
L'internato a
fisiopatologia respiratoria comincia
alle 8 facciamo 8 e mezza, che tanto prima non c'è nessuno.
Noi siamo sei studenti del terzo, due o tre dell'ultimo anno, due specializzandi e un professore. Lo
stesso professore che poi dovrà farci l'esame, per cui insomma meglio non farsi notare troppo.
I pazienti entrano uno alla volta, parlano un po' dei loro problemi e delle terapie che stanno seguendo. Poi fanno la
spirometria (un esame che devi soffiare in un tubo) nel caso serva fanno anche un emogas (un esame che ti prendono il sangue da un'arteria del polso: attenzione ho scritto ARTERIA) e alla fine gli vengono dati farmaci, indicazioni e tutto il resto.
Il professore è uno
di quelli bravi. O meglio, diciamo che è uno di quelli che si filano gli studenti, nel senso cioè che invece di fare le cose senza cagarti di striscio e non vedendo l'ora che te ne vai, si mette lì e prova a chiederti le cose e a vedere se hai capito.
Per prima cosa ci chiede cosa sono le patologie
ostruttive e restrittive, e noi ovviamente non sappiamo una minchia e ci si mangia vivi. Dopo ci domanda che vogliono dire quei numeretti che vengono fuori dopo che soffi nel tubo, nessuno c'ha capito una mazza e ci si mangia di nuovo. Poi ci porta nello studio e ci fa leggere gli emogas da un librone dove li tiene archiviati, ma noi ovviamente non siamo capaci e lui ci fa capire che se ci sbagliamo all'esame forse era meglio non essere nati... o per lo meno non essersi iscritti a Medicina, o nel suo corso.
E insomma 'sto tirocinio a fisiopatologia respiratoria alla fine è un po'
stressante. Però visto che come ti sbagli il professore ti si
inalbera, dal secondo giorno a leggere l'emogas siamo diventati tutti bravissimi e non ci sbagliamo mai. Quasi mai, forse. Oppure diciamo
a volte, ecco. Verrebbe quasi da desiderare che ci fossero più professori desiderosi di
riempirti di domande e farti a pezzi ogni cinque minuti, ma a pensarci un po' meglio forse conviene che ci siano anche un po' di quelli che non ti si filano nemmeno... che se no ogni volta che vai in reparto ti viene un esaurimento nervoso.
Il terzo giorno stiamo nuovamente lì
alle 8 facciamo 8 e mezza, che tanto se no non c'è ancora nessuno. Vediamo i pazienti che fanno la spirometria: certi numerini ancora non l'ho capiti, però mi sembra di stare lì
da otto anni invece che da 3 giorni soltanto. Chiedo se possiamo provare a fare noi il prelievo di sangue, che nella pratica come dicevo equivale a bucare l'arteria a un paziente con tutte le funeste conseguenze del caso. Solo ci dicono di no, mentre gli altri tirocinanti - chissà perché - c'hanno paura di farmi da cavia
e allora niente.
Arriva pure il professore col temuto librone degli emogas. Solo che ormai (più o meno) a leggerli me lo sono imparato, e non è che ci sia questa
enorme varietà di situazioni e numeretti da decifrare.
Ma se lo dico apertamente pare così brutto? Fisiopatologia respiratoria è una gran rottura di palle, come tutto l'esame di Pneumologia. Sono 4 formule di fisiologia espanse per
750 pagine di libro, con definizioni da sapere a memoria e gli stessi 3-4 test da ripetere all'infinito. E magari se uno fa il chirurgo o l'internista o qualcos'altro può essere anche interessante, ma a me che sto solo lì a guardare la noia mi ha sconfitto dopo 3 giorni.
L'ultimo giorno arriva un paziente giovane. Avrà
20 anni, più o meno. Massimo 25. In sintesi ha fatto una cura radio e chemioterapica per la Leucemia, e come spesso capita in questi casi radioterapia e chemioterapia gli hanno danneggiato i polmoni.
Adesso
si sente bene, e in questi casi la cosa più difficile è convincere il paziente che la cura non è ancora terminata e che deve
continuare a seguirla. Comunque sia il ragazzo gioca a calcetto. Ha un lavoro, e una vita come quella di qualsiasi suo coetaneo. Deve solo stare un po' attento ai polmoni, perché se certe cose le trascuri da giovane, poi quando sei vecchio finisce che hai un sacco di problemi... ma è un discorso che credo che valga un po' per tutti.
La
Leucemia, invece, non ce l'ha più.
Simone