31/08/12

Il dubbio di Medicina d'urgenza.

E vabbe': col manichino, so' boni tutti!
Alla fine la tesi non l'ho ancora chiesta... che ho l'esame che sto preparando il 13 con orale il 20 e magari se la chiedo prima vogliono che vado subito in reparto e poi sono cavoli amari.

Che poi possono sempre dirmi di no: che c'è troppa gente, che non ho la media richiesta, che non gli sto simpatco, che qualcosa comunque che non va se vai a vedere si trova sempre. Ancora - insomma - è tutta da vedere.

Il fatto però è che nemmeno io sono così sicuro al 100% che sia la strada giusta. Ma tutto sommato, chi si specializza con la sicura certezza che il percorso migliore era quello piuttosto che un altro?

Penso che a medicina d'urgenza ti capita di vedere un po' di tutto, e che quando esci da lì sei un medico vero di quelli che bene o male capiscono cosa hanno di fronte e sanno impostare e indirizzare un paziente di conseguenza. A me del pronto soccorso in sé e di tutte le puttanate che si vedono nei telefilm non me ne frega niente: io voglio andare lì per imparare, imparare e diventare un bravo dottore. La mia paura più grossa è finire questi studi di Medicina ritrovandomi poi senza sapere e saper fare un cavolo... e da questo punto di vista penso che questa specializzazione vada invece benissmo, e che sia forse la più completa.

L'alternativa sarebbe medicina interna, che è sempre una specializzazione dove impari un po' di tutto, ma forse è un po' più teorica mentre nell'urgenza c'è anche più un approccio pratico al paziente che tutto sommato mi attrae di più. L'internista conosce più cose, il medico d'urgenza sa fare più cose... almeno, dal poco che mi è parso di vedere.

Il problema è che mi spaventa proprio questo approccio pratico: se in tante specializzazioni è già tanto - e dico tanto - se alla fine prendi una vena o fai un emogas, in pronto soccorso ti capiterà di andare a mettere le mani su un po' di tutto.

E ora io ho retto i campioni bioptici e i reperti in formalina, ho retto l'autopsia, ho retto varie volte la sala operatoria, ho le visite in reparto, mi è capitato di togliere qualche punto e in ambulanza ci sono anche stato per un po'... ma da qui a pensare con certezza di essere in grado di affrontare a sangue freddo un'emergenza di quelle difficili, be', io non ci arrivo tanto a cuor leggero.

Mi sono chiesto tante volte: e se più di tanto non riesco a fare? Che mettere punti, medicare ferite, maneggiare fratture, disinfettare infezioni eccetera eccetera è una cosa da medici ma non tutti i medici fanno tutte le cose e le persone non sono tutte uguali.

E se stare a medicina d'urgenza diventa uno stress troppo grande? Se mi sento semplicemente male o se scopro che fino a quando si tratta di guardare e basta è tutto ok, ma nel momento di mettere le mani non riesco a sbloccarmi?

Sarà la mia mentalità ingegneristica che si è molto ammorbidita ma che non perderò mai del tutto, però io ho la fissa di voler tenere tutto sotto controllo per poi eventualmente sapere già come affrontare eventuali problemi.

E allora - mi sono detto - faccio così: vado a medicina d'urgenza (se mi fanno entrare) e ci vado tranquillo. Ci vado con l'idea che come va va, e non me ne frega un cazzo.

Poi se vedo che è troppo e non me la sento cambio e vado a medicina interna e amen. Senza stressarmi e senza tragedie, ma solo perché ho valutato diverse possibilità e poi ho solo scelto quella che era la migliore.

E così sarà strano, ma aver previsto anche la situazione peggiore mi tranquillizza molto, e non ho più questa sensazione di un possibile fallimento ma più che altro è come se avessi semplicemente scelto 2 vestiti diversi in un negozio, e stessi provando quello che mi sta meglio.

Certo uno mi piace un po' di più, ma pure l'altro in fondo mi va bene e se mi fa fare una figura migliore va bene così:

È comunque, sempre, una cosa che ho scelto io.

Simone

25/08/12

Quando medicina "va male": cambiare strada, o provare ancora?

Un'immagine che rappresenta il dubbio. Dice.
Ciao Simone, mi sono imbattuta nel tuo blog un paio di anni fa.

Mi servirebbe un pizzico della tua forza di volontà in questo momento: sono una studentessa di Medicina, formalmente al 3 anno ma ancora ferma ad istologia del primo.

Sono entrata a Medicina dopo un anno di preparazione durante il quale ero convinta che se fossi entrata tutta la mia vita sarebbe magicamente tornata sui giusti binari. Non è stato così: ho concluso il primo anno a rilento e con molti sforzi(e voti non brillanti) e poi istologia mi ha bloccata.

Sono stata rimandata una prima volta perchè nonostante avessi studiato molto non riuscivo a ricordare niente all'esame. Ansia? Sicuramente. Metodo di studio inadatto? Anche più sicuro dato che la confusione nozionistica non arriva di botto all'esame ma è costante compagna.

Non è che ho difficoltà ad afferrare i concetti... ma non li riesco a ricordare. Il metodo di studio non lo posso cambiare a 25 anni, e insomma la conclusione è che sto ponderando se lasciare.

Questo pensiero da un lato mi riempie di sollievo, dall'altro di tristezza: deluderei il mio ragazzo che mi incoraggia e mi offre il suo aiuto, la mia famiglia che mi ha sempre sostenuta... me stessa.

Avevo creduto di aver trovato la mia strada, ma invece mi sono sopravvalutata e ho fallito. Più mi soffermo sull'enorme mole di studio che mi attende se dovessi decidere di ripartire, più mi deprimo.

Forse ce la potrei fare: superare qualche esame,ritrovare l'entusiasmo. Ma sarebbe giusto trascinarmi su una strada che non mi convince più? Mi sto preparando per il test delle professioni sanitarie ma questa indecisione mi tormenta e non mi fa focalizzare su un obbiettivo.

Prendo il libro dei test e mi rimprovero perchè non sto studiando per gli esami. Prendo istologia (una materia che è arrivata a darmi la nausea) e mi dico che sto perdendo tempo prezioso per i test.

La motivazione che mi ha spinta a provare il test è stata pragmatica (non ho avuto una folgorazione/vocazione ma ho riflettuto a lungo sul da farsi). Medicina è una delle poche facoltà che ancora offre sbocchi lavorativi concreti.

Certo mi entusiasmava anche l'idea d'imparare tutto sul corpo umano e mi interessa molto l'ambito psicologico(psichiatria mi tenta tutt'ora). Ed era bello pensare che avrei lavorato per qualcosa di significativo, per aiutare il prossimo o perlomeno provare a farlo.

Ma in questo periodo buio anche la scintilla verso il prossimo si è spenta. Mi sento isolata e giudicata spregevole da ignare persone che semplicemente si informano su "come procedono gli studi".

In questi giorni ho riflettuto se provare anche odontoiatria: una via più manuale e non IMMENSA come medicina. Penso che la professione potrebbe piacermi. Ma non ho risorse economiche per aprire uno studio, step quasi obbligatorio in questo caso.

Mi sento vecchia e irrealizzata. Ho bisogno di una risoluzione, ma pur logorandomi il cervello non la trovo.

Ti prego,dammi un consiglio: lo so che non potrai decidere al mio posto, ma chissà che una tua parola non mi faccia intravedere una qualche lucetta. O magari - se loro lo vogliono - potresti mettermi in contatto con qualche ragazza/o nella mia stessa situazione.

D.

18/08/12

Inizia la nuova stagione.

Tutta la famiglia si riunisce per leggere il mio blog!
Vacanze andate benone. Un po' stanco e un po' rintronato, ma contento e con tanta voglia di ripartire anche se molta meno voglia di riprendere a studiare.

Per l'ultimo esame che mi manca hanno avuto la bella idea di togliere un appello, così mi tocca farlo a inizio Settembre senza sapere - in data 18 Agosto - ancora una emerita mazza.

Che però - se guardiamo il lato positivo - visto che a Medicina in genere i voti li mettono un po' a caso, potrei avere culo e prendere 30 avendo semplicemente studiato di meno.

Ma a me 30 non mi interessa mi basterebbe passarlo e iscrivermi al quinto anno completamente "in pari", e vorrei dire che va bene anche 18 ma ormai la secchionaggine dei miei colleghi mi ha completamente contagiato e se prendo un voto basso è capace pure addirittura che una volta o l'altra lo rifiuto... ma nel caso che questo avvenga realmente - vi prego - sparatemi.

Per il blog ho un racconto delle mie solite elucubrazioni mentali personali da farvi leggere, una nuova esperienza di una ragazza un po' in crisi con gli esami, e dalla settimana prossima (se trovo qualcuno in reparto) inizia la nuova stagione con la richiesta dell'internato, la tesi, la medicina d'urgenza, i nuovi esami e tutto il resto.

In effetti se questo fosse un film la storia sarebbe finita 6 mesi fa, quando ho passato Gastro con tutti i russi che cantavano Living in America e io che gridavo "Adrianaaaaa". Invece per andare avanti 6 anni tocca annacquare un bel po' tutte le cose e il paragone viene meglio con una serie TV di quelle moderne.

Game of Thrones però non ce lo vedo che è troppo telenovela e poco fantasy per assomigliare alla facoltà di Medicina. The Walking Dead speriamo di no. Il Dr. House non prendiamoci per il culo. Dexter e i vari CSI andrebbero bene se mi piacesse Anatomia Patologica e Gray's anatomy non lo reggo manco se mi legano davanti alla TV.

Visto che stiamo puntando alla medicina d'urgenza si potrebbe fare un paragone con ER, solo che lì ogni giorno succedono 2 terremoti, una sparatoria, 16 incidenti mortali e lo sgancio di una bomba atomica. Insomma non è proprio troppo simile alla realtà che mi aspetta, secondo me... o almeno me l'auguro, che a me la seconda volta che faccio 40 ore di turno di fila e poi mi chiamano a casa che è cascato un elicottero sull'ospedale e devo ricucire metà dei miei colleghi e 230 pazienti tutti rigorosamente in codice rosso gli dico: guarda, non fa per me, qua si lavora davvero troppo. Ogni tanto sparano a un collega, un paziente su tre è un serial killer e come se non bastasse la mensa è veramente uno schifo.

Scusate tanto, ma io me ne torno a fare l'ingegnere.

Simone

01/08/12

Seconda laurea in Medicina: punto della situazione estivo.

Un posto meraviglioso dove NON vado in vacanza.
Rapido aggiornamento non tanto sulle ultime novità (le lezioni e gli esami sono finiti da un po') quanto sul prossimo e imminente futuro universitario che mi aspetta tra un mesetto esatto, passato agosto.

Intanto sono in vacanza. Lo sarò almeno fino a dopo Ferragosto (nel senso che non ho intenzione di toccare i libri fino a quella data) e poi vedremo se mi metterò subito sotto a studiare o se me la prenderò comoda per un altro po'.

Degli esami del quarto anno - nonostante il periodaccio passato attorno a Gennaio - sono riuscito a togliermi quasi tutto. Mi resta solo medicina di laboratorio, che è un esame difficilotto ma che spero di levarmi a settembre.

Non è che sia una materia di per sé tanto imponente (non mi pare che le cose da studiare siano tantissime). Però si spazia molto tra un sacco di argomenti diversi, lo scritto è la solita incognita e c'è sempre il rischio di non superarlo al primo tentativo.

Se mi tolgo pure questo, però, inizio il quinto anno con solo qualcosina di farmacologia in arretrato (i soliti esoneri che devo dare ogni tanto) e posso concentrarmi fin da subito sulle materie nuove: 10 materie, per la precisione. 10 esami da fare in un anno, quando negli anni scorsi gli esami erano "appena" da 4 a 6.

Detto così sembra una cosa folle, ma sono esami un po' più piccoli (almeno alcuni, un paio sono grossi) e se contiamo anche Inglese che sarà semplice e Farmacologia che è stata spalmata su 3 anni alla fine ne restano 8. E sono sempre tanti ma - insomma - magari ce la possiamo anche fare.

L'importante è che dati tutti gli esami del quarto più due del quinto, almeno da un punto di vista burocratico, ci si può iscrivere poi al sesto anno. Ed essere arrivati al sesto anno significa andare in reparto e studiare per gli esami e reparto ed esami poi altro reparto e altri esami, fino alla laurea, senza altri intoppi nel mezzo.

Cioè dopo un po' si entra in quell'ottica che devi finire e non resta che tirare avanti e spingere fino alla conclusione, e io se tutto va come deve andare da quell'ottica non sono in fondo così lontano.

Oltre agli esami, c'è il discorso tesi e internato: al quinto anno si sceglie un reparto, si frequenta quel reparto e alla fine si fa la tesi lì.

Io penso di aver scelto Medicina di Urgenza. Dico "penso" perché le alternative sono tante e non sono sicuro di aver capito che cosa mi aspetta di preciso, ma in questo momento sono abbastanza convinto e - anche avendo l'esperienza della Croce Rossa e dell'ambulanza - lo ritengo un settore interessante e che mi piace.

La Medicina di Urgenza la vedo come una sorta di Medicina Interna dove bene o male segui sempre i pazienti in ospedale, ma con una visione e un approccio un po' diversi. Penso che sia un settore dove si vede un po' ogni patologia e dove impari ad affrontare tutto quanto, e per questo spero che con una tesi in un reparto del genere potrò laurearmi sapendo qualcosina in più rispetto ad altri settori che sono invece maggiormente indirizzati a singoli apparati e patologie specifiche.

Certamente alla fine di questi quattro anni mi sarebbe piaciuto che la scelta di dove fare l'internato venisse da sé: frequentando un po' tutti i reparti speravo di restare "folgorato" da qualcosa o di incontrare un settore che mi affascinasse particolarmente. Invece purtroppo in ospedale non è che - anche facendo il possibile - gli studenti passino chissà quanto tempo, e la sensazione è che ci sia da qualche parte un settore della medicina che poteva coinvolgermi di più, ma col quale non sono semplicemente mai entrato in contatto.

Comunque per ora Medicina d'Urgenza mi piace. Passo per il pronto soccorso e mi vedo lì, vicino agli altri studenti, ai medici, agli infermieri, ai soccorritori professionali e ai volontari. Un cambio di ruolo in un ambiente tutto sommato familiare; magari la folgorazione l'avevo già avuta ed è stata quella che mi ha spinto a fare questo percorso, chi lo sa? Forse le cose stanno davvero così, e ora che devo prendere una decisione importante ho soltanto un po' di paura.

Ma adesso insomma niente studio e niente problemi del genere. Vacanze e basta. E se non aggiorno per un po' perdonatemi, ma prometto che come ricomincio a studiare torno qui a lamentarmi degli esami e a piagnucolare su come è brutto studiare col sole mentre tutti vanno al mare e tutte le solite cose delle quali mi piace tanto scrivere e leggere i vostri commenti a riguardo.

E fatto sto cavolo di esame che manca, vada come vada, si ricomincia col quinto anno.

Simone

26/07/12

Smettere di massimizzare il profitto.

Profitti dei banner sul mio blog (in 10 mila anni).
Un mio amico - all'età di 41 anni - si è finalmente sistemato: casa comprata col mutuo insieme alla compagna, un lavoro che pareva stabile, e un bimbo bellissimo di appena pochi mesi.

Poi però nella società in cui lavora decidono di massimizzare il profitto, e trasferiscono il mio amico e 150 suoi colleghi da Roma a Milano. Così, perché poi magari qualcuno a vivere a Milano non vuole andarci e si licenzia, con sommo gaudio degli investitori stranieri che non devono più mantenere tutti questi morti di fame di dipendenti italiani che pretendono di avere casa e famiglia.

E così, in questa vita appena messa a lucido, ecco che escono fuori sei ore di macchina per andare a lavoro e sei per tornare a Roma, due volte a settimana. Il treno costa troppo, ma dividendo la benzina con i colleghi diventa tutto più fattibile.

Per stare a Milano ci vuole una casa, e a 40 anni suonati uno si ritrova a vivere in appartamenti condivisi, come quando era studente di 20.

Le ferie se ne vanno per tornare a casa e stare un po' più col bambino, e in mezzo alla settimana la mamma - dopo il suo, di lavoro - se il ragazzino piange la notte si alza e se lo culla da sola, che il papà sta lontano.

L'altro giorno invece vado in banca, a pagare delle tasse. C'è una fila della Madonna: un solo sportello funzionante su due filiali aperte nel mio quartiere. Hanno licenziato tutti gli interinali e i lavoratori a tempo, e al posto loro hanno messo delle macchinette dove puoi versare contanti e assegni, ma ogni tanto si inceppano e quelli che lavorano lì se vai a chiedergli aiuto ti trattano pure male.

Poi il pomeriggio è proprio chiusa, nel senso che puoi entrare a usare il bancomat ma nessuno ti si fila. Una volta avevo un assegno urgente da versare e ho chiesto al direttore se per favore poteva fare un'eccezione e aiutarmi, e lui ha detto: no. Dei tuoi soldi non ci interessa, e dei tuoi problemi non ce ne frega un cazzo.

E adesso insomma alla cassa è rimasto solo un impiegato, e i clienti se li fa tutti lui: dalle 8 alle 13, e se non finisce in tempo lavora fino alle 14 ma lo straordinario non glielo pagano. L'ultima volta l'ho visto che era stanco. Dimagrito. Dice che quando va in pensione della sua banca non vuole più sentirne parlare, e metterà i soldi da qualche altra parte... anche se a detta sua sono tutte uguali.

Ok, devo continuare? Perché posso parlarvi del mio amico che lavorava 4 ore in più al giorno, mai retribuite, per poi farsi spedire in mezzo al deserto senza che lo rivedesse mai più nessuno. Ma quanti ne volete? E quanti ne conoscerete anche voi?

E parliamo allora delle cose in grande, quelle che vediamo tutti i giorni: chiudiamo lo stabilimento qui per aprirlo lì. Così voi che abitate "qui" ve la prendete nel culo, e invece quelli che stanno "lì" possiamo sfruttarli fino alla morte, che tanto dove vivono loro non ci sono leggi che li proteggono.

Alle volte mi sembra di vivere in una variazione della classica storia di fantascienza trita e ritrita: qualcosa di costruito dall'uomo gli si rivolta contro, e l'umanità sta per estinguersi. Ma i nemici che ci hanno sconfitto non sono i robot, non sono i virus mortali e nemmeno gli zombi o i mostri mutanti creati in laboratorio. Il nemico più grande è dentro di noi, dicono sempre le storie più banali e scontate che vi vengono in mente, ma pure qui - quasi quasi - ci siamo.

Il mostro che ci sta annientando non è che una nostra macchina, un nostro costrutto, una cosa che pensavamo di controllare ma che a un certo punto ci si è rivoltata contro, e ci sta facendo a pezzi. La rete che abbiamo costruito, le strutture sociali per mezzo delle quali interagiamo, ci stanno mangiando vivi.

Le multinazionali, le catene di supermercati, i centri commerciali. I videogiochi, Internet, il cinema, i libri, l'intrattenimento in generale. Lo sport, la musica, le automobili, la benzina... anche l'atteggiamento stesso che abbiamo quando affrontiamo ogni minimo aspetto della nostra esistenza funziona nella stessa identica maniera, sulla base di un unico concetto ripetuto all'infinito:

"Dare di meno, per ottenere di più. Dimostrare un continuo miglioramento. Crescere, evolversi. E - più di ogni altra cosa - massimizzare il profitto". 

Che poi il liberismo sta bene pure a me. Fino a un certo punto funziona: dà libertà di ricercare e investire verso progetti utili. Consente uno sfruttamento sensato delle risorse. Non è poi così sbagliato, come concetto.

Solo che questa cosa di portarlo all'estremo, di distruggere ogni paese, sacrificare ogni dipendente e spremere fino all'osso ogni compratore è evidentemente sbagliata. È ovvio, è palese, è sotto gli occhi di tutti.

Io non posso comprarmi tutto nuovo ogni 1 o due anni, è una cazzata. Un accessorio per cellulari dal valore di 1 Euro non può costarne 70. Ogni singolo abitante del globo non può possedere una macchina, e cambiarla ogni 5 anni.

Questa cosa del comprare e buttare, dell'intrattenersi, del mangiare porcate mentre guardi un film su un televisore che costa come il PIL di un paese africano è una grandissima figata... ma c'è qualcosa con un sapore assolutamente sgradevole quando ogni anno esce una nuova tecnologia e quella vecchia non era compatibile e allora ricompriamo tutto da capo mentre dei nostri soldi - a chi quelle cose le ha effettivamente costruite - non arriva che l'infinitesima parte.

Una società non deve massimizzare il profitto, è una stronzata.

Una qualsiasi attvità di impresa deve piuttosto massimizzare il benessere delle persone che partecipano all'impresa suddetta. Che tracciando tutto in larga scala vuol dire che gli esseri umani devono lavorare per far star bene l'umanità intera, non per rincoglionirsi di stronzate e mandare mezzo mondo a chiedere l'elemosina sotto ai ponti... nei posti fortunati dove i ponti ci stanno.

Massimizzare il benessere delle persone.

Io la vedo così: facciamo una legge, un cavillo, un filtro, un altro di quegli indici di borsa coi nomi del cazzo che tanto non capisce nessuno, un articolo della costituzione, un referendum, un codice deontologico, una licenza Creative Commons, un editto, un opuscolo, una pubblicazione, un comandamento religioso... un accidenti di qualcosa insomma - chiamatelo come vi pare - che cambi quella stupida regoletta del liberismo scritta dentro il DNA delle nostre creazioni da "massimizza il profitto" a "massimizza il benessere".

Io non lo so come si fa. Mi dispiace. Io di politica, legge, economia, statistica e rapporti internazionali non ho mai capito un cazzo. Io sono solo un mezzo medico mezzo ingegnere, o una cosa del genere, e di tutto il resto del mondo non so nulla.

Ma - davvero - voi che sapete le cose e ne siete capaci. Vi prego: fatelo.

Costringeteci a smettere di massimizzare il profitto.

Simone

21/07/12

Studiare d'Estate.

Sono tornato orora da un po' di giorni di vacanza al mare, e già mi sono rimesso a studiare Farmacologia.

Il 24 (tra 3 giorni) ho un esonero su antistaminici, fans ei farmaci usati in reumatologia, e anche se sinceramente mi sembra difficile riuscire a prepararlo in tempo ho deciso di provarci comunque: male che vada, ce l'avrò mezzo pronto per Settembre.

Ma, insomma, direi che per questa sessione posso essere comunque molto soddisfatto: tre esami superati (pure con voti oltre le mie ragionevoli ambizioni :) e un solo esame da dare a Settembre per concludere - se Dio vuole - questo interminabile quarto anno.

Iniziato in maniera drammatica con quel cavolo di esame che non riuscivo a togliermi, questo anno di Medicina alla fine si è quasi risolto e sono quasi riuscito a lasciarmelo alle spalle. Il bello degli esami è che una volta che li hai dati li hai dati, e non li vedi più, e non dover più vedere le Patologie Integrate è una bella sensazione.

Resta da fare Medicina di Laboratorio: è un esame difficile, uno di quelli con gli scritti assurdi con le crocette che sai mettere soltanto se impari il libro a memoria. Solo che un libro nemmeno c'è perché su 10 professori che abbiamo ce ne avranno consigliati 8 diversi, e allora tocca cercare per ogni dove tra slide, libri, testi di vecchi esami, wikipedia e il semplice Google, sperando inoltre di imparare a memoria proprio le nozioni che interessano ai docenti e non altre.

Insomma è un po' un guaio, ma ci sono 2 appelli a Settembre e ho discrete possibilità di iniziare il quinto anno senza esami arretrati.

Quinto anno di medicina, zero esami indietro, dieci (cacchio, sono 10!!!) da fare nei successivi 12 mesi. Più gli esoneri di farmacologia, più i tirocini, più inoltre l'internato per la tesi che a questo punto è arrivato il momento di chiedere.

Non suona tanto male, però: certo è ancora un bel mazzo prima del sesto anno e prima della tesi e della laurea, ma non suona male comunque.

L'unica rottura è studiare adesso, poi un po' di vacanze e di nuovo studiare ad Agosto. Da metà, o forse prima o dopo: non lo so, devo farmi bene i conti. Però insomma studiare d'Estate è sempre una bella rogna:

Perché magari i miei amici si vedono spesso e io no.

Perché magari la gente va al mare e io no.

Perchè magari vorresti partire e andare da qualche parte, ma invece no.

Perché fa caldo e non c'hai voglia per niente, eppure ti tocca studiare lo stesso, perché se no gli esami non li passi.

Meno male che - prima o poi - gli esami finiranno. Anche se non saprei bene dirvi quando.

Simone

12/07/12

Dalle ONG alla Croce Rossa... passando per l'esame dove mi bocciano domani.

La Croce Rossa Italiana. Comunque c'era scritto anche sotto.
Domani mattina devo dare Igiene e Sanità pubblica.

Che non è proprio il massimo della difficoltà e della mole di pagine da studiare - come esame - ma è tutto un bla bla bla su robe politiche di cui non mi frega niente e discorsi socio-sanitari di cui non me ne potrebbe fregare niente ancora di meno.

Come da copione, più un esame è semplice e meno uno ci si impegna. E poi insomma, lo posso dire? In 9 anni di università (5 a ingegneria e 4 a medicina) è il primo esame della mia vita per il quale posso dire che non ci ho capito veramente un cazzo.

No: forse a teoria delle strutture ero messo ancora peggio, ma lì non avevo davvero studiato niente e c'ero solo andato a provare. Ma insomma: stiamo più o meno lì, da quelle parti.

E pensare che, dopo ingegneria, finito il militare (l'ho fatto nei pompieri) volevo andare in Africa a fare le cose scritte in politichese sulle dispense di Igiene.

Volevo andare nel deserto a fare le buche per tirare fuori l'acqua e farla bere ai ragazzini, con loro che poi magari crescevano pure e nemmeno morivano di malattie terribili. Magari non proprio tutti quanti, ecco.

Viviamo in un mondo un po' di merda, ecco. Ma io insomma il mondo lo volevo cambiare. C'avevo 'sta fissazione, 20 anni, una laurea figa (credevo) ed ero totalmente rincoglionito da credere ancora che al mondo - a sua volta - fregasse qualcosa di me.

E allora ho mandato curriculum a tipo tutte le ONG della Terra, e a tutte le istituzioni del caso e a tutti gli enti e i nomi strambi che lavorano nel sociale con i loro acronimi impronunciabili.

ONU, UNICEF, FAO... poi CESVI, FOCSIV, MSF. Forse a Emergency no, non mi ricordo. In ogni caso tutta roba coi nomi fatti a sigle, che c'è la miseria cazzo non possiamo stampare il nome tutto per intero... e poi uno risparmia pure un sacco di tempo per scrivere le buste.

Ho fatto domanda per Internship, partnership, fellowship, tutorship e tutti gli ship programs di sto mondo. Dove trovavi un form online, lì ci cliccavo io e mettevo nome e dati e tutto quanto.

E mi rendo conto di non essere stato questo gran che, come candidato: sapevo l'inglese, ero un ingegnere laureato giovanissimo, ma con una valutazione bassa. Poi ho fatto il pompiere, sapevo usare PC e programmi vari e Internet e tutto quanto.

Però non avevo esperienze nei paesi in via di sviluppo, non conoscevo le leggi e le cose burocratiche internazionali che magari cercavano... ma che ci potevo fare? Alla fine mica potevo saper fare tutto io, e se ti laurei a 23 anni per forza di cose alcuni aspetti dello scibile umano potresti averli trascurati.

Eppure c'era anche un'età massima entro la quale fare certe domande, almeno per le istituzioni internazionali, e piano piano sono finito oltre e allora ciao. Fine dei giochi. Sei troppo vecchio, e nessuno ti vuole più. Hai 27 anni: muori.

Ho fatto un colloquio solo una volta - gli unici che mi abbiano mai richiamato - con un tizio di una ONG con sede qui a Roma.

Abbiamo parlato un po' e alla fine mi ha detto che non avevo abbastanza esperienza, e di ripassare più avanti. Magari studiando prima un po' di francese, un corso di primo soccorso... come si effettua la costruzione di un ospedale nel deserto. Insomma, quella roba lì.

Alla fine - insomma - non mi ha voluto nessuno. Qualcuno mi direbbe: riprovaci. Ora hai studiato medicina e tutto il resto, magari cambieranno le cose.

Però, davvero, se me lo chiedete adesso, mi viene da rispondere: ma in Africa, che minchia ci vado a fare? È venuta tutta qui, l'Africa. Siamo noi l'Africa, e il paese da sviluppare è l'Italia.

Questo gli direi, oggi, ai tizi delle ONG e acronimi uniti: ma dove cacchio vuoi andare a salvare la gente nei posti in culo alla Luna, se esco di casa e per strada trovo l'Apocalisse?

E vi confesso anche che non c'ho più 25 anni, e non mi sento più troppo immortale: come parte un mezzo fischiabbotto, sono il primo che fa una brutta fine. Non me la sento semplicemente più.

Che poi in realtà un posto l'ho trovato dove non mi hanno sfanculato subito. L'avrete letto nel titolo e magari pensavate: ma quand'è che ci arriviamo? E finalmente eccoci.

Tra decine di lettere, mail, curriculum e colloqui mai arrivati, quelli della Croce Rossa sono gli unici che mi hanno fatto entrare. Che non volevano magari uno che già sapeva fare tutto da sé, con 20 anni di esperienza sulle ambulanze, 3 laure e il giubbotto antiproiettili incorporato, che loro non c'hanno i soldi e se non c'hai il tuo e ti sparano amen: potevi prenderlo in leasing.

I Volontari, della Croce Rossa. I Volontari del Soccorso, o i vudiesse, o chiamateli come vi pare. Con loro, stranamente, ho firmato un foglio e dopo mi hanno chiamato a fare il corso ed è finità così: ero uno del gruppo.

Che poi se pensi che i volontari non li pagano, sembra improvvisamente tutto così lapalissiano e ovvio ed evidente che ero un coglione a non esserci arrivato già prima, 12 anni fa.

E un po' mi dispiace che ultimamente lo trascuro tanto, il volontariato, e faccio un turno ogni morte di papa. Solo che devo studiare per sti benedetti esami che non mi lasciano un cavolo di tempo libero.

Esami come quello che c'ho domani, con tanti bei discorsi sui diritti dell'Uomo, sulla sanità, sulla prevenzione e protezione e promozione della salute. Su quanto è brutto che la gente muore tipo a gratis ogni microsecondo, mentre i nostri politici in triplo petto propongono soluzioni fantasmagoriche senza combinare mai realmente un cazzo.

Ma meno male che sono entrato alla Croce Rossa. E meno male che ci stanno i volontari. Almeno alcuni di loro. Che magari non sanno mettere insieme tante parolone difficili, ma hanno almeno un paio di mani per incollarsi le barelle e quando c'è qualcosa da sistemare muvono il culo e la sistemano loro, senza giri di parole retorici per appioppare il lavoro agli altri.

Sono contento, nel mio piccolo, di aver passato un po' di tempo accanto a loro.

Simone