07/06/11

L'internato a Fisiopatologia Respiratoria.

L'internato a fisiopatologia respiratoria comincia alle 8 facciamo 8 e mezza, che tanto prima non c'è nessuno.

Noi siamo sei studenti del terzo, due o tre dell'ultimo anno, due specializzandi e un professore. Lo stesso professore che poi dovrà farci l'esame, per cui insomma meglio non farsi notare troppo.

I pazienti entrano uno alla volta, parlano un po' dei loro problemi e delle terapie che stanno seguendo. Poi fanno la spirometria (un esame che devi soffiare in un tubo) nel caso serva fanno anche un emogas (un esame che ti prendono il sangue da un'arteria del polso: attenzione ho scritto ARTERIA) e alla fine gli vengono dati farmaci, indicazioni e tutto il resto.

Il professore è uno di quelli bravi. O meglio, diciamo che è uno di quelli che si filano gli studenti, nel senso cioè che invece di fare le cose senza cagarti di striscio e non vedendo l'ora che te ne vai, si mette lì e prova a chiederti le cose e a vedere se hai capito.

Per prima cosa ci chiede cosa sono le patologie ostruttive e restrittive, e noi ovviamente non sappiamo una minchia e ci si mangia vivi. Dopo ci domanda che vogliono dire quei numeretti che vengono fuori dopo che soffi nel tubo, nessuno c'ha capito una mazza e ci si mangia di nuovo. Poi ci porta nello studio e ci fa leggere gli emogas da un librone dove li tiene archiviati, ma noi ovviamente non siamo capaci e lui ci fa capire che se ci sbagliamo all'esame forse era meglio non essere nati... o per lo meno non essersi iscritti a Medicina, o nel suo corso.

E insomma 'sto tirocinio a fisiopatologia respiratoria alla fine è un po' stressante. Però visto che come ti sbagli il professore ti si inalbera, dal secondo giorno a leggere l'emogas siamo diventati tutti bravissimi e non ci sbagliamo mai. Quasi mai, forse. Oppure diciamo a volte, ecco. Verrebbe quasi da desiderare che ci fossero più professori desiderosi di riempirti di domande e farti a pezzi ogni cinque minuti, ma a pensarci un po' meglio forse conviene che ci siano anche un po' di quelli che non ti si filano nemmeno... che se no ogni volta che vai in reparto ti viene un esaurimento nervoso.

Il terzo giorno stiamo nuovamente lì alle 8 facciamo 8 e mezza, che tanto se no non c'è ancora nessuno. Vediamo i pazienti che fanno la spirometria: certi numerini ancora non l'ho capiti, però mi sembra di stare lì da otto anni invece che da 3 giorni soltanto. Chiedo se possiamo provare a fare noi il prelievo di sangue, che nella pratica come dicevo equivale a bucare l'arteria a un paziente con tutte le funeste conseguenze del caso. Solo ci dicono di no, mentre gli altri tirocinanti - chissà perché - c'hanno paura di farmi da cavia e allora niente.

Arriva pure il professore col temuto librone degli emogas. Solo che ormai (più o meno) a leggerli me lo sono imparato, e non è che ci sia questa enorme varietà di situazioni e numeretti da decifrare.

Ma se lo dico apertamente pare così brutto? Fisiopatologia respiratoria è una gran rottura di palle, come tutto l'esame di Pneumologia. Sono 4 formule di fisiologia espanse per 750 pagine di libro, con definizioni da sapere a memoria e gli stessi 3-4 test da ripetere all'infinito. E magari se uno fa il chirurgo o l'internista o qualcos'altro può essere anche interessante, ma a me che sto solo lì a guardare la noia mi ha sconfitto dopo 3 giorni.

L'ultimo giorno arriva un paziente giovane. Avrà 20 anni, più o meno. Massimo 25. In sintesi ha fatto una cura radio e chemioterapica per la Leucemia, e come spesso capita in questi casi radioterapia e chemioterapia gli hanno danneggiato i polmoni.

Adesso si sente bene, e in questi casi la cosa più difficile è convincere il paziente che la cura non è ancora terminata e che deve continuare a seguirla. Comunque sia il ragazzo gioca a calcetto. Ha un lavoro, e una vita come quella di qualsiasi suo coetaneo. Deve solo stare un po' attento ai polmoni, perché se certe cose le trascuri da giovane, poi quando sei vecchio finisce che hai un sacco di problemi... ma è un discorso che credo che valga un po' per tutti.

La Leucemia, invece, non ce l'ha più.

Simone

12 commenti:

TIM ha detto...

Bel pezzo, dottore. Comunque mica è scemo uno che si fa bucare così un'ARTERIA del polso! Quindi tutta la mia solidarietà ai tirocinanti! Tenete duro, mi raccomando!
Temistocle

Simone ha detto...

Hai ragione... ma prima o poi uno non e' più tirocinante per cui certe cose dovrà pure averle imparate in qualche modo! ^^

Simone

TIM ha detto...

Una delle mie tante esperienza è stata fare due anni di medicina, forse te l'avevo detto. Feci gli esami del primo anno e qualcosina, non ricordo neppure cosa, del secondo. Quando andavamo a lezione di biologia (o era istologia?), entravamo in un plesso dove c'era non ricordo che istituto; e tutte le mattine c'erano tirocinanti che ci fermavano e ci chiedevano se volevano donare un po' di sangue per le loro analisi. Io accettavo quasi sempre e quando stavano per infilare l'ago, gli rivelavo (ed era vero!) di essere microcitemico, la qualcosa mandava a monte i loro piani di sforacchiamento, visto che avevano bisogno di sangue "sano". Poi ho smesso questo giochetto, perché ho pensato che magari qualche giorno volevano proprio quello "malato" come il mio e mi avrebbero beccato!
Temistocle

Simone ha detto...

Non sapevo nulla di questi tuoi "trascorsi". Riguardo a fare da cavia sei cattivissimo, pensa loro come ci rimanevano male! ^^

Simone

Eddy ha detto...

E si il problema per gli studenti di medicina è sempre quello di trovare il modo di fare un'adeguata esperienza sul campo.
Tim potresti aprire un mini blog e raccontarci della tua breve esperienza a medicina... ;-)

Simone ha detto...

Eddy: più che "adeguata" io vorrei almeno un'esperienza "minima" prima di laurearmi, se no finisce davvero che alla fine non so fare nulla!

Comunque anche oggi sono andato in reparto e bene o male alla lunga qualcosa mi imparerò... spero. ^^

E allora aspettiamo tutti il "medical drama" di TIM!

Simone

Anonimo ha detto...

mi sa che dopo i 6 anni non sapria fare quasi nulla, come tutti i neomedici....solo alla specializzazione si impara qualcosa.
Ma vi ha fatto provare a voi a prelevare sangue dall'arteria?? Penso che la cosa migliore sarebbe prendere la seconda laurea in medicina dopo la laurea in sci. infermieristiche! In questo modo avremmo medici super bravissimi!
In bocca al LUPO!!!!

Simone ha detto...

Anonimo: no appunto il prelievo non l'abbiamo fatto. Secondo me ti impari anche se sulle cose ti ci impegni per conto tuo... nel senso che alla specializzazione puoi sempre stare solo a guardare come un qualsiasi altro studente e non impari nulla lo stesso.

Crepi il lupo!

Simone

TIM ha detto...

Allora, il medical drama inizia il giorno in cui andai a (...) a cercare una stanza dove stare, visto che l'università distava 400 km dalla mia città e naturalmente non potevo fare avanti e indietro in giornata. Ricordo che quel giorno il titolone di tutti i giornali era: rapiti fabrizio de andrè e dory ghezzi...
bene, ora voi sganciate un tot e io continuo, e avanti così di puntata in puntata...
Temistocle

Simone ha detto...

Tim: e no, non te la cavi così facilmente! Adesso apri un blog e lo aggiorni almeno 3 volte a settimana con tutta la storia... e poi agli scrittori mica li pagano, non lo sapevi questo? ^^

Simone

TIM ha detto...

Per questo non faccio lo scrittore, senno diventerei trooooppo ricco.
Però se volete sapere qualcosa di più...
Temistocle

Bisturi alla mano ha detto...

wow...anche io sono uno studente di medicina ma sto iniziando il seocndo anno..l'idea è Pneumologia ma leggendo il tuo articolo magari è meglio se aspetto e vedo da vivo il reparto com'è.. passa a trovarmi dal mio nuovo blog: http://bisturiallamano.blogspot.com/

In bocca al lupo!