Codice Aggiunto e la sindrome di Reinegarth sono tra i miei primi lavori. Forse per certi versi erano ancora un po' acerbi, e pur affrontando temi attuali come la clonazione e la scienza moderna, rispetto a tutto quello che ho scritto dopo sono molto più di fantasia e meno correlati a quello che avviene nel mondo reale.
In Mozart di Atlantide c'era invece un'ambientazione che provava a trasmettere la perdita di una memoria (intesa come etica e valori) della società moderna, e un'omologazione della cultura che arriva al punto da annullare l'identità stessa dell'individuo. Nel libro dei gatti ho provato a costruire una sorta di microcosmo in cui ogni personaggio e ogni posizione venivano in un modo o nell'altro a dover interagire con la posizione opposta. Ogni società è fatta di contrasti, e ognuno di noi - nel momento in cui decide di partecipare alla vita della collettività - si trova a schierarsi con l'una o con l'altra fazione.
Anche Primo Mazzini, per quanto forse il più leggero tra i miei romanzi, voleva mostrare una società perennemente in crisi, ma nella quale alla fine le cose accadono o si portano a conclusione semplicemente perché qualcuno è abbastanza ottimista almeno da provarci. Di fronte a un mondo, una comunicazione, una rete internet, una politica e una cultura che tendono sempre più a deprimere, respingere e a convincere che impegnarsi in maniera costruttiva sia inutile, un personaggio assurdamente positivo come Primo Mazzini, che si pone di fronte a qualsiasi disastro con l'atteggiamento di chi non si lascia abbattere da nulla, mi pareva talmente anticonformista da lasciare in qualche modo il segno sugli eventuali lettori.
Questi sono i miei libri, insomma. Non so quanto poi effettivamente arrivi a chi legge delle miei idee e delle mie posizioni, perché in fondo un romanzo deve anche semplicemente intrattenere. Qualcuno mi dice che più messaggi inserisci in un testo e peggio stai scrivendo, e che comunque i lettori non li recepiranno. E questo qualcuno potrebbe anche avere ragione.
In ogni caso, nel momento in cui sto cambiando un po' tema, un po' genere, un po' approccio e un po' insomma tutto il mio modo di relazionarmi con la scrittura, mi sono detto che - forse - quando penso una cosa potrei limitarmi semplicemente a dirla così come ce l'ho in mente. Senza particolari storie a mascherarla, senza giri di parole, senza il bisogno di far ridere per forza o di cercare comunque un trasporto emotivo.
Non dico che poi non potrò usare certi argomenti per scrivere anche della narrativa. Ma sto semplificando un po' tutto e magari semplificare anche le proprie idee, per renderle più fruibili da chi potrebbe eventualmente essere interessato, non è comunque una cattiva idea.
Insomma, questa chiacchierata forse un po' inutile era per dirvi che, a breve, vi troverete a leggere un primo post di questo tipo. Ho pensato che avreste potuto pensare che fossi impazzito, per cui mi è parso utile fare una premessa di questo genere. Come per tutte le cose che inizio online, poi, vedremo cosa ne verrà fuori: vedremo se a qualcuno il mio punto di vista sembrerà interessante, e vedremo se qualcun altro vorrà anche dire la sua.
Alla fine vedremo anche se sarà stata una prova tanto per, o se invece sarà stata una buona idea e varrà la pena di continuare in questa direzione. In ogni caso, come direbbe per l'appunto Primo: che problema c'è? Se anche scrivi qualche cavolata, la gente penserà che volevi proporre qualcosa di nuovo... ma che però, alla fine, ci hai ripensato.
Simone



