ma a guardare le previsioni...
Temistocle

Ariano Geta ha detto...

Intanto complimenti, ma a me ha fatto paura il titolo: 40 esami dati, divisi su due corsi di laurea, ok, ma pur sempre 40... mamma mia!
Io ne ho dati 20 (28 considerando gli scritti) e se ne dessi altri 6-7 potrei prenndere una seconda laurea (sempre umanistica, ovvio) eppure non ci penso neanche! La sola idea di rimettermi a studiare in modo pressante per sostenere esami universitari mi terrorizza!
Complimenti per la tenacia.

Simone ha detto...

Tim: il tempo è bello... ma veramente ora sto in ufficio :(

Ariano: grazie! In effetti 40 sono proprio un sacco, e non ho contato esami di stato, abilitazioni e rotture varie!

Simone

Tulps ha detto...

Allora questo deve diventare sicuramente un capitolo del tuo libro! Bravo Simone!

Simone ha detto...

Tulps: non so, secondo me il libro a questo punto è già "finito". Cioè una volta affrontato il cambiamento, il test, i primi esami e i tirocini ormai la cosa è "andata". Adesso mi aspettano altri 3 anni di esami, e non sono convinto che saranno altrettanto interessanti per un eventuale lettore.

Simone

Eddy ha detto...

Secondo me la cosa "non è andata" cioè non è che voglio portarti sfiga, lungi da me, intendevo nel senso narrativo del termine: i prossimi potranno anzi potranno contenere un sacco di esperienze che potrai ancora raccontare. E cmque di studio sono solo 2 e mezzo se ricordo bene, il II semestre del VI anno, almeno nel mio ordinamento non aveva esami...

Simone ha detto...

Eddy: ha perfettamente ragione. Però dopo un certo momento, in particolare dopo i primi tirocini, sono cambiate le mie sensazioni. È un po' come se i primi anni fossero stati una sorta di grosso cambiamento nel quale ho dovuto anche affrontare la difficoltà di lasciare tante cose ormai "consolidate" per cercarne altre.

La "storia" che va dalla decisione di iscriversi all'università fino al primo tirocinio io la sento come conclusa, perché ormai il cambiamento c'è stato.

Poi posso sempre continuare a raccontare i tirocini e quello che mi aspetta, e anzi credo che lo farò, ma il "senso" di scegliere e cercare un cambiamento secondo me l'ho raggiunto già molto prima della laurea, perché rispetto a 3 anni fa mi sento già una persona completamente diversa.

Simone

CyberLuke ha detto...

Quaranta esami, brivido.
E rispetto, massimo rispetto.
Firmato: uno che ha dato tre esami ad Architettura.
Il primo, Composizione, con trenta. Ero gasatissimo.
Il secondo, Fisica Uno, con un ventiquattro tirato.
Il terzo ed ultimo, Analisi Uno, con un vergognoso diciotto.
Poi iniziai a lavorare in pubblicita', e feci finta che Architettura fosse stato solo "un gioco", uno scherzo, una sfida con me stesso.
Vedi le cazzate che inventavo? Come pubblicitario, iniziavo benissimo.

Simone ha detto...

Luca: l'università secondo me deve servire a raggiungere un obiettivo. Se nel lavoro ti sentivi già realizzato probabilmente Architettura non ti serviva.

Io ho deciso di diventare un Medico, e allora gli esami sono semplicemente un percorso obbligato.

Simone

Simone ha detto...

Poi si può studiare anche solo per se stessi, ma in fondo è un obiettivo anche quello.

Simone

Tulps ha detto...

Ok, Simone, allora lo metteremo nell'epilogo. Il lettore vorrà sapere "a volo d'uccello" come sono andate avanti le cose! Il fatto di pubblicarlo più o meno a metà percorso secondo me è una buona scelta... perché nel lettore "avvicina" le distanze con chi sta solo "pochi" passi (anche se sono quelli fondamentali) più avanti di lui. Scrivere quando si è già arrivati è molto più semplice, e chi legge potrebbe vederlo come un traguardo irraggiungibile.
Tienici aggiornati!